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Nell’ormai vasto catalogo della
LietoColle, nonostante l’inevitabile incorrere in qualche cronicizzata
velleità artistica, sussistono ancora validi spunti. E’ il caso di
Faraòn Meteosès, che non è una delle tante redivive mummie del
sottobosco della valle dei templi bensì novello giullare nell’anagramma
di Stefano Amorese.
Saltimbanco e cantore dei tempi a noi
più prossimi e schizoidi, quelli di un post sperimentalismo privo di
canoni e riferimenti. Radici e dotte asserzioni non mancano e mai
languiscono, scaturiscono, tutt’al più, nelle caotiche simmetrie
semantiche: un magma fluido, decomposto e mai putrido, dove la poesia
interpreta la disperata ilarità del guitto e la forma non viene mai
meno, anzi funge da contenitore per disinibite pulsioni. Un poeta che
andrebbe ascoltato (oltre che letto) per cogliere quell’ “armonia
espressiva” che domina “disegni e strategie”, come rilevato da Walter
Mauro. Forte è il messaggio pubblicitario evocato e profanato nella
sublimazione surrealista, penetrante cadenza il suo ritmo percorrendo
l’asfittico, adrenalinico e agnostico vivere contemporaneo.
Teatralizzante il suo istrionico incedere in salse variopinte, persino
iperrealiste, traboccante del carico e delle caricature dell’odierna
farsa cui si è sottoposti esistendo. Analogie ed allitterazioni,
provocatori retaggi di avanguardie, persino il turpiloquio tra i
possibili ingredienti di questo “frappè linguistico più analogico che
logico”, come giocosamente lo chiosa Claudio Comandini. Un uso della
lingua a tutto campo, infarcito di citazioni latine ma anche di
francese, di spagnolo e di gergo autoctono. Saltellando e sillabando non
si rinuncia neppure ai cartoon tra qualche Mumble-mumble e le
invettive di Bambini & sciacalli. Visionario allucinato,
prossimo alle tematiche dell’assurdo e ben cementato nel Novecento.
Lunga è la sfilza dei personaggi
citati, un gossip senza precedenti e distinzioni, da Shiva ai fratelli
Marx passando per Giulio Andreotti che, senza esitazioni, davvero lo
apprezzerebbe. Contiene persino un versetto satanico, quello “in cui
[...] finisce di digerire l’arista di maiale” e, a seguire, in meno di
tre righe c’è spazio per Buscetta, il Canaro, Rauti, Cossutta, Stalin e
Hitler. Più nitido, divenendo a tratti persino lineare ed uniforme,
emerge il rammarico struggente per quegli anni autenticamente impegnati
e perduti in KM1999.
Scontato il confronto col Palazzeschi
più “giocoso e divertito” per Comandini che, nella sua “pirotecnica
invettiva”, intravede come meno approssimativo un accostamento a
Zanzotto e la sua “sfrenatezza plurilinguistica”. Preciserei ascendenze
nel dadaismo più sincretico e performativo ma poi, vedendolo operare dal
vivo, il poeta inevitabilmente si personifica nel personaggio, piuttosto
che indagarlo e dissacrarlo. Resta la provocazione, onnipresente, tra
trombette, tamburelli e campanellini, ma a prevalere, in questo caso, è
lo stereotipo del menestrello. “Strisci a ridosso del fosso/come cobra
zebrato con gli occhiali da sole” è l’incipit di Serpentario dove
“la catarsi del muco” ci conduce alla “Fattoria globale”, “eroina
filosofica” prodotta dai “maiali di Orwell”: “un’altra guerra di TROIA”,
la “lotta fra i Titani e gli dèi del mio Tartaro”, il “cancro del
Tropico”. Incipit è anche titolo nonché testo d’apertura della
plaquette, implosivo nelle sue “erezioni sottocute”, “svilito
virilmente” in un “congiuntivo che è congiuntivite”. Bluff (forse
non è un caso) è apparso anche in televisione oltre ad essere già
presente su diverse antologiche, come nel caso di gran parte del
materiale qui riprodotto. Psicofantaossessioni denota inventiva e
ricerca in un lungo e opportuno percorso d’incubazione. E’ un libro che
racchiude lavoro, sintesi di una feconda evoluzione forgiata tra
grovigli di eredità eterogenee, per questo “senza calchi di modelli
immediati”, come ribadisce Comandini constatando una buona ragione per
consigliarne la lettura.
Nota di Enrico Pietrangeli
- 2007
Faraòn Meteosès, Psicofantaossessioni,
LietoColle, 2007 € 10,00
La pagina
è stata realizzata con testi ed immagini inviatoci da
Enrico
Pietrangeli - luglio 2008 |