Letture e monografie del periodo borbonico 1734 -1861

 

 

 

 

 

 

 

 

I pirati barbareschi

(seconda parte)

 

Un secolo di lotte per la pace e la libertà nel Mediterraneo: scontri armati e trattati di cooperazione tra l'Antico Regno ed i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente dal 1738 al 1836

Partito re Carlo, il consiglio di reggenza guidò il Regno fino al raggiungimento della maggiore età di Ferdinando IV.

Nel 1763 il bastimento mercantile napoletano "Sant'Antonio", inseguito dai pirati barbareschi, lungo il litorale pugliese fu costretto ad arenarsi presso Polignano. Quello stesso anno due galeotte napoletane riuscirono a catturare, a 30 miglia da Giannutri, una galeotta tunisina facendo 35 prigionieri.

Allo scioglimento del consiglio di reggenza, il nuovo Re comprese subito l'importanza che l'Armata di mare aveva per la protezione delle

popolazioni costiere e per i commerci e le diede ben presto nuovo impulso. Nel 1784 la flotta delle Due Sicilie - assieme a quella della Spagna, di Malta e del Portogallo - partecipò ad un'azione coordinata contro la base dei barbareschi di Algeri: dal 12 al 24 luglio i cannoni delle navi alleate fecero fuoco contro le fortificazioni e le postazioni di artiglieria del porto algerino.

Duelli a colpi di cannone

L'aggressività dei corsari fu frenata, ma non debellata. Nel maggio 1792, infatti, due sciabecchi algerini attaccarono una polacca sorrentina. Intervenne la fregata napoletana "Sirena", che le inseguì e le affondò a cannonate nella rada di Cavalaire, sconfinando nel dipartimento francese del Fréjus: ne nacque un incidente diplomatico. Il 21 giugno 1796 gli sciabecchi napoletani "Robusto" e "Diligente" erano in crociera nel Tirreno.

A 20 miglia da Ustica furono attaccati da due grossi bastimenti dei barbareschi: il "Diligente" fu catturato dai pirati ed il "Rubusto" fu costretto a rientrare a Napoli.

Nell'aprile del 1797 un altro scontro, questa volta vittorioso per i colori borbonici. Un convoglio di navi mercantili cariche di cereali era diretto da Messina a Brindisi, lo scortava la corvetta "Aurora". Presso il capo di Santa Maria di Leuca una grossa polacca tunisina, armata con 14 cannoni, aggredì il convoglio. Intervenne la corvetta, che ebbe la meglio. Dopo un violento cannoneggiamento, l'imbarcazione barbaresca fu catturata.

Stato di allarme anche nel maggio 1798. Una squadra napoletana guidata dal "Sannita", nei pressi delle isole flegree, si mise sulle tracce di un brigantino e di uno sciabecco tunisini e riuscì a catturare il brigantino.

La "Aretusa" riuscì ad impossessarsi di una polacca genovese: la nave era stata, in precedenza, catturata dai tunisini. La "Sirena" e la "Cerere", in quegli stessi giorni, incrociando nel canale di Sicilia, si imbatterono in un pinco proveniente da Tripoli: lo catturarono e portarono a Napoli i 35 membri dell'equipaggio.

Le stesse navi, appena ripreso il mare, ebbero la meglio nei confronti di una galeotta tunisina, incrociata al largo di Ponza: i 68 uomini della ciurma furono fatti prigionieri. Poche settimane dopo, le due unità delle Due Sicilie erano in Adriatico, dove scortavano un convoglio mercantile. Uno sciabecco algerino tentò un'aggressione al largo di Santa Maria di Leuca, ma fu costretto alla fuga.

L'invasione francese, l'effimera esperienza della repubblica partenopea ed il regno dei napoleonidi misero in crisi l'economia ed il sistema di sicurezza che era stato costruito per proteggere il Regno dai barbareschi: per 15 anni l'Italia meridionale fu esposta alle aggressioni dei pirati, rimanendo praticamente senza difesa.

Soltanto dopo il ritorno a Napoli del Re Ferdinando fu possibile riprendere il progetto.

Il 25 aprile 1816 fra il Regno delle Due Sicilie ed il bey di Tripoli fu sottoscritto un trattato di pace. Nove anni più tardi, quando il trattato avrebbe dovuto essere rinnovato, il bey alzò la posta. Contro i 40.000 colonnati che avrebbe dovuto ricevere dal governo di Napoli, ne chiese più del doppio: 100.000. Francesco I, da poco succeduto al padre Ferdinando, deceduto nel 1825, non accettò il ricatto.

1ª parte

3ª parte


Fonti e Bibliografia

  • articoli del compianto FRANCO NOCELLA, già Presidente della Feder-Mediterraneo

  • Lamberto Radogna, “Storia della Marina Militare delle Due Sicilie”, Mursia, 1982

  • Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Del Grifo, 2004

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