Il Portale del Sud

Le interviste di Brigantino e don Virgilio

Nino

Bixio

 (serie infamoni esagerati)

 

Ahi, Genovesi, uomini diversi

d'ogni costume e pien d'ogni magagna,

perché non siete voi del mondo spersi?

 

Nell’androne dell’antico stabile in Vico Storto al Pallonetto Santa Lucia, il dottor Brigantino ripiegò con cura la pizza prima a metà, poi in quattro, facendo attenzione a non inzevarsi. Sopragiunse il guardaporte, il buon don Virgilio.

Don Virgilio: Dottò, iiih eh che addore! Accussì se magna a pizza! Accussì comme state facenno vuje!

Brigantino: Favorite, ‘on Virgì …

Don Virgilio: Grazie assaje, dottò, sulu nu piezzettiello, tengo ‘n appetito …

Don Virgilio è un brav’uomo, pio e devoto, e Brigantino deve ai suoi Santi in Paradiso la realizzazione di tante interviste, per cui divise volentieri la fumante marinara.

Fu quella mattina che finalmente venne la bella postina che pareva un angelo, portando il sospirato permesso per incontrare quell’Eroe del passato, ancor oggi famoso per lo scambio di battute con il più celebre Eroe Doppio, conclusosi con il berlusconiano "Qui si fa l’Italia o si muore!". Don Virgilio e Brigantino si misero subito in viaggio verso il posto infuocato, situato non lontano da Napoli. Per raggiungerlo attraversarono un nero fiume, dove un orrendo traghettatore, tal Previto, li riempì di jestemmie, e li rucusò un par di volte! Una belva in cravatta verde saltellava e sbraitava in lontananza, alla maniera dei Castelli. Sull’altra riva venero presi in consegna da bersaglieri in divisa coloniale sabauda: avevano le zampe di capra, e corna da parata.

 

Il tetro edificio in cui vennero portati era lo stesso delle passate interviste: un caldo infernale, un via vai da bolgia. L’addetto alla reception, un Goto di Savoia, disse: "Lo scugnizzo vi accompagnerà in carroccio a destinazione". Altri non era che il puffoide Vittorio Emanuele III! In precedenza avevano già cercato di spacciare l’antisemita Savoja per scout, valletto, lift, giovane di bottega: confidavano, nel tentar l’inganno, sulla di lui indicibile nanezza!

Terzo: Di nuovo qui, Tripolitani! Me l’avete portata la ‘mpepàta di cozzeche?

Don Virgilio: Come al solito, chisto è sempe allippàto ...

Terzo: Noi meridionali … ehm, voi meridionali siete peggio degli Ebrei! Loro almeno hanno i denti d’oro da recuperare!

 

Attraversarono un paesaggio allucinante ed ingannevole, detto il Piano di Tremonti,  dove anche la matematica è un miraggio, che però puoi condonare! Poi dopo una curva, meraviglia delle meraviglie, apparve una piazza con un rosso palazzo, con dietro il Vesuvio!

Don Virgilio: ma qui stiamo a piazza Plebiscit …

Brigantino lo guardò con riprovazione.

Don Virgilio: … Volevo dire: Largo di Palazzo! Però ci manca qualcosa …

Brigantino: La Chiesa di San Francesco ... La Prefettura … dove sono?

Don Virgilio: … e statue dei Re …?

Era Largo di Palazzo, in Napoli, ma non l’attuale, bensì quello del ‘700 … Transitavano diecine di carrozze di varie forge, i cocchieri sembravano indemoniati e gridavano "Luateve ‘a nnanze!!". Arrivarono poi, preceduti da rulli di tamburi, reparti di soldati, ed ufficiali a cavallo dalle sfavillanti uniforme. Gli ordini scorrevano in un napoletano diverso, antico … qualcosa cogliemmo: "Appriparatevi a li posti vuosti", "Astrigniteve!", "Evviva lu Re!". La bella formazione circondò presto tutta la piazza, e solo allora notammo che sul declivio opposto al Palazzo, per intenderci dove ora ci sta la Basilica, era sistemato ogni ben di Dio: pagnotte, frutta, pesci, salumi, polli, dolciumi, arrosti, abbacchi … in cima c’era un uomo in camicia rossa, pendente da una lunga catena legata in cima ad una grossa leva. Brigantino riuscì a trattenere un militare per la giacca …

Brigantino: Mariscià, ma casuccede?

Militare: Aspettiamo i Lazzari, e poi Sua Maestà darà il via alla Cuccagna!

Brigantino: E chi è l’uomo legato in cima?

Militare: Un tal Nino Bixio, detto Aiace: fa il manico della catena!

Brigantino: Un momento, io a quello devo intervistarlo!

 

Brigantino: Bixio, racconti qualcosa di sé per i nostri lettori…

Bixio: Nino Gerolamo Bixio mi nomai, nacqui a Genova nel 1821 e mi dipartii di febbre gialla ad Acien, Sumatra, nel 1873. Da allora son legato a questa catena. Fui marinaio e commerciante, poi entrai nella setta mazziniana. Nel 1848-9 partecipai alle guerre all’Austria ed alla Repubblica Romana. Nel 1857 dissentii finalmente da Mazzini e mi votai a Cavour. Seguii Garibaldi, il mio Achille, nella guerra del 1859 e comandai il Lombardo nella spedizione di Sicilia. Fui nominato deputato dell’Italia unita e poi senatore; fui assunto nell'esercito come generale. Nel 1870 ripresi la via del mare che si rivelò fatale….

Brigantino: Ci parli delle sue malefatte: l'eccidio di Bronte, per esempio …

Bixio: Mi consenta, non fu tutto merito mio! Nella spedizione dei Mille, su per i villaggi dell'Etna eran scoppiati tumulti in nome di Garibaldi, che aveva promesso, il 2 giugno1860, di dare la terra ai contadini. Mentì, sapendo di mentire. A Bronte la tregenda scoppiò dal 2 al 5 agosto 1860, capeggiata dall'avvocato Nicolò Lombardo, un vecchio di sessant'anni. Garibaldi dovette rispettare i patti coi liberali, e dar le terre a loro (altro che contadini!). Mi affidò quindi il compito di reprimere ogni scellerata rivendicazione di quegli straccioni. Pigliai due battaglioni, mi recai sul posto e trovai l’orda agricola. "Caricateli alla baionetta!", ordinai allora. Quei tristi furono infilzati, altri presi e legati. Poi lanciai un proclama: "Bronte è dichiarato in istato d'assedio: consegna delle armi o morte! Disciolti Municipio, Guardia Nazionale, tutto; imposta la tassa di guerra…". I rei vennero giudicati da un Consiglio di Guerra senza difesa. E subito ordinai che ne andassero a morte i primi che capitarono, tra cui Pippo, storpio nano. Dopo che Bronte, Randazzo, Castiglione, Regalbuto, Centorbi, ed altri paesi mi videro, e sentirono la stretta della mia mano possente, mi gridarono dietro: "Belva!" ma niuno osò muoversi! Più di mille contadini sterminai, molti per mia stessa mano. Qualche bifolco diceva: "Dove mi conducete? A morte? O perché? Non mi è toccato neppure un palmo di terra! Se avevate detto che c'era la libertà!"…Ma, si sa, voi Meridionali, non perdete occasione per far del vittimismo!

Don Virgilio: Dottò … arrivano i LAZZARI !!!

Portati da pullman gran turismo con la scritta "Paradiso Viaggi", sbarcarono in piazza un migliaio di Lazzari, vocianti e allegrissimi. Si affacciò dal balcone del Palazzo un Giovin Signore.

il Re: Si dia inizio alla giostra! ….Guagliù, jate cuoncio cuoncio!

Tutti: Evviva lu Re nuosto! Evviva Ferdinando!

I Lazzari si proiettarono verso il monte della Cuccagna, per raggiungere Bixio e tirare la catena, azionando così il meccanismo che avrebbe rilasciato doni e cibarie … Forse per la concitazione, il primo lazzaro germì Bixio, con ferrea presa, nelle parti basse. Poi un rapido gesto di strappo, un urlo disumano …

Bixio: Ogni volta! Da 131 anni! Due Cuccagne al giorno! Sempre allo stesso posto mi acchiappate!!!

Don Virgilio: Due volte al giorno?

Terzo: Gli ricrescono, fa parte della pena …

Brigantino: Uhè, Virgì! Son riuscito a prendere nu tarallo c’ansugna e pepe! Ne vulisse nu piezzettiello? Però la parte con la mandorla NO.

e  quindi uscimmo a riveder le stelle

 

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