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Come si diventa briganti. Un caso editoriale estivo
quello di Vincenzo Labanca che, con la con la
pubblicazione di un romanzo storico, ambientato negli
anni immediatamente successivi all’unità d’Italia, si
accinge a vendere il terzo migliaio di copie. Il romanzo
è intitolato “Un Brigante chiamato Libero”, e in esso
l’Autore ha usato un genere di prosa in cui personaggi
immaginari agiscono in uno sfondo reale e, perciò,
incontrano personaggi storici e partecipano ad
avvenimenti dell'epoca. Il libro inizia con il
rapimento, a scopo di riscatto, di un giovane studente
di medicina, tal Pietro Nicodemo, figlio di un ricco
commerciante di Lauria, ad opera dei briganti della
banda di Antonio Franco. Da quel momento Pietro segue le
sorti dei briganti. Prigioniero nelle grotte del
Lagonegrese, legato, maltrattato e guardato con
diffidenza, destinato ad essere ucciso (perché intanto
il padre è morto di crepacuore e nessun altro potrà
pagare il riscatto), è temporaneamente graziato perché
la sua sorte dovrà essere decisa da Crocco, capo
indiscusso e carismatico di tutti i briganti. Condotto
dai rapitori, giunge quindi nei boschi del Vulture. Dopo
qualche tempo, il rapporto tra sequestrato e briganti
diviene quasi cameratesco, a causa della comune difesa
che tutti debbono opporre gli attacchi dell’esercito
piemontese. Ne consegue che i briganti ormai lo
considerano quasi uno di loro. Così il prigioniero
conosce i personaggi più celebri del brigantaggio post-
unitario e tutti, in circostanze diverse, raccontano a
Pietro la loro storia di diseredati e perseguitati, che
li ha costretti a diventare briganti. Pietro ascolta
quelli del Lagonegrese: Percuoco, Scoppettiello,
Lestopede, Cancaricchio, Antonio Franco, Eggiddione,
Capoluongo; conosce Il generale José Borjès che, quasi
sessantenne, si unisce a Crocco con la speranza di
sollevare il Meridione e restaurare la dinastia
borbonica. Conosce e parla con i briganti del Vulture:
Carmine Crocco Donatelli, Ninco Nanco, Giuseppe Caruso e
tanti altri.
Come si può notare, l’autore, attraverso l’espediente di
una storia semplice e verosimile (il sequestro di Pietro
Nicodemo per estorsione ed il suo peregrinare per i
monti insieme con i sequestratori), riesce a coinvolgere
il lettore fino a farlo quasi partecipare alle lotte
contadine verificatesi nel Vulture e nel Lagonegrese, a
seguito dell’unità d’Italia, ma con una rilettura della
storia ufficiale, di quella cioè scritta dai vincitori:
Labanca, infatti, si pone dalla parte dei vinti. I
personaggi ne escono a tutto tondo, con i loro difetti e
le loro virtù; con i loro rancori per essere stati
traditi ancora una volta, ma capaci di amare: basti
pensare al rapporto di Antonio Franco con la sua donna
Serafina Ciminelli, il pathos che vivono due ragazzi,
Lestopede e Pietro, il sequestratore ed il sequestrato,
nella grotta, il dramma di Lestopede che deve uccidere
Pietro per vendicare il fratello e la sua incapacità di
agire perché in quel giovane vede il proprio il fratello
morto; oppure la figura evanescente di Fiore d’Autunno,
la zingarella di cui era innamorato Pietro o la
tenerezza con cui il feroce brigante Mittica tratta la
vecchia madre. I personaggi descritti nel romanzo sono
realmente vissuti ed i fatti raccontati sono veri, come
ci conferma l’Autore nel suo post scriptum. L’unico
personaggio inventato è Pietro. Ma, a proposito, Pietro
Nicodemo, questo giovane studente di Lauria, che fine
farà? Lo saprete quando sarete arrivati all’ultima
pagina del libro che, vi assicuro, si legge tutto d’un
fiato.
(Giuseppe Mentisiere
http://www.lucanianet.it/)
"Un Brigante chiamato Libero" di Vincenzo Labanca
Zaccara Editore - € 10,00 
Vincenzo Labanca - Docente di Discipline Economiche alle
Scuole Superiori - è nato a Rivello nel 1955 dove,
ancora oggi, vive e lavora. Nel 2003 ha esordito nella
Narrativa con "Un Brigante chiamato Libero", anche se in
passato ha già prodotto alcuni testi teatrali
vincenzo.labanca@libero.it (con la recensione di
Beniamino Placido apparsa su "Repubblica"). |