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La flotta organizzata dal Re Carlo faceva
buona guardia e riusciva ad avere la meglio sui pirati
barbareschi. Il 22 settembre 1743 una squadra di due
galeotte borboniche ritornava a Napoli con un nave
pirata, partita da Tripoli, catturata con tutto
l'equipaggio. Nella lotta contro la minaccia dei
corsari, ben presto, si mise in luce un ufficiale
borbonico, che assunse la dimensione di un eroe quasi
leggendario: Giuseppe
Martinez, alfiere di galera, comandante della
"Sant'Antonio".
Nato a Cartagena nel 1702, giunto a
Napoli nel 1732, quattro anni dopo era entrato
nell'Armata di mare. Nel luglio 1747 fu destinato alla
sorveglianza del litorale dei Presidi e tornò alla base
un mese più tardi dopo aver catturato una galeotta
tunisina con 36 uomini di equipaggio. L'anno successivo,
promosso capitano, posto al comando di uno sciabecco da
poco entrato in armamento, ripetette l'impresa nello
Jonio, catturando uno sciabecco tunisino ed i 54
barbareschi che vi erano imbarcati. Nell'aprile 1752 le
unità navali poste al comando del Martinez - che a
Napoli era popolarmente acclamato come "Capitan
Peppe" - furono impegnate, nei pressi dell'isola
greca di Zacinto, in uno scontro con il "Gran Leone", un
rubusto bastimento corsaro sul quale sventolava il
vessillo del Bey d'Algeri.
La vittoria fu dei borbonici: lo
sciabecco algerino fu affondato, 109 barbareschi
rimasero uccisi e gli altri furono fatti prigionieri. Il
"rais" fu portato in catene a Napoli, dove il comandante
della squadra navale vittoriosa, ferito in battaglia, fu
promosso e decorato dal Re.
Ma per "Capitan
Peppe" non era ancora finita.
Giuseppe Martinez, che
aveva ottenuto il comando dello sciabecco "San Luigi",
nell'aprile 1753, al largo di Capo Rizzuto catturò un
pinco con le insegne del Bey di Tripoli e 90 uomini di
equipaggio. Il "rais" Mohamed Ingnet fu fatto prgioniero
assieme a 58 uomini della ciurma corsara, mentre gli
altri perirono in combattimento. Qualche tempo più
tardi, una nuova vittoria. Una squadra napoletana,
nell'aprile 1757, intercettò lungo le coste della
Calabria uno sciabecco algerino ed lo catturò.
Nel maggio successivo il
Martinez riuscì ancora
ad avere la meglio: un grosso pinco di Tripoli fu
catturato nelle acque della Sicilia, dopo un vivace
combattimento. A novembre, ancora un altro legno dei
barbareschi cadde nella rete dell'ormai leggendario
Comandante dell'Armata di
mare delle Due Sicilie.

La bandiera
con i gigli d'oro dei Borbone cominciava a
incutere paura nei corsari del Nord Africa e ne
riscuoteva il rispetto: le incursioni si ridussero fin
quasi a scomparire. Quando però, nel 1759, il Re dovette
partire per Madrid per cincere la corona spagnola con il
nome di Carlo III, la situazione cambiò.
Alla
morte del fratello Ferdinando VI, avvenuta il 10 agosto 1759, Carlo fu
proclamato infatti re di Spagna. Il 6 ottobre abdicò in favore del figlio
Ferdinando. Il 7 ottobre lasciò Napoli con la scorta del Comandante Martinez.
Fonti e Bibliografia
-
articoli del compianto FRANCO NOCELLA, già
Presidente della Feder-Mediterraneo
-
Lamberto Radogna, “Storia della Marina
Militare delle Due Sicilie”, Mursia, 1982
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Giacinto De Sivo, Storia delle
Due Sicilie, Del Grifo, 2004
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