Letture e monografie del periodo borbonico 1734 -1861


Giuseppe Martinez

Il leggendario "Capitan Peppe"

 

La flotta organizzata dal Re Carlo faceva buona guardia e riusciva ad avere la meglio sui pirati barbareschi. Il 22 settembre 1743 una squadra di due galeotte borboniche ritornava a Napoli con un nave pirata, partita da Tripoli, catturata con tutto l'equipaggio. Nella lotta contro la minaccia dei corsari, ben presto, si mise in luce un ufficiale borbonico, che assunse la dimensione di un eroe quasi leggendario: Giuseppe Martinez, alfiere di galera, comandante della "Sant'Antonio".

Nato a Cartagena nel 1702, giunto a Napoli nel 1732, quattro anni dopo era entrato nell'Armata di mare. Nel luglio 1747 fu destinato alla sorveglianza del litorale dei Presidi e tornò alla base un mese più tardi dopo aver catturato una galeotta tunisina con 36 uomini di equipaggio. L'anno successivo, promosso capitano, posto al comando di uno sciabecco da poco entrato in armamento, ripetette l'impresa nello Jonio, catturando uno sciabecco tunisino ed i 54 barbareschi che vi erano imbarcati. Nell'aprile 1752 le unità navali poste al comando del Martinez - che a Napoli era popolarmente acclamato come "Capitan Peppe" - furono impegnate, nei pressi dell'isola greca di Zacinto, in uno scontro con il "Gran Leone", un rubusto bastimento corsaro sul quale sventolava il vessillo del Bey d'Algeri.

La vittoria fu dei borbonici: lo sciabecco algerino fu affondato, 109 barbareschi rimasero uccisi e gli altri furono fatti prigionieri. Il "rais" fu portato in catene a Napoli, dove il comandante della squadra navale vittoriosa, ferito in battaglia, fu promosso e decorato dal Re.

Ma per "Capitan Peppe" non era ancora finita. Giuseppe Martinez, che aveva ottenuto il comando dello sciabecco "San Luigi", nell'aprile 1753, al largo di Capo Rizzuto catturò un pinco con le insegne del Bey di Tripoli e 90 uomini di equipaggio. Il "rais" Mohamed Ingnet fu fatto prgioniero assieme a 58 uomini della ciurma corsara, mentre gli altri perirono in combattimento. Qualche tempo più tardi, una nuova vittoria. Una squadra napoletana, nell'aprile 1757, intercettò lungo le coste della Calabria uno sciabecco algerino ed lo catturò.

Nel maggio successivo il Martinez riuscì ancora ad avere la meglio: un grosso pinco di Tripoli fu catturato nelle acque della Sicilia, dopo un vivace combattimento. A novembre, ancora un altro legno dei barbareschi cadde nella rete dell'ormai leggendario Comandante dell'Armata di mare delle Due Sicilie.

La bandiera con i gigli d'oro dei Borbone cominciava a incutere paura nei corsari del Nord Africa e ne riscuoteva il rispetto: le incursioni si ridussero fin quasi a scomparire. Quando però, nel 1759, il Re dovette partire per Madrid per cincere la corona spagnola con il nome di Carlo III, la situazione cambiò.

Alla morte del fratello Ferdinando VI, avvenuta il 10 agosto 1759, Carlo fu proclamato infatti re di Spagna. Il 6 ottobre abdicò in favore del figlio Ferdinando. Il 7 ottobre lasciò Napoli con la scorta del Comandante Martinez.


Fonti e Bibliografia

  • articoli del compianto FRANCO NOCELLA, già Presidente della Feder-Mediterraneo

  • Lamberto Radogna, “Storia della Marina Militare delle Due Sicilie”, Mursia, 1982

  • Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Del Grifo, 2004

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