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Sicilia

Castelvetrano (Tp)

 

Segnaliamo la scoperta del castello federiciano di Bellumvider a Castelvetrano (TP), castello molto simile ai castelli di federiciani di Andria, Catania e Siracusa, inserito nel 1239 nella lista dei "Castra exempta". Invitiamo alla visita del sito www.bellumvider.it, dove troverete tutte le  informazioni, la storia, la descrizione e diverse immagini.


Nell’ambito del ritrovato interesse di cui è stato oggetto la cultura federiciana negli ultimi vent’anni, con la evidente attenzione registrata negli anni 1995/1996, a seguito della ricorrenza dell'ottavo centenario della nascita dell'imperatore, ancora poche, sono le ricerche sull'architettura sveva in Sicilia.

Encomiabile, al riguardo, è il contributo dei tre formidabili architetti castelvetresi, Calamia, La Barbera e Salluzzo, i quali, attraverso lo studio combinato di fonti d’archivio, di una selezionata letteratura critica e di una laboriosa ricerca sul campo, sono giunti all’inaspettata individuazione dell’esatta ubicazione del castello federiciano di “Bellumvider”, di cui si erano perse le tracce documentali già intorno alla metà del XIV secolo. La scrupolosa analisi delle strutture superstiti del fortilizio, rinvenute presso il palazzo Ducale di Castelvetrano, di cui gli studiosi forniscono ampio corredo di illustrazioni e ricostruzioni grafiche, ha consentito la comparazione tipologica del manufatto con il più ampio panorama dell'architettura d'epoca sveva edificata sulla penisola. Ne è risultata un’interessante ipotesi circa il ruolo di trait d’union svolto dal castello castelvetrese rispetto ai più noti esemplari di Catania e di Andria, a dimostrazione che la conoscenza e lo studio di opere architettoniche cosiddette “minori” è fondamentale per una più ampia comprensione della storia dell'architettura di un dato periodo.

Questo lavoro, dunque, non solo pone un nuovo e significativo tassello nel mosaico della complessiva produzione architettonico-militare federiciana, ma suggerisce una doverosa rivisitazione delle vicende costruttive fin qui acquisite. In definitiva, un libro importante poiché ha il merito incontestabile di ampliare le nostre conoscenze quantitative sul tema e al contempo di concorrere a completare quel quadro generale di informazioni sull'edilizia imperiale federiciana.

Giovanni Coppola

Università degli Studi di Salerno, Facoltà di Lettere e Filosofia, Cattedra di Storia dell'Architettura Medievale


Federico II continua a stupire il mondo e la Sicilia. Non si è ancora esaurita l’onda lunga di studi e ricerche suscitata, o meglio rinverdita, dal centenario del 1994 e dalla serie di mostre (fra cui quella, splendida, di Palermo, voluta dall’Assessorato Regionale ai Beni Culturali) organizzate per celebrare la ricorrenza. In particolare, le realizzazioni architettoniche volute dall’imperatore come segni tangibili, strumenti e al tempo stesso simboli del suo potere, continuano ad attrarre l’attenzione degli studiosi, ad affascinare il grande pubblico e a richiedere l’attenzione costante degli organi di tutela e valorizzazione.

Nei dieci anni che ci separano dalle celebrazioni siciliane, è stato ultimato il restauro del castello Maniace di Siracusa, restituito così alla città, alla Sicilia, all’Europa, alla cultura mondiale. Il castello siracusano è infatti realizzazione architettonica di rara poesia e di complessi ed affascinanti significati simbolici, in parte esplorati da me e dal più giovane di una illustre casata di studiosi aretusei, Giuseppe Michele Agnello, nipote di Giuseppe Agnello, l’autore dell’ Architettura sveva in Sicilia. Il Maniace è probabilmente, al di fuori del novero degli edifici ecclesiastici, il monumento medievale più illustre della Sicilia, certamente degno di stare alla pari con l’altro edificio-simbolo di Federico II nel regnum Siciliae, Castel del Monte.

E mentre questo inestimabile gioiello è finalmente entrato per la prima volta anche nel circuito turistico, grazie alla Soprintendenza di Siracusa ed alla sensibilità delle autorità militari, dall’altra punta della Sicilia, da Castelvetrano, dal territorio sottoposto alla giurisdizione della Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani diretta da Giuseppe Gini, giunge notizia di una scoperta che appare già di enorme interesse e che, se verrà in futuro confermata oltre ogni ragionevole dubbio, aggiunge un monumento al già straordinario tour federiciano in Sicilia.

In un mio libro dedicato ai castelli dell’imperatore (pubblicato nel 1997 da Giuseppe Maimone editore) avevo proposto di ubicare a Castelvetrano, e precisamente nella frazione di Belvedere, il castello ‘perduto’ di Bellumvidere, ricordato da un celebre elenco di castra federiciani e quindi dimenticato dalla storia e dagli studiosi. Mi ero fermato lì , proponendo una semplice localizzazione topografica, non mettendo in rapporto il dato documentario con il complesso edilizio del cosiddetto ‘palazzo ducale’ di Castelvetrano, in pratica ignoto agli studiosi e distante poco più di mezzo chilometro dalla frazione Belvedere.

Ora tre valenti architetti, Pasquale Calamia., Mariano la Barbera, Giuseppe Salluzzo, grazie anche alla disponibilità, cortese e rara, del proprietario del complesso, pubblicano un volumetto nel quale la mia ipotesi viene rilanciata ed arricchita di una concreta proposta di identificazione. L’attuale ‘palazzo ducale’ di Castelvetrano è in realtà, per i tre studiosi, il federiciano castrum di Bellumvidere, costruito con moltissima probabilità come dimora di caccia di Federico II al centro della foresta di Bellumreparum-Birribaida e non lontano da un secondo castello, chiamato appunto Bellumreparum.

In Bellumvider (questo il titolo del libro, edito da Grafill con la presentazione di Maurizio Oddo) l’identificazione è sostanziata sulla base di documenti storici inediti e, soprattutto, di una accurata ricognizione del complesso architettonico, a partire dal suo rilievo. In realtà già le foto aeree, che permettono di isolare il castello dal contesto urbano che oggi lo assedia, offrono un colpo d’occhio impressionante e rivelatore. Il ‘palazzo ducale’ è un complesso a pianta regolarmente rettangolare, con corte centrale, quattro ali edilizie simmetriche come nel castello Ursino e nel castello di Augusta, ed una torre angolare superstite, ottagonale come le torri di Castel del Monte, come la torre di Enna, coperta da una volta a ombrello simile a quelle presenti nei monumenti appena ricordati. La base di un’altra torre ottagonale (questa però a metà di una delle cortine murarie) è riemersa di recente in modo del tutto fortuito. Di altre torri e della loro distruzione esiste documentazione storica. Ce n’è abbastanza per tentare una ricostruzione grafica dell’aspetto originario del castrum di Bellumvidere o di quello che poteva essere il suo progetto iniziale, visto che nessuno dei grandi castelli svevi di Sicilia venne con certezza completato mentre Federico II era ancora in vita.

Il libro di Calamia, La Barbera e Salluzzo è destinato a mettere in fibrillazione l’ambiente degli studiosi di architettura e di storia federiciana. Io spero che le conclusioni esposte dai tre studiosi possano al più presto essere discusse sulla base di ulteriori dati, possibilmente in occasione di un incontro scientifico che metta insieme ricercatori qualificati.

In attesa di ulteriori argomenti e di indagini più approfondite (e sperando che sia possibile compierle) l’uomo di studi deve mantenere un prudente riservo. L’appassionato però già galoppa con la fantasia, cavalcando nella immensa foresta che ottocento anni fa si estendeva fra Menfi e le rovine di Selinunte e che Federico II, forse notando la somiglianza del paesaggio con quello pugliese, volle trasformare in una riserva di caccia, costruendovi castelli dai nomi poetici.

Ferdinando Maurici

Dirigente della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Trapani e docente di Topografia Medievale alla L.U.M.S.A.

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