Le pagine della cultura

 

 

I casati del Sud

di Ciro La Rosa

La Rosa

A-AM AN-AZ

 B-BI BL-BU

 C-CA  CE-CO  CR-CU

 D  

 E  

 F-FE  FI-FU

 G-GA GE-GI  GO-GU

H-I-J

 L-LE LI-LU

 M-MA  ME-MI  MO-MU

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 P-PA  PE-PI  PL-PU

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R-RI  RO-RU

S-SA  SC-SI  SL-SY

T-TE  TI-TU

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 V-VE  VI-VU  W-X-Y-Z

SC-SI

SCALFARO

Titoli: barone, nobile dei baroni

Dimora: Catanzaro

Famiglia calabrese nota dal XV secolo. Decorata del titolo di barone da re Gioacchino Murat il 2 giugno 1814 in persona di RAFFAELE ALOISIO, capo della Legione Provinciale di Calabria; dichiarata di “nobiltà generosa” per l’ammissione nella “Compagnia delle Guardie del Corpo” in persona di GAETANO - figlio del maggiore dell’Esercito delle Due Sicilie LUIGI - barone, poi quale 1° tenente del “3° Reggimento Cacciatori della Guardia Reale” ha partecipato alla difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese del 1860/61, meritandosi la decorazione sul campo della croce di Diritto di San Giorgio per la battaglia del 1 ottobre sul Volturno, presente alla difesa di Gaeta partecipando a tutta la campagna, insieme al fratello GIUSEPPE 2° tenente dei “Tiragliatori della Guardia Reale”, entrambi, provenivano dalla Scuola Militare della Nunziatella, entrarono come effettivi nell’Esercito Italiano a fine guerra. Il titolo venne rinnovato con RR. LL. PP. del 16 marzo 1899 in persona di ORAZIO.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: troncato: 1° d’azzurro al braccio armato d’oro reciso, tenente con la mano una spada d’argento, col capo scaccato d’argento e rosso; nel 2° di oro alla ghirlanda d’olivo di verde al libro al naturale.

SCAMMACCA (1)

Titoli: nobile dei baroni della Bruca e di Crisciunà

Dimora: Catania

Originaria della Lorena, passata in Sicilia all’inizio del XV secolo. BLASCO, di Catania, protomedico di re Martino e del Regno nel 1403, per i servigi prestati ottenne con privilegio del 8 settembre 1409 il feudo di Murrago e d’Agnone; NICCOLÒ cavallerizzo di re Alfonso nel 1418, MATTEO barone di Murgo con investitura del 11 giugno 1418, senatore in Catania negli anni 1430/1, 1433/4, 1436/7; GIOVAN BATTISTA capitano di giustizia di Catania 1598/9 0, 1604/8; ALESSANDRO senatore in Catania anni 1609/10, 1613/4, con privilegio del 17 dicembre 1627 ottenne la concessione di “regio cavaliere”; GUGLIELMO primo barone di Bruca e Scrisciunà con investitura del 22 agosto 1672; MATTEO per “maritali nomine” di Virginia Cavallaro, barone di Campoallegro e Castelluzzo, senatore in Palermo 1683/4; AGATINO e MICHELE annotati nella mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1606 nei “regi cavalieri”; ARCAROLO barone di Bruca e Crisciunà annotato nella Mastra nobile di Catania tra i feudatari e regi cavalieri, capitano di giustizia anni 1689/90, patrizio 1701/2, tesoriere 1706/7; IGNAZIO ricevuto nell’Ordine di Malta ne 1728; GUGLIELMO barone di Bruca e Crisciunà con investitura del 14 agosto 1787; FABIO patrizio di Catania nel 1806/7. GIOVANNI con decreto del 30 aprile 1898 ottenne il riconoscimento del titolo di barone di Bruca e barone di Crisciunà.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nelle Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: partito: nel primo di rosso a due leoni coronati affrontanti, sorreggendosi con le branche anteriori su di un monte di tre cime, il tutto d’oro; nel secondo d’azzurro a nove bisanti ordinati 1,2,3,2,1.

 

 

 

 

SCAMMACCA (2)

Titoli: cavaliere, nobile

Dimora: Catania

Il casato è un ramo della precedente famiglia, riconosciuto del titolo di cavaliere e nobile in base ai DD. MM. dell’8 luglio 1925 e del 7 novembre 1928 in persona di MARIO e dei fratelli GUGLIELMO, EMANUELE, VINCENZO e DOROTEA e relativa discendenza.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro al monte uscente dalla punta dello scudo, sostenente due leoni coronati, controrampanti, il tutto di rosso.

SCANDURRA (1)

Titoli: barone di Salsetta e Montagna

Dimora: Spagna, Palermo

Motto: Scander”

Si ritiene originaria della Baviera. ALFONSO consigliere di stato di re Filippo II, poichè partecipò ad una congiura contro il sovrano, venne privato di tutte le sue ricchezze ed onori e condannato all’esilio, si rifugiò in Roma, trovò protezione da Sua Santità Clemente XIII e Urbano VIII e morì in detta città nel 1622; il figlio LUDOVICO fu cavaliere di papa Urbano in Roma; il figlio di quest’ultimo SANTI passò in Spagna e servì con le truppe austro-spagnole col grado di capitano recandosi poi in Sicilia stabilendosi in Siracusa ed iscritto alla Mastra Nobile di detta città, il casato dette senatori, cavalieri e giureconsulti tra cui SANTI e LUDOVICO.

GIACOMO investito del titolo di barone di Salsetta e Montagna il 20 settembre 1768.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro a due leoni d’oro affrontanti sostenenti con le branche anteriori uno spadone d’argento dall’elsa d’oro, sormontato da tre stelle d’argento.

SCANDURRA (2)

Titoli: barone di Sant’Elia, barone della Pira

Dimora: Spagna , Siracusa

Motto: “Intacta”

Ramo della precedente famiglia, VINCENZO tenente colonnello dei Reali Eserciti di Spagna, barone di Sant’Elia e di Pira con privilegio del 1 settembre 1767. GIUSEPPE possessore dei suddetti titoli nella prima metà del XX secolo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922

Arma: partito: 1° d’oro a due leoni affrontanti, frammezzato da un’alabarda di nero, impugnanti quello di destra una spada insanguinata, quello di sinistra uno sperone di nero, sormontato da tre stelle d’azzurro; 2° d’oro alla banda d’azzurro.

SCEBARRAS o SCEBERRAS

Titoli: barone di Montagna di Marzo

Dimora: Sicilia e Malta

Originaria di Malta presente in Sicilia dal XVIII secolo, ebbe il titolo di barone della Montagna di Marzo; ultimo investito ANTONINO il 12 dicembre 1795, fu capitano di giustizia in Piazza (odierna Piazza Armerina) negli anni 1798-99, 1801-2, 1812-13.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: partito: nel 1° d’azzurro alla corazza sormontata da un elmo il tutto d’argento e di fronte; nel 2° troncato da una fascia d’argento carica di una fede di carnagione; sopra d’azzurro a tre stelle d’oro, sotto di rosso a tre pali ondati d’oro.

SCHININÀ

Titoli: marchese di Sant’Elia, barone di San Filippo di Ragusa, barone del Monte, nobile dei marchesi.

Dimora: Ragusa, Ginevra

Famiglia ragusana dal XVIII secolo;FRANCESCO acquistò il titolo di marchese di Sant’Elia, del quale ottenne investitura il 21 ottobre 1741 e lo trasmise al figlio VINCENZO , che fu padre di FRANCESCO, investito del detto titolo il 8 febbraio 1786; MARIO acquistò le baronie di San Filippo di Ragusa e del Monte, delle quali ottenne investitura il 24 gennaio 1802 e il 20 ottobre 1805. Con riconoscimento del 1899 in persona di GIUSEPPE, senatore del Regno, il casato ottenne i titoli di marchese di Sant’Elia, barone di San Filippo di Ragusa, barone del Monte; di nobile dei marchesi in persona di CARLO ed EMANUELE con D. P. del 29 aprile 1926 e del 10 agosto 1929.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla cometa ondeggiante, sormontata da un giglio il tutto d’oro.

SCHINOSI

Titoli: patrizio di Benevento

Dimora: Benevento

Di antica nobiltà, iscritta nella nobiltà di Benevento dal 1700; iscritta anche nella nobiltà di Cosenza, come attesta nel tomo “De Patricia Consentina Nobilitate” di Castiglione Morelli;ed un ramo cosentino si trasferì in Puglia.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla banda d’oro accompagnata in capo da una stella d’oro ed in punta da una colonna d’argento.

SCHIPANI

Titoli: nobile

Dimora: Napoli, Sicilia, Vibo Valentia (Monteleone)

Di origine calabrese, godette nobiltà in Taverna e fu iscritta nel primo Ordine Civico della città di Monteleone; nelle concessioni nobiliari trascritte nei “Registri Privilegiorum del Collaterale” chiamati “Nuovi”, FILIPPO, della città di Taverna, il 17 febbraio 1497 ottenne la conferma del privilegio di “ regio familiare” ed esente fiscale per i suoi eredi e successori da re Ferdinando II d’Aragona (volume I, fol. 39, fol. 42). Ricevuta per “giustizia” nel S. M. O. di Malta nel 1795 in persona del cavaliere VINCENZO; riconosciuta di “antica nobiltà” nell’ammissione per le Regie Guardie del Corpo nel 1856 in persona di RICCARDO guardia del Corpo a Cavallo (Verbali della Regia Commissione dei Titoli di Nobiltà , volume X, pag. 262) e nel 1858 con GUGLIELMO; ascritta al Registro dei Cavalieri di Malta per “giustizia”.

Il ramo siciliano dichiarato nobile dalla Commissione per i Titoli di Nobiltà in data 9 marzo 1858.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al braccio di carnagione alla destra dello scudo tenente una spiga di frumento d’oro.

SCIACCA

Titoli: barone di Galteri, signore di Vigliatore

Dimora: Ucrìa e Patti

Esistente in Girgenti (Agrigento) dal XIV secolo diramatasi in Noto, Patti e Palermo.

Il ramo principale è decorato del titolo di barone di Galteri con D.M. del 1907 in persona di GRISOSTOMO ; il ramo cadetto è decorato del titolo di signore di Vigliatore dal 1805 in persona di EMANUELE; FRANCESCO signore di Vigliatore nella prima metà del XX secolo.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla campagna d’argento caricata di tre stelle in fascia di rosso; al pino al naturale, sostenente un’aquila rivoltata e sostenuta a sinistra al tronco da un leone, il tutto d’argento.

SCOPPA

Titoli: nobile di Messina

Dimora: Cefalù

Famiglia originaria di Messina conosciuta dal XV secolo; VITTORINO, con privilegio dato il 30 dicembre 1638, ottenne la concessione del titolo di barone del Campo; PLACIDO, dottore in legge, è ascritto nella mastra nobile di Messina del 1798/1807; LEOPOLDO alfiere del “6° Battaglione Cacciatori” ha partecipato alla difesa del regno delle Due Sicilie nella campagna del 1860/61 contro l’invasione piemontese. La famiglia ascritta nella nobiltà e venne riconosciuta del titolo di nobile di Messina con Decreto Presidenziale del 6 maggio 1928; ANTONIO FRANCESCO nobile di Messina nella prima metà del XX secolo

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al pino al naturale di verde, sostenuto da leoni d’oro affrontanti e sormontati da sette stele d’argento al centro.

SCROFANI

Titoli: barone della Serra di San Gaetano, nobile dei baroni

Dimora: Vittoria

Famiglia nota  deta dal XVIII secolo, FRANCESCO, proveniente dalla città di Vittoria, con privilegio del 29 aprile 1772, ottenne la concessione del titolo di barone di San Gaetano, giudice della gran corte civile nell’anno 1810, ministro di Catania nel 1812;il casato riconfermato del titolo di barone della Serra di San Gaetano con D. M. del 6 dicembre 1902 in persona di GAETANO; nobile dei baroni in persona di EMANUELE con D. M. 16 luglio 1928.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: partito: 1° di rosso alla scrofa d’argento allattante due porcellini dello stesso; 2° d’azzurro al sole d’oro orizzontale destro.

SCRUGLI

Titoli: conte

Dimora: Tropea

Motto: “ Non commovebitur”

Famiglia originaria di Tropea; MARINO letterato e musicista nel XVIII secolo; IGNAZIO sindaco di Tropea nel periodo del Regno di Murat; ANTONIO scrisse una monografia su Tropea e ne fu sindaco nel 1864/8; NAPOLEONE (1800 – 1883) vice ammiraglio della Regia Marina Italiana, gran cordone dell’Ordine Mauriziano, aiutante in campo del re d’Italia, deputato al parlamento, senatore del regno, insignito del titolo di conte “motu proprio” dal re Vittorio Emanuele II in data 22 ottobre 1874, trasmesso al nipote ANTONINO e riconosciuto nel titolo con D. M. 20 aprile 1913 per se e per gli eredi.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’argento a tre scogli al naturale uscenti dal mare di verde, fluttuante d’argento,lo scoglio centrale sostenente una torre merlata,murata alla ghibellina, di quattro pezzi, aperta e finestrata di due pezzi di nero.

SCUDERO

Titoli: barone di Villanova

Dimora: Palermo

Originaria della Castiglia, si crede che abbia assunto il cognome Escuderio (poi Scudero o Scuderi) perchè un ANTONIO salvò col suo scudo la vita a re Giovanni II di Castiglia; famiglia passata in Sicilia nel secolo XVI; diramandosi in varie città. NICOLÒ giudice pretoriano di Palermo nel 1575/76; DIEGO reggente del Regno di Sicilia in Madrid nel 1593; CARLO proconservatore in Acireale nel 1695; GIUSEPPE stessa carica in detta città negli anni 1767,1774, 1786 e di acatapano nobile nel 1775/76; MARTINO MARIA proconservatore in Acireale nel 1788, con privilegio dato l’8 agosto 1798, ottenne concessione del titolo di barone di Villanova e giurato in detta città negli anni 1806/7, 1812/13; GIUSEPPE acatapano nobile in Acireale nel 1791/92; ALESSANDRO tenne la stessa carica in detta città nel 1797-98; ALESSANDRO patrizio in Acireale nel 1798-99. MARTINO MARIA “maritali nomine” di Francesca Raimonda Fichera, acquisì il titolo di barone di Villanova l’8 agosto 1879; riconosciuto con DD. MM. del 1879 e 1900 a GIUSEPPE e alla figlia ROSA.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro a due bande d’argento abbassato, con uno scudo d’oro nel posto d’onore, accompagnato da tre stelle dello stesso due in capo e una sotto lo scudetto.

SECONDO

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

SELVAGGI

Titoli: barone di San Giorgio e di Cavallerizzo

Dimora: Manfredonia, Salerno, Milano, Genova, Cosenza, San Marco Argentano

Motto: “Semper silvaticus, semper indomitus”

Di origine longobarda detta Selvatico, Selvagio e Salvago. Le prime memorie certe si hanno con RANIERO ed UBERTINO, i quali tra i cavalieri longobardi ostaggi di Federico II di Svevia, vennero mandati in Napoli stabilendo qui la loro famiglia, si diramarono in Genova, Firenze, Sicilia e Calabria. Il ramo calabrese venne appellato con i nomi di cui al primo rigo, qui possedettero i feudi di Castronuovo, Cavallerizzo, Cerviato, Corleto, Serra di Leo, Mongrassano e Valle del Sovero. Un ramo del casato nel XIII secolo passò da Mantova a Salerno dove venne ascritto al seggio del Campo, possedendo i feudi di Alfano, Castelluccia e Castelnuovo. Il ramo siciliano diede ottimi giurati e senatori in Siracusa,Palermo e Messina, possedevano i feudi di Chimato, Licata, Miligi e Prato. PIETRO partecipò alla prima crociata al seguito di Ottone Visconti, MATTEO, calabrese, castellano di Scaletta nel 1240 chiamato da Federico II “Fidelis Noster”; GIOVANNI, calabrese, castellano del castello di San Marco, ambasciatore dei messinesi presso re Corrado dal quale ottenne l’onorificenza di Cavaliere del Cingolo Militare; CALCERANO, governatore di Siracusa nel 1282; RUGGIERO signore di Castelluccia, venne chiamato da re Roberto d’Angiò, insieme ad altri baroni, per la custodia del Regno in Calabria nell’anno 1324; GIACOMO senatore di Palermo nel 1329; MATTEO, salernitano, autore di pregiate opere e medico illustre della “Scuola Salernitana” nel 1334, scrisse “le Pandette di Medicina” che furono stampate sotto il regno di Ferrante d’Aragona; AGOSTINO arcivescovo di Genova; PANDOLFO, nobile lombardo, creato barone da re Pietro I d’Aragona; BENEDETTO, marchese, Gran Balì dell’Ordine Gerosolimitano, maestro di camera e consigliere di stato del duca di Ferrara; ARAM, genovese, commissario di sei galee, nel 1427 difese la città di Genova da Tommaso Fragoso che voleva impossessarsi della città ai danni del duca Filippo Visconti; RAFFAELE, genovese, cavaliere dell’Ordine Gerosolimitano e commendatore per conto dell’Ordine della città di Troia (Foggia) nel 1580, fece erigere l’Arsenale nell’isola di Malta; GIROLAMO,siciliano, balì della città di Venosa dell’Ordine Gerosolimitano ed ammiraglio della flotta nel 1643. GIUSEPPE, portò la sua famiglia da Firenze in Napoli essendo “Garzon Maggiore” nella “Compagnia delle Reali Guardie del Corpo” del re di Napoli nel 1754. Nello stesso periodo, come afferma il Mecatti, un ramo della famiglia si trasferì in Lisbona. GIAN LORENZO autore delle “Institutionum Canonicorum” nel 1772; CARLO, calabrese, erudito teologo e filosofo, canonico in San Marco Argentano; VINCENZO, calabrese, famoso poeta, morì giovanissimo. Rappresentanti del casato nel XIX secolo: barone di San Marco Argentano e di Cavallerizzo FRANCESCO;il primogenito GIOVANNI; MASSIMO (1778-1863), del ramo molisano, tenente generale dell’Esercito del Regno delle Due Sicilie, ispettore comandante della “Regie Guardie del Corpo” fedele a casa Borbone per tutta la vita, nel 1859 venne insignito da re Ferdinando II della Croce dell’Ordine di San Gennaro, (tale onorificenza era normalmente concessa solo ai principi di sangue e ai più importanti membri della nobiltà napoletana), alla venuta del Garibaldi si ritirò a vita privata rinunziando alla pensione.

Esistono monumenti eretti dalla famiglia nelle seguenti chiese: Chiesa di San Francesco di Paola in Cosenza; Duomo, chiesa dei Riformati, chiesa di San Giovanni e Santa Caterina, Monastero delle Clarisse e convento dei Francescani in San Marco; chiesa Maggiore in Mongrassano; chiesa Maggiore in Cavallerizza.

Arma: (ramo calabrese) d’oro a tre pini di verde su di un prato dello stesso.

 

 

Stemma ramo calabrese. Archivio Ciro La Rosa

SEMMOLA

Titoli: barone

Dimora: Napoli

Decorata del titolo di barone in persona di ELEONORA con R. D. del 28 gennaio 1926 e RR. LL. PP. (Regie Lettere Patenti) del 9 marzo stesso anno; figlia di MARIANO (1831 – 1896) insigne clinico che insegnò a Napoli e pubblicò vari studi di medicina, a cui è intitolata in Napoli una strada.

Arma: d’azzurro al leone coronato d’oro addestrato da tre stelle dello stesso in palo.

SERGIO

Titoli: barone

Dimora: Napoli

Famiglia napoletana nota dal XVII secolo; i fratelli DOMENICO 2° tenente del “10° Reggimento Fanteria di Linea Abruzzo”; SALVATORE capitano del “8° Reggimento Fanteria di Linea Calabria” ed il cugino SERGIO Alfiere del “10° Reggimento Fanteria di Linea Abruzzo”, hanno partecipato alla difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese; il casato decorato del titolo di barone con Regio Decreto del 29 gennaio 1859 in persona di SISINIO a cui successe il figlio AGOSTINO.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: partito: 1° d’azzurro al leone d’argento, rivoltato e sormontato dalle lettere S. C. di nero; 2° d’argento allo scaglione di rosso caricato d’oro.

Seripando

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

DE SETA

Titoli: marchese

Dimora: Palermo, Catanzaro

Famiglia di Catanzaro, distintasi per alte cariche di Magistratura ed amministrative, decorata del titolo di marchese con R. D. “motu proprio” del 17 marzo 1895 in persona di FRANCESCO, e con RR. LL. PP. (Regie Lettere Patenti) del 20 novembre 1919 al figlio GIUSEPPE prefetto e senatore del regno d’Italia.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: partito 1° troncato di rosso al leone d’oro linguato di rosso, d’argento a tre fasce d’azzurro; nel 2° d’azzurro alla nave di nero a due alberi, con le vele bianche e gagliardetti di rosso.

SEVERINO LONGO

Titoli: duchessa di Forli, duchessa della Chiusa, marchesa di Gagliati, marchesa di sanGiuliano, contessa di Policastro, col predicato di Palmoli, Pascoli, Tevererola, Fratta Piccola, Libonato e Pardinola.

Dimora: Napoli

Feudataria dai tempi di Carlo I d’Angiò, patrizia napoletana al Seggio di Porto; ottenne i titoli di marchese di San Giuliano con anzianità dal 1612, per successione casa Carafa del titolo marchese di Gagliati dal 1626, riconosciuti tutti i titoli con Regio Assenso dell’11 luglio 1897 in persona di MARIA.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro a tre fasce d’oro ondate, col capo di rosso carico di tre gigli d’oro.

SEVERO VERNICE

Titoli: nobile

Dimora: Giovinazzo

Originaria dell’Abruzzo, diramatasi a Rieti, Pettorano e Vallosensa. Gaetano Vernice, ultimo del casato, adottò FRANCESCO Severo con l’obbligo di aggiungere detto cognome ed inquartarne lo stemma. Aggregata nel 1750 alla nobiltà di Giovinazzo e riconosciuta nobile con D. M. del 30 agosto 1902 in persona di NICOLA ANTONIO.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: partito: 1° d’azzurro alla fascia sostenente un monte di sei colli all’italiana cimato da una colomba e accompagnata in punta da tre stelle, tutto d’argento (Severo); 2° d’argento alla croce piena di rosso, accantonata da quattro rose dello stesso.

SGADARI

Titoli: barone di Lo Monaco

Dimora: Palermo, Petralia Soprana

Famiglia originaria di Petralia Soprana, nota dal XVIII secolo; GIULIO proconservatore  nel 1720 in detta città; FRANCESCO con privilegio del 4 settembre 1760 insignito del titolo di barone di Lo Monaco; GIUSEPPE ANTONIO, con privilegio dato il 9 novembre 1765, ottenne la concessione del titolo di barone della Celsa; FRANCESCO capitano di cavalleria nella milizia urbana di Petralia nell’anno 1790.  Con decreto ministeriale del 20 maggio 1899 GIUSEPPE EMANUELE ottenne riconoscimento del titolo di barone di Lo Monaco riconfermato con D. M. 1899 e D. M.  2 agosto 1925; PIETRO EMANUELE, barone di Lo Monaco, commendatore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla fontana d’argento sulla pianura erbosa, a destra in basso un leone d’oro rivolto, ed in alto dal sole dello stesso, a sinistra di un braccio destro armato al naturale, impugnante una spada d’argento movente dall’angolo sinistro del capo.

SICILIANI

Titoli: conte, nobile dei conti, nobile

Dimora: Napoli, Roma

Nel 1930 re Vittorio Emanuele III concesse il titolo di nobile trasmissibile ad ambo i sessi ai discendenti di MARIO e nel 1932 con R. D. del 25 gennaio, e RR.L. PP. del 29 febbraio dello steso anno, venne concesso il titolo di conte con successione maschile a DOMENICO all’epoca Governatore della Colonia Italiana della Cirenaica (Libia) per le sue benemerenze al servizio dello Stato; il casato venne insignito con R. D. “motu proprio” del 22 agosto 1930 e RR. LL. PP. del 29 gennaio 1931 del titolo di nobile.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone d’oro posto su di un monte al naturale di tre cime.

SICILIANO

Titoli: nobile di Giovinazzo

Dimora: Giovinazzo

Ramo della precedente famiglia, distaccatasi prima dell’ottenuta concessione dei titoli di marchese e conte; riconosciuta con D. P. del 29 aprile 1926 nobile di Giovinazzo; GIUSEPPE ed i figli GASPARE e LINO nobili di Giovinazzo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro all’albero di pino al naturale sulla pianta erbosa, sostenuto da due leoni d’oro controrampanti al tronco e sormontati da due stelle dello stesso.

SICILIANO di Rende e SICILIANO de GENTILI

Titoli: marchese di Rende, conte di Gigliano, predicato di Rende.

Dimora: Roma, Napoli, Cava dei Tirreni, Giovinazzo, Viterbo Villa Rende.

Famiglia aggregata nel 1758 alla nobiltà di Giovinazzo, ammessa nella “Compagnia delle Regie Guardie del Corpo” di S.M. il re del Regno delle Due Sicilie nell’anno 1832 ed ammessa ancora nell’anno 1856 in persona di GIUSEPPE (NA 1844 - 1900) figlio del marchese GIOVANNI e di Angelica Caracciolo di Torella (Verbali della Regia Commissione dei Titoli di Nobiltà, volume X, pag. 226). Questi fu uno dei pochi ufficiali di marina che seguì Francesco II a Gaeta: era guardiamarina quando Garibaldi entrò a Napoli, si recò avventurosamente a Gaeta, promosso alfiere di vascello, divenne aiutante di campo del brigadiere di marina Roberto Pasca, dopo la capitolazione seguì il re a Roma arruolandosi nel "Corpo d'Artiglieria Pontificia" presente alla battaglia di Mentana contro le truppe italiane, ritornò a Napoli nel 1870 ritirandosi a vita privata. Il fratello LUIGI, guardia a cavallo della “Compagnia delle Regie Guardie del Corpo” assegnato al “9° Battaglione Cacciatori” ricevette per il suo valoroso comportamento alla battaglia del 1° ottobre sul Volturno la croce di cavaliere di diritto dell’Ordine di San Giorgio, e per la strenua opposizione a Cascano contro le truppe piemontesi ricevette la croce di cavaliere dell’Ordine di Francesco I. La famiglia fu ricevuta nel S.M.O. di Malta per giustizia nel 1900, e per “onore e devozione” nel 1858, nel 1910 e nel 1912. Inserita in alte cariche ecclesiastiche e porpora cardinalizia, decorata del titolo di conte di Gigliano con riconoscimento di R. D. del 15 aprile 1929 e RR. LL. PP. del 7 novembre stesso anno. Per “refuta” della casa Caracciolo di Torella, acquisì il titolo di marchese di Rende, titolo riconcesso con R. D. del 12 settembre 1836 ad Angelica Caracciolo de Gentili moglie di GIOVANNI, cavaliere d’onore e devozione dell’Ordine di Malta, e da questi al figlio GIUSEPPE, cavaliere d’onore e devozione dell’Ordine di Malta, con D.P. del 3 luglio 1929 e con R.D. del 25 agosto stesso anno aggiunse il cognome de Gentili.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro all’albero di pino al naturale sulla pianta erbosa, sostenuto da due leoni d’oro controrampanti al tronco e sormontati da due stelle dello stesso.

 

 

Guardia del Corpo a cavallo Luigi Siciliano di Rende. Archivio Ciro La Rosa. Clicca per ingrandire

SICOMO

Titoli: barone di Vita

Dimora: Calatafimi

Originaria di Calatafimi. MICHELANGELO proconservatore in Calatafimi nel 1592; VITO giudice pretoriano di Palermo negli anni 1593/94 e 1596/97, avvocato fiscale del real Patrimonio, procuratore del Regio Erario e del Fisco della Magna Curia, deputato del Regno nel 1600, maestro razionale, presidente del tribunale del Concistoro nel 1620, primo possessore del feudo di Cartipoli nel quale fondò la terra di Vita nel 1605; GIUSEPPE, con privilegio dato il 15 novembre 1647, ottenne la concessione del titolo di barone di San Vito; ANTONIO ottenne il titolo di barone della Rena e fu capitano di giustizia in Mazzara nell’anno 1694/95 e prefetto nell’anno 1695/96. NICOLO’ investito nel 1787 della baronia di Vita.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro al pino sradicato al naturale, accompagnato da un sole rosso orizzontale destro.

SIFOLA di San Martino

Titoli: conte palatino del S.R.I., barone, predicato di San Martino

Dimora: Napoli, Caserta, Trani

Si crede che la famiglia sia di origine longobarda, le prime memorie certe si hanno dal XI secolo, nobile in Napoli fuori seggio, in Caserta ed in Trani al seggio di San Marco dove fu tra le più potenti, ammessi nell’Ordine dei Cavalieri di Malta, ed iscritti nel Registro delle Piazze Chiuse; baroni di Arboraggio e Molino di Galla, Castelpetroso, conti del S.R.I. (Sacro Romano Impero), predicato di San Martino, GIULIO tra i baroni “inquisiti”, messi sotto inchiesta, nel 1282 da re Carlo d’Angiò; FILIPPO valoroso condottiero, ciambellano di Filippo di Courtenay imperatore di Costantinopoli; SERGIO capitano della regina Giovanna II, ebbe la concessione dell’Arboraggio e Molino della Galla e della Piscina di Trani, si stabilì in seguito a Napoli; LUIGI cavaliere dell’Ordine di Calatrava, cavallerizzo di re Ferdinando il Cattolico; FRANCESCO MARIA “regio familiare” dell’imperatore Carlo V, colonnello nello Stato di Milano nominato conte del S.R.I. col potere di poter creare giudici e notai, nominato governatore di Ravenna da papa Clemente VII; VINCENZO vescovo di Mirandola; MUZIO protonotario apostolico; FABIO paggio di re Filippo II di Spagna; GIOVAN BATTISTA avvocato e dottore in legge; LUIGI ed EMANUELE dottori in legge; NICOLA barone di San Martino secolo XIX. Il casato era rappresentato alla fine del XIX secolo da FABIO (Napoli 1829 – Qualiano 1905), di Nicola, ufficiale di cavalleria, alfiere del “2° Reggimento Lancieri”, proveniente dalle guardie del corpo a cavallo, il quale partecipò alla difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione sabauda nella campagna sul Garigliano e del Volturno, il reparto venne sciolto nel novembre del 1860, entrò poi nell’esercito italiano ma si dimise poco dopo per incompatibilità con i nuovi governanti. Rappresentano il casato nel XXI secolo il conte FABIO (1928) presidente Corte di Cassazione in Napoli ed il figlio, architetto ALBERTO (1954).

Arma: di rosso con tre teste di leone recise e sanguinolenti poste due a uno, la bordura d’oro e d’argento.

 

SIGINULFO

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

SIGNORINO

Titoli: barone di San Nicolò di Buonvicino

Dimora: Messina, Polizzi

Famiglia nota dal XV secolo , diramata in Messina e Polizzi, possedette la salina del territorio del Pantano Grande del Faro di Messina, la rendita di onze 10 annue sulla dogana del mare della secrezia di Messina, il feudo Gattaino e Foresta Vecchia; RAINERO castellano di Matagrifone nel 1422; PIETRO ambasciatore di Messina a re Alfonso nel 1450; ANTONINO castellano di Matagrifone nel 1486; FRANCESCO senatore in Messina negli anni 1523/24, 1531/32, 1541/52; GIOVAN ANTONIO e VINCENZO sono annotati nella mastra nobile del Mollica; RAIMONDO proconservatore in Nicosia nel 1602; BARTOLOMEO tenne la stessa carica in Polizzi nel 1752; MARIO senatore nobile in detta città nell’anno 1812/13; decorata del titolo di barone di San Nicolò di Buonvicino con R. D. del 10 settembre 1903 in persona di SALVATORE.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana anno 1922.

Arma: d’azzurro alla sbarra d’oro accompagnata in capo da un leone al naturale rivoltato coronato d’oro e tenente con la branca anteriore sinistra un giglio dello stesso.

SIGONA

Titoli: barone di Villarmosa, barone di Castel d’Oscina.

Dimora: Catania

Originaria della regione dell’Aragona; GIOVANNI ANDREA, cavaliere aragonese, seguì re Pietro d’Aragona in Sicilia che in compenso per i suoi servigi militari concesse al figlio PELLEGRINO rendite e territori in Marzilliano di Lentini ed infeudandolo di primo barone di Sigora nel 1291; altro PELLEGRINO creato maestro razionale del Regno da re FEDERICO II; SIMONE senatore in Catania nel 1427; ENRICO governatore della Camera Regia nel 1448; EUSEBIO cavaliere dell’Ordine di Malta nel 1574. La famiglia ottenne i feudi di Pantano nel 1452 di Monte Pellegrino nel 1455. Con D. M. del 1900 furono riconosciuti in persona di ANTONINO i titoli di barone di Villarmosa e barone di Castel d’Oscina.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro al palmizio di verde sostenuto da due leoni di rosso affrontanti.

SIMEONI

Titoli: patrizio di Benevento

Dimora: Napoli, Benevento, Roma

Famiglia del beneventano nota dal XVI secolo; ascritta la patriziato di Benevento con ONOFRIO nel 1745.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana,iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’argento all’ancora al naturale, mareggiata d’azzurro al campo d’argento.

DE SIMONE

Titoli: Nobile

Dimora: Palermo, Napoli

Si ritiene provenga dalla Francia dalla regione d’Angiò, in Palermo nel XIII secolo, diramatasi in Mazzara dove ottenne incarichi di senatore, giurato e capitano di giustizia ed in Napoli.

GIOVANNI fu castellano di Monte San Giuliano nel 1506, SIMONE capitano d’armi in Marsala nel 1520; GIOVANNI NICCOLO’ ispettore generale delle fortezze del Regno e capitano d’armi della città e delle marine orientali di Val di Noto nel 1537.

Dichiarata nobile con deliberazione della Commissione dei titoli di Nobiltà del Regno delle Due Sicilie nel 1852. Hanno combattuto nella campagna del 1860/61 per la difesa del regno delle Due Sicilie: DOMENICO, proveniente dalla scuola militare della Nunziatella, capitano di II classe “Real Corpo d’Artiglieria”; DOMENICO tenente del “Reggimento Fanteria di Linea Re”, decorato della Croce di Grazia dell’Ordine di Ferdinando I, caduto in combattimento contro i garibaldini a Reggio Calabria il 21 agosto 1860; GIUSEPPE capitano della “Gendarmeria Reale a piedi” presente alla battaglia del Volturno.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone fissante un sole orizzontale il tutto d’oro.

DE SIMONI

Titoli: nobile di Orvieto

Dimora: Benevento, Orvieto

Un membro della famiglia con la carica di monsignore e governatore di Orvieto, della stessa famiglia originaria della Sicilia che si stabilì a Napoli e Benevento, venne ascritto con la famiglia alla nobiltà di Orvieto nel 1808, titolo trasmissibile a tutto il casato e ad ambo i sessi.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro all’albero al naturale, il tronco accollato da un serpente d’oro ed accostato da due rose dello stesso.

SINATRA

Titoli: barone di Camemi

Dimora: Catania

Famiglia siciliana nota dal XVII secolo, originaria di Mineo;ANTONIO, che acquistò nel 1658 il feudo di Camemi;CARMELO, barone di Camemi, che fu capitano di giustizia in Mineo nell’anno 1743/44, carica tenuta da DOMENICO nell’anno 1750/1 e da FRANCESCO nell’anno 1753/54; FRANCESCO GIUSEPPE il 16 febbraio 1799 ottenne investitura nel titolo di barone di Camemi; titolo, con il quale iscritto, nell’Elenco Ufficiale definitivo delle Famiglie Nobili e titolate della Regione Siciliana, CARMELO barone di Camemi nella prima metà del XX secolo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone coronato, accompagnato da tre stelle, una al capo e due a destra il tutto d’oro.

SIPIONE

Titoli: barone

Dimora: Rosolini, Siracusa

Famiglia siciliana nota dal XVIII secolo; venne investita del censo feudale di onze 93 annuali nel 1812 e decorata del titolo di barone riconosciuto con D. M. del 26 novembre 1926.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro coronato d’oro, rivolto tenente con le branche anteriori un giglio d’argento, attraversato da una sbarra dello stesso.

SISTO

Titoli: nobile di Viterbo

Dimora: Viterbo, Bitonto

Motto: Sola soli sistit

BARTOLOMEO venne ascritto nella nobiltà di Viterbo nel 1829; trasferitasi a Bitonto nel XX secolo con i fratelli BARTOLOMEO e DOMENICO nobili di Viterbo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro all’aquila dal volo spiegato, fissante un sole nel cantone destro.

 

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