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Il volto feroce dell'Italia
di Roberto Cotroneo
Certo che no, certo
che non si può dare la colpa a un intero Paese per una decina di mascalzoni,
criminali e farabutti, e i termini sono assai moderati, che in una clinica
di Milano hanno macellato ignare persone, operando, sventrando, e
probabilmente in qualche caso uccidendo, per lucrare sul sistema sanitario
nazionale, e farsi ricchi. Lo hanno fatto per denaro i medici assassini che
hanno prolungato, hanno esasperato e provocato dolori, sofferenze e morte di
povera gente che si affidava e si faceva assistere da loro. Certo che non si
può generalizzare se poi a Verona, nel solito Veneto operoso e miracoloso
del nostro esemplare Nordest, due coniugi prima fanno stipulare
un'assicurazione sulla vita del loro dipendente rumeno di 28 anni, Adrian
Kosmin, e poi lo invitano a casa, lo sedano, lo bruciano e simulano un
incidente per incassare 900 mila euro. No, i due, marito e moglie, non sono
la norma, e non sono la norma neppure i medici di quella che viene ormai
chiamata «la clinica degli orrori», che non sta nel solito parassitario sud
Italia, tanto vilipeso da leghisti e amici affini, che non era in qualche
Napoli immaginaria dove trasferiamo e proiettiamo tutti i mali del mondo.
No, questo avviene a Milano. Nella Milano che un tempo - ormai
rintracciabile solo con il test del Carbonio 14, per quanto è lontano - era
la cosiddetta capitale morale, la Milano della Sanità che funziona, di
Formigoni, e dei leghisti. E la Verona del rumeno bruciato per 900 mila euro
e la Verona del ragazzo ammazzato di botte dai nazi in pieno centro perché
non aveva una sigaretta.
Le prime pagine dei
giornali di ieri sono la pietra tombale del degrado morale, culturale e
umano di questo paese. Vorrei vedere i vescovi, la chiesa, la conferenza
episcopale tutta, distrarsi dalle coppie di fatto, dai gay pride, e
sentirli tuonare su quello che è accaduto nella civile Milano, nella civile
Verona. Su un povero rumeno bruciato da due criminali. Su quelli che a
Milano, nella clinica degli orrori, si telefonavano tra loro e dicevano:
«tutti i casi che arrivavano venivano fatti passare per tumori anche se
erano tubercolosi». Quelli che affermavano: «prendevano i dottori più
delinquenti che ci sono, così gli fanno guadagnare miliardi».
Non è una cosa
normale, non è un caso isolato, non basta dire, solo quelli erano così e il
resto, il corpo del paese è sano. Non si possono più sentire queste cose.
Guardiamoci allo specchio, e diciamoci come il degrado culturale ed etico di
questo paese ha portato a una degenerazione degna di paesi del terzo mondo
come la Colombia o il Venezuela. Guardiamo quanta cattiveria, quanto cinismo
e quanta pochezza circola tra persone che avrebbero dovuto studiarsi a
menadito il giuramento di Ippocrate, gente che ha preso una laurea in
medicina per massacrare gli altri, o gente che ha la piccola azienda in
crisi del nordest e per risolvere i problemi di bilancio ammazza il rumeno
che lavora per loro, e che ha solo 28 anni. Avidità, pochezza, cattiveria, e
nessuna etica. Nessun senso morale. Capaci di additare gli altri come il
male, e incapaci di guardare l'esempio che diamo agli altri. Capaci di
andare a protestare contro un piccolo campo nomadi a Mestre, perché c'è
qualche fiore e un giardinetto per bambini, un campo nomadi, tra l'altro di
cittadini italiani, e incapaci di scendere in piazza contro lo scempio dei
giornali di ieri. Per solidarizzare con quel poveretto che dice: «stavo
guarendo, mi hanno tolto un polmone». Una volta il truffatore italiano,
nella commedia di tutti i luoghi comuni dell'Italia bonaria, vendeva la
Fontana di Trevi all'americano di turno. Ora il truffatore è un medico
stimabile, probabilmente con una ricca casa nei quartieri buoni di Milano, o
con villa sul lago, che diagnostica tumori inesistenti, e opera, opera e
ancora opera. Dire "che vergogna" non è neppure una buona frase, si usa per
cose assai più piccole e assai meno sconvolgenti.
Qui c'è l'orrore,
come hanno titolato i giornali, ma c'è l'orrore dell'associazione a
delinquere su cose che si spiegano soltanto con delle follie individuali, e
non con un sistema feroce e vuoto come quello. Voglio dire che non basta un
medico per mettere assieme l'orrore della clinica di Milano: ci vuole un
vero e proprio sistema di direttori sanitari, di radiologi, di medici
diagnostici, di anestesisti compiacenti, di infermieri, di personale e
amministrativo, e infine di chirurghi. E quando in un Paese civile può
accadere questo, vuol dire che il segno è stato oltrepassato, vuole dire che
in Italia il senso dell'etica, l'umanità, la misericordia, la pietà sono
valori che non servono più a nulla, che non contano, che sono spariti. Io me
li immagino questi primari, questi chirurghi pieni di sé, passare a trovare
l'ammalato il giorno dopo, guardarlo negli occhi, intubato, sofferente,
speranzoso di tornarsene a casa, quasi riconoscente del duro lavoro che ha
fatto il chirurgo, chiedendo se ce la faranno, affidandosi, senza sapere di
avere di fronte un criminale volgare, un mostro vero, capace di ucciderli
per un nuovo modello di auto sportiva, o per una vacanzuccia a Cortina, o in
qualche paradiso dei Caraibi. Gente che ti strappa via un polmone sano per
una cena con aragoste e champagne. O per un Rolex d'oro in più da sfoggiare
in qualche festa. E che dire del povero Adrian Kosmin, che forse era persino
contento, lui regolare rumeno che faceva l'autotrasportatore per la piccola
ditta dei due coniugi veronesi. Sarà stato felice di quante attenzioni
riceveva, persino quella di una bella assicurazione contro gli infortuni e
sulla vita. Brava gente quella che gli aveva dato lavoro. Gente che si
preoccupava della sua incolumità: se stai per strada un incidente può sempre
accaderti. E allora perché non fare una bella assicurazione a spese della
piccola azienda. Che civiltà. Il povero Adrian, che aveva solo 28 anni, lo
avrà detto alla madre, alla fidanzata, o alla sorella che era finito tra
tutta brava gente. Che poi gli italiani ti aiutano, anche quando meno te lo
aspetti. Ed era un bel gesto, corretto, serio, generoso. Mica poteva
immaginarlo che i due lo invitano a casa, lo addormentano, lo ammazzano, e
poi lo bruciano. E vogliono far passare tutto questo per un incidente, come
degli idioti, non sapendo che le autopsie parlano chiaro, e uno che muore
bruciato respira il fumo che poi finisce nei polmoni. Ma Adrian era già
morto, non respirava più già da tempo e il fumo nei polmoni non c'era. Ed
ecco che i due sono stati arrestati. Omicidio premeditato.
Sono le élites
queste, imprenditori e medici, per di più del nord, sono le élites di questo
Paese capaci di tutto questo orrore. Una nuova forma di cinismo e di
crudeltà che lascia agghiacciati. E che nei due casi di ieri raggiunge il
paradosso. Ma il cinismo gelido, l'indifferenza cattiva, il razzismo
volgare, corre sul fondo. La vergogna non è più un sentimento che si prova,
la lealtà, la correttezza, l'onestà non valgono più nulla. Il Paese della
doppia morale, il Paese dell'intolleranza verso gli altri e dell'assoluta
indulgenza verso le proprie colpe, da quelle piccole a quelle orribili, da
ieri è sprofondato ancora più in basso. È colpa di tutti. Siamo tutti
colpevoli, ognuno nella propria misura. Colpevoli di non essere riusciti a
fare abbastanza, anche quando abbiamo provato a fare molto, contro il
degrado culturale e sociale di questo paese. Che tristezza e che vergogna.
Tratto da
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76185 |