Il Portale del Sud

Le interviste di Brigantino e don Virgilio

Francesco Crispi

(serie infamoni "al di là del Faro")

1818 Ribera di Girgenti -1901 Napoli

Ed ecco verso noi venir per nave Caronte,

un vecchio bianco per antico pelo,

gridando: "Guai a voi, anime prave!"

V'eran trentatré incappucciati azzurri nell'arcòrea Sala del Triangolo Nano, donde incombea su di noi dall'alto il Venerabile Occhio. Donna Cuncetta, la fattucchiera, sciorinava scongiuri. Che consolazione l'averla meco!

Cuncetta: Avverto la PRESENZA: nce sta pure ISSO!

Brigantino: Isso ... chi?

Don Virgilio: Dottò, chillu curto curto! Nce paiono 'e recchie a sott'o cappuccio!

L'incappucciato: Mi consenta, Brigantino! La sua rogatoria non ha valore: manca la marca da bollo! Che fa, condona?

Brigantino: Ma qua' condono: il permesso che vi mostrai viene da molto in alto! ... Leggete ...leggete!

L'incappucciato: "Vuolsi così colà dove si puote ...". Ah, giacobin furbastro! E sia, intervista pure il Venerabile Fratello Crispi! A proposito: ho da proporti dei vantaggiosi pacchetti di spot televisivi ... e ti prometto di ridurti le tasse ...

 

Così, distinto lettor, ritornai negli orrendi dirupi arsi dal gelo e dal foco etterni, donde i tristi scontan il fio de li mali compiuti. E incontrai Francesco Crispi, alma persa e damnata. Mi fu tuttavia duca don Virgilio, il mio portinaio di vico Storto al Pallonetto S. Lucia. Al calar di una notte buia, ci dipartimmo da Napoli in motorino per giunger al fiume nero, non molto lontano. L'attraversammo, ma il barcaiolo Caronte ci investì di guai. A quello sconquasso, un fiera alzò salivosi latrati, tal che mi sovvenne Bossi. Sull'altra sponda fummo prelevati dai bersaglieri di La Marmora, dal sabaudo pastrano: mostravan fulvo pelo, zampe di capra e tanto di coda; sulla testa glabra svettavan vistose corna, fuori ordinanza.

Bersagliere: Bentornato, signor Prefetto! Speriamo che stavolta si trattenga!

Alla reception mostrammo i pass, per varcar la Zona Rossa.

Bersagliere: Vi farà da guida l'astuto scuscià Terzo!

Era pur sempre il bavoso spirito di Vittorio Emanuele III, spacciato di volta in volta per scout, lift, giovane di bottega, scugnizzo ... Nel reiterar il marchiano inganno, confidavano nelle sua spregevole nanezza!

Terzo: Mi avete portato le sfogliate della pasticceria Calise?

Brigantino: No, abbiamo fatto Fuorigrotta ... non siamo passati per Ischia.

Virgilio: Dottò, faciteme o favore: nun 'o date aurienza!

Terzo: Terun! Ho testé meco il taormimetro: messo sotto le ascelle indica se siete Magistrati Comunisti... ma ...ma....non ci arrivo! Abbassatevi di almeno un metro!

 

Crispi fu condotto da due bersaglieri di Adua, che (ci dissero) se lo lavoravan ben bene, anche a nome di tanti altri colleghi. Faceva freddo: eravamo sulle sommità dei Tremonti Lunardi, donde un ingannevole miraggio proietta immagini di benessere, che però immantinente si riduce a modestia, indi in ammanco, per alfine dissolversi nella realtà del nulla.

Sulla spianata vi era un gran tavolo sgangherato, e dei Lazzari s'apprestavan alla Bonafficiata.

Lazzaro assuntore: Pascalì, na seggia a o dottore, e n'ata a o Ministro!

Accesi il registratore.

Brigantino: Presidente Francesco Crispi, presentatevi pure!

Crispi: Non mi conosci, nullità? Fui politico (e mascolo) potente. Ribera di Girgenti mi diè natali nel 1818 da albanese schiatta, dipartendomi infin a Napoli al 1901. In questa fetentissima città cominciò, con l'avvocatura, la mia fulgida carriera, poi nel 1844 entrai nella massoneria inglese, che fomentava la rivolta antiborbonica.

Lazzaro assuntore: 'A mano è libera!

Brigantino: Perché l'Inghilterra era contro le Due Sicilie?

Crispi: In due parole? Perché facevano schifo! L'Inghilterra volea Ferdinando sottomesso, qual suo valletto mediterraneo, e invece il Borbone (cornutissimo) facea l'indipendente! Non solo, ma ardì montar industrie, invece che comperar le buone merci inglesi! Nel 1848, scoppiò l'insurrezione per la siciliana indipendenza, e lì fui membro del governo provvisorio, nonché deputato ai Comuni. Gli Inglesi avean inviato molti denari, ed io votai secondo la di loro coscienza, per la proclamazione di un re di Sicilia prono ad Albione: un Savoia, per l'appunto. Ma il popolo, massa di minchioni, non fu con noi e le Potenze straniere si ritrassero, pel timore di smarrirsi nella rivoluzione. Il moto così fallì e andai all'esilio in Piemonte, poi a Londra, dove nel 1853 conobbi Mazzini e mutai il mio pensiero, votandomi all'unità d'Italia.

Lazzaro assuntore: 80! A vucchella! Ministro, avite accummenzato bbuono! Guagliò, tutti assieme, m'arraccumanno!

Crispi fu raggiunto da ottanta sputazzate in faccia!

Brigantino: La Giovane Italia di Mazzini era integrata nella massoneria inglese?

Crispi: Mi consenta, picciotto fetuso! La massoneria era istrumento del governo inglese! Questo ora si prodigava per la fabbricazione di uno Stato italiano unico, non già soltanto sentinella del Mediterraneo, bensì anche baluardo a Francia ed Austria! Mazzini, meschinetto, non fu mai integrato, ma usato! Il tema dell'unità di Italia, interpretato da Mazzini così romanticamente, serviva solo a dare lustrini al piano inglese, ed a mettere in imbarazzo le Potenze nemiche.

Lazzaro assuntore: 32! 'O capitone! Jamme belli, guagliò!

Crispi si buscò altre trentadue sputazzate in faccia! Mi accorsi nel contempo che i bersaglieri, a ogni tirata, buttavano nell'olio bollente l'anima di un politico, contrassegnata all'uopo: mi sembrò, dalle fattezze, di ravvisar Cavour, che invero frisse, rilasciando molto grasso.

Brigantino: Così fu inventato il Risorgimento?

Crispi: Esattamente! L'ingerenza inglese fu mascherata in una rivoluzione italiana, di cui Albione moveva nell'ombra i fili: fu proclamata la Non Ingerenza negli affari italiani. Al dunque, infatti, Austria, Prussia e Russia restarono alla finestra, divise peraltro da reciproci rancori.

Lazzaro assuntore: 'O pate delle criature!

Crispi se la cavò stavolta con ventinove sputazzate, e quel che riconobbi come Vittorio Emanuele Secondo finì nell'olio bollente, singhiozzando in francese.

Brigantino: E voi vi trasformaste nuovamente.

Crispi: Sei un cronista da operetta! Nel 1859, divenni monarchico e fui il principale organizzatore della spedizione dei mille.

Brigantino: Si pensa che foste voi a creare la Mafia.

Crispi: La Mafia? Allora non esisteva, ed io organizzai qualcosa, ma non darmi troppi meriti, puzzone! Se di lì a poco la Mafia proliferò, ciò avvenne in virtude di Garibaldi, con le vendite delle terre siciliane. Intanto io da filo sabaudo mi convertii al socialismo.

Lazzaro assuntore: 62! 'O muorto acciso!

Altro Lazzaro: Ambo!

Lazzaro assuntore: Fermi tutti! Allora si raddoppia!

Ben centoventiquattro sputazzate in faccia al Crispi! Lord Palmerston e Napoleone III andarono a farsi friggere!

Brigantino: Continuaste a cambiare bandiera anche dopo l'unità.

Crispi: Non ero io a cambiare, erano gli altri, caro il mio minchione! Nel 1861 fui deputato e ridivenni moderato. Nel 1876 fui pria presidente della Camera e indi poscia Ministro degli Interni.

Brigantino: è vero che foste bigamo?

Crispi: Fu una macchinazione della Magistratura comunista! Ed io non ebbi tempo per depenalizzare quella naturale pratica maschile!

Brigantino: L'accusa non fermò la vostra carriera.

Crispi: Dal 1887 fui Presidente del Consiglio. Attuai, con il Savoia, una politica di gran prestigio internazionale, promossi l'espansione coloniale in Africa. Elevai dazi a difesa della giovin industria nazionale, cambiai l'Italia, il fisco, la scuola! Rafforzai lo Stato. In due parole? Fui un grande!

Brigantino: Perché tanta violenza contro la Sicilia nei moti del 1893?

Crispi: I miei ex paesani, straminchioni, non capiscono altro linguaggio che il bastone! Quei morti di fame insorsero, quando di emigrare avean libertà piena! Ingrati! Proclamai lo stato d'assedio, con fucilazioni ed arresti in massa. Tolsi la libertà di stampa in tutta Italia e misi il Partito Socialista fuori legge. Morale? I Siciliani si piegarono!

Brigantino: Milioni di Meridionali furono costretti ad emigrare.

Crispi: Questo mi inorgoglisce! Ho creato almeno 6 milioni di posti di lavoro. All'estero. Ho liberato la nazione di zavorra maleodorante. Gli elettori mi premiarono nel 1895 con la maggioranza assoluta.

Brigantino: Poi nel 1896 l'esercito fu sconfitto ad Adua e la vostra stella si eclissò.

Crispi: Maledetti negri! Ma la nostra civiltà resta superiore alla loro!

Lazzaro assuntore: 71! L'ommo 'e merda!

Altro Lazzaro: Cartella e Panariello! Fatta!

Crispi fu sommerso dalle sputazzate, e nella padella finirono a calci Rattazzi, Giolitti, De Pretis, Beccaris e tanti altri. Ma, MERAVIGLIA! Alla vista dell'ultimo uomo che veniva buttato nell'olio bollente, GRIDAI stupito:

Brigantino: ISSO ....!!! Ma come è possibile, se era ancora vivo quando ho intrapreso il viaggio?! Non mi vorrete far sperare che ...

Brigantino: Crispi, seguite l'attuale situazione italiana?

Crispi: Mi piacciono i vostri governanti. Sanno come trattarvi e carpir il consenso: veramente bravi!

Brigantino: Che pena scontate qui?

Crispi: Lo sai, fetuso, che sei troppo grasso? Orbitando attorno al Nero Principe, ne respiro l'alito, qual reo di bi-tradimento della Patria. Inoltre ...

Brigantino: Le sputazzate alla tombola?

Crispi: Ben altro! Per la fastidiosa legge del contrappasso, siccome in vita ebbi parecchie mogli, qui io son moglie di molti mariti: bersaglieri, negroni abissini ....

Don Virgilio: Dottò, stanno arrivando cierti MAORI esagerati! Fuimmo, questi non guardano in faccia a nessuno!

Nel mentre scappavamo a più non posso, mi parve di intraveder una vecchina pianger silente.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.

 

Un ritratto politico di Francesco Crispi

da i "Quaderni del carcere" (1929-1935) di Antonio Gramsci

Il termine di "giacobino" ha finito per assumere due significati: uno è quello proprio, storicamente caratterizzato, di un determinato partito della Rivoluzione francese, che concepiva lo svolgimento della vita francese in un modo determinato, con un programma determinato, sulla base di forze sociali determinate e che esplicò la sua azione di partito e di governo con un metodo determinato che era caratterizzato da una estrema energia, decisione e risolutezza, dipendenti dalla credenza fanatica nella bontà e di quel programma e di quel metodo.

Nel linguaggio politico i due aspetti del giacobinismo furono scissi e si chiamò "giacobino" l'uomo politico energico, risoluto e fanatico, perché fanaticamente persuaso delle virtù taumaturgiche delle sue idee, qualunque esse fossero: in questa definizione prevalsero gli elementi distruttivi derivati dall'odio contro gli avversari e i nemici, più che quelli costruttivi, derivati dall'aver fatto proprie le rivendicazioni delle masse popolari; l'elemento settario, di conventicola, di piccolo gruppo, di sfrenato individualismo, più che l'elemento politico nazionale. Cosi, quando si legge che Crispi fu un giacobino, è in questo significato deteriore che occorre intendere l'affermazione. Per il suo programma Crispi fu un moderato puro e semplice. La sua "ossessione" giacobina più nobile fu l'unità politico- territoriale del paese. Questo principio fu sempre la sua bussola d'orientamento, non solo nel periodo del Risorgimento, in senso stretto, ma anche nel periodo successivo, della sua partecipazione al governo.

Uomo fortemente passionale, egli odia i moderati come persone: vede nei moderati gli uomini dell'ultima ora, gli eroi della sesta giornata, gente che avrebbe fatto la pace coi vecchi regimi se essi fossero divenuti costituzionali, gente, come i moderati toscani, che si erano aggrappati alla giacca del granduca per non farlo scappare; egli si fidava poco di una unità fatta da non- unitari. Perciò si lega alla monarchia, che egli capisce sarà risolutamente unitaria per ragioni dinastiche, e abbraccia il principio dell'egemonia piemontese con una energia e una foga che non avevano gli stessi politici piemontesi.

Cavour aveva avvertito di non trattare il Mezzogiorno con gli stati d'assedio: Crispi invece subito stabilisce lo stato d'assedio e i tribunali marziali in Sicilia per il movimento dei Fasci, accusa i dirigenti dei Fasci di tramare con l'Inghilterra per il distacco della Sicilia (pseudo- trattato di Bisacquino). Si lega strettamente ai latifondisti siciliani, perché è il ceto più unitario per paura delle rivendicazioni contadine, nello stesso tempo in cui la politica generale tende a rafforzare l'industrialismo settentrionale con la guerra di tariffe contro la Francia e col protezionismo doganale: egli non esita a gettare il Mezzogiorno e le isole in una crisi commerciale paurosa, pur di rafforzare l'industria che poteva dare al paese una indipendenza reale e avrebbe allargato i quadri del gruppo sociale dominante; è la politica di fabbricare il fabbricante.

Il governo della destra dal '61 al '76 aveva solo e timidamente creato le condizioni generali esterne per lo sviluppo economico: sistemazione dell'apparato governativo, strade, ferrovie, telegrafi e aveva sanato le finanze oberate per le guerre del Risorgimento.

La Sinistra aveva cercato di rimediare all'odio suscitato nel popolo dal fiscalismo unilaterale della Destra, non era riuscita che ad essere una valvola di sicurezza: aveva continuato la politica della destra con uomini e frasi di sinistra.

Crispi invece dette un reale colpo in avanti alla nuova società italiana, fu il vero uomo della nuova borghesia. La sua figura è caratterizzata tuttavia dalla sproporzione tra i fatti e le parole, tra le repressioni e l'oggetto da reprimere, tra lo strumento e il colpo vibrato; maneggiava una colubrina arrugginita come fosse stato un moderno pezzo d'artiglieria.

Anche la politica coloniale di Crispi è legata alla sua ossessione unitaria e in ciò seppe comprendere l'innocenza politica del Mezzogiorno; il contadino meridionale voleva la terra e Crispi che non gliela voleva (o poteva) dare in Italia stessa, che non voleva fare del "giacobinismo economico", prospettò il miraggio delle terre coloniali da sfruttare.

L'imperialismo di Crispi fu un imperialismo passionale, oratorio, senza alcuna base economico-finanziaria. L'Europa capitalistica, ricca di mezzi e giunta al punto in cui il saggio del profitto cominciava a mostrare la tendenza alla caduta, aveva la necessità di ampliare l'area di espansione dei suoi investimenti redditizi; così furono creati dopo il 1890 i grandi imperi coloniali.

Ma l'Italia ancora immatura, non solo non aveva capitali da esportare, ma doveva ricorrere al capitale estero per i suoi stessi strettissimi bisogni. Mancava dunque una spinta reale all'imperialismo italiano e ad essa fu sostituita la passionalità popolare dei rurali ciecamente tesi verso la proprietà della terra: si trattò di una necessità di politica interna da risolvere, deviandone la soluzione all'infinito. Perciò la politica di Crispi fu avversata dagli stessi capitalisti (settentrionali) che più volentieri avrebbero visto impiegate in Italia le somme ingenti spese in Africa; ma nel Mezzogiorno Crispi fu popolare per aver creato il "mito" della terra facile.

Crispi ha dato una forte impronta a un vasto gruppo di intellettuali siciliani (specialmente, poiché ha influenzato tutti gli intellettuali italiani, creando le prime cellule di un socialismo nazionale che doveva svilupparsi più tardi impetuosamente); ha creato quel fanatismo unitario che ha determinato una permanente atmosfera di sospetto contro tutto ciò che può arieggiare a separatismo. Ciò però non ha impedito (e si comprende) che, nel 1920, i latifondisti siciliani si riunissero a Palermo e pronunziassero un vero ultimatum contro il governo "di Roma", minacciando la separazione, come non ha impedito che parecchi di questi latifondisti abbiano continuato a mantenere la cittadinanza spagnola e abbiano fatto intervenire diplomaticamente il governo di Madrid (caso del duca di Bivona nel 1919) per la tutela dei loro interessi minacciati dall'agitazione dei contadini ex combattenti.

L'atteggiamento dei vari gruppi sociali del Mezzogiorno dal '19 al '26 serve a metter in luce e in rilievo alcune debolezze dell'indirizzo ossessionatamente unitario di Crispi e a mettere in rilievo alcune correzioni apportatevi da Giolitti: poche in realtà, perché Giolitti si mantenne essenzialmente nel solco di Crispi; al giacobinismo di temperamento del Crispi, Giolitti sostituì la solerzia e la continuità burocratica; mantenne il " miraggio della terra " nella politica coloniale, ma in più sorresse questa politica con una concezione " difensiva " militare e con la premessa che occorre creare le condizioni di libertà d'espansione per il futuro."

interviste

 

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