"Nella vita, quando si è pieni di energia, si crede possibile ogni azione". È all'insegna del gioco e della leggerezza - oppure nell'urgenza di soddisfare ogni ricordo, domanda, dubbio o desiderio - che Fabio Pacifico affronta l'argomento "emozione" con l'unico mezzo che ha disposizione: la "penna". "Io e la mia penna legati insieme da sempre / io e il mio foglio senza nessuna pretesa". Ma, "ogni scalata ma quando finisce il flusso, quando la penna non corre via veloce, quando il contrario di tutto e il resto di niente".Ecco che il magico correre della penna s'impossessa di ciò che di scritto vive su d'un foglio e, instancabile, l'autore pienamente confessa la sua irrefrenabile voglia di esprimere le intimistiche visioni prima di scolpirli sulla carta, "aspettando che il tempo passi su di loro". "Io volevo essere uno scrittore - confessa l'autore - ma non ho avuto il coraggio di esserlo realmente, non ho avuto il coraggio di sbagliare gli ultimi 2 tiri liberi e ora sono qui a Frosinone ad aspettare la notte, il buio per cominciare a perdermi nella felicità di un foglio, una penna e l'assurdità che è lo scrivere". Sono varie e affascinanti, queste sue forme di pensiero; sono "allegri ascolti" che hanno suoni crudi e parole essenziali nella forma e generose nella sostanza, e sono pronti a "riaccendere quell'attimo eterno" che le ha poste su un foglio, sotto forma di parola. La vita non indugia sul tempo, contro ogni volere c'induce a crescere, a cambiare, ma è anche vero che in ognuno di noi rimane sempre quell'angolo di vita che è sempre lo stesso. L'energia che spinge Fabio a scrivere rappresentata la necessità di affrontare il distacco da ciò che gli è più caro: "lo stesso angolo, lo stesso bar, la stessa velocità". Così avviene l'inizio del volo avventuroso verso sé stesso "Il tuo stomaco ti induce alla pietà / e una foglia larga lontana giudica".. "E vedo il terreno e il bosco / che in questa stagione acerba / sono ricoperti e si perdono / vedo recinti / linee di piacevole legno / dalle porte verdi e spirali di fumo / che abitanti nomadi in foreste". Lo spazio, limitato dal foglio si estende per offrire alla immaginazione l'impulso di mettere a fuoco i limiti del suo mondo reale; il gioco delle dimensioni e delle prospettive affinché avvenga la trasformazione suggestiva di luoghi e della tensione emotiva. "Ogni paura comincia con la / consapevolezza ogni pagina / è scritta". Sono tante le cose cui si è disposti a dire, ma spesso non si dicono perché si è convinti che hanno così poca importanza, ma sono queste le tante cose spesso distruggono. Infatti, a volte basta una piccola parola, magari tirata a forza, un piccolo gesto spontaneo, un piccolo pensiero inatteso ed ecco che il buio più profondo torna a risplendere di luce nuova. "Volo dentro il tunnel del / mio pensiero bloccato / alle fauci da un filo / diretto con quanto ho / fatto e quanto farò". Chi è l'uomo di oggi? Un'anonima massa compiaciuta del proprio niente che sbadiglia, mangia, fa soldi e si dispera per mantenere quell'effimero stato di relativo benessere. Quando un semplice pensiero ti consuma dentro vuol dire che è scattato quel desiderio particolare che porta al baratro in cui si può piacevole cadere. È il sapere che "vivere d'istanti" vuol dire lanciarsi ad esplorare su tutto quanto la vita in quel momento mi regala. Vuol dire frugare "tra le parole" e in esse scoprire le piccole gioie di libertà che da sole riempiono la vita. "Così mi piace sentirmi ubriaco / barcollare vedere ombre e seguire il vento / e le onde / infrangersi / in una differente realtà". Ma… cos'è la libertà? È il contatto necessario e cosciente con una realtà che è capace di rivelare i più bassi istinti e dietro le quinte della apparenza costruisce sovrastrutture per edificare la prigione di un "Io" dimenticato per pigrizia o convenienza. È così che Fabio Pacificio si ritrova a fare i conti con le sue due coscienze: quella dell'uomo e quella del poeta, sol che la coscienza dell'uomo egli la mette sul banco degli imputati. Il confine tra la realtà quotidiana e la propria realtà interiore è l'incubo che si risveglia dell'immaginazione e dispone il suo mondo nel bilico di una ansia che lacerata palpita. "Impassibile sputo contro / l'uomo che mi tende / la mano distruggo e / disfo l'anima di quel / povero cristo steso lì / diverso stato classe sociale / gli sputo contro /e chiedo il conto". Tutto questo si chiama corazza che gli uomini si creano per tutelare un illusorio senso di sicurezza. In fondo in molti c'è quel terribile senso di vuoto. Ed è da sempre che il Poeta sente la responsabilità morale, che corre tra il contorto quotidiano. Sa che non ha più misteri da svelare però sa decodificare il dramma della condizione umana, che lo nutre sempre con la speranza di veder fiorire un miracolo. Fabio Pacifico ha un profilo interiore tormentato, che esprime la sua voglia di ricerca. Egli vuol giungere a toccare l'uomo nel cuore con un linguaggio che molto spesso la parola non riesce a raggiungere. Abitare bene il nostro presente è senza ombra di dubbio la risposta ai dilemmi quotidiani, ma se la razionalità è ragione; l'irrazionalità è quel vento continuo e costante che spinge la vela verso l'unica rotta. È proprio questo continuo tormento che rende più sofferente il distacco dalla vita normale. Rendere testimonianza di ciò che in noi si trasforma diventa capacità di riconoscere la funzione negativa o positiva di un qualcosa che ha il potere di spaccare, folgorare aprire quelle imprevedibili e insospettabili fessure che oggi fanno di noi degli alieni in un mondo che non è più nostro. Vera Ambra |