|
Brigantino:
Eroe, siete malato? Mi aspettavo uno grande e grosso …
avete forse la lebbra?
Eroe:
Ghe manchieva atru che 'a levra! Se ciama
artrite. Scignuia, può far eliminare le mie
statue all’aperto?
Brigantino:
Eh, se potessi! …Eroe, raccontateci qualcosa di inedito
per i nostri lettori!
Eroe:
La Massoneria incarna tutto quanto c'è di onesto, di
generoso, di aspirante al miglioramento umano!
Brigantino:
Ma … che c’entra?!
Eroe:
Mi consenta, il vecchio catafalco ecclesiale e del
diritto divino, in piedi ancora per l'universale
sventura, crolla, e brancolando, ancor non cade nella
polvere, reggendosi con le unghie di avvoltoio! Nel 1834
chiesi ed ottenni l’iniziazione nella Massoneria, di
concerto col Mazzini, nelle logge segretissime che
cospiravano per l'unità d'Italia. Falliti i moti del
‘34, fui condannato a morte dal Savoja, e andai a far
l’Eroe per l’Americhe. Nel ’57 mi accordai segretamente
con Cavour e, grazie alla mia delazione, fallì la
novella insurrezione a Genova; Mazzini fu turna
condannato (in fondo era una grande belina!) La
sua massoneria repubblicana era perdente, poiché le
logge d’oltralpe avean selezionato il Savoja. Liberai
dalla fosca tirannide straniera il Mezzogiorno, e lì
conobbi l’umana tentazione: fu bello fare il Dittatore
con gli onori, la pizza, le palanche! Ma a
contrastarmi c’era l’esercito piemontese del Cialdini,
gran figgiu de 'na gran bagascia, non più
corrotti generali borbonici! M’adeguai e il Regno passò
a Vittorio, che lo bramava per pagar con esso i suoi
debiti.
Brigantino:
Però poi non andaste sempre d’accordo, è così?
Eroe:
Nel 1862 sbarcai in Aspromonte, per muovere contro il
catafalco della reazione che chiamavasi Papato, ma i
puzzolenti Calabri non m’aiutarono, essendo essi della
stessa immonda schiatta dei siculi somarelli! Anche nel
’60, nonostante la mafia del fratello massone Crispi,
solo parva parte di essi si mosse! Tutti voi meridionali
altro non siete che un branco di pecore, fumante il
lezzo della recente monta! Io salverei le donne, se
avessero l’abitudine a lavarsi! Comunque all’Aspromonte
persi il belino (si raccontò della gamba, perché
non è bello sapersi di un eroe buliccio). Salii i
33 gradi del Grande Oriente e fui Gran Maestro effettivo
nel 1864 e Gran Maestro Onorario ad vitam! Nel
1873 ebbi il solenne dono della sciarpa massonica, cinta
a New York e recatami da Fauché, 18° grado, l'uomo che
aveva fornito, per conto di Vittorio Emanuele, 20°
grado, i due vapori per l'imbarco dei Mille, la notte
del 5 maggio 1860.
Brigantino:
Come andò il litigio per le statue del Gianicolo?
Eroe:
Davanti all'arbitrato dell'Intelligenza si umiliano,
ingannandola sempre però, i predatori clericali
crocesegnati: oggi rientrano nel verminaio da dove
uscirono, neri sacerdoti della menzogna, che afflissero
coi roghi l'umanità sventurata e oltraggiata!
Riguardo alla statua … fu una gelosia dei fratelli delle
logge sabaude. All'indomani della mia dipartita verso
l’attuale sistemazione, la legge 3 giugno 1882 n.
780 stabilì l'erezione del mio monumento sul Gianicolo,
come di fatto avvenne: il Savoja Umberto si mostrò
offeso, così il fratello Caracciolo di Bella ottenne, in
Senato, la costruzione di un monumento più grande a
Vittorio. Il fratello massone Emilio Gallori costuì le
statue, che furono così inaugurate il XX settembre 1895.
Per rendere più solenne l'evento, il parlamento proclamò
festa nazionale il giorno di Porta Pia. |