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vengono riportati i messaggi degli ultimi sei mesi

Signorinella pallida

02/02/2012

Questa canzone la cantava mia mamma e mi faceva sognare. Poi io la cantavo a mia figlia e lei sognava Ora la canto alla mia nipotina e le sogna. Lara

d'agostino

02/02/2012

Prima da tutto scusi il mio italiano, sono nata alla Argentina. Per favore, scrivo per fare una domanda su un casale: il Casal D'Agostino, Castrovillari, provincia di Cosenza. E' al piede dal monte Sant'Angelo. L'ho visto al "flick" in Internet. Questo casale è di mio interesse perché il nonno da mio marito era di Castrovillari e suo cognome era D'Agostino. Mi può dire qualcosa di questo casale di Castrovillari? Tante grazie nuovamente cordiali saluti e buon 2012! Cristina

Se qualcuno sa dare notizie è pregato di scriverci

L’ombra del caimano

01/02/2012

Sono completamente d’accordo in merito all’articolo: “L’ombra del caimano”. Cari saluti Santo Catarame

Jamm jà

29/01/2012

Non ci sono dubbi su difendere le "nostre" tradizioni ed il "nostro" onore dalle offese del tempo e dell'ignoranza (a volte falsa per interesse), che spera di far dimenticare alle nuove generazione e qualche volta anche alle vecchie, affievolite dalla quotidianità e dagli antichi sacrifici, chi siamo e da dove veniamo. Non sono e non faccio il nostalgico, non tolgo nulla alla nostra Italianità che abbiamo conquistato e costruito anche noi e di cui siamo parte fondamentale in tanti esempi, ma amo la verità e credo fermamente che la menzogna storica non rende merito a nessuno ed acuisce i luoghi comuni che sono il fondamento della stupidità e fomentano l'odio nelle menti non illuminate, ecco perché il vostro lavoro ed impegno è meritorio, nel mio piccolo vi seguirò e non mancherò di parlare del vostro sito. Con questo vi auguro un buon lavoro e ricambio i cordiali e graditissimi saluti. Ben fatto!! Jamm jà!! A.M.

27/01/2012

Non vivo più a Napoli, ahimè da tempo, di padre napoletano e di madre siciliana... più suddista di così? Quando posso torno dove "l'aria mi appartiene" e mi perdo piacevolmente. Volevo farvi i complimenti per la completezza degli argomenti e l'orgoglio che con il vostro impegno dimostrate, l'orgoglio di appartenere ad una terra antica troppe volte "terra di conquista" da parte di tutti, l'ultima nel 1860!! Finalmente un po' alla volta la storia dovrà essere riscritta e quindi fugare ogni falsità!! Jamm jà!!!! Saluti A.M.

Nonna Nonna

27/01/2012

Egregi Signori, Vi sono grato se potete darmi un’indicazione per trovare il testo di “Nonna Nonna” di A. Paliotti. Grazie e cordiali saluti G.S.

due monologhi

26/01/2012

Egregi Signori, ho bisogno del Vostro aiuto per ricercare due monologhi che un mio zio recitava negli anni quaranta del secolo scorso durante feste familiari come battesimi, cresime e così via. Il primo si chiamava “’O tuocco” e parlava di un dichiaramento che si concludeva con la morte del protagonista. Il secondo parlava di “una Nennella con capilli anella anella” che muore di consunzione. Capisco che i dati che Vi do sono pochissimi, ma forse Voi potete risalire agli autori e comunicarmeli. Le mie ricerche fino ad ora non hanno dato alcun risultato. I testi andarono persi durante i lavori di ristrutturazione dopo il terremoto degli anni ’80. Vi ringrazio per quanto potrete fare.

Cordiali saluti e complimenti per il sito.

G.S.

culturalmente onesto

25/01/2012

Buon giorno, vi seguo da un po’ di tempo ed apprezzo molto il lavoro che svolgete ritenendolo encomiabile e “culturalmente onesto” (virtù rara ai giorni nostri). Navigando sul vostro sito mi sono imbattuto più volte in meravigliose carte geografiche del Regno delle due Sicilie e, benché abbia a lungo cercato su internet, non ho trovato dove poterle comprare. Se siete a conoscenza di siti o librerie dove poterle acquistare vi sarei grato se potesse fornirmi tale indicazione. Vi ringrazio sia per l’informazione ma principalmente per ciò che fate per la nostra terra. F.B.

Ringraziando del contributo che segue di Giovanni Maduli, dobbiamo evidenziare subito che dissentiamo da qualunque forma di qualunquismo. Destra e sinistra esistono ancora. Oggi più di prima. (Il Portale del Sud)

DUM ROMAE CONSULITUR, SAGUNTUM EXPUGNATUR

Tito Livio, Storie, XXI, 7,1

(mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata)

di Giovanni Maduli

22 gennaio 2012

Da decenni ormai le banche hanno preso possesso dell’economia e della finanza mondiali. Le banche hanno la loro polizia privata, la polizia europea con sede in Italia, con poteri e immunità illimitate e non perseguibili nemmeno dalla magistratura. Le banche italiane, con il così detto decreto salva Italia (art. 44), avranno le carceri private.

Assistiamo giornalmente alla distruzione dello stato sociale e democratico; quello stato voluto e ottenuto dai nostri padri a seguito di lotte e sacrifici spesso duri e sempre pesanti. Assistiamo alla delegittimazione della magistratura che, non appena si permette di puntare il dito contro qualche potente di turno, viene subito umiliata e dileggiata, anche dai media. Assistiamo alla cancellazione del futuro non solo nostro ma soprattutto dei nostri figli. E tutto questo è ancora più grave e più pesante per noi meridionali di questa Italia divisa in due parti: una che prende e l’altra che dà. Da centocinquanta anni.

Il potere del denaro e la sete di potere hanno soppiantato in tutto il mondo, e in quello occidentale in particolare, i valori di solidarietà, umanità, rispetto, collaborazione, altruismo, semplicità, modestia e tanto, tanto altro. Vige il credo dell’ “apparire”. L’“essere” non ha più alcun significato.

In questa cloaca di vicende, volute in primis da popoli stranieri e lontani che nulla avevano e hanno a che vedere con la profonda e sobria cultura mediterranea, i rappresentanti dei popoli si sono via via adagiati sulle comodità dei piaceri e delle lusinghe offerte dal potere stesso, paghi del loro auto referenzialismo, sordi ai bisogni dei popoli e delle genti. I poteri forti, tutti, nessuno escluso, anche quelli religiosi, questi ultimi indifferenti ai bisogni veri dei suoi fedeli, hanno pian piano deposto le armi; da un lato ricattati da chi li minacciava di totale distruzione, da un lato ammaliati dai “vantaggi” che la collusione con certi poteri prometteva e promette.

Tutto sulle spalle dei popoli e del loro futuro. Il mondo si avvia a cancellare la classe media. Presto ci ritroveremo in un nuovo medioevo diviso in servi (la maggioranza) e serviti (una esigua minoranza).

E noi, noi cittadini di oggi, figli di quei padri che lottarono e soffrirono per offrirci un futuro migliore, guardiamo impassibili il disfacimento del loro duro lavoro, del loro duro progresso sociale. Noi siamo e saremo responsabili non solo delle nostre sventure ma anche e soprattutto di quelle dei nostri figli. Con quale coraggio potremo domani guardarli negli occhi sapendo che nulla abbiamo fatto per impedire che ciò accadesse?

È facile scrivere da dietro una tastiera di pc; indignarsi a parole e mandare invettive contro tutto e tutti. Ha ragione Paolo Barnard quando dice che siamo tutti “rivoluzionari da tastiera”, incapaci di mettere in atto vere forme di protesta ancorchè democratiche e legittime. E non ci si rende conto che le tastiere, i pc, i blog, Facebook, Tweetter e tutte quelle forme di falsa socializzazione in realtà ci allontanano di fatto gli uni dagli altri. Siamo tutti “connessi”, tutti “collegati” ma in realtà siamo tutti soli nelle nostre stanze a strimpellare frasi più o meno ovvie e più o meno scontate sulle nostre tastiere. Abbiamo perso il senso del contatto umano, dello stare insieme, del discutere de visu. Ci sentiamo tutti partecipi di un mondo di “connessioni” e di “contatti” mentre in realtà, proprio a causa di quegli strumenti che ci fanno sentire così vicini, non siamo mai stati così lontani gli uni dagli altri. Divide et impera dicevano i latini e questo è ciò che “loro” stanno facendo. I siti, i blog, i vari facebook e quant’altro non sono altro in realtà che strumenti per controllarci, farci sfogare psicologicamente e, soprattutto, tenerci di fatto divisi però facendoci credere di vivere in una democrazia. E tutto deve servire a questi scopi. Il calcio ci divide e ci impegna in fazioni opposte che si combattono e che servono sopratutto a fare sfogare eventuali istinti focosi di qualche facinoroso. Le televisioni hanno perso ogni valore culturale. La vita sociale reale non esiste più. Chi più chi meno siamo tutti nemici gli uni degli altri; non ci si saluta neppure fra condòmini di uno stesso stabile. Si ha perfino vergogna di chiedere al vicino un po’ di sale se ne manchiamo.

E noi ciechi, non vediamo e non capiamo. E ci lasciamo manipolare e dividere come pecore di un branco da macello. Invece di unirci ci dividiamo: noi, loro, gli altri…

Ma chi siamo i “noi”? Chi sono i “loro”? Chi sono gli “altri”? In realtà siamo noi tutti; tutti i cittadini di questo mondo avviato verso il totalitarismo più bieco e spregiudicato, a confronto del quale i totalitarismi del passato sembreranno semplici esercitazioni. E ci lasciamo dividere, stupidamente, anche al nostro interno. Il mondo meridionale in particolare, che è quello che più dovrebbe starci a cuore, non fa eccezione. Siamo divisi in una miriade di partiti, partitini e movimenti che spesso si spaccano e si dividono. Nasce il sospetto che in qualcuno non alberghi un sincero, leale e disinteressato senso di riscatto, ma semplicemente la banale e squallida voglia di riuscire a coltivare il proprio orticello; ritagliarsi una fettina anche minima di visibilità. Non si è compreso e non si comprende che solo una vera unità potrà forse porre le basi per un vero riscatto dei popoli e di quello meridionale in particolare.

Non si è compreso che si è fatto il gioco del potere.

Non arriveremo da nessuna parte se continuiamo a dividerci ed a farci dividere. Non arriveremo da nessuna parte se continueremo a non vedere ciò che accade intorno a noi. Non arriveremo da nessuna parte se non ci informiamo. Spegniamo le televisioni, buttiamo i giornali, scendiletto del vero potere più o meno occulto. Usiamo internet, leggiamo cosa scrivono gli altri e, soprattutto, smettiamo di credere in ideologie del passato come la “destra” o la “sinistra” che, (leggendo si apprende anche questo), sono state create a tavolino dallo stesso potere. Chi ha ancora idee di “destra” legga qualcosa di “sinistra”; chi ha idee di “sinistra” legga qualcosa di “destra”; chi è religioso legga qualcosa di chi non lo è e viceversa. Solo così avremo una idea meno offuscata di quel che il potere ha in serbo per noi. Quel potere che indistintamente ha finanziato e promosso la rivoluzione bolscevica ed il nazismo di Hitler, la rivoluzione francese e tanto altro. Quel potere che ha a volte osteggiato, a volte osannato la Chiesa. Apriamo gli occhi! Riappropriamoci della nostra vera identità che è una identità di uomini liberi e pensanti, ognuno con le proprie legittime tendenze. Riappropriamoci della nostra dignità!

Incontriamoci,uniamoci, vediamoci e lasciamo agli strumenti del web solamente la funzione sola che loro dovrebbe competere: tenerci informati e darci appuntamenti.

-       Abbiamo assistito all’annullamento della nostra Costituzione; andiamo in guerra quando ci è espressamente vietato; subiamo un governo imposto al di fuori di ogni regola democratica e costituzionale; subiamo lo strapotere di poteri esterni (ma anche interni) che ci dicono cosa dobbiamo o non dobbiamo fare;

-       abbiamo subìto la perdita della sovranità monetaria;

-       abbiamo subìto la perdita della sovranità politica;

-       abbiamo subìto la perdita della cultura;

-       abbiamo subito l’avvento dei poteri mondiali finanziari;

-       abbiamo subìto la nascita di una polizia europea (in realtà dei banchieri) che non ha alcun limite e non è perseguibile da alcuno;

-       stiamo subendo la nascita delle carceri private nelle quali sarà obbligatoria la compartecipazione delle banche;

-       abbiamo subìto e continueremo a subire la perdita dei nostri diritti;

-       abbiamo perso il diritto di scegliere i nostri rappresentanti in parlamento;

-       abbiamo subìto l’appropriazione indebita di tutte le frequenze TV;

-       abbiamo subìto l’estorsione della nostra moneta reale e saremo sempre più obbligati ad usare una teorica moneta elettronica;

-       si parla di microchip sottocutanei per controllare di ognuno cosa farà, dove andrà, cosa comprerà;

-       abbiamo perso la nostra privacy; siamo sempre controllati, nelle autostrade, per strada, in banca, nei supermercati;

-       subiamo il Codex Alimentarius;

-       subiamo gli OGM;

-       subiamo i disboscamenti selvaggi e l’inquinamento dei mari;

-       subiamo le trivellazioni selvagge nei nostri territorii e nei nostri mari;

-       subiamo l’inquinamento radioattivo dei nostri territori e delle nostre falde idriche;

-       subiamo la crescite esponenziale di allergie, intolleranze alimentari, tumori;

-       subiamo la negazione delle cure del cancro;

-       subiamo inconsapevolmente l’avvelenamento dell’aria attraverso il rilascio clandestino di scie chimiche;

-       subiamo la negazione di energie alternative, pulite e gratuite per tutti;

-       subiamo il progetto H.A.A.R.P. e forse il condizionamento dei nostri climi;

Cosa altro dobbiamo subire per comprendere che non è più il momento delle sole discussioni? Che è giunto il momento di unirci, di collaborare, di reagire?

Ma per favore, non su Internet.

Monti: è un attacco all'Europa

14/01/2012

Monti: è un attacco all`Europa Il professore preoccupato dalle conseguenze sugli investimenti stranieri La reazione «Adesso mi auguro una serissima reazione comune di tutti i paesi europei» Da "Il Corriere della Sera" di sabato 14 gennaio 2012

Perché solo ora? Leggiamo, con piacere, che ieri (13 gennaio 2012) anche il Presidente del Consiglio, prof. Mario Monti, ha parlato di “attacco all’Europa” da parte delle società di rating. Molti cittadini italiani lo pensano da tempo, come ho scritto nell'articolo del 9 ottobre 2011 (tre mesi fa!), pubblicato in “Rischio Calcolato” e in tanti altri giornali online. Purtroppo, i “grandi quotidiani” italiani non l’hanno voluto nemmeno riprendere. Agostino Spataro

Il Portale del Sud aveva pubblicato l'articolo in questa pagina

La legge dei grandi numeri

11/01/2012

Sì, correva proprio il mese di Aprile 1955 ed a Torino era in corso il congresso del PSI. Il mese precedente – marzo 1955 – la Cgil era uscita notevolmente ridimensionata dalle elezioni per il rinnovo delle commissioni interne tenutesi alla Fiat. Il paese, intendendo per tale quello dei contadini e degli operai, continuava a non vivere un buon momento.

Ed infatti nella sua relazione Nenni disse che “la democrazia aveva avuto dalla Resistenza il compito di dare vita a uno Stato che per le masse, per gli operai e specialmente per i contadini non fosse più nemico”. Andando avanti nel suo intervento il segretario del Psi formulò il noto slogan dello “Stato forte con i forti e non forte con i deboli”. Mi colpirono quelle parole ed a quasi sessant’anni da quando le lessi, le ritengo sempre attuali, segno senz’altro che in questo paese lo Stato ed il suo potere non sono mai stati forti con i forti. Leggerle poi come titolo dell’editoriale del mese mi hanno fatto capire che la tensione per la denuncia del malcostume e dell’arroganza del potere costituisce il valore portante dei redattori del “Portale del Sud”. E’ evidente che in questi presupposti, intesi come scelta di vita aderisco e mi riconosco pienamente.

Il cavaliere si dice che abbia chiesto un turno di riposo, durante il quale intende studiare le strategie future per il paese e riorganizzare l’armata brancaleone del suo partito, che negli ultimi tempi aveva registrato più di un forfait. La verità è che un paese non si governa con le chiacchiere né tantomeno ignorando i problemi e cosa ancor peggiore nascondendone la gravità. Se a ciò si aggiunge che a livello internazionale i tempi per le barzellette e per la presunta fama di macho avevano superato il limite della sopportazione, si capisce che poco c’è mancato che in qualche cancelleria europea non fosse accompagnato alla porta e messo fuori a pedate. Di qui il passo indietro. A questa decisione qualcuno emise un sospiro di sollievo, sperando che “i professori” chiamati al capezzale dell’ammalato fossero in grado, dopo aver diagnosticato la patologia sofferta, di somministrargli le cure necessarie.

Una delle prime valutazioni, che gli eminenti accademici credo che abbiano fatto è stata una sorta di anamnesi recente e forse anche remota dell’infermo, considerato che per quasi 18 anni il degente è stato allevato dalle a dir poco bizzarre cure del “ghe pensi mi”.

Il quadro che i professori hanno acquisito a dire il vero non è che non fosse noto, certamente la gravità era dissimulata dalla paranoia del “tappo” e dalla coorte della compagnia “ditegli sempre di si”, tuttavia i dati trimestrali della Banca d’Italia e quelli mensili dell’Istat denunciavano il disastro economico e finanziario del paese. Negli ultimi tre anni sovente si è assistito al teatrino che mentre i dati via, via formulati dagli organismi predetti venivano divulgati, il gigante “tappo” li leggeva a modo suo invertendone il significato, per cui alla fine il paese era ricco, le famiglie piene di soldi, i giovani tutti al lavoro ed i ristoranti pieni, anche se quotidianamente sui giornali si leggeva che vasti strati della popolazione con i loro magri redditi non arrivavano alla fine del mese.

Di fronte a questo guaio “il ghe pensi mi” e la sua coorte si resero conto che bisognava farsi da parte e chiedere l’aiuto dei grandi luminari, i quali forti anche del sostegno di Re Giorgio hanno preso il timone della nave per disincagliarla dai bassi fondali della crisi.

Va detto che pochi sprovveduti si aspettavano miracoli e risultati immediati, i più infatti sapevano come sanno ancora che la navigazione è piena d’insidie e che i pirati non incrociano soltanto le coste somale. Nel “civile occidente” gli abbordaggi e gli arrembaggi provengono dalle grandi organizzazioni mondiali ed europee come il FMI, la BCE, l’UE, le Big Three di rating come Standard & Poor, Moody’s e Fitch Ratings, le quali decidono sul destino di miliardi di esseri umani nel nome del Dio profitto.

Di buona lena i professori si sono messi al lavoro ed hanno concepito il decreto “Salva Italia” che il Parlamento ha trasformato in legge.

Gli autori dell’editoriale cui mi riferisco hanno in modo egregio e chiaro sottolineato il paradosso di fondo del decreto che è l’iniquità che accompagna l’intero articolato che professori e Parlamento hanno generato. Hanno agito a senso unico i professori, con una protervia ed una cattiveria che le lacrime della rappresentante del dicastero del lavoro ne hanno denunciato in modo eloquente la misura e la profondità dei tagli e perché no delle infamie disposti.

E’ vero che le guerre, almeno fino all’ultima, le hanno combattute in buona parte i contadini e gli operai coscritti, tuttavia alla fine una parvenza di giudizio popolare o quantomeno la storia i responsabili li ha identificati e giudicati.

Con i professori, salvo i calcolati ed elettoralistici “sussurri e grida” dei seguaci del “sole delle alpi” o di quelle più misurate del profeta di Montenero di Bisacce, si son trovati tutti d’accordo compresi i sindacati, i quali, ridotti ormai alle effimere agitazioni, come si è soliti fare con i succhi di frutta prima dell’uso, non contano nulla più.

In conclusione ha pagato la povera gente, hanno pagato i redditi fissi, hanno pagato i pensionati, hanno pagato i cinquantenni, hanno pagato le donne, hanno pagato gli inoccupati, i disoccupati, le giovani ed i giovani. Bravi i professori e con essi bravi i peones del governo precedente insieme all’amico di don Verzè, così come bravi non c’è che dire sono risultati i rappresentanti delle cd forze responsabili dell’ex opposizione, le quali tuttavia sono risultate tali solo a senso unico, tutte a sfavore delle categorie meno abbienti come appunto quelle del reddito fisso e quelle al colmo senza reddito.

Il carattere assurdo ed esagerato che ha assunto la politica d’intervento iniziata con l’insorgere della crisi, specialmente in Europa, è ormai sotto gli occhi di parecchi.

Nel nostro paese per esempio il fatto che si parli di articolo 18 quando viceversa il problema è chiaramente quello della disoccupazione di lungo periodo od ancora che la banca centrale abbia deciso e promosso di passare attraverso il sistema bancario europeo per sostenere i paesi con problemi di cosiddetto debito sovrano, consentendo però allo stesso sistema bancario di far ampi e lucrosi profitti nell’intermediazione, denuncia con chiarezza la misura del ruolo assunto dalla finanza nel sistema economico internazionale prima e di tutti i paesi poi.

Ruolo che si manifesta con maggiore chiarezza, e che forse trova nei professori i suoi profeti e i suoi sostenitori, nel fatto che gli stessi mercati finanziari con i loro comportamenti omertosi hanno contribuito in modo determinante allo scoppio della crisi. Oggi gli stessi mercati finanziari sono i giudici della qualità delle manovre economiche finalizzate per risolvere secondo loro i problemi del debito pubblico (per es. la lettera di Trichet e Monti al Cavaliere e quindi il decreto del 6 dicembre 2011), i quali appunto affidano agli yes-man o ai meglio identificabili professori liberisti lo svolgimento dei lavori sporchi delle decimazioni di massa.

L’incredibile, proseguendo nella valutazione della fase sta nel fatto per esempio che in momenti di crisi è senz’altro molto, ma molto più difficile che una società come la nostra, che sta pagando da anni costi elevati, sia nelle condizioni che le proprie strutture sociali – pensioni, sanità, scuola, ricerca, pubblico impiego, lavori pubblici, beni comuni - si adatti alle regole imposte dai mercati finanziari, e non il contrario.

Dov’è infine la contraddizione logica che emerge dal comportamento dei governi del “ghe pensi mi” e dei professori? La contraddizione risiede nel fatto che un diritto sostenuto non solo da un vasto ed acquisito retroterra di letteratura materiale, e che si è tradotto in sistema di vita che si è affermato e consolidato, non è più possibile separarlo dagli apporti analitici e dai fatti che lo hanno prodotto e concretizzato dal nascere della Costituzione fino all’apparire dei devastatori ad una dimensione del teatro dei pupi condotti dal puparo degli ultimi 18 anni.

Se una scienza riconosciuta per neutrale quale è quella delle rilevazioni statistiche eseguite da organizzazioni dello Stato od anche dal Centro Studi della Banca d’Italia od ancora dalla Confindustria hanno verificato ed assodato uno spostamento negli ultimi anni nella distribuzione del reddito tra i 10 e 15 punti percentuali del Pil a favore del capitale è evidente che i professori come minimo avrebbero dovuto metter mano a queste rapine e compensarne i danni. Ciò anche perché lo sviluppo di lungo periodo richiede scelte come quelle sulla distribuzione del reddito: altrimenti per esempio la domanda chi la sostiene? Il Cavaliere, i Professori? Puaff!

La madre di tutte le questioni resta senz’altro l’occupazione, con tutte le conseguenze che essa implica dal punto di vista della politica economica (?!). Ciò significa assumere una politica che prorompa nello scenario macroeconomico della crisi, che diventi la forza e la continuità di una sfida permanente perché coinvolge e si riferisce in termini di salvaguardia – penso a Fincantieri, a Termini Imerese, a Omsa, ai Ferrovieri, ai Trasporti pubblici, alla scuola, all’Università, etc – e di riqualificazione – penso alla ricerca di processo e di prodotto – della struttura produttiva, così come alla necessità di nuove regole – penso alla sicurezza del lavoro, all’integrazione dei lavoratori migranti – fino alla ricomposizione dei processi di frammentazione del lavoro – penso al superamento dell’arcipelago dei tanti lavori perché il lavoro è unico sotto tutti i cieli del mondo si svolga – che possono rompere la coesione sociale.

Come concludere? Necessita un profondo cambiamento, certamente difficile, ma non impossibile. Intorno c’è una moltitudine in movimento da Camilla in Cile, ai “we are 99%” negli Usa, alle primavere arabe del mediterraneo, ai No Tav in Val di Susa., alla Fiom, ai Cobas.

Antonio Casolaro

il ronzio della zanzara

09/01/2012

Questa mia per comunicare che a distanza di qualche anno è rinato “Il ronzio della zanzara”. Chiunque voglia inviare articoli, post o quant’altro può utilizzare questo indirizzo e-mail. Cordialità Giovanni Lafirenze

http://ilronziodellazanzara.bloog.it/

IL SENATUR

03/01/2012

Umberto Bossi segretario nazionale della lega Nord da sempre ha ingiuriato personalità politiche, istituzionali e non solo. Sempre il senatur non ha mai cessato d’oltraggiare sia il Tricolore, quanto l’Inno di Mameli simboli dell’unità nazionale (polemiche storiche a parte). Un esempio per tutti il dito medio alzato dell’Umbertun il 20 luglio a Padova durante l’esecuzione dell’inno nazionale. Ancora: Sia lui, quanto i suoi uomini a turno nel tempo riescono ad offendere diverse categorie di lavoranti, artisti ecc… Lui disprezza tutto ciò che lo circonda anche la famosa Roma ladrona che bonariamente lo ripaga con mensili e puntuali stipendi da favola. Oggi il leader del carroccio prende le distanze (Carthago delenda est) dal Pdl reo quest’ultimo (a suo dire) di sostenere una manovra finanziaria al fianco della sinistra, dimenticando d’essere lui stesso artefice e complice dell’attuale baratro finanziario italiano.

Bossi oblia i propri scheletri nell’armadio e posiziona il partito del Cavaliere da Giussano tra i banchi dell’opposizione, trascurando i numerosi benefici ottenuti per mezzo del Pdl, dimentica quando la Gelmini, ex Ministro dell’Istruzione, gli conferisce una laurea honoris causa proprio in scienze della comunicazione (ma altro attestato proprio no…?). Certo Bossi è un grande comunicatore, ma solo per chi lo ascolta e non possiede idee proprie, altrimenti non mi spiego il delirante sostegno della sua base elettorale nel corso del volgare attacco al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il caso nasce al raduno “Berghem Frecc” nel comune di Albino, Bossi insulta, ironizza, compie volgari e triviali gesti nei confronti del Capo dello Sato, i militanti del Sole delle Alpi urlano secessione e tanto altro, l’Umbertone conclude con queste affermazioni: “Non sapevo che l'era un terun”.

Scusa Bossi ma in questi vent’anni hai sempre dormito…? Non ricordi quando definisci mafioso il tuo ex alleato…? Oggi chissà quale recondita ragione ti costringe a rispolverare antichi e violenti slogan: “Noi dobbiamo andare a Milano a confermare che con le buone o le meno buone che Padania sarà: adesso ci siamo rotti le balle”, “Non sarà più secessione ma indipendenza”, “Ci sono momenti in cui la battaglia è decisiva: liberi o schiavi”.

Ma caro Umberto non pensi che al contrario tutti noi siamo stanchi, nauseati d’ascoltare le tue fesserie (eufemismo)... Conferma di tutto questo è stata l’istantanea replica a difesa del Presidente dell’intera maggioranza parlamentare e politica, anzi l’opposizione (IDV) è andata oltre, infatti L’Onorevole Di Pietro (e non solo lui) ravvisa nei movimenti bossiani gravissimi reati penali punibili dagli articoli 290, 291, 292, vale a dire: “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali”. Naturalmente non posso che condividere il pensiero dell’Onorevole Di Pietro, difatti in veste di Senatore della Repubblica Bossi deve porre fine a odio, violenza e razzismo, dovrebbe contenere la propria esuberanza, perché offendere onore e prestigio di un Capo di Stato è reato punibile (per un cittadino comune) con una pena detentiva che può variare da uno a cinque anni di reclusione. Non solo: “ la legge punisce chiunque costituisce, organizza dirige movimenti atti a colpire l’ordinamento dello Stato“.

Caro e distratto Bossi qualsiasi persona ingiuria la bandiera nazionale o altro simbolo dello Stato è perseguito dalla legge italiana, ma devi sapere che è reato anche offendere bandiere di altri Stati. Ingiuriare il Tricolore vuol dire colpire Istituzioni, Forze Armate, Forze dell’Ordine ecc.. Non so se tutto questo, come suggerisce l’Onorevole Di Pietro avrà un seguito giudiziario, onestamente lo spero per via dei privilegi da abrogare a Voi parlamentari, se un cittadino offende le istituzioni paga in proprio, perciò verrei che te pagassi in prima persona ogni ingiuria, ogni vilipendio, nel contempo invio a tutti i crociati del Sole delle Alpi il consiglio di utilizzare autonomamente i propri Neuroni.

Giovanni Lafirenze

La Gelmini, nel concedere la laurea a Bossi, ha creato una "realtà parallela", fatta di neurini (più che neuroni) che corrono gioiosi ed ignari in gallerie che partono da Ginevra e arrivano al Gran Sasso...

prestare attenzione

31/12/2011

Buongiorno, ho visto il Suo sito e volevo complimentarmi con Lei perché è fatto veramente bene ed è molto ben curato. Solo...volevo consigliarLe di prestare attenzione alle notizie che magari le vengono date da persone auto-certificanti, che potrebbero essere fasulle e quindi bollare di poca attendibilità il suo sito internet. Se vuole avrei alcune cose fasulle di millantatori, che ho notato. Gente poco seria. Augurandole un buon anno nuovo. Cordialità P.B.

complimenti

14/12/2011

Dopo una giornata di visita a Napoli, sono tornata a Roma e tramite Internet ho iniziato a spaziare nei siti che descrivevano la cultura meridionale, prima con Wikipedia, poi per caso nel vostro sito, sono rimasta piacevolmente sorpresa per le notizie obbiettive ed oggettive che vi ho trovato, ho scoperto delle verità, annientate dalla politica e dai luoghi comuni, per questo vi ringrazio. E vorrei esortarvi, per quel che si può, ad alzare una giusta voce contro l'arroganza e l'ignoranza della lega, facendo sentire anche la vostra, per portare a conoscenza la grandezza del Sud, annientato da notizie di camorra, mafia e assistenzialismo. Giuseppina G.

La mostra MADE IN SICILY all’Albergo dei Poveri, curata da Nicolò D’Alessandro, è qualcosa di più di una consueta mostra.

Bellezza e Riflessione

Non ho gli strumenti per un’analisi critica dell’arte figurativa, ma certo non è difficile capire quando si è di fronte a un evento che ci propone bellezza e riflessione.

Intanto, ben s’intende, non è impresa facile mettere assieme 176 artisti, mettere assieme cioè temperamenti singolari ed inevitabili esigenze individuali.

Ci si trova di fronte a qualcosa forse di irripetibile: vedere riuniti nello stesso tempo e nello stesso spazio, ed è quello che più conta, tanti artisti, pittori e scultori, provenienti da tutte e nove le province della Sicilia, da Enna a Ragusa, da Caltanissetta a Trapani, ecc.

Un’occasione, un momento d’incontro e di seppur tacito confronto, tanto raro in queste nostre contrade artistiche, dove l’insulare solitudine è coltivata come un geloso privilegio.

Una forza questa, ma anche un limite all’espandersi e al riconoscimento del talento artistico nato in terra di Sicilia.

Questa mostra, credo anche nelle intenzioni di Nicolò D’Alessandro, è un modo di fare uscire la Sicilia dal suo isolamento, di immetterla in un circuito che superi i confini regionali, se non provinciali.

Si ha sottocchio un panorama dello stato dell’ arte figurativa in Sicilia, dove non c’è una tendenza riconoscibile, ciascun artista si offre con il suo stile, più o meno interessante, più o meno bello, ma non è mai uno sguardo inerte: è come una boccata d'aria fresca, di riconquista del senso e dell'aspetto estetico, uno sguardo arioso ed emozionale, un'altra Sicilia, di fronte e in contrasto con il sospetto di una terra in decadenza che tanto ci deprime.

Una specie di terapia della speranza, almeno per chi scrive.

Per dire che questa mostra è, come sempre dovrebbe essere, non solo un assegnato circuito estetico, ma un’apertura, un accrescimento culturale, un modo per interrogarsi su chi siamo, su che cosa è la bellezza.

Se, ad es., per noi siciliani vale la pena volerla e perseguirla la bellezza, non solo nell’arte, ma attorno a noi: lo scarto tra il ristoro di quell’arte e la “bruttezza” che ci colpisce appena fuori, è prepotente. E viene voglia di tornare indietro, restare dentro, ripercorrere con maggiore volontà contemplativa la bella schiera delle opere in mostra.

E capita anche di parlare con il maestro D’Alessandro, e con Aurelia,

la compagna, più propriamente l’alter ego di Nicolò, i quali vi diranno che in tutto questo ci devi credere: gli sforzi, i sacrifici, le fatiche, perché vengano alla luce, tra l’altro, talenti misconosciuti o la “revisione del concetto ambiguo di contemporaneo”.

Una mostra da vedere per chi vuole riflettere e guardare la Sicilia da un versante meno asfittico.

All'Albergo dei Poveri, una degna cornice, una struttura anch'essa degna di essere visitata.

Fino al 23 dicembre.

Nicola Lo Bianco, 12 dicembre 2011

Potere alle donne

12/12/2011

Da Piazza del Popolo a Roma oggi la speranza si è trasformata in certezza: “women have the power”. Si solo l’altra faccia della luna cambierà il mondo. Potere alle donne con convinzione, perché se lo stanno conquistando con la lotta come insegnò Rosa Luxemburg.

Antonio Casolaro

Ma qualcuno sarà pure responsabile del disastro? O No!

10/12/2011

È inutile però piangere sul latte versato direbbe qualcuno a chi di fronte alle misure assunte dal governo Monti si chiedesse: ma se siamo arrivati a questo punto ci sarà pure un responsabile, qualcuno che non ha vigilato, che non è intervenuto, che ha lasciato che le cose continuassero ad aggravarsi? E no caro Lei mi andrebbe di dire a chi quasi fatalisticamente rispondesse con il vecchio proverbio citato all’inizio. Non sono per nulla d’accordo di assolvere impunemente un ceto politico ed il suo più sintomatico e significativo rappresentante per come ha gestito il paese alla luce dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che ahimè si tradurranno specialmente per disoccupati, pensionati, lavoratori e lavoratrici in lacrime e sangue per i sacrifici cui dovranno sottoporsi. [continua] Antonio Casolaro

ESEMPI DEL SUD!

08/12/2011

Innanzitutto grazie a Voi, grazie perché mi insegnate cose di cui non ero a conoscenza. E' la prima volta che 'spero' nella lega nord, spero si faccia il referendum per la secessione; sono 150 anni di soprusi e Roma ha sempre lavorato per il nord e il progressivo isolamento del Sud, e tutto si sta definitivamente compiendo. La poesia del Belpaese non esiste più e la nostra sola salvezza, la salvezza del Sud, è di dividerci dal nord e ricominciare il nostro percorso economico e culturale supportando le nostre aziende, i nostri prodotti, la nostra cultura che temo pochi conoscano. Quando ci ricorderemo di essere meridionali ci salveremo, pur soffrendo, ma son sicuro che per le generazioni future non daremo una speranza ma una grande certezza. Solo la secessione ci può salvare, tutto il resto, e il resto sarebbe la coesione, sono favole a cui nessuno quaggiù deve più credere. E poi, ci aveva avvisato Francesco di Borbone. Mi permetto di metter a conoscenza del mio blog www.domenicoadonini.blogspot.com. Un caro saluto e un gran buon lavoro a Voi, ESEMPI DEL SUD! Domenico Adonini

Grazie mille, noi però non speriamo affatto nella lega e sappiamo che la secessione sarebbe bocciata da noi come dalla stragrande maggioranza degli Italiani. E' giusto rivendicare storia e cultura, ma senza fare il gioco del "nemico", cioè della lega. Nel 1860 il Sud fu depredato, con un'unificazione forzata e violenta. Ma oggi la situazione delle parti è invertita e, a nostro avviso, la secessione realizzerebbe solo il fatidico detto del "cornuto e ... mazziato".

C'è aria di tempesta in giro

03/12/2011

Bello, chiaro, direi educativo, almeno per me, l’editoriale di Novembre. Un racconto che ha descritto in modo intellegibile forse uno dei periodi più oscuri della storia di questo paese. [... continua]

A. Casolaro - Caserta

L'ombra lunga dell'Autunno italiano

03/12/2011

Il Vs editoriale coinvolge, appassiona, fa riflettere.

Chi ha vissuto questi due decenni con l'onta, l'indignazione, il disgusto di essere "governati" dalla delinquenza legalizzata, dalla cialtroneria spudorata, dall'incultura, non può che esultare insieme a Voi delle dimissioni di Berlusconi. [... continua]

detenuti

03/12/2011

Gentile Direttore,

In Italia non esiste la pena di morte, non siamo mica gli Stati Uniti o la Cina, siamo un paese civile. Da noi però i detenuti, per le mostruose condizioni di sovraffollamento, denunciate solennemente dallo stesso Presidente Napolitano, sono costretti a vivere stipati come bestie e da tempo nei penitenziari si è diffusa una micidiale epidemia, con una cadenza di suicidi impressionante.

Speriamo che il nuovo governo, invece di varare con assoluta urgenza adeguati provvedimenti, non pensi che il problema si risolva spontaneamente grazie a questa catena di suicidi forzati, ben più esecrabile della pena di morte.

Achille della Ragione, Napoli

La scuola dei Savoia

01/12/2011

Le vostre pagine raccontano tante verità che sui libri di scuola non esistono. La scuola dei Savoia ha falsificato la storia ed ha raccontato solo bugie agli italiani.

Solo per questo coloro che hanno millantato il Risorgimento come volontà del popolo italiano (e meridionale in particolare) dovrebbero essere processati e condannati non all'esilio, ma alla ghigliottina!

E la RAI ha il coraggio di far ballare gli eredi dei Savoia in TV. So io dove li farei ballare!

E la colpa di averli fatti rientrare in Italia non è solo della destra. Anche la sinistra aveva cominciato a parlarne con insistenza mentre era al potere prima dell'ingresso di Berlusconi in politica.

Comunque non vi stancate di divulgare notizie e controinformazione. La storia vera della capitolazione del sud si diffonde anche così.

Cari saluti

Salvatore Armando Santoro

un pensiero meridiano

27/11/2011

Cari amici de "il portale del sud", ottimo "L'ombra lunga dell'autunno italiano", complimenti sinceri. Io dal canto mio, sollecitato da una lettera poco convincente pervenuta al sito e relativa ai "coscritti meridionali", ho predisposto la nota allegata che è un "pensiero meridiano" più che una replica a chi non ha orecchie per intendere. Come al solito mi rimetto alle Vostre scelte e Vi prego di accogliere i miei più cordiali saluti. Gherardo Mengoni

verità storiche

Nov. 26, 201

Complimenti per il sito questa è la strada giusta per la diffusione delle verità storiche che io purtroppo ho conosciuto solo adesso.

G.G. La Spezia

ricostruzione del territorio

23/11/2011

Stasera Corradino Mineo su rainews24 parlava di piano Marshall per l’ambiente. Gli ha fatto eco la Camusso e poi Vendola. La prima, memore forse del piano del lavoro di Giuseppe Di Vittorio del 1949, propone un piano straordinario nazionale di ricostruzione del territorio discusso con Lega Ambiente e con altre organizzazioni ambientaliste. Un piano che crei soprattutto lavoro, specialmente per i giovani. Vendola si contrappone innanzitutto ai grandi lavori, quelli promossi dai faraoni come per esempio il ponte di Messina, per dar vita in primis al ripopolamento delle campagne, le quali specialmente al Sud (credo) continuano ad essere abbandonate o quanto meno presentano un accelerato fenomeno d’invecchiamento. Ne parlavamo il 9 novembre in occasione dei dolorosi episodi causati dall’esondazione dei torrenti di Genova connessi ai nubifragi che hanno colpito i territori della regione ligure. Quello di Di Vittorio non se ne fece nulla, quello della Camusso chissà?

Un caro saluto

Antonio Casolaro

In questi anni di regime berlusconiano si è perso del tutto il senso della politica. Il sud è stato particolarmente danneggiato, perché mentre il sultano si faceva gli affari suoi, è stata la Lega a dettar legge. Ma alla fine è tutto il Paese in ginocchio, anche dal punto di vista ambientale e della conservazione dei beni culturali ed archeologici, nostro impagabile patrimonio. Peccato, aver pensato al ponte sullo Stretto ed al nucleare, mentre il territorio cedeva in Veneto come in Sicilia, da Ischia a Monterosso. E' ormai troppo tardi per intervenire? Il momento sembra indicare la sopravvivenza come priorità... ci sono poi da mantenere le portaerei e comprare i cacciabombardieri..! In realtà, l'Europa intera, dopo la svolta a destra di inizio secolo, appare ormai preda della paura, alla mercé degli speculatori. Le scelte fatte si pagano! Ma speriamo che arrivi presto un impeto di riscossa generale dalla società civile. Mai arrendersi!

La "svolta"

22/11/2011

Ci vuole coraggio, ma anche una gran dose di sfacciataggine considerare “tecnico” il governo cui le camere hanno dato la fiducia in questi giorni. Se c’è un governo politico, nel significato pieno del termine, è quello del Prof. Monti [... leggi tutto].

Antonio Casolaro

I primi "coscritti" meridionali

20/11/2011

Da "Accadde nel 1861" di Maurizio Lupo recentemente edito da LA STAMPA di Torino. Uno stralcio su: "l nuovi laceri soldati del re d'Italia".

I primi coscritti arruolati a Napoli per servire nell'unificato esercito italiano sbarcano a Genova fra martedì 5 marzo e venerdì 8 marzo 1861. Il Corriere Meridionale annota: “Sono giunte in porto numerose squadre di giovani del disciolto regno napoletano. Obbligati a prendere servizio nell'esercito italiano, provengono dalle loro case. Sono laceri, sudici, mal coperti e taluni semi scalzi. Insomma fanno pietà ed offrono un saggio fedele delle popolazioni dell'ex Regno di Napoli, che così li ridusse”. All'atto dello sbarco vengono censiti. I più sono analfabeti. Hanno freddo. A chi chiede loro se sanno dove si trovano rispondono: “In Piemonte”, “Oltremare”. Uno, sentita la parlata ligure, azzarda: “A Genova, quasi in Francia”. Sanno di essere stati chiamati “al servizio del Re”. Qualche sergente vuole che sia chiaro che il sovrano “è ora per tutti Vittorio Emanuele II Re d'Italia”. E chiede: “Qual è il Re?”. Qualcuno risponde come deve, altri dicono: “U Re è u Re. Viva u Re!”. A Torino intanto si cerca di far fraternizzare i militi della Guardia Nazionale giunti da Napoli con quelli subalpini. Per il fine settimana si prospetta per tutti “una gita alla basilica di Superga. E' prevista bellissima giornata”. L'evento è annunciato dalla Gazzetta del Popolo, che commenta: “Gli italiani guadagnano a conoscersi, perché conoscendosi spariscono i pregiudizi che gli uni avevano degli altri e diventano amici”.

Cordiali e distinti saluti

Umberto Salvo (Alpignano-TO)

Sant'Aniello

20/11/2011

Volendo pubblicare l'immagine di Sant'Aniello sulla rivista "Santini et Similia" www.barbierieditore.it in un articolo relativo alla pratica esoterica della "burzella" contro il malocchio in Napoli, autore il prof. Orazio Ferrara noto collezionista e studioso di santini, non mi riesce di trovarne alcuna. Potreste aiutarmi Voi? Massimo Luparelli amministratore

Totò non ha confini (risposta al Sign. Salvo)

18/11/2011

Ringrazio il signor Umberto Salvo per aver voluto ricordare che di recente la città di Cuneo ha deciso di risolvere un problema di stile. L'Amministrazione Comunale ha deliberato, infatti, di accogliere la statua di Totò dismessa, per così dire, dal Comune di Alassio. Una scelta da elogiare per la sensibilità di una città che deve, invero, parte della sua notorietà a quell'inarrivabile tessitore dei vizi e delle virtù degli italiani che è stato il grande Totò.

Quando a settembre scorso nel parlare di chi denigrava Masaniello e il genocidio di Fenestrelle ho citato Alassio ed il suo Sindaco leghista Avogadro tutto ciò non era ancora avvenuto. Solo alcune città centro-meridionali avevano proposto la propria candidatura per accogliere la statua vilipesa, nel mentre, fra l'irritazione di tanti, si correva il Giro ciclistico della Padania, una corsa dedicata ad un non luogo, per dirla alla Marc Augè; una inutile provocazione localista dai risvolti patetici, con l'Europa intera a riderci dietro.

Grazie dunque a lei per aver voluto sottolineare l'accorta scelta della città di Cuneo. Ma qui mi fermo perché non ci sarebbe spazio sufficiente per discutere di tutto ciò che invece, dal pulpito verde e con l'ampolla del dio Po in mano, gli uomini del Carroccio continuano a rovesciare indiscriminatamente sull'intero Meridione. È giunto, ahimè, il tempo delle vacche magre anche per il Triangolo Industriale.

Almeno per qualche tempo, visto il programma del Governo Tecnico appena insediato, resta la concreta speranza di non sentir concionare fino alla nausea di secessione, di matrice celtica e di federalismo. Abbiamo ben altro che ci preoccupa!

Grazie per l'ospitalità agli amici de "il portale del Sud"

Gherardo Mengoni

Gaetano Arcieri

17/11/2011

Buonasera,

sono una studentessa, da sempre innamorata del Regno delle Due Sicilie. Sono appassionata di storia, tant'è che, pur essendo iscritta presso la Facoltà di Legge, tuttavia ho chiesto la tesi nella disciplina che va sotto il nome di 'Storia del Diritto Medievale e Moderno'. Il lavoro che mi è stato assegnato verte sul contributo dei GIURISTI italiani al processo di unificazione di Italia, con uno sguardo rivolto in particolare a Gaetano Arcieri. Essendo tendenzialmente meridionalista, vorrei improntare il mio studio in questo senso e mi piacerebbe ricevere qualche suggerimento, input, informazione, nonché, se possibile, un po' di bibliografia, chiaramente sui giuristi meridionali e sul loro pensiero circa l'unificazione del 1861. Sono certa che potreste essermi di aiuto sia per quanto riguarda la parte generale, sia per la parte attinente all'Arcieri.
Spero di ricevere una risposta. Nel frattempo, trasmetto le mie cordialità ed i miei saluti.

Rispettosamente, D.O.

Totò non ha confini

17/11/2011

Voglio far riferimento alla lettera di Gherardo Mengoni del 12 settembre 2011, su Masaniello e sul forte di Fenestrelle (TO) dove furono imprigionati e morirono migliaia di soldati e dissidenti borbonici. Si parlava in quella lettera anche della pseudo-cultura leghista attuale, in riferimento alla rimozione della statua di Totò dai giardini pubblici, da parte della giunta comunale di Alassio in Liguria. Ebbene, non vorrei che si facesse la classica <>. Io che non sono certamente leghista, vorrei ricordare che tale statua è stata accolta, con tutti gli onori, in Piemonte, e precisamente nella città di Cuneo, da parte di tutta la giunta comunale di forte componente leghista (senza dimenticare che l'attuale Presidente della Provincia di Cuneo è Gianna Gancia, leghista e compagna di vita di un ex dentista, ex ministro sempre di verde vestito, che di nome fa Calderoli). La città di Cuneo ha una sincera venerazione per Totò, ed a lui è stata, già da anni, dedicata la piazza antistante il suo principale Teatro. In questa piazza ogni anno si radunano in festeggiamenti gli <>, una associazione che accoglie gli ammiratori del grandissimo attore napoletano e che hanno, tra l'altro, fatto il militare a Cuneo. Cordiali e distinti saluti Umberto Salvo

precisazione

16/11/2011

In relazione alla storia della chiesa di Santa Maria del Parto, di cui è autore il signor Ciro La Rosa, vorrei che modificaste il punto in cui si dice che la chiesa sorge su di una " piccola altura", perché ciò è palesemente inesatto. Guardando la foto ci si rende conto che la chiesa si trova su di un edificio privato e uno dei tre accessi alla chiesa è costituito, appunto, dal lastrico solare di proprietà del Condominio di Via Mergellina nn. 10/22 di cui è attualmente amministratore il sottoscritto Avv. Carlo Grezio. La rettifica si rende assolutamente necessaria in quanto occorre rendere chiaro che quella terrazza non può subire un uso indiscriminato della collettività, ma solo il passaggio, sporadico ed alla spicciolata, dei pochi fedeli che accedono alla chiesetta, nonché dei residenti alle due strutture che si trovano al di là della terrazza. Relazione del Genio Civile ha attestato che la terrazza è sottodimensionata non essendo stata creata per consentire l'accesso ad una chiesa (l'attuale chiesa era la cappella funeraria privata del Sannazaro, che venne, poi, trasformata in chiesa). Vi è, quindi, un concreto pericolo di crollo in casa di sosta o compattamento di persone e/o cose e di gravi danni alle volte degli appartamenti sottostanti in caso di carichi dinamici (salti o corsa di persone adulte o bambini). Certo del vostro cortese intervento, colgo l'occasione per ringraziare anticipatamente della preziosa collaborazione e porgo i miei più distinti saluti.

tesoro meridionale

11/11/2011

Ho visitato il vostro sito e mi è piaciuto per l’immenso tesoro meridionale che ben presentate, mi farebbe piacere avere notizie via e mail delle vostre iniziative e cosa devo fare per l’iscrizione. In attesa cordiali saluti F.C.

Un paese distrutto

09/11/2011

Si resta pietrificati dinanzi alle immagini che le TV locali e del TG3 della Liguria continuano a trasmettere su quello che ha subito e che sta subendo Genova e la Provincia per lo straripamento di fiumi e torrenti. Sarebbe fin troppo facile parlare di tragedie previste ed individuare anche i responsabili di quanto è accaduto e sta accadendo, ma non lo facciamo per quel senso di ritegno che a noi uomini e donne comuni ci ha sempre distinto rispetto alla cd società politica, la quale a cominciare dal presidente del consiglio – finalmente alla resa dei conti - ha voluto speculare dichiarando con la spudoratezza che gli è solita che a Genova ed in Liguria si è costruito dove non si doveva.

Di qui i disastri. Nessuno della sua folta coorte che sia intervenuto a rammentargli che i suoi governi nel 2003 e nel 2009 con i condoni edilizi decisi hanno consentito la legalizzazione di migliaia di case abusive. Una vergogna che solo qualche giorno fa pensava di rinnovare, riproponendo un altro condono edilizio.

Siamo sempre stati affascinati dalle convincenti, ma ahimè spesso inascoltate denunce di Antonio Cederna. A cominciare dai primi articoli, apparsi sulla rivista “Lo spettatore italiano” fondato e diretto da Elena Croce - la quale più tardi con Italia Nostra intraprese una lunga battaglia contro il mostro di Fuenti sulla costa amalfitana - e dal marito Raimondo Craveri, cui fecero seguito quelli scritti per quasi cinquant’anni durante i quali l’archeologo piemontese è intervenuto su tutti i fronti dell’ambientalismo per denunciare, convincere, documentare lo scempio dei costruttori, delle istituzioni e dei privati. Proprio ricordando le numerose e continue finanche quotidiane denunce, prodotte dalle tante organizzazioni che hanno tentato e tentano di evitare gli scempi che il territorio di questo paese ha subito e subisce, si deve concludere che, alla luce di quello che è accaduto in questi giorni in Liguria, ma anche in Toscana, in Piemonte e chissà in quante altre regioni, il problema tragico cui nessuno ripetiamo nessuno a cominciare appunto dall’attuale o ex che sia presidente del consiglio può sottrarsi in termini di responsabilità è stata la violazione finanche delinquenziale dei vincoli che vietavano di costruire nei territori di espansione dei fiumi, cioè in quelle aree che in presenza di forti precipitazioni potevano subire notevoli e distruttivi allagamenti.

La vista di Genova dall’alto trasmessa da un servizio di una TV locale nei giorni scorsi provoca un senso di irrefrenabile sdegno. Ma come è stato possibile consentire la costruzione di migliaia e migliaia di palazzi, l’uno accanto all’altro, sui greti dei torrenti. Chi ha concesso le autorizzazioni? Come è stato possibile sanare quegli abusi edilizi invece di provvedere agli abbattimenti? All’inizio del secolo XX si parlò in occasione del processo Cuocolo di processo alla città di Napoli. Oggi se si potessero perseguire i responsabili delle devastazioni del territorio italiano forse bisognerebbe parlare di “processo al paese”.

Antonio Casolaro - Caserta

Un sogno spezzato

09/11/2011

Tentare un rendiconto annuo collegato alle vittime dei petardi per comprensibili ragioni (nessuno possiede una statistica del genere) purtroppo non è possibile. Tuttavia è nostro dovere riflettere sul conteggio dei feriti delle festività natalizie 2010/2011. Le cronache del gennaio trascorso stimano 500 persone rovinate da petardi esplosi inavvertitamente.

Codesti incidenti appaiono geograficamente ben distribuiti su tutta la penisola (a Napoli una vittima a causa di un proiettile vagante) e travolgono 68 ragazzini e 59 adolescenti. Poso qualche esempio: un ragazzo residente a Catania subisce l’amputazione della mano destra (Ospedale di Cannizzaro). Tra i tanti tragici episodi accaduti a Milano a causa dei petardi fai da te ricordiamo il bimbo di 11 anni colpito all’inguine da un petardo lanciato da uno sconosciuto poi fuggito via. Il caso più grave accaduto lo scorso anno a Palermo interessa un quarantenne ricoverato in un reparto di chirurgia i medici amputano 3 dita.

Ovviamente dobbiamo sempre ricordare che tali manufatti procurano lesioni in ogni parte del nostro corpo. Naturalmente invito, imploro una fattiva risposta dalle Autorità Competenti, perché non fermare questa insensata carneficina per mezzo di giuste ORDINANZE…?

Questi petardi rovinano il futuro dei nostri ragazzi, i quali oltretutto privi di coperture assicurative fornite dal fabbricante (a parte l’uso sconsiderato di tali fuochi) non possono reclamare alcuna garanzia in tal senso in quanto il vero tutelato dalle odierne normative è proprio il petardo individuato, venduto ed acquistato come “GIOCO PIRICO”, un giocattolo che contiene polvere pirica, che produce fuoco sempre in grado di annientare futuro e sogni dei nostri ragazzi.

Concludo ringraziando le Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco ogni anno impegnati a divulgare informazioni rivolte a prevenire tutto ciò. “Ringrazio inoltre le nostre TV pubbliche e private per i continui e numerosi spot indirizzati ad anticipare questi fenomeni di malcostume sociale”.

Giovanni Lafirenze

rivoluzione del 1917

07/11/2011

Ricorre oggi il 97° della "rivoluzione di ottobre" 1917. Non sono un nostalgico tuttavia quell’evento è stato la più grande speranza dell’umanità: la costruzione della società degli eguali. Il processo contro-rivoluzionario dello stalinismo pose fine a quella speranza e la morte di Lenin (1924) ne sancì l’inizio.

Un caro saluto.

Antonio Casolaro

Gli ideali non muoiono, bensì aspettano...

Ofanto

07/11/2011

Sono un'insegnante di Scuola Primaria e vorrei avere notizie sul fiume Ofanto, visto che lo visiteremo ad Aprile 2012 con le mie classi quarte sez.ni C-D. Un abbraccio forte invio a Pina Catino! Con sincerità da A.P.

Munaciello ed altre fiabe

06/11/2011

Per chi è interessato ai lavori di R. De Simone segnalo un libro (2 volumi, in effetti), di favole della tradizione campana, raccolte anni fa dal maestro andando in giro per tutta la regione e registrate dalla viva voce di persone che ancora ricordavano le antiche favole della nostra tradizione: "FIABE CAMPANE i novanatanove racconti delle dieci notti". edizioni Einaudi.

Per alcune storie vi sono varie versioni, una di queste è proprio "la gatta cenerentola". Sono nei dialetti avellinese, napoletano, beneventano… Chissà che tramandando il libro ai nostri nipoti non riusciamo a tramandare anche la conoscenza delle nostre favole (se le leggessero).

Io lo comprai nella speranza di trovare alcune favole che mi raccontava mia nonna e che non avevo trovato nel Pentameron di Giovan Battista Basile: spulciando, spulciando... le mie attese non sono andate deluse.

Chi è il vero munaciello:

Il munaciello, nella tradizione dovrebbe essere lo spirito di un bambino morto in quella casa.

La verità, però… è più prosaica. Nelle grandi cisterne sotterranee di raccolta dell'acqua (se ne può visitare una con ingresso dalla chiesa di San Paolo, ma se soffrite di claustrofobia astenetevi!), usate in seguito,durante la seconda guerra mondiale, come rifugi, c'erano degli sbocchi sotto i palazzi nobiliari, insomma degli accessi privati alle cisterne. Gli operai addetti alla manutenzione delle cisterne, per proteggersi dall'umidità o dall'acqua, portavano una specie di mantella con cappuccio (una specie di poncho che al tempo dell' antica Roma si chiamava paenula e, se cerato, fungeva da impermeabile). Quegli operai per potersi muovere agevolmente negli stretti passaggi delle cisterne dovevano avere una struttura fisica esile e bassina. A questo punto vi è facile immaginare chi fosse e da dove entrasse quella figurina col cappuccio che si intravedeva sgattaiolare per le stanze di alcune case.

L'inventiva dei napoletani li ha portati a creare un altro tipo di portafortuna, sfruttando proprio la figura del munaciello. Oggi infatti alcune gioiellerie, in alternativa al solito cornetto, ecc., vendono ciondolini d'argento a forma di munaciello, il più carino è quello da appendere al telefono cellulare.

Spero di aver trattato l'argomento in modo esaustivo.

Astri Filangieri

l’ottimismo della volontà

05/11/2011

Seguo con tensione profonda l’imperversare degli eventi naturali in quel di Genova. È inutile ricordare e rinnovare le denunce che da anni e anni popolazioni e movimenti producono. Basterebbe pensare che esiste ancora l’ente dei terremotati di Casamicciola e di Messina, così come esistono ancora gli sfollati di Gibellina e dell’Irpinia per capire in quale paese viviamo.

Per un attimo si configura davanti agli occhi la tragedia conseguente all’improvviso risveglio del Vesuvio. Un susseguirsi di lutti e di sconvolgimenti impensabili. Eppure tutti sapevano e tutti sanno, eppure dall’immediato dopoguerra si è consentito di edificare a Somma Vesuviana, a Sant’Anastasia, a Boscoreale, a Boscotrecase, a Pollena Trocchia, a Ercolano, a Massa di Somma, a San Giuseppe Vesuviano, a Terzigno, a Torre del Greco, a Trecase…

Sto leggendo “Storie e leggende napoletane” di Benedetto Croce. Il grande filosofo perse i genitori ed una sorella proprio nel terremoto di Casamicciola del luglio 1883. È un testo che affascina quello del filosofo idealista di Pescasseroli che però incita a sviluppare ulteriormente ricerche e letture sul meridione e su Napoli, in particolare a cominciare dalla “Storia del Regno di Napoli”. Nulla a che vedere naturalmente con la sanguigna virulenza di Amadeo Bordiga, il quale nella sua qualità di presidente dell’ordine degli ingegneri di Napoli condusse una battaglia senza limiti contro gli stritolanti abbracci tra le greppie delle imprese edili ed i sindacati del dopoguerra, compresa la Cgil ed il Pci, per evitare i guasti delle mani sulla città a cominciare da via Marittima, contrapponendosi da comunista all’idealismo di Croce e Gentile.

Solo l’ottimismo della volontà, come ben disse e suggerì la meravigliosa intelligenza di Antonio Gramsci mi/ci sorregge, consapevole e consapevoli ad andare avanti ben conscio/i nell’ambito del pessimismo della ragione dell’ardua impresa.

Antonio Casolaro

Non siamo tipi da rassegnarci

05/11/2011

Cari amici de "Il portale del Sud",

vorrei, se me lo permettete, inviare un sincero e cordiale segno di solidarietà all'ing. Alfonso Grasso che, se ricordo bene, risiede a Genova e che starà vivendo di certo ore di trepidazione e di angoscia. Siamo qui e, se ritiene che possiamo far qualcosa di serio e di concreto, non si faccia scrupolo ad indicarci in che modo possiamo essere utili. Coraggio ingegnere! Non siamo tipi da rassegnarci.

Per il momento constatiamo con tristezza che - mentre il Primo Ministro (ahimè per quanto ancora!) racconta al G20 di Cannes che: i ristoranti d'Italia sono pieni; gli aerei stracolmi di passeggeri; i luoghi di vacanza sempre affollati - una successione di piogge violente mette in ginocchio mezza Liguria.

Qui da noi il governo del millantatore più sputtanato del pianeta invece che alla manutenzione del territorio ha pensato a sprecare danaro pubblico in faraoniche, costosissime opere come quelle della Maddalena o nei preliminari progettuali per il Ponte sullo Stretto, allo stato attuale emblemi di "perfetto discorso sul nulla". Ricordate l'aplomb di Bertolaso? Ci insegnava tutto in materia di salvaguardia del territorio mentre i suoi amici romani tipo Anemone tramutavano risorse destinate alla prevenzione in circoli sportivi e locali da festa in riva al Tevere, contrabbandando le opere come "indispensabili ed urgenti".

La grave disattenzione verso il territorio è in gran parte colpa degli Enti Locali. E' vero! Essi hanno consentito per anni la cementificazione irrazionale ed hanno abbandonato all'incuria interi tratti del nostro Paese che, - qualcuno dovrebbe ricordarselo più spesso, - è sostanzialmente montuoso e, specie in prossimità del mare, è pericoloso per frane, smottamenti ed alluvioni. Ma chi deve coordinare; controllare e guidare gli Enti Locali se non un Piano Nazionale, ferreo e tecnicamente ineccepibile, relativo alla salvaguardia del territorio ed alla eliminazione progressiva del dissesto idrogeologico.

Ma i morti di Sarno; quelli di Atrani e adesso quelli di Genova - se le cose non cambiano - saranno posti fra

qualche mese nel dimenticatoio e continueremo a vedere Minzolini, Fede e Ferrara che ci dicono che siamo noi a non voler capire a non vedere quanto è bello e grande il regno del Creso d'Arcore.

Non può andare avanti così. Non se ne può più!

Gherardo Mengoni

Ringrazio Gherardo e colgo l'occasione per abbracciare virtualmente tutti quelli che mi hanno scritto o telefonato a seguito dell'alluvione che ha colpito la città in cui vivo. In pochi minuti, è caduta una pioggia violentissima, come sospinta da una forza mai vista prima in vita mia. Gli dei hanno risparmiato me ed i miei cari da ogni danno o sofferenza. L'angoscia per il presente ci accomuna, così come la determinazione di continuare a batterci per un domani un po' migliore. (Alfonso Grasso)

sugli “Incapaci”

Scrivono in tanti nel nostro paese, temo però che li leggano in pochi, spesso anche perché sono poco chiari. Non così penso che avvenga con gli editoriali del “Portale del Sud”: e non è una sviolinata. Il perché dell’attenzione ritengo che derivi innanzitutto dall’interesse che suscitano gli articoli, nei quali si riconosce la competenza e la passione degli autori, che mensilmente affrontano con professionalità ed amore per la verità i temi che trattano e descrivono.

Come allora non essere d’accordo con le considerazioni sugli “Incapaci”? È una verità che se appartenessi alla immensa schiera di quelli che non consentono la controprova cioè gli adialettici, i deterministi, gli assolutisti, i positivisti, risolverei il caso con un “d’accordo” senza bisogno di ulteriori integrazioni. Invero gli autori de “gli incapaci” hanno ampiamente documentato il loro assunto sostenendolo appunto con esempi incontrovertibili e soprattutto con la denuncia dello stato delle cose presenti. Dopo di che sarebbe il caso di dire: dimostra il contrario se ne sei capace! Naturalmente non è questo il problema, esso, penso, che risieda in quella massima all’uopo adattata secondo la quale se la notte è nera non vuol dire che tutti i gatti sono bigi. Tento di esplicitare il mio punto di vista.

Confindustria fa il suo mestiere e la sig.ra Marcegaglia agisce nella veste di profeta. Certo ha ben ragione di lamentarsi, dal momento che rispetto a quello che dall’inizio del suo mandato (13 marzo 2008) chiede al governo – non a caso insediatosi l’8 maggio 2008 – ha ricevuto ben poco. Il fatto che la sig.ra Marcegaglia però dimentica è che la notte della crisi non è stata lunga ed oscura come è stata per i lavoratori e le lavoratrici. C’è un’asimmetria palese tra le due classi. Per le industrie italiane, quelle che appunto fanno capo all’associazione di viale dell’Astronomia, il periodo che va dall’inizio degli anni ’80 fino alla metà degli anni 2000 non è stato, come si dice, tempo di vacche magre: tutt’altro! Infatti a ben vedere è stato un periodo d’oro, con profitti crescenti, in buona misura a svantaggio dei salari. Questa affermazione non è lo slogan di un indignato nostrano, di quelli per esempio che hanno partecipato alla manifestazione del 15 ottobre a Roma, ma è il risultato di una ricerca eseguita da un’importante istituzione internazionale – la Bank for International Settlements – e realizzata da due eccellenti e riconosciuti come tali ricercatori – Luci Ellis, della stessa banca, e Kathryn Smith del Fondo Internazionale Monetario Internazionale, insomma non due attiviste no global che manifestano fuori Wall Street o neo-comuniste del XXI secolo. La ricerca ha evidenziato che in Italia, come già si è fatto cenno prima, tra l’inizio degli anni ottanta ed il 2005 ben 8 punti percentuali di PIL annuo si sono spostati dal complesso dei salari dei lavoratori a quello dei profitti delle imprese.

Per capirci, come sostenne in un articolo del maggio 2008 Maurizio Ricci della Repubblica, l’8 per cento del Pil vogliono dire 120 miliardi di euro all’anno.

Ecco riferendoci agli “Incapaci” in questo caso ai sindacati dei lavoratori, se i rapporti di forza si fossero mantenuti negli stessi equilibri degli anni precedenti i soldi sarebbero rimasti nelle tasche dei lavoratori, invece di “traslocare” in quelle dei capitalisti. Ciò avrebbe significato che i primi, calcolati in 23 milioni di uomini e donne, avrebbero trovato in più nelle loro buste paga qualcosa come 5 mila e 200 euro.

È facile aspettarsi rispetto a questa denuncia l’obiezione che alla fine in alcuni momenti storici è la dura legge dell’economia che “ mena la danza” e quindi in altri termini giustifica il sacrificio dei lavoratori. I super profitti sono stati una necessità del capitale per inseguire il processo tecnologico. Insomma quei profitti sono stati destinati alla ricerca ed agli investimenti. Ma neanche per sogno perché nel periodo considerato gli investimenti sono stati scarsi, per cui alla fine i profitti sono andati letteralmente nelle tasche dei cd imprenditori.

In conclusione seppure è giustificabile l’azione della sig.ra Marcegaglia in materia di riforma profonda della burocrazia e in materia di interventi per spese d’investimento, non è affatto condivisibile anzi andava avversata quando tra le misure richieste ha rinnovato l’intervento sulle pensioni e quelle sulla legislazione lavoristica, che ha trovato nel ministro del lavoro più reazionario del periodo repubblicano il convinto paladino, quello che durante il convegno “il lavoro scomposto”, organizzato il 2 settembre 2011 dalle Acli a Castelgandolfo ha definito “i bastardi anni ‘70”, difendendo a spada tratta la traballante manovra economica del governo di cui fa parte, ricevendo un sonoro e convinto “fascista” dalla platea.

Questo governo è il portato, forse nella versione stracciona e faccendiera, del vento liberista che ha attraversato e che tuttora attraversa il mondo. Nel nostro paese l’attacco allo Stato non ha avuto sosta. Come un tsumani il dai allo “stato imprenditore” si è abbattuto spazzando tutto specialmente quello che di efficiente in tanti anni aveva costruito l’IRI, mentre, e non poteva capitare diversamente, si sono salvati e naturalmente alimentati i grandi parassitismi, quelli che hanno continuato a sostenere il clientelismo del potere ed il neopopulismo berlusconiano.

Ne hanno fatto le spese alcuni cardini dell’apparato industriale del paese a cominciare dalla cantieristica, la quale proprio perché dolosamente abbandonata a se stessa e quindi incapace di rispondere e competere con i nuovi paesi emergenti (penso alla Corea, alla Cina, all’India, al Brasile, al Vietnam per la rottamazione) è andata in crisi. Non a caso proprio nel 2000 cioè nel pieno del burlusconismo imperante (11-06-2001/27-04-2006; 8-05-2008/a tutt’oggi; 15-04-1994/16-02-1996) scadeva in Italia la Legge nazionale di sostegno alla cantieristica, la quale da allora non è stata più finanziata, cosa che ha ulteriormente aggravato la crisi del settore.

Alla luce della strategia dell’abbandono promossa dalle compagini berlusconiane né peraltro temperate dalle parentesi di cd csx è chiaro che nella maggior parte dei grandi cantieri – penso a Fincantieri, a Cantieri Navali Italiani S.p.A. che è sempre stato uno dei più importanti complessi cantieristici navali d’Europa – le grandi capacità manageriali e tecniche sono state via, via distrutte e sostituite da incolori ed incapaci boiardi di Stato, personaggi scelti per ulteriormente liquidare i complessi industriali fino alla estinzione praticata con la svendita degli stessi.

La grande tradizione cantieristica italiana, quella costruita sulla eccellenza della ingegneristica navale e delle maestranze di Sestri, di Castellammare, di Monfalcone, di Palermo per ricordare i maggiori cantieri è andata spegnendosi.

Ma la crisi non ha investito soltanto il grande trasporto marittimo di merci e passeggeri, ma ha investito la nautica da diporto e quella delle navi da crociera. In quella di diporto si è assistito alla scomparsa dal mercato di una lunga serie di Cantieri: dagli storici Cantieri Orlando di Livorno, al SEC di Viareggio, dai cantieri IMMA SpA di La Spezia a Castracani di Viareggio, da Toffolo e Lucchesi Edele del Gruppo Faldis di Venezia a Ferbex di Napoli fino a Rodriguez di Messina.

Alla Fincantieri finite le commesse per le navi da crociere, il management ha presentato un piano di ristrutturazione che espelle due terzi dei lavoratori occupati, e distrugge l’indotto. In pratica ciò vuol dire la chiusura degli antichi cantieri di Genova e Castellammare di Stabia.

Intanto secondo i dati diffusi ieri 03 novembre, ad Ottobre Fiat Group Automobiles, quindi compreso il marchio Jeep, ha immatricolato 37.865 nuove auto rispetto alle 38.980 dell’ottobre dell’anno scorso. In percentuale il calo delle vendite ha significato un meno 2,8%.

Il pianto degli addetti al settore è a dirotto. La situazione è grave ed è il risultato di una serie di componenti negative che vanno dalla crescita del prelievo fiscale, al caro dei carburanti fino all’aumento dei premi RC auto.

Si vabbè mi verrebbe da dire, ma Marchionne che ha operato ed opera come una clava colpendo senza ritegno il mondo del lavoro del settore auto, coinvolgendo e facendo tifosi tra gli imprenditori che ha prodotto? Sono questi i risultati di una guerra dichiarata e tuttora in corso nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici di Pomigliano, Mirafiori, Cassino, Melfi mentre tra pochi giorni Termini Imerese chiuderà, dopo che già lo ha fatto Iribus di Avellino?

Questo signore è un altro esempio di una incapacità senza limite che ha coinvolto il sindacato, con esclusione della Fiom, del governo a cominciare dal “reazionario” Sacconi fino al “divino” cavaliere, compresa “la disinteressata” Chiesa tutta protesa ad amministrare le anime dei cattolici e forse più interessata a guardar bene le casse scolastiche, quelle delle attività commerciali e della sanità fino ai beni esentati dall’ICI.

Un ultimo ricordo legato agli incapaci è quello riguardante la indecorosa fine del polo chimico italiano. Nell’arco di pochi anni Montedison chiuse i battenti coinvolgendo con essa tanti rami ed affluenti di uno dei più solidi e rinomati comparti dell’industria di questo paese, appunto quello chimico.

La piega che ha preso il paese appare senza uscite, quasi che faccia parte di un copione già scritto. Certo c’è ancora la coscienza degli italiani quella che dovrebbe emergere di fronte ai comportamenti illeciti. La condanna morale dei cittadini a cominciare da quelli onesti dovrebbe esplodere in un assordante: BASTA! Ma ancora una volta forse avrà ragione il fu Longanesi, il quale parlando degli italiani diceva “quando suona il campanello d’allarme della loro coscienza, fingono di non essere in casa”.

Antonio Casolaro

Caserta, 5 novembre 2011

petizione

04/11/2011

Cari amici, ho appena letto e firmato la petizione online: «per dimezzare il numero dei Parlamentari ed eliminare il diritto all'indennità pensionistica dopo soli 35 mesi di attività Parlamentare» http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2011N14356. Io personalmente concordo con questa petizione e penso che anche tu potrai essere d’accordo. Firma la petizione e divulgala fra i tuoi contatti. G.S.

Abbiamo firmato, ma... occorrerebbe ben altro di una petizione!

gli incapaci

02/11/2011

Gli incapaci: una radiografia amara e struggente, e umiliante, del paese “dove il sì suona”, gettato nella polvere e calpestato fra schiamazzi e sghignazzi: mi ritrovo pienamente ed emotivamente nelle vostre parole. Che significa anche continuare a lottare e denunciare per uscire dal pantano e non essere confusi con chi ha scelto di delinquere sotto copertura legale e politica.. Nicola Lo Bianco

gli incapaci

02/11/2011

Magnifico articolo sugli incapaci, è esattamente la realtà che osservo ogni giorno e che ha portato l'industria di tutto l'occidente a precipitare sempre più in basso come livello e come importanza a livello mondiale. Ho conosciuto tecnici cinesi che hanno la consapevolezza che, se dimostreranno grandi capacità, saliranno ai vertici dell' azienda, da noi, purtroppo è vero il contrario.

Quanto alla gatta cenerentola, sono un appassionato, l'ho vista in teatro, molti anni fa ed ho il disco. Faccio un solo appunto all'opera, in qualche punto ha delle uscite di "attualità (relativa)" fuori contesto, per esempio ad un certo punto, dove c'è il rosario blasfemo prima della comparsa del monaciello (che qui è il padre della gatta, altra licenza poetica, dato che il monacello è un bambino nella tradizione), una delle vecchie racconta di una che si è data ai "marocchini" questo poteva essere vero nel 1945 non nel 600. Un saluto, Giulio.

albero genealogico

01/11/2011

Gradirei avere un quadro schematico dell'albero genealogico dei Borbone però più ingrandita di quella che risulta nel V.s. sito. Vi ringrazio tanto evviva il sud. Gabriella.

Abruzzi e non marche

29/10/2011

Vorrei sapere la partecipazione della Calabria, Puglia, Marche, ed altri luoghi nella Monarchia Borbonica. Vedo solo Napoli e Sicilia...

F.S., Brasile

Un po' la stessa di quell'odierna di tutto il Sud, Napoli e Sicilia comprese, alla Repubblica Italiana...

detenuti

29/10/2011

Gentile Direttore,

I detenuti sono tra gli emarginati gli ultimi tra gli ultimi. Privi di diritti ed oberati di doveri non conoscono però l’egoismo e dividono fraternamente tra loro il poco di cui dispongono anche se tutti li hanno dimenticati, dal Parlamento, impegnato in squallide beghe di potere e spesso addirittura dagli stessi familiari, loro non vogliono sentirsi inutili e se non possono lavorare, vogliono poter donare il loro sangue a chi ne ha urgente bisogno. È un sangue che si nutre quotidianamente di amarezza, ma che può divenire una dolce miscela in grado di salvare tanti malati. Ne ho parlato tra i detenuti di Rebibbia, raccogliendo decine di entusiastiche adesioni, ma credo fermamente che anche in tutti gli altri penitenziari italiani migliaia di giovani vigorosi sarebbero felici di poter regalare la vita, senza nulla chiedere in cambio.

Achille della Ragione

Trapenarella

19/10/2011

Ho letto che la canzone Trapenarella, incisa nel 1975 dalla NCCP è di Eugenio Pragliola...ma sotto al testo c'è un video che corrisponde ad un'altra Trapenarella... meno interessante. Potrei avere chiarimenti in merito e, se possibile, sapere quando è stata scritta la versione della NCCP? Grazie, cordialissimi saluti e complimenti per il sito. Anna

ogni giorno sia un nuovo giorno

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In merito all'email di Carmelo Lentini, devo dire che il riferimento a Steve Jobs casca bene, perché si aveva proprio bisogno di elevare lo spirito e l'intelletto, dal momento che in questi ultimi tempi si dà spazio solo a fatti di rilevanza culturale di infimo ordine, per non parlare delle differenze socio-territoriali (vedi contrasti nord-sud, sollevati ovviamente dal nord) che sono diventati il cavallo di battaglia di certi politici, per poi estendersi a certe categorie di persone con scarsa capacità di confronto, nonché pochezza intimistico-culturale nel considerare, invece,l'altro non come diverso da te, ma come fonte di arricchimento per te, per finire (senza fare politica spicciola, ma caso mai politica di osservazione) ad un capo di governo che non è un esempio per nessuno. Finalmente, pensando che fosse finita l'epoca delle introiezioni e introspezioni che facevano tanto bene alle intelligenze di ogni tipo, spunta la frase positiva e speranzosa di Steve Jobs: "Siate affamati, siate Folli". Sarebbe proprio un bel punto di partenza per riflettere tutti, soprattutto gli studenti che di speranza ne hanno bisogno, sempre, che sicuramente devono rincorrere i loro sogni, le loro aspirazioni, con il coraggio della giovinezza, a dispetto di chi vuole trasmettere che l’inserirsi in società è possibile solo mediante la visibilità. Per non parlare del Papa che la parola speranza, abbinata all'entusiasmo, ne ha fatto la base dei suoi discorsi. Si! Fa bene a tutti, di tutte le età, quell'energia vitale, positiva, che permette di ricominciare, per far in modo che ogni giorno sia un nuovo giorno.

Gabriella Lista, Capaccio

“Siate affamati, siate folli” (Steve Jobs)

09/10/2011

È passata un'altra settimana, altri sette giorni caratterizzati da una crisi sociale, economica e politica. In questo Paese non c’è più fiducia ed a perderla, gradualmente, sono un po’ tutti. Il problema maggiore che a diminuire non è solo la fiducia nelle persone ma soprattutto la fiducia nel futuro.

 “Il Paese non cresce, perché brucia il futuro dei giovani”, ha detto recentemente il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, auspicando “riforme strutturali”. Ma dalla classe politica, tutta, non arriva nessuna risposta concreta, l’unica eccezione è rappresentata dal costante e accorato appello del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ribadisce insistentemente la necessità di investire sui giovani e di “ridare dignità alla politica”.

Intanto i giovani, studenti in particolare, scendono in piazza per protestare, la gran parte in modo pacifico (fortunatamente pochi gli stupidi che creano tensioni nel corteo di Roma), contro i tagli e le “classi-pollaio”. E la maggioranza ed il governo litigano sull’ennesimo condono (questa volta mi trovo a dare ragione al Ministro Tremonti) e sulla nomina del successore di Draghi, mentre si ventila l’ipotesi del partito “Forza Gnocca”. Ma dall’altra parte? Certo è che la soluzione migliore sarebbe un Governo di “salvezza” nazionale, che cambi la legge elettorale e ci porti velocemente alle urne … ma questa classe politica ha paura di perdere la “poltrona”.

Mentre nel Paese accade tutto questo, sulle strade continuano a morire decine di persone senza che nessuno faccia nulla di concreto. Quello della sicurezza stradale continua ad essere un grave problema per una società che si vuole definire “civile”. Suggerirei agli amici Parlamentari ed ai media di occuparsi anche di questo, e non solo delle “intercettazioni”.

Mi piace ricordare, in chiusura, alcune delle frasi più significative che Steve Jobs, fondatore di Apple recentemente scomparso, ha pronunciato nel suo discorso del 2005 all’Università di Stanford. “Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario”.

A presto,

Carmelo Lentino (posta@carmelolentino.it, www.carmelolentino.it)

i balli di corte dei borbonE

09/10/2011

Buongiorno, poiché sto leggendo "Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta" di Giuseppe Buttà,mi sono incuriosita su questo periodo storico. Volevo chiedervi se esiste qualche immagine dell'autore, se sì potreste inviarmi qualcosa o dirmi come trovarla? Inoltre,volevo chiedere, quali erano le musiche e i balli di corte dei borboni? Il valzer,come quello che vediamo nel Gattopardo,veniva ballato? Attendo una vostra risposta, grazie. Cordiali saluti, T.

fu vera unità quella del 1861?

07/10/2011

Lungi da chi scrive approfittare dell’occasione per prendere le distanze dall’evento del 17 marzo 1861, quando con la legge 4671 del Regno di Sardegna “Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e per i suoi successori il titolo di Re d’Italia”.

Il fatto è che l’Unità d’Italia per i territori e gli/le abitanti del meridione non è stato un vantaggio, anzi tutt’altro.

Già Giustino Fortunato (1848-1932), anni dopo scriveva a Pasquale Villari (1827 -1917), in una lettera privata che “Il governo d’Italia è stato vigliacco, col Mezzogiorno. Sa di poter osare quaggiù; e, nel fatto, può tutto osare, e tutto osa quaggiù.

Ormai il governo dispone del Mezzogiorno elettorale. In venti anni lo ha elettoralmente demoralizzato […] Povero Mezzogiorno! È Depretis al Governo? Quaggiù comanda Grimaldi. È Rudini? Quaggiù imperversa Nicotera. È Giolitti? Quaggiù striscia Lacava. Sempre così, sempre. E sarà sempre così, perché il settentrione capitalista e militarista fa i suoi affari, restando al timone dello Stato, grazie alla degradazione politica del Mezzogiorno.”

Le parole di Fortunato sono il commento di una realtà di allora che ahinoi non è cambiata di una virgola rispetto a quella di oggi.

E allora proprio in forza di questa realtà il 150° dell’unità d’Italia, al di là degli sforzi e dei mezzi profusi per esaltare il secolo e mezzo della monarchia prima e della repubblica dopo che hanno gestito le sorti di questo paese, ha lasciato ed anche acuito dubbi e perplessità se non anche avversione.

Su un punto nessuno potrà nascondere una verità che continua ad essere sotto gli occhi di tutti e che può essere negata solo dai poveri di spirito e dagli analfabeti qual è quella che in 150 anni la distanza in termini economici e di benessere tra i territori del Nord è aumentata e continua ad aumentare.

Non è il caso di mettersi statistiche alla mano e riscontrare le differenze sul piano economico delle regioni settentrionali e quelle raccolte nel Regno delle due Sicilie. Infatti ancora nel 1891 ossia a distanza di 30 anni dall’Unità, per esempio il reddito pro-capite della Campania era ancora superiore a quello nazionale, mentre in Puglia e nelle isole maggiori era uguale a quello nazionale.

Le scelte per poter ridurre ed annullare le grandi differenze economiche, esistenti all’interno di un paese forse stanno nelle decisioni assunte dalla Germania all’indomani dell’unificazione conseguente alla caduta del muro ed alla implosione della DDR.

L’allora Germania dell’Ovest fin dai primi anni dell’unificazione con la Germania dell’Est spese una cifra 5 volte superiore a quella che è costata in 50 anni la vituperata/decantata Cassa per il Mezzogiorno. A ciò va aggiunto che ogni anno per i territori dell’ex Est ormai, Berlino investe quanto gli Usa, con il piano Marshall, inviarono dopo la guerra, per la ricostruzione dell’intera Europa.

Un’ultima annotazione: dal 1901 l’emigrazione assunse proporzioni bibliche. In poco più di un decennio 9 milioni tra siciliani e campani espatriarono.

Una cosa è certa: la questione meridionale a distanza di 150 anni non è stata risolta.

Chi intuì che sarebbe andata così fu forse Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il quale, seguendo la realtà che andava costruendosi nella Sicilia del dopo Unità, individua in don Calogero Sedara l’esemplare del costruendo ceto dirigente del mondo nuovo, fino al punto di suggerire all’inviato sabaudo di nominare senatore del regno il rozzo e rampante fattore.

Da allora per buona parte il paese è in mano ai tanti don Calogero Sedara.

Antonio Casolaro - Caserta

Quello che colpisce è la continuità storica: oggi come allora, i tanti don Calogero Sedara restano capaci di controllare gran parte del voto meridionale, attraverso clientele e mafie, utilizzandolo per allearsi con la Lega nord! La cittadinanza dovrebbe maturare, ma non riesce a prendere coscienza perché sotto scacco delle clientele e dei favori. Come il cane che si morde la coda.

I DEBITI DI GARIBALDI

04/10/2011

In riferimento all'argomento di cui all'oggetto,chiarisco che Menotti non fu il figlio indebitato per fallimento bensì Ricciotti e che Garibaldi pagò i debiti del figlio con l'accettazione MOLTO CONTROVOGLIA del vitalizio assegnatogli dal Parlamento nel 1876. Menotti divenne agricoltore e parlamentare molto tempo dopo la morte del padre. A prendere Roma a Porta Pia Garibaldi non ci andò mai, anche perché non lo chiamò nessuno. Distinti saluti Emma Prosperini Merlini Ceppo

Giovanni Meli

03/10/2011

Chiedo gentilmente di sapere, causa ricerche sul poeta Giovanni Meli, se sia possibile ricostruire la vicenda del figlio Vincenzo mandato a Siracusa sul finire del '700 presso il nobile Francesco di Paola d'Avolio, ovvero cosa consigliate di leggere per trarre informazioni su questo particolare. Inoltre chiedo a voi se sappiate che pubblicazioni di quotidiani esistevano sul finire dell'800 per la zona di Ragusa e Modica in modo da reperire articoli su notizie di cronaca locale intorno all'anno 1893. Grazie se potrete darmi una mano. CV

Berlusconi non nasce per caso

01/10/2011

C’è sempre da imparare leggendo i Vs fondi, e ciò credo che sia il miglior commento.

Le svolte epocali ricordate, a partire dalla guerra fredda, sono quelle che hanno prodotto (o quantomeno hanno inciso) gli indirizzi politici ed economici forse del mondo intero dalla fine del secondo conflitto mondiale.

Forse a ben vedere la guerra fredda fu il portato di una strategia politico-economica-militare insita nella contrapposizione dei due imperialismi, quello sovietico e quello americano, che ha contraddistinto il “secolo breve” per dirla alla Hobsbawn cominciato nell’Ottobre del ’17 e terminato nella implosione dell’Urss del 1989.

In questo contesto il potere democristiano, con l’avallo e la forza organizzatrice della Chiesa e delle sue numerose diramazioni, assecondata naturalmente dalla borghesia nazionale ed internazionale, assicurò l’egemonia culturale ed economica alla strategia americana, chiudendo ogni spazio al Pci, il quale già dalla svolta di Salerno del marzo 1944 aveva scelto la via democratica ed il radicamento del partito nella società italiana, escludendo così qualsiasi velleità “rivoluzionaria” e quindi di assalto al cielo. Non a caso oggi il voto del 18 aprile 1948 che pose fine al Fronte popolare viene “recuperato” dalla dx berlusconiana per sostituire il 25 aprile della resistenza ossia i 19 mesi del riscatto del popolo italiano: una meschinità politica che intende sovvertire dalla radice la verità storica. Comunque, come dire, c’è anche questo!

Naturalmente con il ricordo a volo di quegli anni non c’è intento di “santificazione” del più grande partito comunista dell’occidente, il quale ancorché presente e per tanti versi decisivo nella politica del nostro paese non impedì al II cavaliere di diventare l’uomo più ricco d’Italia, al di là delle sue continue e risibili denunce sui comunisti che fanno il paio con l’antifascismo di quelli che lasciarono la camicia nera dopo l’8 settembre, fruendo poi dell’amnistia del guardasigilli Togliatti del 1946 che lo storico Luzzatto ha definito giustamente, naturalmente a mio giudizio, “una vergogna nazionale”.

Gli anni dello sviluppo senza fine purtroppo per il capitale, ma soprattutto per i milioni di lavoratori e lavoratrici che vivono vendendo il proprio lavoro, non potevano durare all’infinito. La caduta del saggio del profitto precluse, come giustamente è stato fatto notare, il reinvestimento dei surplus negli stessi settori che li avevano originati. E ciò anche perché il mondo viveva la stagione del riscatto anticoloniale con le epiche guerre di liberazione nazionale che investirono tanti paesi dell’Asia, dell’Africa e del Sud America a cominciare dal Vietnam, dall’Algeria e da Cuba tanto per ricordarne alcune.

La decisione di Nixon di rendere inconvertibile il dollaro fu l’inizio del ridimensionamento dell’imperialismo degli Usa connesso naturalmente alle distorsioni strutturali del paese.

L’imperialismo militare e la capacità di trasferire sui paesi del mondo intero i profondi disavanzi pubblici riuscirono per anni ancora a nascondere i grandi problemi della confederazione nordamericana.

La scuola di Chicago di Milton Friedman prese il sopravvento ed impose il suo credo e le sue ricette fatte di politiche rivolte ad eliminare la presenza e l’azione dello Stato in economia insieme ad una più equa ripartizione del reddito prodotto a cominciare dal welfare state. E Salvatore Allende l’11 settembre 1973 fu la prima vittima di quella scuola a cui fecero seguito le cure della sig.ra Teatcher e di Ronald Reagan. Le tante osannate liberalizzazioni trovarono nelle privatizzazioni del Post Office e delle Ferrovie inglesi le loro metafore, con l’aggiunta che pochi sanno che sia l’uno che l’altra non è che abbiano portato dei vantaggi ai sudditi di Sua Maestà, dal momento, per esempio, che le poste inglesi già erano in attivo all’epoca della privatizzazione e le ferrovie oggi sovente assurgono agli onori della cronaca per impreviste scorribande di treni in sperduti paesi della Gran Bretagna; scorribande che deviano per scambi sbagliati e poco controllo in tratte secondarie e finanche su binari morti. Dall’altra parte dell’Atlantico il “grande comunicatore” ridusse le tasse dei ricchi ed aumentò di ben 18 volte il limite del debito pubblico.

La “Greenspan Put” come giustamente hanno sottolineato gli autori dell’articolo ha fatto il resto. La demagogia di Greenspan maldestramente definito “maestro” introdusse la cd garanzia sull’azionario, una politica con la quale se i mercati fossero scesi lui da Presidente della Federal Riserve sarebbe intervenuto per farli risalire, e se fossero saliti non avrebbe fatto nulla per tenerli in condizioni normali.

Queste modo di fare ha creato un sistema finanziario avulso dall’economia reale. Un sistema finanziario sensibile ai privilegi politici da cui traeva il sostegno e l’alimento, intrinsecamente fragile perché privo di interessi nei riguardi della corretta gestione del rischio. Col tempo il sistema finanziario indotto da Greespan ha cominciato a comportarsi come un qualunque stato sudamericano degli anni settanta/novanta ossia in maniera miope, inefficiente ed avventata – vi ricordate Menem? -.

Il cavaliere2 per far ritorno da noi è stato il Caronte del liberismo, iniziato non bisogna dimenticarlo già da Prodi, il quale concretizza gli accordi del Britannia, e gli autori dell’articolo con felice rappresentazione lo hanno ricordato, aprendo la stagione a perdere, secondo me, delle privatizzazioni (non dimenticherò la richiesta degli operai dell’Alfa Sud che rispetto alla vendita alla Fiat dei loro stabilimenti – Pomigliano ed Arese - avrebbero giustamente preferito l’offerta della Ford, che s’impegnava per nuovi fondi e nuovi modelli) fino alla riforma delle pensioni (1995, legge Dini) nella quale il cavaliere impose la cd clausola di salvaguardia intesa a verificare ogni cinque anni la sopportabilità dei costi della previdenza.

Nella crisi generale che attraversa il mondo occidentale il cavaliere tenta, anche perché autorizzato dal capitale finanziario e da qualche settore ancora valido delle industrie di Stato, cui fanno da cerimonieri numerose piccole e medie aziende industriali e dei servizi quasi tutte del Nord del paese, buona parte legate al realismo del danè della Lega, di diversificare i riferimenti geopolitici e quindi apre ed intraprende nuovi contatti anche personali finanche ludici (Putin, Gheddafi, Erdogan ed altri), per rinnovare, secondo lui, il paese.

In buona sostanza il progetto, certamente goffo, improvvisato e quindi in buona parte inconcludente ha fatto precipitare il paese al livello più basso della sua storia. A ciò va aggiunta l’estinzione della classe dirigente.

Sul piano della correttezza morale del ceto politico è inutile prendersela con la magistratura che, nel bene o nel male, cerca di fare il proprio dovere. La classe politica italiana in buona percentuale è arrivista con larga percentuale di ladri. La politica doveva intervenire prima al fine di salvaguardare se stessa ed il paese intero. Ed invece la logica che la sorregge oggi è quella di reclutare sulla base della capacità di portar voti, indipendentemente da come siano procacciati.

Il cavaliere2 non ha opposizione. Se oggi qualcuno chiedesse ad un dirigente nazionale del PD, ma quale società configura il tuo partito? Credo che riceverebbe una risposta balbuziente del tipo: “meno tasse, ma comunque vanno pagate” oppure “il costo del lavoro va contenuto per cui la flessibilità è una risorsa”, “l’età delle pensioni va innalzata e nello stesso tempo vanno incoraggiate le pensioni complementari”, “le province vanno eliminate”, “la scuola va riformata, tenendo presente pure quella privata e confessionale”.

Un’ultima considerazione me la suggerisce il cardinale che ieri o ieri l’altro ha detto che alla chiesa non spetta fare o disfare i governi. E già perché quando si saluta il primo cavaliere l’uomo inviato dalla provvidenza – Pio XI - , o si scomunicano i comunisti come fece Pio XII o si consente al parvenu di Arcore di coprirsi le spalle oltre-Tevere attraverso gli incostituzionali finanziamenti alle scuole cattoliche, alla esenzione dell’ICI, impedendo la ricerca sull’inizio della vita fino all’ingabbiamento dei corpi ormai morti privandoli del libero arbitrio non si decide chi deve governare e che cosa deve fare.

Il berlusconismo è ormai finito semmai a ben guardare sia mai nato, tuttavia come finirà e quando finirà è tutto da leggere ed anche da scrivere. Per ora con la manovra senza fine di agosto/settembre ci toccherà pagare tutto di più in attesa delle altre stangate che saranno assunte sulla base dei suggerimenti contenuti nel Manifesto della Confindustria.

Antonio Casolaro, Caserta

Libri di A. Spataro

30 settembre 2011

Carissime/i, mi pregio segnalarvi la locandina di www.iberlibro.com, società internazionale di vendita di libri, recante l'offerta di alcuni miei libri in italiano e/o tradotti in francese e spagnolo. Se potete, vi prego, di segnalarla nelle forme opportune: Sicilia, cronache del declino, Il fondamentalismo islamico, Il fondamentalismo islamico. Dalle origini a Bin Laden, I paesi del Golfo, Il turismo nel Mediterraneo, Mediterraneo. L'utopia possibile, Il Mediterraneo. Popoli e risorse verso uno spazio economico comune, Le tourisme en Mediterranee, Il fondamentalismo islamico: l'Islam politico. Grazie per l'attenzione e cari saluti. Agostino Spataro

castello di caccia

30 settembre 2011

Gentili amici, ‘Il castello’ che avete proposto per illustrare le note dedicate a Conversano non è il castello di Conversano, è , invece, il ‘castello di caccia’ degli Acquaviva d’Aragona, conti di Conversano, e insiste sulla provinciale Conversano-Putignano. Cordialità F.S.I.

150 anni di bugie

30 settembre 2011

Potreste dirmi dove posso trovare il libro "150 anni di bugie" di Carmine de Marco, ho girato molte librerie, ma sembra introvabile. Ringraziandovi anticipatamente Saluti D.P.

guerra di conquista

27/09/2011

Gent.li Responsabili de "Il Portale del Sud”, mi chiamo […], sono un napoletano di 40 anni, appassionato di storia e innamorato della sua città, delle sue tradizioni, dei suoi usi e costumi, molto vicini a quelle di tutti i popoli dell'Italia Meridionale, per i quali esprimo la mia particolare simpatia, sto facendo alcune ricerche storiche sul periodo che in particolar modo noi in Italia chiamiamo RISORGIMENTO.

L'avvenimento storico predominante in questo periodo è sicuramente la conquista del Regno delle due Sicilie (il nostro Regno ) da parte dei Piemontesi. Definisco questo avvenimento come il più importante perché a parer mio (di molti in verità) da lì dipendono tutte le conseguenze politiche ed economiche dell'Italia Meridionale.

Leggo e vedo link, che evidenziano un Regno delle Due Sicilie, più ricco, più avanzato tecnologicamente, più grande per estensione e popolazione rispetto a tutti gli altri stati della penisola, di contraltare uno in particolare, Il Regno di Sardegna, risultava povero, indebitato, meno esteso e meno popolato, più arretrato tecnologicamente ed industrialmente. Fin qui tutto normale, se non fosse stato che, proprio questo Regno fosse stato capace di sbarcare in Sicilia, risalire da lì in breve tempo tutta la penisola e conquistare il Regno che risultava essere più forte.

Il tutto condito da una spedizione fatta da Mille uomini, "presi dalle patrie galere" e quindi non addestrati militarmente, che partono con due navi, se non erro Piemonte e Lombardo, le quali percorrono indisturbate tutto il Tirreno senza essere minimamente intercettate, arrivano sulle coste Sicule, e sottolineo ancora senza essere intercettate, dopodiché preparano indisturbate uno sbarco di uomini che anziché essere ricacciati in mare o posti comunque in condizioni di non nuocere avanzano fino a Gaeta, mi sembra la favola di Biancaneve e dei Sette nani.

Cosa è successo davvero in quel periodo?

Cosa ha fatto cadere il Regno delle Due Sicilie?

So che ai Mille se ne affiancarono altri 30 o quarantamila, ma comunque anche se ci fosse stato l'intero esercito sabaudo, non poteva sopraffare l'esercito di uno Stato più forte che per giunta battagliava sul suo territorio?

Possibile che dietro questa "guerra di conquista" si nasconda una finta annessione già organizzata?

Sarei ben lieto se si potesse dare risposta ai miei quesiti, nel frattempo il sottoscritto ringrazia ed ossequia e spera di avere vostre nuove quanto prima compatibilmente con i vostri impegni ed incombenze.

Distinti saluti

G.G.

La Cultura mortificata

26/09/2011

Cari amici de "Il Portale del Sud",

è passata sotto silenzio la notizia della soppressione da parte di RAI 3 della trasmissione "Passepartout" condotta da Fhilipe Daverio la domenica alle 13,30 . E' l'ennesimo comportamento iconoclasta verso briciole di cultura, di storia e di stile, le ultime rimaste nel delirio delle soap opera, dei quiz e dei cuochi imperversanti in TV. Cosa ci resta per scuotere l'apatia dei nostri figli ed interessarli ad un'opera d'Arte? Siamo davvero assistendo agli ultimi colpi di un Regime così miope da ritenere che "la Cultura non serve perché con essa non si mangia"? A capite foetet piscis!

Dall'alto del suo scanno, infatti, la colta ed inclita Ministro dell'Istruzione si avventura nel mondo della Fisica dei neutrini compiendo una "gaffe" monumentale e ridicola allo stesso tempo, a dimostrazione della propria disinformazione ed abissale incompetenza.

Gherardo Mengoni

Il pesce feta dalla capa, è vero. La notizia della Gelmini che credeva di aver costruito un tunnel di 750 km ha girato il mondo più veloce del neutrino, e le barzellette sull'Italia si moltiplicano: siamo diventati i buffoni mondiali. Per colpa della "capa", certo. Ma intanto ci andiamo di mezzo tutti, ed in fondo è giusto così, visto che non siamo capaci di sbarazzarci del nano di Arcore.

Santa Severina

25/09/2011

Complimenti per l'ottimo lavoro. È un "pozzo" di risorse. Volevo segnalare alcuni siti di interesse storico per la Calabria: www.museisantaseverina.it (è il sito del Museo Diocesano di Santa Severina, con pagine sull'Archivio Storico e la Biblioteca Storica), www.aristippo.it (la Storia di Santa Severina e il suo Castello). Grazie e, ancora Complimenti.

Pino Barone

http://www.fotografieitalia.it/foto.cfm?idfoto=44880&idregione=3&citta=santa%20severina

dizionario

23 settembre 2011

Buongiorno, mi chiamo Salvo [...] e naturalmente vorrei farvi i complimenti per la quantità di risorse presenti sul sud. Sono siciliano e quindi apprezzo doppiamente il sito. Sono alla ricerca di un dizionario siciliano-italiano, poiché voglio approfondire la mia lingua. Avete da consigliar-mene qualcuno di valido? Nell'attesa di una vs. cortese risposta, Vi saluto cordialmente. S.R. (Germania)

Masaniello - Fenestrelle e i lombrosiani di turno

12 settembre 2011

Vorrei far giungere anche attraverso "Il Portale del Sud" un vivissimo grazie al prof. Aurelio Musi, ordinario di Storia Contemporanea. Musi dalle pagine di LA REPUBBLICA ha contestato il 12 sett. u.s. le affermazioni che, in una recente trasmissione di Superquark, ha pronunciato lo scrittore Alessandro Barbero contro Masaniello. Costui, con baldanza degna d’altro mestiere, ha definito il capopopolo napoletano del 1646 solo un camorrista sostenendo ciò con considerazioni tutte sue, frutto di pura immaginazione. Ma non basta! Nel finale della indecorosa intervista la vis lombrosiana, che alberga nella mente di questo fantasioso esperto di Storia Medioevale, è totalmente esplosa quando ha citato il lager di Fenestrelle informando i telespettatori che anche lì si praticava la camorra, con il taglieggio sul gioco d’azzardo da parte di aguzzini napoletani a danno di prigionieri del Regno delle due Sicilie. Il Campo di concentramento, istituito e gestito dai Piemontesi nel Castello di Fenestrelle, ha visto perire per la fame e per il freddo, secondo bilanci ancora incompleti, non meno di trentamila fra soldati borbonici, cittadini dissidenti e briganti. La morte mediamente sopraggiungeva dopo tre mesi di stenti. Il tentativo di logoramento sistematico dei “Miti del Meridione” da parte di secessionisti, figli della pseudo – cultura leghista continua senza sosta. Ieri il risibile Sindaco di Alassio tentava di cancellare il mito di Totò rimuovendone la statua. Oggi lo storico Barbero confonde popolo, lazzari e camorra per denigrare Masaniello e per giunta infanga i martiri di un luogo che, per il sacrificio di tanti nostri conterranei, deve restare sacro nella memoria. Il Giro della Padania, intanto, seppur tra mille sberleffi, si è appena concluso! A proposito dei 150 Anni, a discutere con certa gente ci si convince che non c’è proprio nulla da festeggiare!

Gherardo Mengoni

I leghisti (sono sempre meno per grazia di Dio e, soprattutto, grazie a loro stessi) sono a ben pensare come dei camorristi talmente ignoranti che non sanno neanche di esserlo!

9/11: verità o vendetta di Stato?

È semplicemente penoso voler continuare a dividere il mondo in “complottisti” e in “consensivi” in ordine alle tremende responsabilità del più grave attentato terroristico della storia.

In realtà, la gente desidera soltanto conoscere la verità. Se il dubbio persiste, vuol dire che la “verità ufficiale” non lo ha fugato.

La cattura di Osama Bin Laden poteva costituire un’ottima occasione per ricercare la verità. Sorprendentemente, la Presidenza degli USA ha deciso di farlo assassinare e, addirittura, di farne sparire il corpo.

Peccato, poiché si sarebbe potuto celebrare il Decennale dell’11 settembre con l’apertura del processo al capo di “al Qaeda” indicato quale autore degli attentati alle Torri gemelle.

Purtroppo, sarà celebrata soltanto un’oscura vendetta di Stato.

Ai cittadini Usa e del mondo intero è stato- di fatto- negato il diritto di processare Bin Laden ossia il diritto all’accertamento della verità, alla giustizia vera, non sommaria.

Tali comportamenti non fanno che alimentare le tante perplessità esistenti sull’intera gestione della terribile vicenda e si pongono in evidente contrasto con la legalità internazionale e con i principi della civiltà giuridica occidentale che non ammettono processi-farsa ed esecuzioni sommarie.

On. Agostino Spataro *

10 settembre 2011

* Giornalista, già deputato del PCI, direttore “Informazioni dal Mediterraneo” (www.infomedi.it)autore di “Il fondamentalismo islamico- Dalle origini a Bin Laden”, Editori Riuniti, Roma, 2011.

libro di ressa

10/09/2011

Gent. Prof. Ressa, sono il prof. [...] dell'Università della Calabria, Le scrivo per chiederle dove posso acquistare il sui recente libro sull'Unità d'Italia, non avendo voluto scaricarlo da internet. La ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti A.V., Cosenza.

Il libro è stato edito, in accordo con l'autore, solo in edizione elettronica. Ciò un po' per sfuggire all'odioso mondo dell'editoria, ma soprattutto per aggiornare l'opera in maniera continua e per assicurarne la maggiore diffusione possibile. Viviamo discretamente col nostro lavoro, e abbiamo inteso fare una cosa disinteressata, ma di valore, per amore della Storia. Non siamo "meridionalisti di professione", abbiamo un profilo un po' diverso da chi fa della presa di coscienza storica un mezzo di affermazione personale o politica. Infatti, a quei signori, siamo antipatici.

Partigiani

August 19, 2011

Da buon calabrese (ho lasciato la Calabria nel 1964 per trovare lavoro al nord) penso che, al di là delle utopistiche idee di indipendenza del sud, valga la pena di far mettere i puntini sulle "i" nella storiografia ufficiale dell'Italia. Non più definire "briganti" coloro che hanno tentato di non sottostare al "colonialismo savoiardo"; ma esigere che vengano chiamati: "Patrioti - Partigiani - ..." o con un qualsiasi nome che ne caratterizzi lo scopo per cui si mettevano al di fuori della legge. È pur vero che alcuni ne hanno approfittato, ma fare di tutta un erba un fascio, in negativo, mi sembra non sia corretto. Bisogna anche puntare alla riscrittura della storia ufficiale di questa guerra e degli effetti nefasti, e dei metodi barbari usati. Ciò va enfatizzato perché venga riconosciuto che non solo di ebrei hanno diritti che nascono dalle persecuzioni, ma anche i popoli del sud ne hanno altrettanti. G.P.

Grazie

18 agosto 2011

Vorrei ringraziarvi per la qualità e la quantità di documentazioni messe a disposizione della collettività. Grazie R.S.

Il Principe di Avogadro

12 agosto 2011

Cari amici de "il portale del sud", non bastavano le provocazioni quotidiane che dobbiamo tollerare da parte delle armate del Vate Bossi, con il medio, l'ultima cosa ancora ritta che gli rimane, sempre in vista. Adesso "anche le pulci tengono la tosse" ed un piccolo sindaco ligure, nel quale incultura e stupidità si contendono il primato, cerca notorietà a spese addirittura del Mito. Ho scritto a due quotidiani la nota che qui di seguito Vi rimetto. Grazie per l'attenzione e cari saluti augustini. Gherardo Mengoni

I “numeri” di Avogadro

Da studenti siamo stati affascinati dal “principio di Avogadro” che metteva pace tra volumi di gas e numero di molecole. Lo scienziato Amedeo Avogadro, di nobile stirpe piemontese, oltre al “principio” definì anche la costante fisica nota come “Numero di Avogadro”. Insomma Avogadro è famoso nel mondo scientifico da quasi due secoli ma ora un suo omonimo d’Alassio, Roberto Avogadro, stanco dell’anonimato in cui viveva, ha pensato anche lui, piccolo sindaco leghista, di “dare i numeri” confinando in soffitta il busto di “Totò, principe della risata”. Dunque lasciato il “principio di Avogadro” siamo costretti a leggere de “Il Principe di Avogadro” e dei “numeri” di ridicolo separatismo che ha inscenato l’incolto Sindaco. Costui, invero, ignora la patente di “terroni del Nord” impressa anni fa ai suoi corregionali liguri dalla Liga Veneta. Avogadro non dare “i numeri” Ridacci il busto di Totò, sommerso, come sei dalla indignazione e dal ludibrio di un intera Nazione. Gherardo Mengoni

E' un po' che meditiamo sui leghisti, e si affaccia in noi, sempre più prepotente, l'idea che siano di un'altra razza. Razzismo all'incontrario? Forse sì, ma come disse quel comico "non è colpa nostra se loro non sono napoletani come noi"! E poi quanti leghisti meridionali ci stanno, a dispetto della latitudine? Basti pensare a quelli che votano Berlusconi facendo finta di non accorgersi che il nano di Arcore sta sotto lo schiaffo di Bossi.

Darwin sarebbe affascinato dai leghisti: "l'anello mancate" tra Homo Sapiens e le scimmie, che tanto aveva cercato per confermare le sue teorie, è in Italia, addirittura nei municipi ed al governo! L'Homo, si sa, è più pazzo che sapiente. Le scimmie sono simpatiche. Il leghista è stupido. L'involuzione della specie...!

agricoltura

02/08/2011

Buongiorno. Sono interessato a conoscere l'agricoltura e la zootecnia ai tempi dei Borbone. Mi potete aiutare? Grazie. G.M.- Caserta

http://www.ilportaledelsud.org/mr11.htm, http://www.ilportaledelsud.org/mr17.htm

tre dati

02/08/2011

Dopo il modesto commento al Vostro saggio sono usciti tre dati, che materialmente a mio modo di vedere rendono ulteriore e definitiva giustizia a chi da 17 anni denuncia e manifesta la incapacità del ceto politico attualmente al governo.

1°. Le vendite degli autoveicoli nel mese di luglio sono diminuite del 10,60%.

2°. Piazza Affari ha chiuso con una pesante perdita di quasi 4 punti, bruciando qualcosa come circa 15 miliardi di euro. Lo spread tra i bond tedeschi e quelli italiani ha raggiunto l’indice di 355. Se non ricordo male neanche nel peggior momento della sua crisi la Grecia aveva chiuso con un differenziale di tale livello.

3°. Ieri contrariamente a quanto si prevedeva le strade italiane non sono state intasate dalle masse vacanziere. Si calcola che sei italiani su dieci non si muoveranno di casa.

Siamo abituati a ragionare sui dati concreti: questo paese è sull’orlo della bancarotta fraudolenta perché i suoi amministratori hanno finanche fatto carte false per nascondere il volgere delle cose. Il primo ministro ha sempre affermato che il paese stava al sicuro, mentre la Deutsche Bank si disfaceva di quasi 8 miliardi di Bond italiani. Ultimamente il 21 luglio a Bruxelles ha detto che gli italiani sono benestanti, mentre quasi sei milioni non sono in grado di vivere la quarta settimana per mancanza di soldi.

Un saluto.

Antonio Casolaro

siamo ancora nel tunnel

01/08/2011

E’ un articolo impetuoso, pieno d’indignazione quello di questo mese. Nonostante ciò non c’è alcuna sbavatura in esso, segno dell’alta tensione intellettuale e politica che associa gli autori e che si riverbera in ogni parola del medesimo.

Nei miei anni giovanili, quando al fondo di ogni ragionamento o discussione che fosse, finanche tra fazioni contrapposte, gli autori che li sorreggevano erano dei maestri, alla fine la sintesi che si raggiungeva poteva iscriversi nel processo di avanzamento della società. Ciò avveniva perché i nani, che pure c’erano, vivevano però sulle spalle di giganti ed avevano la possibilità di vedere più cose e più lontano di quanto il loro limite consentisse.

Non lo so se Fukuiama abbia letto Marcuse o meglio quanto abbia influito su lui. L’uomo ad una dimensione fu scritto se non erro nel 1963 ed apparve per i tipi di Einaudi nel 1967 (lo lessi sul treno durante i viaggi quotidiani mentre andavo a lavoro e mentre il paese tutto si accingeva a vivere il sussulto del ’68. Sono un autodidatta.) Gli effetti delle “profezie” del francofortese si sono confermate nello svolgersi dei tempi.

Il sistema italiano attuale, politicamente descritto nella galleria dei personaggi così efficacemente rappresentati nel saggio, si ammanta di forme pluralistiche e democratiche, che però sono puramente illusorie e menzognere perché le decisioni come quotidianamente avviene dipendono dai pupari del mondo. Decisioni che il più delle volte anzi sempre sono il portato di un incipit che è insito nel devastante liberismo a cui si riferiscono i pupi descritti, i quali recitano ed agiscono interpretando i copioni del FMI, della BM, del WTO, della BEU e della Chiesa.

Se la storia non è finita, come viceversa affermò nel ’92 Fukuiama, certamente però si è fermata, entrando in una sorta di medio evo. L’egemonia dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo prese vigore contrapponendosi ad ogni corrente di pensiero fino a tentare di sopprimere ogni pratica politica avversa. Oggi siamo ancora nel tunnel causato da quella interruzione e non si vede ancora la luce della fine.

Un oscurantismo che ha coinvolto anche la “mitica” classe operaia, completamente integrata ormai nel sistema, per il che le organizzazioni sindacali, per intenderci Cgil-Cisl-Uil ed oggi Ugl approdata alla “democrazia” dopo il lavacro di Fiuggi, oggi costituiscono il nuovo “muro di Berlino” che si erge contro il mondo del lavoro. Un soggetto quello sindacale, capace di accettare, difendere e diffondere le porcherie delle riforme pensionistiche iniziate nel 1995, della legge Biagi e del recente accordo con Marchionne, che fa il paio con il ceto politico così validamente e concretamente disegnato nello scritto “L’era dei nani”.

In questo contesto credo che vada aggiunta la particolarità tutta italiana della borghesia e del popolo, ambedue malamente definiti per esempio dal Leopardi, il quale nel saggio sui costumi degli italiani approda in un passaggio ad una sorta di scetticismo morale che volge al cinismo e “che fa della borghesia italiana la più cinica dell’Europa e del popolaccio italico il più cinico d’Europa”.

Uno scetticismo che non è proprio del pessimismo leopardiano, ma che è la constatazione appunto dell’una e dell’altra classe del nostro paese sempre pronta in buona parte a trovarsi – ecco il cinismo - dove si vince.

Questo modo di fare è entrato nel DNA di una parte cospicua delle italiche genti, costituisce ahimè la struttura del loro modo di vivere, sono il codice che ha determinato la dissociazione dell’uomo dalla sua coscienza.

E’ possibile invertire lo stato di cose presenti ? Naturalmente si a condizione però che i sussulti che pur ci sono – vedi i referendum, i no di Fiom e del sindacalismo di base, i movimenti antiglobalizzazione a cominciare dai No Tav, quelli che hanno portato alla elezione di Pisapia e De Magistris, gli indignados delle mille realtà di tutt’Italia – trovino un momento di concreta unità.

Non a caso la storia non si è mai mossa per impulso delle maggioranze.

Un caro saluto e grazie.

Antonio Casolaro, Caserta

Grazie del sempre puntuale commento, che integra benissimo il ns. articolo, ampliandolo per comprendere la società tutta. Una riflessione spietata ma necessaria, almeno per chi crede ancora nella cittadinanza.

dolmen di Bisceglie ottimo

01/08/2011

Vorrei mandare i miei complimenti entusiastici per l'articolo sul Dolmen della Chianca. Alle medie, quando ebbi la fortuna di avere professori eccezionali (in seguito circostanza mai più verificatasi) ci avevano parlato di questo dolmen ma, negli anni, ho pensato che si trattasse di una esagerazione locale, ora invece scopro che la professoressa di storia diceva esattamente il vero ed era molto documentata ed esperta. Allora un complimento postumo pure per lei e grazie a tutti voi

G. Larosa, Pescara

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