Signorinella pallida
02/02/2012
Questa
canzone la cantava mia mamma e mi faceva
sognare. Poi io la cantavo a mia figlia e
lei sognava Ora la canto alla mia nipotina e
le sogna. Lara |
d'agostino
02/02/2012
Prima da tutto scusi il mio italiano, sono
nata alla Argentina. Per favore, scrivo per
fare una domanda su un casale: il Casal
D'Agostino, Castrovillari, provincia di
Cosenza. E' al piede dal monte Sant'Angelo.
L'ho visto al "flick" in Internet. Questo
casale è di mio interesse perché il nonno da
mio marito era di Castrovillari e suo
cognome era D'Agostino. Mi può dire qualcosa
di questo casale di Castrovillari? Tante
grazie nuovamente cordiali saluti e buon
2012! Cristina
Se
qualcuno sa dare notizie è pregato di
scriverci |
|
01/02/2012
Sono
completamente d’accordo in merito
all’articolo: “L’ombra
del caimano”. Cari saluti Santo Catarame |
Jamm jà
29/01/2012
Non ci
sono dubbi su difendere le "nostre"
tradizioni ed il "nostro" onore dalle offese
del tempo e dell'ignoranza (a volte falsa
per interesse), che spera di far dimenticare
alle nuove generazione e qualche volta anche
alle vecchie, affievolite dalla quotidianità
e dagli antichi sacrifici, chi siamo e da
dove veniamo. Non sono e non faccio il
nostalgico, non tolgo nulla alla nostra
Italianità che abbiamo conquistato e
costruito anche noi e di cui siamo parte
fondamentale in tanti esempi, ma amo la
verità e credo fermamente che la menzogna
storica non rende merito a nessuno ed
acuisce i luoghi comuni che sono il
fondamento della stupidità e fomentano
l'odio nelle menti non illuminate, ecco
perché il vostro lavoro ed impegno è
meritorio, nel mio piccolo vi seguirò e non
mancherò di parlare del vostro sito. Con
questo vi auguro un buon lavoro e ricambio i
cordiali e graditissimi saluti. Ben fatto!!
Jamm jà!! A.M.
27/01/2012
Non vivo
più a Napoli, ahimè da tempo, di padre
napoletano e di madre siciliana... più
suddista di così? Quando posso torno dove
"l'aria mi appartiene" e mi perdo
piacevolmente. Volevo farvi i complimenti
per la completezza degli argomenti e
l'orgoglio che con il vostro impegno
dimostrate, l'orgoglio di appartenere ad una
terra antica troppe volte "terra di
conquista" da parte di tutti, l'ultima nel
1860!! Finalmente un po' alla volta la
storia dovrà essere riscritta e quindi
fugare ogni falsità!! Jamm jà!!!! Saluti
A.M. |
Nonna Nonna
27/01/2012
Egregi
Signori, Vi sono grato se potete darmi
un’indicazione per trovare il testo di
“Nonna Nonna” di A. Paliotti. Grazie e
cordiali saluti G.S.
|
due monologhi
26/01/2012
Egregi Signori, ho
bisogno del Vostro aiuto per ricercare
due monologhi che un mio zio recitava
negli anni quaranta del secolo scorso
durante feste familiari come battesimi,
cresime e così via. Il primo si chiamava
“’O tuocco” e parlava di un
dichiaramento che si concludeva con la
morte del protagonista. Il secondo
parlava di “una Nennella con capilli
anella anella” che muore di consunzione.
Capisco che i dati che Vi do sono
pochissimi, ma forse Voi potete risalire
agli autori e comunicarmeli. Le mie
ricerche fino ad ora non hanno dato
alcun risultato. I testi andarono persi
durante i lavori di ristrutturazione
dopo il terremoto degli anni ’80. Vi
ringrazio per quanto potrete fare.
Cordiali saluti e complimenti per il
sito.
G.S.
|
culturalmente onesto
25/01/2012
Buon
giorno, vi seguo da un po’ di tempo ed
apprezzo molto il lavoro che svolgete
ritenendolo encomiabile e “culturalmente
onesto” (virtù rara ai giorni nostri).
Navigando sul vostro sito mi sono imbattuto
più volte in meravigliose carte geografiche
del Regno delle due Sicilie e, benché abbia
a lungo cercato su internet, non ho trovato
dove poterle comprare. Se siete a conoscenza
di siti o librerie dove poterle acquistare
vi sarei grato se potesse fornirmi tale
indicazione. Vi ringrazio sia per
l’informazione ma principalmente per ciò che
fate per la nostra terra. F.B. |
|
Ringraziando del contributo che segue di
Giovanni Maduli, dobbiamo evidenziare subito
che dissentiamo da qualunque forma di
qualunquismo. Destra e sinistra esistono
ancora. Oggi più di prima. (Il Portale del
Sud)
DUM ROMAE CONSULITUR, SAGUNTUM EXPUGNATUR
Tito
Livio, Storie, XXI, 7,1
(mentre a
Roma si discute, Sagunto viene espugnata)
di
Giovanni Maduli
22
gennaio 2012
Da
decenni ormai le banche hanno preso possesso
dell’economia e della finanza mondiali. Le
banche hanno la loro polizia privata, la
polizia europea con sede in Italia, con
poteri e immunità illimitate e non
perseguibili nemmeno dalla magistratura. Le
banche italiane, con il così detto decreto
salva Italia (art. 44), avranno le carceri
private.
Assistiamo giornalmente alla distruzione
dello stato sociale e democratico; quello
stato voluto e ottenuto dai nostri padri a
seguito di lotte e sacrifici spesso duri e
sempre pesanti. Assistiamo alla
delegittimazione della magistratura che, non
appena si permette di puntare il dito contro
qualche potente di turno, viene subito
umiliata e dileggiata, anche dai media.
Assistiamo alla cancellazione del futuro non
solo nostro ma soprattutto dei nostri figli.
E tutto questo è ancora più grave e più
pesante per noi meridionali di questa Italia
divisa in due parti: una che prende e
l’altra che dà. Da centocinquanta anni.
Il potere
del denaro e la sete di potere hanno
soppiantato in tutto il mondo, e in quello
occidentale in particolare, i valori di
solidarietà, umanità, rispetto,
collaborazione, altruismo, semplicità,
modestia e tanto, tanto altro. Vige il credo
dell’ “apparire”. L’“essere” non ha più
alcun significato.
In questa
cloaca di vicende, volute in primis da
popoli stranieri e lontani che nulla avevano
e hanno a che vedere con la profonda e
sobria cultura mediterranea, i
rappresentanti dei popoli si sono via via
adagiati sulle comodità dei piaceri e delle
lusinghe offerte dal potere stesso, paghi
del loro auto referenzialismo, sordi ai
bisogni dei popoli e delle genti. I poteri
forti, tutti, nessuno escluso, anche quelli
religiosi, questi ultimi indifferenti ai
bisogni veri dei suoi fedeli, hanno pian
piano deposto le armi; da un lato ricattati
da chi li minacciava di totale distruzione,
da un lato ammaliati dai “vantaggi” che la
collusione con certi poteri prometteva e
promette.
Tutto
sulle spalle dei popoli e del loro futuro.
Il mondo si avvia a cancellare la classe
media. Presto ci ritroveremo in un nuovo
medioevo diviso in servi (la maggioranza) e
serviti (una esigua minoranza).
E noi,
noi cittadini di oggi, figli di quei padri
che lottarono e soffrirono per offrirci un
futuro migliore, guardiamo impassibili il
disfacimento del loro duro lavoro, del loro
duro progresso sociale. Noi siamo e saremo
responsabili non solo delle nostre sventure
ma anche e soprattutto di quelle dei nostri
figli. Con quale coraggio potremo domani
guardarli negli occhi sapendo che nulla
abbiamo fatto per impedire che ciò
accadesse?
È facile
scrivere da dietro una tastiera di pc;
indignarsi a parole e mandare invettive
contro tutto e tutti. Ha ragione Paolo
Barnard quando dice che siamo tutti
“rivoluzionari da tastiera”, incapaci di
mettere in atto vere forme di protesta
ancorchè democratiche e legittime. E non ci
si rende conto che le tastiere, i pc, i
blog, Facebook, Tweetter e tutte quelle
forme di falsa socializzazione in realtà ci
allontanano di fatto gli uni dagli altri.
Siamo tutti “connessi”, tutti “collegati” ma
in realtà siamo tutti soli nelle nostre
stanze a strimpellare frasi più o meno ovvie
e più o meno scontate sulle nostre tastiere.
Abbiamo perso il senso del contatto umano,
dello stare insieme, del discutere de visu.
Ci sentiamo tutti partecipi di un mondo di
“connessioni” e di “contatti” mentre in
realtà, proprio a causa di quegli strumenti
che ci fanno sentire così vicini, non siamo
mai stati così lontani gli uni dagli altri.
Divide et impera dicevano i latini e questo
è ciò che “loro” stanno facendo. I siti, i
blog, i vari facebook e quant’altro non sono
altro in realtà che strumenti per
controllarci, farci sfogare psicologicamente
e, soprattutto, tenerci di fatto divisi però
facendoci credere di vivere in una
democrazia. E tutto deve servire a questi
scopi. Il calcio ci divide e ci impegna in
fazioni opposte che si combattono e che
servono sopratutto a fare sfogare eventuali
istinti focosi di qualche facinoroso. Le
televisioni hanno perso ogni valore
culturale. La vita sociale reale non esiste
più. Chi più chi meno siamo tutti nemici gli
uni degli altri; non ci si saluta neppure
fra condòmini di uno stesso stabile. Si ha
perfino vergogna di chiedere al vicino un
po’ di sale se ne manchiamo.
E noi
ciechi, non vediamo e non capiamo. E ci
lasciamo manipolare e dividere come pecore
di un branco da macello. Invece di unirci ci
dividiamo: noi, loro, gli altri…
Ma chi
siamo i “noi”? Chi sono i “loro”? Chi sono
gli “altri”? In realtà siamo noi tutti;
tutti i cittadini di questo mondo avviato
verso il totalitarismo più bieco e
spregiudicato, a confronto del quale i
totalitarismi del passato sembreranno
semplici esercitazioni. E ci lasciamo
dividere, stupidamente, anche al nostro
interno. Il mondo meridionale in
particolare, che è quello che più dovrebbe
starci a cuore, non fa eccezione. Siamo
divisi in una miriade di partiti, partitini
e movimenti che spesso si spaccano e si
dividono. Nasce il sospetto che in qualcuno
non alberghi un sincero, leale e
disinteressato senso di riscatto, ma
semplicemente la banale e squallida voglia
di riuscire a coltivare il proprio
orticello; ritagliarsi una fettina anche
minima di visibilità. Non si è compreso e
non si comprende che solo una vera unità
potrà forse porre le basi per un vero
riscatto dei popoli e di quello meridionale
in particolare.
Non si è
compreso che si è fatto il gioco del potere.
Non
arriveremo da nessuna parte se continuiamo a
dividerci ed a farci dividere. Non
arriveremo da nessuna parte se continueremo
a non vedere ciò che accade intorno a noi.
Non arriveremo da nessuna parte se non ci
informiamo. Spegniamo le televisioni,
buttiamo i giornali, scendiletto del vero
potere più o meno occulto. Usiamo internet,
leggiamo cosa scrivono gli altri e,
soprattutto, smettiamo di credere in
ideologie del passato come la “destra” o la
“sinistra” che, (leggendo si apprende anche
questo), sono state create a tavolino dallo
stesso potere. Chi ha ancora idee di
“destra” legga qualcosa di “sinistra”; chi
ha idee di “sinistra” legga qualcosa di
“destra”; chi è religioso legga qualcosa di
chi non lo è e viceversa. Solo così avremo
una idea meno offuscata di quel che il
potere ha in serbo per noi. Quel potere che
indistintamente ha finanziato e promosso la
rivoluzione bolscevica ed il nazismo di
Hitler, la rivoluzione francese e tanto
altro. Quel potere che ha a volte
osteggiato, a volte osannato la Chiesa.
Apriamo gli occhi! Riappropriamoci della
nostra vera identità che è una identità di
uomini liberi e pensanti, ognuno con le
proprie legittime tendenze. Riappropriamoci
della nostra dignità!
Incontriamoci,uniamoci, vediamoci e lasciamo
agli strumenti del web solamente la funzione
sola che loro dovrebbe competere: tenerci
informati e darci appuntamenti.
-
Abbiamo assistito all’annullamento della
nostra Costituzione; andiamo in guerra
quando ci è espressamente vietato; subiamo
un governo imposto al di fuori di ogni
regola democratica e costituzionale; subiamo
lo strapotere di poteri esterni (ma anche
interni) che ci dicono cosa dobbiamo o non
dobbiamo fare;
-
abbiamo subìto la perdita della sovranità
monetaria;
-
abbiamo subìto la perdita della sovranità
politica;
-
abbiamo subìto la perdita della cultura;
-
abbiamo subito l’avvento dei poteri mondiali
finanziari;
-
abbiamo subìto la nascita di una polizia
europea (in realtà dei banchieri) che non ha
alcun limite e non è perseguibile da alcuno;
-
stiamo subendo la nascita delle carceri
private nelle quali sarà obbligatoria la
compartecipazione delle banche;
-
abbiamo subìto e continueremo a subire la
perdita dei nostri diritti;
-
abbiamo perso il diritto di scegliere i
nostri rappresentanti in parlamento;
-
abbiamo subìto l’appropriazione indebita di
tutte le frequenze TV;
-
abbiamo subìto l’estorsione della nostra
moneta reale e saremo sempre più obbligati
ad usare una teorica moneta elettronica;
-
si parla di microchip sottocutanei per
controllare di ognuno cosa farà, dove andrà,
cosa comprerà;
-
abbiamo perso la nostra privacy; siamo
sempre controllati, nelle autostrade, per
strada, in banca, nei supermercati;
-
subiamo il Codex Alimentarius;
-
subiamo gli OGM;
-
subiamo i disboscamenti selvaggi e
l’inquinamento dei mari;
-
subiamo le trivellazioni selvagge nei nostri
territorii e nei nostri mari;
-
subiamo l’inquinamento radioattivo dei
nostri territori e delle nostre falde
idriche;
-
subiamo la crescite esponenziale di
allergie, intolleranze alimentari, tumori;
-
subiamo la negazione delle cure del cancro;
-
subiamo inconsapevolmente l’avvelenamento
dell’aria attraverso il rilascio clandestino
di scie chimiche;
-
subiamo la negazione di energie alternative,
pulite e gratuite per tutti;
-
subiamo il progetto H.A.A.R.P. e forse il
condizionamento dei nostri climi;
Cosa
altro dobbiamo subire per comprendere che
non è più il momento delle sole discussioni?
Che è giunto il momento di unirci, di
collaborare, di reagire?
Ma per
favore, non su Internet. |
Monti: è un attacco all'Europa
14/01/2012
Monti:
è un attacco all`Europa Il professore
preoccupato dalle conseguenze sugli
investimenti stranieri La reazione «Adesso
mi auguro una serissima reazione comune di
tutti i paesi europei» Da "Il Corriere della
Sera" di sabato 14 gennaio 2012
Perché
solo ora? Leggiamo, con piacere, che ieri
(13 gennaio 2012) anche il Presidente del
Consiglio, prof. Mario Monti, ha parlato di
“attacco all’Europa” da parte delle società
di rating. Molti cittadini italiani lo
pensano da tempo, come ho scritto nell'articolo
del 9 ottobre 2011 (tre mesi fa!),
pubblicato in “Rischio Calcolato” e in tanti
altri giornali online. Purtroppo, i “grandi
quotidiani” italiani non l’hanno voluto
nemmeno riprendere. Agostino Spataro
Il
Portale del Sud aveva pubblicato l'articolo
in
questa pagina |
La legge dei grandi numeri
11/01/2012
Sì,
correva proprio il mese di Aprile 1955
ed a Torino era in corso il congresso
del PSI. Il mese precedente – marzo 1955
– la Cgil era uscita notevolmente
ridimensionata dalle elezioni per il
rinnovo delle commissioni interne
tenutesi alla Fiat. Il paese, intendendo
per tale quello dei contadini e degli
operai, continuava a non vivere un buon
momento.
Ed
infatti nella sua relazione Nenni disse
che “la democrazia aveva avuto dalla
Resistenza il compito di dare vita a uno
Stato che per le masse, per gli operai e
specialmente per i contadini non fosse
più nemico”. Andando avanti nel suo
intervento il segretario del Psi formulò
il noto slogan dello “Stato forte con
i forti e non forte con i deboli”.
Mi colpirono quelle parole ed a quasi
sessant’anni da quando le lessi, le
ritengo sempre attuali, segno senz’altro
che in questo paese lo Stato ed il suo
potere non sono mai stati forti con i
forti. Leggerle poi come titolo dell’editoriale
del mese mi hanno fatto capire che
la tensione per la denuncia del
malcostume e dell’arroganza del potere
costituisce il valore portante dei
redattori del “Portale del Sud”. E’
evidente che in questi presupposti,
intesi come scelta di vita aderisco e mi
riconosco pienamente.
Il
cavaliere si dice che abbia chiesto un
turno di riposo, durante il quale
intende studiare le strategie future per
il paese e riorganizzare l’armata
brancaleone del suo partito, che negli
ultimi tempi aveva registrato più di un
forfait. La verità è che un paese non si
governa con le chiacchiere né tantomeno
ignorando i problemi e cosa ancor
peggiore nascondendone la gravità. Se a
ciò si aggiunge che a livello
internazionale i tempi per le
barzellette e per la presunta fama di
macho avevano superato il limite della
sopportazione, si capisce che poco c’è
mancato che in qualche cancelleria
europea non fosse accompagnato alla
porta e messo fuori a pedate. Di qui il
passo indietro. A questa decisione
qualcuno emise un sospiro di sollievo,
sperando che “i professori” chiamati al
capezzale dell’ammalato fossero in
grado, dopo aver diagnosticato la
patologia sofferta, di somministrargli
le cure necessarie.
Una
delle prime valutazioni, che gli
eminenti accademici credo che abbiano
fatto è stata una sorta di anamnesi
recente e forse anche remota
dell’infermo, considerato che per quasi
18 anni il degente è stato allevato
dalle a dir poco bizzarre cure del “ghe
pensi mi”.
Il
quadro che i professori hanno acquisito
a dire il vero non è che non fosse noto,
certamente la gravità era dissimulata
dalla paranoia del “tappo” e dalla
coorte della compagnia “ditegli sempre
di si”, tuttavia i dati trimestrali
della Banca d’Italia e quelli mensili
dell’Istat denunciavano il disastro
economico e finanziario del paese. Negli
ultimi tre anni sovente si è assistito
al teatrino che mentre i dati via, via
formulati dagli organismi predetti
venivano divulgati, il gigante “tappo”
li leggeva a modo suo invertendone il
significato, per cui alla fine il paese
era ricco, le famiglie piene di soldi, i
giovani tutti al lavoro ed i ristoranti
pieni, anche se quotidianamente sui
giornali si leggeva che vasti strati
della popolazione con i loro magri
redditi non arrivavano alla fine del
mese.
Di
fronte a questo guaio “il ghe pensi mi”
e la sua coorte si resero conto che
bisognava farsi da parte e chiedere
l’aiuto dei grandi luminari, i quali
forti anche del sostegno di Re Giorgio
hanno preso il timone della nave per
disincagliarla dai bassi fondali della
crisi.
Va
detto che pochi sprovveduti si
aspettavano miracoli e risultati
immediati, i più infatti sapevano come
sanno ancora che la navigazione è piena
d’insidie e che i pirati non incrociano
soltanto le coste somale. Nel “civile
occidente” gli abbordaggi e gli
arrembaggi provengono dalle grandi
organizzazioni mondiali ed europee come
il FMI, la BCE, l’UE, le Big Three di
rating come Standard & Poor, Moody’s e
Fitch Ratings, le quali decidono sul
destino di miliardi di esseri umani nel
nome del Dio profitto.
Di
buona lena i professori si sono messi al
lavoro ed hanno concepito il decreto
“Salva Italia” che il Parlamento ha
trasformato in legge.
Gli
autori dell’editoriale cui mi riferisco
hanno in modo egregio e chiaro
sottolineato il paradosso di fondo del
decreto che è l’iniquità che accompagna
l’intero articolato che professori e
Parlamento hanno generato. Hanno agito a
senso unico i professori, con una
protervia ed una cattiveria che le
lacrime della rappresentante del
dicastero del lavoro ne hanno denunciato
in modo eloquente la misura e la
profondità dei tagli e perché no delle
infamie disposti.
E’
vero che le guerre, almeno fino
all’ultima, le hanno combattute in buona
parte i contadini e gli operai
coscritti, tuttavia alla fine una
parvenza di giudizio popolare o
quantomeno la storia i responsabili li
ha identificati e giudicati.
Con i
professori, salvo i calcolati ed
elettoralistici “sussurri e grida” dei
seguaci del “sole delle alpi” o di
quelle più misurate del profeta di
Montenero di Bisacce, si son trovati
tutti d’accordo compresi i sindacati, i
quali, ridotti ormai alle effimere
agitazioni, come si è soliti fare con i
succhi di frutta prima dell’uso, non
contano nulla più.
In
conclusione ha pagato la povera gente,
hanno pagato i redditi fissi, hanno
pagato i pensionati, hanno pagato i
cinquantenni, hanno pagato le donne,
hanno pagato gli inoccupati, i
disoccupati, le giovani ed i giovani.
Bravi i professori e con essi bravi i
peones del governo precedente
insieme all’amico di don Verzè, così
come bravi non c’è che dire sono
risultati i rappresentanti delle cd
forze responsabili dell’ex opposizione,
le quali tuttavia sono risultate tali
solo a senso unico, tutte a sfavore
delle categorie meno abbienti come
appunto quelle del reddito fisso e
quelle al colmo senza reddito.
Il
carattere assurdo ed esagerato che ha
assunto la politica d’intervento
iniziata con l’insorgere della crisi,
specialmente in Europa, è ormai sotto
gli occhi di parecchi.
Nel
nostro paese per esempio il fatto che si
parli di articolo 18 quando viceversa il
problema è chiaramente quello della
disoccupazione di lungo periodo od
ancora che la banca centrale abbia
deciso e promosso di passare attraverso
il sistema bancario europeo per
sostenere i paesi con problemi di
cosiddetto debito sovrano, consentendo
però allo stesso sistema bancario di far
ampi e lucrosi profitti
nell’intermediazione, denuncia con
chiarezza la misura del ruolo assunto
dalla finanza nel sistema economico
internazionale prima e di tutti i paesi
poi.
Ruolo
che si manifesta con maggiore chiarezza,
e che forse trova nei professori i suoi
profeti e i suoi sostenitori, nel fatto
che gli stessi mercati finanziari con i
loro comportamenti omertosi hanno
contribuito in modo determinante allo
scoppio della crisi. Oggi gli stessi
mercati finanziari sono i giudici della
qualità delle manovre economiche
finalizzate per risolvere secondo loro i
problemi del debito pubblico (per es. la
lettera di Trichet e Monti al Cavaliere
e quindi il decreto del 6 dicembre
2011), i quali appunto affidano agli
yes-man o ai meglio identificabili
professori liberisti lo svolgimento dei
lavori sporchi delle decimazioni di
massa.
L’incredibile, proseguendo nella
valutazione della fase sta nel fatto per
esempio che in momenti di crisi è
senz’altro molto, ma molto più difficile
che una società come la nostra, che sta
pagando da anni costi elevati, sia nelle
condizioni che le proprie strutture
sociali – pensioni, sanità, scuola,
ricerca, pubblico impiego, lavori
pubblici, beni comuni - si adatti alle
regole imposte dai mercati finanziari, e
non il contrario.
Dov’è
infine la contraddizione logica che
emerge dal comportamento dei governi del
“ghe pensi mi” e dei professori? La
contraddizione risiede nel fatto che un
diritto sostenuto non solo da un vasto
ed acquisito retroterra di letteratura
materiale, e che si è tradotto in
sistema di vita che si è affermato e
consolidato, non è più possibile
separarlo dagli apporti analitici e dai
fatti che lo hanno prodotto e
concretizzato dal nascere della
Costituzione fino all’apparire dei
devastatori ad una dimensione del teatro
dei pupi condotti dal puparo degli
ultimi 18 anni.
Se
una scienza riconosciuta per neutrale
quale è quella delle rilevazioni
statistiche eseguite da organizzazioni
dello Stato od anche dal Centro Studi
della Banca d’Italia od ancora dalla
Confindustria hanno verificato ed
assodato uno spostamento negli ultimi
anni nella distribuzione del reddito tra
i 10 e 15 punti percentuali del Pil a
favore del capitale è evidente che i
professori come minimo avrebbero dovuto
metter mano a queste rapine e
compensarne i danni. Ciò anche perché lo
sviluppo di lungo periodo richiede
scelte come quelle sulla distribuzione
del reddito: altrimenti per esempio la
domanda chi la sostiene? Il Cavaliere, i
Professori? Puaff!
La
madre di tutte le questioni resta
senz’altro l’occupazione, con tutte le
conseguenze che essa implica dal punto
di vista della politica economica (?!).
Ciò significa assumere una politica che
prorompa nello scenario macroeconomico
della crisi, che diventi la forza e la
continuità di una sfida permanente
perché coinvolge e si riferisce in
termini di salvaguardia – penso a
Fincantieri, a Termini Imerese, a Omsa,
ai Ferrovieri, ai Trasporti pubblici,
alla scuola, all’Università, etc – e di
riqualificazione – penso alla ricerca di
processo e di prodotto – della struttura
produttiva, così come alla necessità di
nuove regole – penso alla sicurezza del
lavoro, all’integrazione dei lavoratori
migranti – fino alla ricomposizione dei
processi di frammentazione del lavoro –
penso al superamento dell’arcipelago dei
tanti lavori perché il lavoro è unico
sotto tutti i cieli del mondo si svolga
– che possono rompere la coesione
sociale.
Come
concludere? Necessita un profondo
cambiamento, certamente difficile, ma
non impossibile. Intorno c’è una
moltitudine in movimento da Camilla
in Cile, ai “we are 99%” negli
Usa, alle primavere arabe del
mediterraneo, ai No Tav in Val di
Susa., alla Fiom, ai Cobas.
Antonio Casolaro
|
il ronzio della zanzara
09/01/2012
Questa mia per comunicare che a distanza di
qualche anno è rinato “Il ronzio della
zanzara”. Chiunque voglia inviare articoli,
post o quant’altro può utilizzare questo
indirizzo e-mail. Cordialità Giovanni
Lafirenze
http://ilronziodellazanzara.bloog.it/ |
IL
SENATUR
03/01/2012
Umberto
Bossi segretario nazionale della lega Nord
da sempre ha ingiuriato personalità
politiche, istituzionali e non solo. Sempre
il senatur non ha mai cessato d’oltraggiare
sia il Tricolore, quanto l’Inno di Mameli
simboli dell’unità nazionale (polemiche
storiche a parte). Un esempio per tutti il
dito medio alzato dell’Umbertun il 20 luglio
a Padova durante l’esecuzione dell’inno
nazionale. Ancora: Sia lui, quanto i suoi
uomini a turno nel tempo riescono ad
offendere diverse categorie di lavoranti,
artisti ecc… Lui disprezza tutto ciò che lo
circonda anche la famosa Roma ladrona che
bonariamente lo ripaga con mensili e
puntuali stipendi da favola. Oggi il leader
del carroccio prende le distanze (Carthago
delenda est) dal Pdl reo quest’ultimo (a suo
dire) di sostenere una manovra finanziaria
al fianco della sinistra, dimenticando
d’essere lui stesso artefice e complice
dell’attuale baratro finanziario italiano.
Bossi
oblia i propri scheletri nell’armadio e
posiziona il partito del Cavaliere da
Giussano tra i banchi dell’opposizione,
trascurando i numerosi benefici ottenuti per
mezzo del Pdl, dimentica quando la Gelmini,
ex Ministro dell’Istruzione, gli conferisce
una laurea honoris causa proprio in scienze
della comunicazione (ma altro attestato
proprio no…?). Certo Bossi è un grande
comunicatore, ma solo per chi lo ascolta e
non possiede idee proprie, altrimenti non mi
spiego il delirante sostegno della sua base
elettorale nel corso del volgare attacco al
Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano. Il caso nasce al raduno “Berghem
Frecc” nel comune di Albino, Bossi insulta,
ironizza, compie volgari e triviali gesti
nei confronti del Capo dello Sato, i
militanti del Sole delle Alpi urlano
secessione e tanto altro, l’Umbertone
conclude con queste affermazioni: “Non
sapevo che l'era un terun”.
Scusa
Bossi ma in questi vent’anni hai sempre
dormito…? Non ricordi quando definisci
mafioso il tuo ex alleato…? Oggi chissà
quale recondita ragione ti costringe a
rispolverare antichi e violenti slogan:
“Noi dobbiamo andare a Milano a confermare
che con le buone o le meno buone che Padania
sarà: adesso ci siamo rotti le balle”,
“Non sarà più secessione ma indipendenza”,
“Ci sono momenti in cui la battaglia è
decisiva: liberi o schiavi”.
Ma caro
Umberto non pensi che al contrario tutti noi
siamo stanchi, nauseati d’ascoltare le tue
fesserie (eufemismo)... Conferma di tutto
questo è stata l’istantanea replica a difesa
del Presidente dell’intera maggioranza
parlamentare e politica, anzi l’opposizione
(IDV) è andata oltre, infatti L’Onorevole Di
Pietro (e non solo lui) ravvisa nei
movimenti bossiani gravissimi reati penali
punibili dagli articoli 290, 291, 292, vale
a dire: “vilipendio della Repubblica, delle
istituzioni costituzionali”. Naturalmente
non posso che condividere il pensiero
dell’Onorevole Di Pietro, difatti in veste
di Senatore della Repubblica Bossi deve
porre fine a odio, violenza e razzismo,
dovrebbe contenere la propria esuberanza,
perché offendere onore e prestigio di un
Capo di Stato è reato punibile (per un
cittadino comune) con una pena detentiva che
può variare da uno a cinque anni di
reclusione. Non solo: “ la legge punisce
chiunque costituisce, organizza dirige
movimenti atti a colpire l’ordinamento dello
Stato“.
Caro e
distratto Bossi qualsiasi persona ingiuria
la bandiera nazionale o altro simbolo dello
Stato è perseguito dalla legge italiana, ma
devi sapere che è reato anche offendere
bandiere di altri Stati. Ingiuriare il
Tricolore vuol dire colpire Istituzioni,
Forze Armate, Forze dell’Ordine ecc.. Non so
se tutto questo, come suggerisce l’Onorevole
Di Pietro avrà un seguito giudiziario,
onestamente lo spero per via dei privilegi
da abrogare a Voi parlamentari, se un
cittadino offende le istituzioni paga in
proprio, perciò verrei che te pagassi in
prima persona ogni ingiuria, ogni
vilipendio, nel contempo invio a tutti i
crociati del Sole delle Alpi il consiglio di
utilizzare autonomamente i propri Neuroni.
Giovanni
Lafirenze
La
Gelmini, nel concedere la laurea a Bossi, ha
creato una "realtà parallela", fatta di
neurini (più che neuroni) che corrono
gioiosi ed ignari in gallerie che partono da
Ginevra e arrivano al Gran Sasso... |
prestare attenzione
31/12/2011
Buongiorno, ho visto il Suo sito e volevo
complimentarmi con Lei perché è fatto
veramente bene ed è molto ben curato.
Solo...volevo consigliarLe di prestare
attenzione alle notizie che magari le
vengono date da persone auto-certificanti,
che potrebbero essere fasulle e quindi
bollare di poca attendibilità il suo sito
internet. Se vuole avrei alcune cose fasulle
di millantatori, che ho notato. Gente poco
seria. Augurandole un buon anno nuovo.
Cordialità P.B. |
complimenti
14/12/2011
Dopo una
giornata di visita a Napoli, sono tornata a
Roma e tramite Internet ho iniziato a
spaziare nei siti che descrivevano la
cultura meridionale, prima con Wikipedia,
poi per caso nel vostro sito, sono rimasta
piacevolmente sorpresa per le notizie
obbiettive ed oggettive che vi ho trovato,
ho scoperto delle verità, annientate dalla
politica e dai luoghi comuni, per questo vi
ringrazio. E vorrei esortarvi, per quel che
si può, ad alzare una giusta voce contro
l'arroganza e l'ignoranza della lega,
facendo sentire anche la vostra, per portare
a conoscenza la grandezza del Sud,
annientato da notizie di camorra, mafia e
assistenzialismo. Giuseppina G. |
|
La
mostra MADE IN SICILY all’Albergo dei
Poveri, curata da Nicolò D’Alessandro, è
qualcosa di più di una consueta mostra.
Bellezza e Riflessione
Non ho
gli strumenti per un’analisi critica
dell’arte figurativa, ma certo non è
difficile capire quando si è di fronte a un
evento che ci propone bellezza e
riflessione.
Intanto,
ben s’intende, non è impresa facile mettere
assieme 176 artisti, mettere assieme cioè
temperamenti singolari ed inevitabili
esigenze individuali.
Ci si
trova di fronte a qualcosa forse di
irripetibile: vedere riuniti nello stesso
tempo e nello stesso spazio, ed è quello che
più conta, tanti artisti, pittori e
scultori, provenienti da tutte e nove le
province della Sicilia, da Enna a Ragusa, da
Caltanissetta a Trapani, ecc.
Un’occasione, un momento d’incontro e di
seppur tacito confronto, tanto raro in
queste nostre contrade artistiche, dove
l’insulare solitudine è coltivata come un
geloso privilegio.
Una forza
questa, ma anche un limite all’espandersi e
al riconoscimento del talento artistico nato
in terra di Sicilia.
Questa
mostra, credo anche nelle intenzioni di
Nicolò D’Alessandro, è un modo di fare
uscire la Sicilia dal suo isolamento, di
immetterla in un circuito che superi i
confini regionali, se non provinciali.
Si ha
sottocchio un panorama dello stato dell’
arte figurativa in Sicilia, dove non c’è una
tendenza riconoscibile, ciascun artista si
offre con il suo stile, più o meno
interessante, più o meno bello, ma non è mai
uno sguardo inerte: è come una boccata
d'aria fresca, di riconquista del senso e
dell'aspetto estetico, uno sguardo arioso ed
emozionale, un'altra Sicilia, di fronte e in
contrasto con il sospetto di una terra in
decadenza che tanto ci deprime.
Una
specie di terapia della speranza, almeno
per chi scrive.
Per dire
che questa mostra è, come sempre dovrebbe
essere, non solo un assegnato circuito
estetico, ma un’apertura, un accrescimento
culturale, un modo per interrogarsi su chi
siamo, su che cosa è la bellezza.
Se, ad
es., per noi siciliani vale la pena volerla
e perseguirla la bellezza, non solo
nell’arte, ma attorno a noi: lo scarto tra
il ristoro di quell’arte e la “bruttezza”
che ci colpisce appena fuori, è prepotente.
E viene voglia di tornare indietro, restare
dentro, ripercorrere con maggiore volontà
contemplativa la bella schiera delle opere
in mostra.
E capita
anche di parlare con il maestro
D’Alessandro, e con Aurelia,
la
compagna, più propriamente l’alter ego di
Nicolò, i quali vi diranno che in tutto
questo ci devi credere: gli sforzi, i
sacrifici, le fatiche, perché vengano alla
luce, tra l’altro, talenti misconosciuti o
la “revisione del concetto ambiguo di
contemporaneo”.
Una
mostra da vedere per chi vuole riflettere e guardare la Sicilia da un versante meno
asfittico.
All'Albergo dei Poveri, una degna cornice,
una struttura anch'essa degna di essere
visitata.
Fino al
23 dicembre.
Nicola Lo
Bianco, 12 dicembre 2011 |
Potere alle donne
12/12/2011
Da Piazza
del Popolo a Roma oggi la speranza si è
trasformata in certezza: “women have the
power”. Si solo l’altra faccia della luna
cambierà il mondo. Potere alle donne con
convinzione, perché se lo stanno
conquistando con la lotta come insegnò Rosa
Luxemburg.
Antonio Casolaro |
Ma qualcuno sarà pure responsabile del
disastro? O No!
10/12/2011
È inutile
però piangere sul latte versato direbbe
qualcuno a chi di fronte alle misure assunte
dal governo Monti si chiedesse: ma se siamo
arrivati a questo punto ci sarà pure un
responsabile, qualcuno che non ha vigilato,
che non è intervenuto, che ha lasciato che
le cose continuassero ad aggravarsi? E no
caro Lei mi andrebbe di dire a chi quasi
fatalisticamente rispondesse con il vecchio
proverbio citato all’inizio. Non sono per
nulla d’accordo di assolvere impunemente un
ceto politico ed il suo più sintomatico e
significativo rappresentante per come ha
gestito il paese alla luce dei risultati che
sono sotto gli occhi di tutti e che ahimè si
tradurranno specialmente per disoccupati,
pensionati, lavoratori e lavoratrici in
lacrime e sangue per i sacrifici cui
dovranno sottoporsi.
[continua] Antonio Casolaro |
ESEMPI
DEL SUD!
08/12/2011
Innanzitutto grazie a Voi, grazie perché mi
insegnate cose di cui non ero a conoscenza.
E' la prima volta che 'spero' nella lega
nord, spero si faccia il referendum per la
secessione; sono 150 anni di soprusi e Roma
ha sempre lavorato per il nord e il
progressivo isolamento del Sud, e tutto si
sta definitivamente compiendo. La poesia del
Belpaese non esiste più e la nostra sola
salvezza, la salvezza del Sud, è di
dividerci dal nord e ricominciare il nostro
percorso economico e culturale supportando
le nostre aziende, i nostri prodotti, la
nostra cultura che temo pochi conoscano.
Quando ci ricorderemo di essere meridionali
ci salveremo, pur soffrendo, ma son sicuro
che per le generazioni future non daremo una
speranza ma una grande certezza. Solo la
secessione ci può salvare, tutto il resto, e
il resto sarebbe la coesione, sono favole a
cui nessuno quaggiù deve più credere. E poi,
ci aveva avvisato Francesco di Borbone. Mi
permetto di metter a conoscenza del mio blog
www.domenicoadonini.blogspot.com. Un
caro saluto e un gran buon lavoro a Voi,
ESEMPI DEL SUD! Domenico Adonini
Grazie
mille, noi però non speriamo affatto nella
lega e sappiamo che la secessione sarebbe
bocciata da noi come dalla stragrande
maggioranza degli Italiani. E' giusto
rivendicare storia e cultura, ma senza fare
il gioco del "nemico", cioè della lega. Nel
1860 il Sud fu depredato, con
un'unificazione forzata e violenta. Ma oggi
la situazione delle parti è invertita e, a
nostro avviso, la secessione realizzerebbe
solo il fatidico detto del "cornuto e ...
mazziato". |
C'è aria di tempesta in giro
03/12/2011
Bello,
chiaro, direi educativo, almeno per me,
l’editoriale di Novembre. Un racconto
che ha descritto in modo intellegibile forse
uno dei periodi più oscuri della storia di
questo paese.
[... continua]
A.
Casolaro - Caserta |
L'ombra lunga dell'Autunno italiano
03/12/2011
Il Vs
editoriale coinvolge, appassiona, fa
riflettere.
Chi ha
vissuto questi due decenni con l'onta,
l'indignazione, il disgusto di essere
"governati" dalla delinquenza legalizzata,
dalla cialtroneria spudorata,
dall'incultura, non può che esultare insieme
a Voi delle dimissioni di Berlusconi.
[... continua] |
detenuti
03/12/2011
Gentile Direttore,
In Italia
non esiste la pena di morte, non siamo mica
gli Stati Uniti o la Cina, siamo un paese
civile. Da noi però i detenuti, per le
mostruose condizioni di sovraffollamento,
denunciate solennemente dallo stesso
Presidente Napolitano, sono costretti a
vivere stipati come bestie e da tempo nei
penitenziari si è diffusa una micidiale
epidemia, con una cadenza di suicidi
impressionante.
Speriamo
che il nuovo governo, invece di varare con
assoluta urgenza adeguati provvedimenti, non
pensi che il problema si risolva
spontaneamente grazie a questa catena di
suicidi forzati, ben più esecrabile della
pena di morte.
Achille
della Ragione, Napoli |
La scuola dei
Savoia
01/12/2011
Le
vostre pagine raccontano tante verità
che sui libri di scuola non esistono. La
scuola dei Savoia ha falsificato la
storia ed ha raccontato solo bugie agli
italiani.
Solo
per questo coloro che hanno millantato
il Risorgimento come volontà del popolo
italiano (e meridionale in particolare)
dovrebbero essere processati e
condannati non all'esilio, ma alla
ghigliottina!
E la
RAI ha il coraggio di far ballare gli
eredi dei Savoia in TV. So io dove li
farei ballare!
E la
colpa di averli fatti rientrare in
Italia non è solo della destra. Anche la
sinistra aveva cominciato a parlarne con
insistenza mentre era al potere prima
dell'ingresso di Berlusconi in politica.
Comunque non vi stancate di divulgare
notizie e controinformazione. La storia
vera della capitolazione del sud si
diffonde anche così.
Salvatore Armando Santoro
|
un pensiero meridiano
27/11/2011
Cari
amici de "il portale del sud", ottimo
"L'ombra lunga dell'autunno italiano",
complimenti sinceri. Io dal canto mio,
sollecitato da una lettera poco convincente
pervenuta al sito e relativa ai "coscritti
meridionali", ho predisposto la
nota allegata che è un "pensiero
meridiano" più che una replica a chi non ha
orecchie per intendere. Come al solito mi
rimetto alle Vostre scelte e Vi prego di
accogliere i miei più cordiali saluti.
Gherardo Mengoni |
verità storiche
Nov.
26, 201
Complimenti per il sito questa è la strada
giusta per la diffusione delle verità
storiche che io purtroppo ho conosciuto solo
adesso.
G.G. La
Spezia |
ricostruzione del territorio
23/11/2011
Stasera
Corradino Mineo su rainews24 parlava di
piano Marshall per l’ambiente. Gli ha fatto
eco la Camusso e poi Vendola. La prima,
memore forse del piano del lavoro di
Giuseppe Di Vittorio del 1949, propone un
piano straordinario nazionale di
ricostruzione del territorio discusso con
Lega Ambiente e con altre organizzazioni
ambientaliste. Un piano che crei soprattutto
lavoro, specialmente per i giovani. Vendola
si contrappone innanzitutto ai grandi
lavori, quelli promossi dai faraoni come per
esempio il ponte di Messina, per dar vita in
primis al ripopolamento delle campagne, le
quali specialmente al Sud (credo) continuano
ad essere abbandonate o quanto meno
presentano un accelerato fenomeno
d’invecchiamento. Ne parlavamo il 9 novembre
in occasione dei dolorosi episodi causati
dall’esondazione dei torrenti di Genova
connessi ai nubifragi che hanno colpito i
territori della regione ligure. Quello di Di
Vittorio non se ne fece nulla, quello della
Camusso chissà?
Un caro
saluto
Antonio
Casolaro
In
questi anni di regime berlusconiano si è
perso del tutto il senso della politica. Il
sud è stato particolarmente danneggiato,
perché mentre il sultano si faceva gli
affari suoi, è stata la Lega a dettar legge.
Ma alla fine è tutto il Paese in ginocchio,
anche dal punto di vista ambientale e della
conservazione dei beni culturali ed
archeologici, nostro impagabile patrimonio.
Peccato, aver pensato al ponte sullo Stretto
ed al nucleare, mentre il territorio cedeva
in Veneto come in Sicilia, da Ischia a
Monterosso. E' ormai troppo tardi per
intervenire? Il momento sembra indicare la
sopravvivenza come priorità... ci sono poi
da mantenere le portaerei e comprare i
cacciabombardieri..! In realtà, l'Europa
intera, dopo la svolta a destra di inizio
secolo, appare ormai preda della paura, alla
mercé degli speculatori. Le scelte fatte si
pagano! Ma speriamo che arrivi presto un
impeto di riscossa generale dalla società
civile. Mai arrendersi! |
La "svolta"
22/11/2011
Ci vuole
coraggio, ma anche una gran dose di
sfacciataggine considerare “tecnico” il
governo cui le camere hanno dato la fiducia
in questi giorni. Se c’è un governo
politico, nel significato pieno del termine,
è quello del Prof. Monti
[... leggi tutto].
Antonio
Casolaro |
I primi "coscritti" meridionali
20/11/2011
Da
"Accadde nel 1861" di Maurizio Lupo
recentemente edito da LA STAMPA di Torino.
Uno stralcio su: "l nuovi laceri soldati del
re d'Italia".
I
primi coscritti arruolati a Napoli per
servire nell'unificato esercito italiano
sbarcano a Genova fra martedì 5 marzo e
venerdì 8 marzo 1861. Il Corriere
Meridionale annota: “Sono giunte in porto
numerose squadre di giovani del disciolto
regno napoletano. Obbligati a prendere
servizio nell'esercito italiano, provengono
dalle loro case. Sono laceri, sudici, mal
coperti e taluni semi scalzi. Insomma fanno
pietà ed offrono un saggio fedele delle
popolazioni dell'ex Regno di Napoli, che
così li ridusse”. All'atto dello sbarco
vengono censiti. I più sono analfabeti.
Hanno freddo. A chi chiede loro se sanno
dove si trovano rispondono: “In Piemonte”,
“Oltremare”. Uno, sentita la parlata ligure,
azzarda: “A Genova, quasi in Francia”. Sanno
di essere stati chiamati “al servizio del
Re”. Qualche sergente vuole che sia chiaro
che il sovrano “è ora per tutti Vittorio
Emanuele II Re d'Italia”. E chiede: “Qual è
il Re?”. Qualcuno risponde come deve, altri
dicono: “U Re è u Re. Viva u Re!”. A Torino
intanto si cerca di far fraternizzare i
militi della Guardia Nazionale giunti da
Napoli con quelli subalpini. Per il fine
settimana si prospetta per tutti “una gita
alla basilica di Superga. E' prevista
bellissima giornata”. L'evento è annunciato
dalla Gazzetta del Popolo, che commenta:
“Gli italiani guadagnano a conoscersi,
perché conoscendosi spariscono i pregiudizi
che gli uni avevano degli altri e diventano
amici”.
Cordiali
e distinti saluti
Umberto
Salvo (Alpignano-TO) |
Sant'Aniello
20/11/2011
Volendo
pubblicare l'immagine di Sant'Aniello sulla
rivista "Santini et Similia"
www.barbierieditore.it in un articolo
relativo alla pratica esoterica della "burzella"
contro il malocchio in Napoli, autore il
prof. Orazio Ferrara noto collezionista e
studioso di santini, non mi riesce di
trovarne alcuna. Potreste aiutarmi Voi?
Massimo Luparelli amministratore |
Totò non ha confini
(risposta al Sign. Salvo)
18/11/2011
Ringrazio
il signor Umberto Salvo per aver voluto
ricordare che di recente la città di Cuneo
ha deciso di risolvere un problema di stile.
L'Amministrazione Comunale ha deliberato,
infatti, di accogliere la statua di Totò
dismessa, per così dire, dal Comune di
Alassio. Una scelta da elogiare per la
sensibilità di una città che deve, invero,
parte della sua notorietà a
quell'inarrivabile tessitore dei vizi e
delle virtù degli italiani che è stato il
grande Totò.
Quando a
settembre scorso nel parlare di chi
denigrava Masaniello e il genocidio di
Fenestrelle ho citato Alassio ed il suo
Sindaco leghista Avogadro tutto ciò non era
ancora avvenuto. Solo alcune città
centro-meridionali avevano proposto la
propria candidatura per accogliere la statua
vilipesa, nel mentre, fra l'irritazione di
tanti, si correva il Giro ciclistico della
Padania, una corsa dedicata ad un non luogo,
per dirla alla Marc Augè; una inutile
provocazione localista dai risvolti
patetici, con l'Europa intera a riderci
dietro.
Grazie
dunque a lei per aver voluto sottolineare
l'accorta scelta della città di Cuneo. Ma
qui mi fermo perché non ci sarebbe spazio
sufficiente per discutere di tutto ciò che
invece, dal pulpito verde e con l'ampolla
del dio Po in mano, gli uomini del Carroccio
continuano a rovesciare indiscriminatamente
sull'intero Meridione. È giunto, ahimè, il
tempo delle vacche magre anche per il
Triangolo Industriale.
Almeno
per qualche tempo, visto il programma del
Governo Tecnico appena insediato, resta la
concreta speranza di non sentir concionare
fino alla nausea di secessione, di matrice
celtica e di federalismo. Abbiamo ben altro
che ci preoccupa!
Grazie
per l'ospitalità agli amici de "il portale
del Sud"
Gherardo
Mengoni |
Gaetano Arcieri
17/11/2011
Buonasera,
sono una
studentessa, da sempre innamorata del Regno
delle Due Sicilie. Sono appassionata di
storia, tant'è che, pur essendo iscritta
presso la Facoltà di Legge, tuttavia ho
chiesto la tesi nella disciplina che va
sotto il nome di 'Storia del Diritto
Medievale e Moderno'. Il lavoro che mi è
stato assegnato verte sul contributo dei
GIURISTI italiani al processo di
unificazione di Italia, con uno sguardo
rivolto in particolare a Gaetano Arcieri.
Essendo tendenzialmente meridionalista,
vorrei improntare il mio studio in questo
senso e mi piacerebbe ricevere qualche
suggerimento, input, informazione, nonché,
se possibile, un po' di bibliografia,
chiaramente sui giuristi meridionali e sul
loro pensiero circa l'unificazione del 1861.
Sono certa che potreste essermi di aiuto sia
per quanto riguarda la parte generale, sia
per la parte attinente all'Arcieri.
Spero di ricevere una risposta. Nel
frattempo, trasmetto le mie cordialità ed i
miei saluti.
Rispettosamente, D.O. |
Totò non ha confini
17/11/2011
Voglio
far riferimento alla lettera di Gherardo
Mengoni del 12 settembre 2011, su Masaniello
e sul forte di Fenestrelle (TO) dove furono
imprigionati e morirono migliaia di soldati
e dissidenti borbonici. Si parlava in quella
lettera anche della pseudo-cultura leghista
attuale, in riferimento alla rimozione della
statua di Totò dai giardini pubblici, da
parte della giunta comunale di Alassio in
Liguria. Ebbene, non vorrei che si facesse
la classica <>.
Io che non sono certamente leghista, vorrei
ricordare che tale statua è stata accolta,
con tutti gli onori, in Piemonte, e
precisamente nella città di Cuneo, da parte
di tutta la giunta comunale di forte
componente leghista (senza dimenticare che
l'attuale Presidente della Provincia di
Cuneo è Gianna Gancia, leghista e compagna
di vita di un ex dentista, ex ministro
sempre di verde vestito, che di nome fa
Calderoli). La città di Cuneo ha una sincera
venerazione per Totò, ed a lui è stata, già
da anni, dedicata la piazza antistante il
suo principale Teatro. In questa piazza ogni
anno si radunano in festeggiamenti gli <>,
una associazione che accoglie gli ammiratori
del grandissimo attore napoletano e che
hanno, tra l'altro, fatto il militare a
Cuneo. Cordiali e distinti saluti Umberto
Salvo |
precisazione
16/11/2011
In
relazione alla storia della
chiesa di Santa Maria del Parto, di cui
è autore il signor Ciro La Rosa, vorrei che
modificaste il punto in cui si dice che la
chiesa sorge su di una " piccola altura",
perché ciò è palesemente inesatto. Guardando
la foto ci si rende conto che la chiesa si
trova su di un edificio privato e uno dei
tre accessi alla chiesa è costituito,
appunto, dal lastrico solare di proprietà
del Condominio di Via Mergellina nn. 10/22
di cui è attualmente amministratore il
sottoscritto Avv. Carlo Grezio. La rettifica
si rende assolutamente necessaria in quanto
occorre rendere chiaro che quella terrazza
non può subire un uso indiscriminato della
collettività, ma solo il passaggio,
sporadico ed alla spicciolata, dei pochi
fedeli che accedono alla chiesetta, nonché
dei residenti alle due strutture che si
trovano al di là della terrazza. Relazione
del Genio Civile ha attestato che la
terrazza è sottodimensionata non essendo
stata creata per consentire l'accesso ad una
chiesa (l'attuale chiesa era la cappella
funeraria privata del Sannazaro, che venne,
poi, trasformata in chiesa). Vi è, quindi,
un concreto pericolo di crollo in casa di
sosta o compattamento di persone e/o cose e
di gravi danni alle volte degli appartamenti
sottostanti in caso di carichi dinamici
(salti o corsa di persone adulte o bambini).
Certo del vostro cortese intervento, colgo
l'occasione per ringraziare anticipatamente
della preziosa collaborazione e porgo i miei
più distinti saluti. |
tesoro meridionale
11/11/2011
Ho
visitato il vostro sito e mi è piaciuto per
l’immenso tesoro meridionale che ben
presentate, mi farebbe piacere avere notizie
via e mail delle vostre iniziative e cosa
devo fare per l’iscrizione. In attesa
cordiali saluti F.C. |
Un paese distrutto
09/11/2011
Si resta
pietrificati dinanzi alle immagini che le TV
locali e del TG3 della Liguria continuano a
trasmettere su quello che ha subito e che
sta subendo Genova e la Provincia per lo
straripamento di fiumi e torrenti. Sarebbe
fin troppo facile parlare di tragedie
previste ed individuare anche i responsabili
di quanto è accaduto e sta accadendo, ma non
lo facciamo per quel senso di ritegno che a
noi uomini e donne comuni ci ha sempre
distinto rispetto alla cd società politica,
la quale a cominciare dal presidente del
consiglio – finalmente alla resa dei conti -
ha voluto speculare dichiarando con la
spudoratezza che gli è solita che a Genova
ed in Liguria si è costruito dove non si
doveva.
Di qui i
disastri. Nessuno della sua folta coorte che
sia intervenuto a rammentargli che i suoi
governi nel 2003 e nel 2009 con i condoni
edilizi decisi hanno consentito la
legalizzazione di migliaia di case abusive.
Una vergogna che solo qualche giorno fa
pensava di rinnovare, riproponendo un altro
condono edilizio.
Siamo
sempre stati affascinati dalle convincenti,
ma ahimè spesso inascoltate denunce di
Antonio Cederna. A cominciare dai primi
articoli, apparsi sulla rivista “Lo
spettatore italiano” fondato e diretto da
Elena Croce - la quale più tardi con Italia
Nostra intraprese una lunga battaglia contro
il mostro di Fuenti sulla costa amalfitana -
e dal marito Raimondo Craveri, cui fecero
seguito quelli scritti per quasi
cinquant’anni durante i quali l’archeologo
piemontese è intervenuto su tutti i fronti
dell’ambientalismo per denunciare,
convincere, documentare lo scempio dei
costruttori, delle istituzioni e dei
privati. Proprio ricordando le numerose e
continue finanche quotidiane denunce,
prodotte dalle tante organizzazioni che
hanno tentato e tentano di evitare gli
scempi che il territorio di questo paese ha
subito e subisce, si deve concludere che,
alla luce di quello che è accaduto in questi
giorni in Liguria, ma anche in Toscana, in
Piemonte e chissà in quante altre regioni,
il problema tragico cui nessuno ripetiamo
nessuno a cominciare appunto dall’attuale o
ex che sia presidente del consiglio può
sottrarsi in termini di responsabilità è
stata la violazione finanche delinquenziale
dei vincoli che vietavano di costruire nei
territori di espansione dei fiumi, cioè in
quelle aree che in presenza di forti
precipitazioni potevano subire notevoli e
distruttivi allagamenti.
La vista
di Genova dall’alto trasmessa da un servizio
di una TV locale nei giorni scorsi provoca
un senso di irrefrenabile sdegno. Ma come è
stato possibile consentire la costruzione di
migliaia e migliaia di palazzi, l’uno
accanto all’altro, sui greti dei torrenti.
Chi ha concesso le autorizzazioni? Come è
stato possibile sanare quegli abusi edilizi
invece di provvedere agli abbattimenti?
All’inizio del secolo XX si parlò in
occasione del processo Cuocolo di processo
alla città di Napoli. Oggi se si potessero
perseguire i responsabili delle devastazioni
del territorio italiano forse bisognerebbe
parlare di “processo al paese”.
Antonio
Casolaro - Caserta |
Un sogno spezzato
09/11/2011
Tentare
un rendiconto annuo collegato alle vittime
dei petardi per comprensibili ragioni
(nessuno possiede una statistica del genere)
purtroppo non è possibile. Tuttavia è nostro
dovere riflettere sul conteggio dei feriti
delle festività natalizie 2010/2011. Le
cronache del gennaio trascorso stimano 500
persone rovinate da petardi esplosi
inavvertitamente.
Codesti
incidenti appaiono geograficamente ben
distribuiti su tutta la penisola (a Napoli
una vittima a causa di un proiettile
vagante) e travolgono 68 ragazzini e 59
adolescenti. Poso qualche esempio: un
ragazzo residente a Catania subisce
l’amputazione della mano destra (Ospedale di
Cannizzaro). Tra i tanti tragici episodi
accaduti a Milano a causa dei petardi fai da
te ricordiamo il bimbo di 11 anni colpito
all’inguine da un petardo lanciato da uno
sconosciuto poi fuggito via. Il caso più
grave accaduto lo scorso anno a Palermo
interessa un quarantenne ricoverato in un
reparto di chirurgia i medici amputano 3
dita.
Ovviamente dobbiamo sempre ricordare che
tali manufatti procurano lesioni in ogni
parte del nostro corpo. Naturalmente invito,
imploro una fattiva risposta dalle Autorità
Competenti, perché non fermare questa
insensata carneficina per mezzo di giuste
ORDINANZE…?
Questi
petardi rovinano il futuro dei nostri
ragazzi, i quali oltretutto privi di
coperture assicurative fornite dal
fabbricante (a parte l’uso sconsiderato di
tali fuochi) non possono reclamare alcuna
garanzia in tal senso in quanto il vero
tutelato dalle odierne normative è proprio
il petardo individuato, venduto ed
acquistato come “GIOCO PIRICO”, un
giocattolo che contiene polvere pirica, che
produce fuoco sempre in grado di annientare
futuro e sogni dei nostri ragazzi.
Concludo
ringraziando le Forze dell’Ordine, Vigili
del Fuoco ogni anno impegnati a divulgare
informazioni rivolte a prevenire tutto ciò.
“Ringrazio inoltre le nostre TV pubbliche e
private per i continui e numerosi spot
indirizzati ad anticipare questi fenomeni
di malcostume sociale”.
Giovanni
Lafirenze |
rivoluzione del 1917
07/11/2011
Ricorre
oggi il 97° della "rivoluzione di ottobre"
1917. Non sono un nostalgico tuttavia
quell’evento è stato la più grande speranza
dell’umanità: la costruzione della società
degli eguali. Il processo
contro-rivoluzionario dello stalinismo pose
fine a quella speranza e la morte di Lenin
(1924) ne sancì l’inizio.
Un caro
saluto.
Antonio
Casolaro
Gli
ideali non muoiono, bensì aspettano... |
Ofanto
07/11/2011
Sono
un'insegnante di Scuola Primaria e vorrei
avere notizie sul fiume Ofanto, visto che lo
visiteremo ad Aprile 2012 con le mie classi
quarte sez.ni C-D. Un abbraccio forte invio
a Pina Catino! Con sincerità da A.P. |
Munaciello ed altre fiabe
06/11/2011
Per chi è
interessato ai lavori di R. De Simone
segnalo un libro (2 volumi, in effetti), di
favole della tradizione campana, raccolte
anni fa dal maestro andando in giro per
tutta la regione e registrate dalla viva
voce di persone che ancora ricordavano le
antiche favole della nostra tradizione:
"FIABE CAMPANE i novanatanove racconti delle
dieci notti". edizioni Einaudi.
Per
alcune storie vi sono varie versioni, una di
queste è proprio "la gatta cenerentola".
Sono nei dialetti avellinese, napoletano,
beneventano… Chissà che tramandando il libro
ai nostri nipoti non riusciamo a tramandare
anche la conoscenza delle nostre favole (se
le leggessero).
Io lo
comprai nella speranza di trovare alcune
favole che mi raccontava mia nonna e che non
avevo trovato nel Pentameron di Giovan
Battista Basile: spulciando, spulciando...
le mie attese non sono andate deluse.
Chi è il
vero munaciello:
Il
munaciello, nella tradizione dovrebbe essere
lo spirito di un bambino morto in quella
casa.
La
verità, però… è più prosaica. Nelle grandi
cisterne sotterranee di raccolta dell'acqua
(se ne può visitare una con ingresso dalla
chiesa di San Paolo, ma se soffrite di
claustrofobia astenetevi!), usate in
seguito,durante la seconda guerra mondiale,
come rifugi, c'erano degli sbocchi sotto i
palazzi nobiliari, insomma degli accessi
privati alle cisterne. Gli operai addetti
alla manutenzione delle cisterne, per
proteggersi dall'umidità o dall'acqua,
portavano una specie di mantella con
cappuccio (una specie di poncho che al tempo
dell' antica Roma si chiamava paenula e, se
cerato, fungeva da impermeabile). Quegli
operai per potersi muovere agevolmente negli
stretti passaggi delle cisterne dovevano
avere una struttura fisica esile e bassina.
A questo punto vi è facile immaginare chi
fosse e da dove entrasse quella figurina col
cappuccio che si intravedeva sgattaiolare
per le stanze di alcune case.
L'inventiva dei napoletani li ha portati a
creare un altro tipo di
portafortuna, sfruttando proprio la figura
del munaciello. Oggi infatti alcune
gioiellerie, in alternativa al solito
cornetto, ecc., vendono ciondolini d'argento
a forma di munaciello, il più carino è
quello da appendere al telefono cellulare.
Spero di
aver trattato l'argomento in modo esaustivo.
Astri
Filangieri |
l’ottimismo della volontà
05/11/2011
Seguo con
tensione profonda l’imperversare degli
eventi naturali in quel di Genova. È inutile
ricordare e rinnovare le denunce che da anni
e anni popolazioni e movimenti producono.
Basterebbe pensare che esiste ancora l’ente
dei terremotati di Casamicciola e di
Messina, così come esistono ancora gli
sfollati di Gibellina e dell’Irpinia per
capire in quale paese viviamo.
Per un
attimo si configura davanti agli occhi la
tragedia conseguente all’improvviso
risveglio del Vesuvio. Un susseguirsi di
lutti e di sconvolgimenti impensabili.
Eppure tutti sapevano e tutti sanno, eppure
dall’immediato dopoguerra si è consentito di
edificare a Somma Vesuviana, a
Sant’Anastasia, a Boscoreale, a
Boscotrecase, a Pollena Trocchia, a
Ercolano, a Massa di Somma, a San Giuseppe
Vesuviano, a Terzigno, a Torre del Greco, a
Trecase…
Sto
leggendo “Storie e leggende napoletane” di
Benedetto Croce. Il grande filosofo perse i
genitori ed una sorella proprio nel
terremoto di Casamicciola del luglio 1883. È
un testo che affascina quello del filosofo
idealista di Pescasseroli che però incita a
sviluppare ulteriormente ricerche e letture
sul meridione e su Napoli, in particolare a
cominciare dalla “Storia del Regno di
Napoli”. Nulla a che vedere naturalmente con
la sanguigna virulenza di Amadeo Bordiga, il
quale nella sua qualità di presidente
dell’ordine degli ingegneri di Napoli
condusse una battaglia senza limiti contro
gli stritolanti abbracci tra le greppie
delle imprese edili ed i sindacati del
dopoguerra, compresa la Cgil ed il Pci, per
evitare i guasti delle mani sulla città a
cominciare da via Marittima,
contrapponendosi da comunista all’idealismo
di Croce e Gentile.
Solo
l’ottimismo della volontà, come ben disse e
suggerì la meravigliosa intelligenza di
Antonio Gramsci mi/ci sorregge, consapevole
e consapevoli ad andare avanti ben conscio/i
nell’ambito del pessimismo della ragione
dell’ardua impresa.
Antonio
Casolaro |
Non siamo tipi da rassegnarci
05/11/2011
Cari
amici de "Il portale del Sud",
vorrei,
se me lo permettete, inviare un sincero e
cordiale segno di solidarietà all'ing.
Alfonso Grasso che, se ricordo bene, risiede
a Genova e che starà vivendo di certo ore di
trepidazione e di angoscia. Siamo qui e, se
ritiene che possiamo far qualcosa di serio e
di concreto, non si faccia scrupolo ad
indicarci in che modo possiamo essere utili.
Coraggio ingegnere! Non siamo tipi da
rassegnarci.
Per il
momento constatiamo con tristezza che -
mentre il Primo Ministro (ahimè per quanto
ancora!) racconta al G20 di Cannes che: i
ristoranti d'Italia sono pieni; gli aerei
stracolmi di passeggeri; i luoghi di vacanza
sempre affollati - una successione di piogge
violente mette in ginocchio mezza Liguria.
Qui da
noi il governo del millantatore più
sputtanato del pianeta invece che alla
manutenzione del territorio ha pensato a
sprecare danaro pubblico in faraoniche,
costosissime opere come quelle della
Maddalena o nei preliminari progettuali per
il Ponte sullo Stretto, allo stato attuale
emblemi di "perfetto discorso sul nulla".
Ricordate l'aplomb di Bertolaso? Ci
insegnava tutto in materia di salvaguardia
del territorio mentre i suoi amici romani
tipo Anemone tramutavano risorse destinate
alla prevenzione in circoli sportivi e
locali da festa in riva al Tevere,
contrabbandando le opere come
"indispensabili ed urgenti".
La grave
disattenzione verso il territorio è in gran
parte colpa degli Enti Locali. E' vero! Essi
hanno consentito per anni la
cementificazione irrazionale ed hanno
abbandonato all'incuria interi tratti del
nostro Paese che, - qualcuno dovrebbe
ricordarselo più spesso, - è sostanzialmente
montuoso e, specie in prossimità del mare, è
pericoloso per frane, smottamenti ed
alluvioni. Ma chi deve coordinare;
controllare e guidare gli Enti Locali se non
un Piano Nazionale, ferreo e tecnicamente
ineccepibile, relativo alla salvaguardia del
territorio ed alla eliminazione progressiva
del dissesto idrogeologico.
Ma i
morti di Sarno; quelli di Atrani e adesso
quelli di Genova - se le cose non cambiano -
saranno posti fra
qualche
mese nel dimenticatoio e continueremo a
vedere Minzolini, Fede e Ferrara che ci
dicono che siamo noi a non voler capire a
non vedere quanto è bello e grande il regno
del Creso d'Arcore.
Non può
andare avanti così. Non se ne può più!
Gherardo
Mengoni
Ringrazio Gherardo e colgo l'occasione per
abbracciare virtualmente tutti quelli che mi
hanno scritto o telefonato a seguito
dell'alluvione che ha colpito la città in
cui vivo. In pochi minuti, è caduta una
pioggia violentissima, come sospinta da una
forza mai vista prima in vita mia. Gli dei
hanno risparmiato me ed i miei cari da ogni
danno o sofferenza. L'angoscia per il
presente ci accomuna, così come la
determinazione di continuare a batterci per
un domani un po' migliore. (Alfonso Grasso) |
sugli “Incapaci”
Scrivono
in tanti nel nostro paese, temo però che li
leggano in pochi, spesso anche perché sono
poco chiari. Non così penso che avvenga con
gli editoriali del “Portale del Sud”: e non
è una sviolinata. Il perché dell’attenzione
ritengo che derivi innanzitutto
dall’interesse che suscitano gli articoli,
nei quali si riconosce la competenza e la
passione degli autori, che mensilmente
affrontano con professionalità ed amore per
la verità i temi che trattano e descrivono.
Come
allora non essere d’accordo con le
considerazioni sugli
“Incapaci”? È una verità che se
appartenessi alla immensa schiera di quelli
che non consentono la controprova cioè gli
adialettici, i deterministi, gli
assolutisti, i positivisti, risolverei il
caso con un “d’accordo” senza bisogno di
ulteriori integrazioni. Invero gli autori de
“gli incapaci” hanno ampiamente documentato
il loro assunto sostenendolo appunto con
esempi incontrovertibili e soprattutto con
la denuncia dello stato delle cose presenti.
Dopo di che sarebbe il caso di dire:
dimostra il contrario se ne sei capace!
Naturalmente non è questo il problema, esso,
penso, che risieda in quella massima
all’uopo adattata secondo la quale se la
notte è nera non vuol dire che tutti i gatti
sono bigi. Tento di esplicitare il mio punto
di vista.
Confindustria fa il suo mestiere e la sig.ra
Marcegaglia agisce nella veste di profeta.
Certo ha ben ragione di lamentarsi, dal
momento che rispetto a quello che
dall’inizio del suo mandato (13 marzo 2008)
chiede al governo – non a caso insediatosi
l’8 maggio 2008 – ha ricevuto ben poco. Il
fatto che la sig.ra Marcegaglia però
dimentica è che la notte della crisi non è
stata lunga ed oscura come è stata per i
lavoratori e le lavoratrici. C’è
un’asimmetria palese tra le due classi. Per
le industrie italiane, quelle che appunto
fanno capo all’associazione di viale
dell’Astronomia, il periodo che va
dall’inizio degli anni ’80 fino alla metà
degli anni 2000 non è stato, come si dice,
tempo di vacche magre: tutt’altro! Infatti a
ben vedere è stato un periodo d’oro, con
profitti crescenti, in buona misura a
svantaggio dei salari. Questa affermazione
non è lo slogan di un indignato nostrano, di
quelli per esempio che hanno partecipato
alla manifestazione del 15 ottobre a Roma,
ma è il risultato di una ricerca eseguita da
un’importante istituzione internazionale –
la Bank for International Settlements – e
realizzata da due eccellenti e riconosciuti
come tali ricercatori – Luci Ellis, della
stessa banca, e Kathryn Smith del Fondo
Internazionale Monetario Internazionale,
insomma non due attiviste no global che
manifestano fuori Wall Street o
neo-comuniste del XXI secolo. La ricerca ha
evidenziato che in Italia, come già si è
fatto cenno prima, tra l’inizio degli anni
ottanta ed il 2005 ben 8 punti percentuali
di PIL annuo si sono spostati dal complesso
dei salari dei lavoratori a quello dei
profitti delle imprese.
Per
capirci, come sostenne in un articolo del
maggio 2008 Maurizio Ricci della Repubblica,
l’8 per cento del Pil vogliono dire 120
miliardi di euro all’anno.
Ecco
riferendoci agli “Incapaci” in questo caso
ai sindacati dei lavoratori, se i rapporti
di forza si fossero mantenuti negli stessi
equilibri degli anni precedenti i soldi
sarebbero rimasti nelle tasche dei
lavoratori, invece di “traslocare” in quelle
dei capitalisti. Ciò avrebbe significato che
i primi, calcolati in 23 milioni di uomini e
donne, avrebbero trovato in più nelle loro
buste paga qualcosa come 5 mila e 200 euro.
È facile
aspettarsi rispetto a questa denuncia
l’obiezione che alla fine in alcuni momenti
storici è la dura legge dell’economia che “
mena la danza” e quindi in altri termini
giustifica il sacrificio dei lavoratori. I
super profitti sono stati una necessità del
capitale per inseguire il processo
tecnologico. Insomma quei profitti sono
stati destinati alla ricerca ed agli
investimenti. Ma neanche per sogno perché
nel periodo considerato gli investimenti
sono stati scarsi, per cui alla fine i
profitti sono andati letteralmente nelle
tasche dei cd imprenditori.
In
conclusione seppure è giustificabile
l’azione della sig.ra Marcegaglia in materia
di riforma profonda della burocrazia e in
materia di interventi per spese
d’investimento, non è affatto condivisibile
anzi andava avversata quando tra le misure
richieste ha rinnovato l’intervento sulle
pensioni e quelle sulla legislazione
lavoristica, che ha trovato nel ministro del
lavoro più reazionario del periodo
repubblicano il convinto paladino, quello
che durante il convegno “il lavoro
scomposto”, organizzato il 2 settembre 2011
dalle Acli a Castelgandolfo ha definito “i
bastardi anni ‘70”, difendendo a spada
tratta la traballante manovra economica del
governo di cui fa parte, ricevendo un sonoro
e convinto “fascista” dalla platea.
Questo
governo è il portato, forse nella versione
stracciona e faccendiera, del vento
liberista che ha attraversato e che tuttora
attraversa il mondo. Nel nostro paese
l’attacco allo Stato non ha avuto sosta.
Come un tsumani il dai allo “stato
imprenditore” si è abbattuto spazzando tutto
specialmente quello che di efficiente in
tanti anni aveva costruito l’IRI, mentre, e
non poteva capitare diversamente, si sono
salvati e naturalmente alimentati i grandi
parassitismi, quelli che hanno continuato a
sostenere il clientelismo del potere ed il
neopopulismo berlusconiano.
Ne hanno
fatto le spese alcuni cardini dell’apparato
industriale del paese a cominciare dalla
cantieristica, la quale proprio perché
dolosamente abbandonata a se stessa e quindi
incapace di rispondere e competere con i
nuovi paesi emergenti (penso alla Corea,
alla Cina, all’India, al Brasile, al Vietnam
per la rottamazione) è andata in crisi. Non
a caso proprio nel 2000 cioè nel pieno del
burlusconismo imperante
(11-06-2001/27-04-2006; 8-05-2008/a
tutt’oggi; 15-04-1994/16-02-1996) scadeva in
Italia la Legge nazionale di sostegno alla
cantieristica, la quale da allora non è
stata più finanziata, cosa che ha
ulteriormente aggravato la crisi del
settore.
Alla luce
della strategia dell’abbandono promossa
dalle compagini berlusconiane né peraltro
temperate dalle parentesi di cd csx è chiaro
che nella maggior parte dei grandi cantieri
– penso a Fincantieri, a Cantieri Navali
Italiani S.p.A. che è sempre stato uno dei
più importanti complessi cantieristici
navali d’Europa – le grandi capacità
manageriali e tecniche sono state via, via
distrutte e sostituite da incolori ed
incapaci boiardi di Stato, personaggi scelti
per ulteriormente liquidare i complessi
industriali fino alla estinzione praticata
con la svendita degli stessi.
La grande
tradizione cantieristica italiana, quella
costruita sulla eccellenza della
ingegneristica navale e delle maestranze di
Sestri, di Castellammare, di Monfalcone, di
Palermo per ricordare i maggiori cantieri è
andata spegnendosi.
Ma la
crisi non ha investito soltanto il grande
trasporto marittimo di merci e passeggeri,
ma ha investito la nautica da diporto e
quella delle navi da crociera. In quella di
diporto si è assistito alla scomparsa dal
mercato di una lunga serie di Cantieri:
dagli storici Cantieri Orlando di Livorno,
al SEC di Viareggio, dai cantieri IMMA SpA
di La Spezia a Castracani di Viareggio, da
Toffolo e Lucchesi Edele del Gruppo Faldis
di Venezia a Ferbex di Napoli fino a
Rodriguez di Messina.
Alla
Fincantieri finite le commesse per le navi
da crociere, il management ha presentato un
piano di ristrutturazione che espelle due
terzi dei lavoratori occupati, e distrugge
l’indotto. In pratica ciò vuol dire la
chiusura degli antichi cantieri di Genova e
Castellammare di Stabia.
Intanto
secondo i dati diffusi ieri 03 novembre, ad
Ottobre Fiat Group Automobiles, quindi
compreso il marchio Jeep, ha immatricolato
37.865 nuove auto rispetto alle 38.980
dell’ottobre dell’anno scorso. In
percentuale il calo delle vendite ha
significato un meno 2,8%.
Il pianto
degli addetti al settore è a dirotto. La
situazione è grave ed è il risultato di una
serie di componenti negative che vanno dalla
crescita del prelievo fiscale, al caro dei
carburanti fino all’aumento dei premi RC
auto.
Si vabbè
mi verrebbe da dire, ma Marchionne che ha
operato ed opera come una clava colpendo
senza ritegno il mondo del lavoro del
settore auto, coinvolgendo e facendo tifosi
tra gli imprenditori che ha prodotto? Sono
questi i risultati di una guerra dichiarata
e tuttora in corso nei confronti dei
lavoratori e delle lavoratrici di Pomigliano,
Mirafiori, Cassino, Melfi mentre tra pochi
giorni Termini Imerese chiuderà, dopo che
già lo ha fatto Iribus di Avellino?
Questo
signore è un altro esempio di una incapacità
senza limite che ha coinvolto il sindacato,
con esclusione della Fiom, del governo a
cominciare dal “reazionario” Sacconi fino al
“divino” cavaliere, compresa “la
disinteressata” Chiesa tutta protesa ad
amministrare le anime dei cattolici e forse
più interessata a guardar bene le casse
scolastiche, quelle delle attività
commerciali e della sanità fino ai beni
esentati dall’ICI.
Un ultimo
ricordo legato agli incapaci è quello
riguardante la indecorosa fine del polo
chimico italiano. Nell’arco di pochi anni
Montedison chiuse i battenti coinvolgendo
con essa tanti rami ed affluenti di uno dei
più solidi e rinomati comparti
dell’industria di questo paese, appunto
quello chimico.
La piega
che ha preso il paese appare senza uscite,
quasi che faccia parte di un copione già
scritto. Certo c’è ancora la coscienza degli
italiani quella che dovrebbe emergere di
fronte ai comportamenti illeciti. La
condanna morale dei cittadini a cominciare
da quelli onesti dovrebbe esplodere in un
assordante: BASTA! Ma ancora una volta forse
avrà ragione il fu Longanesi, il quale
parlando degli italiani diceva “quando suona
il campanello d’allarme della loro
coscienza, fingono di non essere in casa”.
Antonio
Casolaro
Caserta,
5 novembre 2011 |
petizione
04/11/2011
Cari
amici, ho appena letto e firmato la
petizione online: «per dimezzare il numero
dei Parlamentari ed eliminare il diritto
all'indennità pensionistica dopo soli 35
mesi di attività Parlamentare»
http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2011N14356.
Io personalmente concordo con questa
petizione e penso che anche tu potrai essere
d’accordo. Firma la petizione e divulgala
fra i tuoi contatti. G.S.
Abbiamo firmato, ma... occorrerebbe ben
altro di una petizione! |
|
02/11/2011
Gli incapaci: una radiografia amara e
struggente, e umiliante, del paese “dove il
sì suona”, gettato nella polvere e
calpestato fra schiamazzi e sghignazzi: mi
ritrovo pienamente ed emotivamente nelle
vostre parole. Che significa anche
continuare a lottare e denunciare per uscire
dal pantano e non essere confusi con chi ha
scelto di delinquere sotto copertura legale
e politica.. Nicola Lo Bianco |
|
02/11/2011
Magnifico
articolo sugli incapaci, è esattamente
la realtà che osservo ogni giorno e che ha
portato l'industria di tutto l'occidente a
precipitare sempre più in basso come livello
e come importanza a livello mondiale. Ho
conosciuto tecnici cinesi che hanno la
consapevolezza che, se dimostreranno grandi
capacità, saliranno ai vertici dell'
azienda, da noi, purtroppo è vero il
contrario.
Quanto
alla
gatta cenerentola, sono un appassionato,
l'ho vista in teatro, molti anni fa ed ho il
disco. Faccio un solo appunto all'opera, in
qualche punto ha delle uscite di "attualità
(relativa)" fuori contesto, per esempio ad
un certo punto, dove c'è il rosario blasfemo
prima della comparsa del monaciello
(che qui è il padre della gatta, altra
licenza poetica, dato che il monacello
è un bambino nella tradizione), una delle
vecchie racconta di una che si è data ai
"marocchini" questo poteva essere vero nel
1945 non nel 600. Un saluto, Giulio. |
albero genealogico
01/11/2011
Gradirei
avere un quadro schematico dell'albero
genealogico dei Borbone però più ingrandita
di quella che risulta nel V.s. sito. Vi
ringrazio tanto evviva il sud. Gabriella. |
Abruzzi e non marche
29/10/2011
Vorrei
sapere la partecipazione della Calabria,
Puglia, Marche, ed altri luoghi nella
Monarchia Borbonica. Vedo solo Napoli e
Sicilia...
F.S.,
Brasile
Un po'
la stessa di quell'odierna di tutto il Sud,
Napoli e Sicilia comprese, alla Repubblica
Italiana... |
detenuti
29/10/2011
Gentile
Direttore,
I
detenuti sono tra gli emarginati gli ultimi
tra gli ultimi. Privi di diritti ed oberati
di doveri non conoscono però l’egoismo e
dividono fraternamente tra loro il poco di
cui dispongono anche se tutti li hanno
dimenticati, dal Parlamento, impegnato in
squallide beghe di potere e spesso
addirittura dagli stessi familiari, loro non
vogliono sentirsi inutili e se non possono
lavorare, vogliono poter donare il loro
sangue a chi ne ha urgente bisogno. È un
sangue che si nutre quotidianamente di
amarezza, ma che può divenire una dolce
miscela in grado di salvare tanti malati. Ne
ho parlato tra i detenuti di Rebibbia,
raccogliendo decine di entusiastiche
adesioni, ma credo fermamente che anche in
tutti gli altri penitenziari italiani
migliaia di giovani vigorosi sarebbero
felici di poter regalare la vita, senza
nulla chiedere in cambio.
Achille
della Ragione |
Trapenarella
19/10/2011
Ho letto
che la canzone
Trapenarella, incisa nel 1975 dalla NCCP
è di Eugenio Pragliola...ma sotto al testo
c'è un video che corrisponde ad un'altra
Trapenarella... meno interessante. Potrei
avere chiarimenti in merito e, se possibile,
sapere quando è stata scritta la versione
della NCCP? Grazie, cordialissimi saluti e
complimenti per il sito. Anna |
ogni giorno sia un nuovo giorno
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submitted byOctober 13, 2011 at 18:53
In merito
all'email di Carmelo Lentini, devo dire che
il riferimento a Steve Jobs casca bene,
perché si aveva proprio bisogno di elevare
lo spirito e l'intelletto, dal momento che
in questi ultimi tempi si dà spazio solo a
fatti di rilevanza culturale di infimo
ordine, per non parlare delle differenze
socio-territoriali (vedi contrasti nord-sud,
sollevati ovviamente dal nord) che sono
diventati il cavallo di battaglia di certi
politici, per poi estendersi a certe
categorie di persone con scarsa capacità di
confronto, nonché pochezza intimistico-culturale nel considerare,
invece,l'altro non come diverso da te, ma
come fonte di arricchimento per te, per
finire (senza fare politica spicciola, ma
caso mai politica di osservazione) ad un
capo di governo che non è un esempio per
nessuno. Finalmente, pensando che fosse
finita l'epoca delle introiezioni e
introspezioni che facevano tanto bene alle
intelligenze di ogni tipo, spunta la frase
positiva e speranzosa di Steve Jobs: "Siate
affamati, siate Folli". Sarebbe proprio un
bel punto di partenza per riflettere tutti,
soprattutto gli studenti che di speranza ne
hanno bisogno, sempre, che sicuramente
devono rincorrere i loro sogni, le loro
aspirazioni, con il coraggio della
giovinezza, a dispetto di chi vuole
trasmettere che l’inserirsi in società è
possibile solo mediante la visibilità. Per
non parlare del Papa che la parola speranza,
abbinata all'entusiasmo, ne ha fatto la base
dei suoi discorsi. Si! Fa bene a tutti, di
tutte le età, quell'energia vitale,
positiva, che permette di ricominciare, per
far in modo che ogni giorno sia un nuovo
giorno.
Gabriella
Lista, Capaccio |
“Siate affamati, siate
folli” (Steve Jobs)
09/10/2011
È passata
un'altra settimana, altri sette giorni
caratterizzati da una crisi sociale,
economica e politica. In questo Paese non
c’è più fiducia ed a perderla, gradualmente,
sono un po’ tutti. Il problema maggiore che
a diminuire non è solo la fiducia nelle
persone ma soprattutto la fiducia nel
futuro.
“Il
Paese non cresce, perché brucia il futuro
dei giovani”, ha detto recentemente il
Governatore della Banca d’Italia, Mario
Draghi, auspicando “riforme strutturali”. Ma
dalla classe politica, tutta, non arriva
nessuna risposta concreta, l’unica eccezione
è rappresentata dal costante e accorato
appello del Presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, che ribadisce
insistentemente la necessità di investire
sui giovani e di “ridare dignità alla
politica”.
Intanto i
giovani, studenti in particolare, scendono
in piazza per protestare, la gran parte in
modo pacifico (fortunatamente pochi gli
stupidi che creano tensioni nel corteo di
Roma), contro i tagli e le “classi-pollaio”.
E la maggioranza ed il governo litigano
sull’ennesimo condono (questa volta mi trovo
a dare ragione al Ministro Tremonti) e sulla
nomina del successore di Draghi, mentre si
ventila l’ipotesi del partito “Forza Gnocca”.
Ma dall’altra parte? Certo è che la
soluzione migliore sarebbe un Governo di
“salvezza” nazionale, che cambi la legge
elettorale e ci porti velocemente alle urne
… ma questa classe politica ha paura di
perdere la “poltrona”.
Mentre
nel Paese accade tutto questo, sulle strade
continuano a morire decine di persone senza
che nessuno faccia nulla di concreto. Quello
della sicurezza stradale continua ad essere
un grave problema per una società che si
vuole definire “civile”. Suggerirei agli
amici Parlamentari ed ai media di occuparsi
anche di questo, e non solo delle
“intercettazioni”.
Mi piace
ricordare, in chiusura, alcune delle frasi
più significative che Steve Jobs, fondatore
di Apple recentemente scomparso, ha
pronunciato nel suo discorso del 2005
all’Università di Stanford. “Il vostro tempo
è limitato, per cui non lo sprecate vivendo
la vita di qualcun altro. Non fatevi
intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere
seguendo i risultati del pensiero di altre
persone. Non lasciate che il rumore delle
opinioni altrui offuschi la vostra voce
interiore. E, cosa più importante di tutte,
abbiate il coraggio di seguire il vostro
cuore e la vostra intuizione. In qualche
modo loro sanno che cosa volete realmente
diventare. Tutto il resto è secondario”.
A presto,
Carmelo
Lentino (posta@carmelolentino.it,
www.carmelolentino.it) |
i balli di corte dei borbonE
09/10/2011
Buongiorno, poiché sto leggendo "Un viaggio
da Boccadifalco a Gaeta" di Giuseppe Buttà,mi
sono incuriosita su questo periodo storico.
Volevo chiedervi se esiste qualche immagine
dell'autore, se sì potreste inviarmi
qualcosa o dirmi come trovarla?
Inoltre,volevo chiedere, quali erano le
musiche e i balli di corte dei borboni? Il
valzer,come quello che vediamo nel
Gattopardo,veniva ballato? Attendo una
vostra risposta, grazie. Cordiali saluti, T. |
fu vera unità quella del 1861?
07/10/2011
Lungi da
chi scrive approfittare dell’occasione per
prendere le distanze dall’evento del 17
marzo 1861, quando con la legge 4671 del
Regno di Sardegna “Il Re Vittorio Emanuele
II assume per sé e per i suoi successori il
titolo di Re d’Italia”.
Il fatto
è che l’Unità d’Italia per i territori e
gli/le abitanti del meridione non è stato un
vantaggio, anzi tutt’altro.
Già
Giustino Fortunato (1848-1932), anni dopo
scriveva a Pasquale Villari (1827 -1917), in
una lettera privata che “Il governo
d’Italia è stato vigliacco, col Mezzogiorno.
Sa di poter osare quaggiù; e, nel fatto, può
tutto osare, e tutto osa quaggiù.
Ormai
il governo dispone del Mezzogiorno
elettorale. In venti anni lo ha
elettoralmente demoralizzato […] Povero
Mezzogiorno! È Depretis al Governo? Quaggiù
comanda Grimaldi. È Rudini? Quaggiù
imperversa Nicotera. È Giolitti? Quaggiù
striscia Lacava. Sempre così, sempre. E sarà
sempre così, perché il settentrione
capitalista e militarista fa i suoi affari,
restando al timone dello Stato, grazie alla
degradazione politica del Mezzogiorno.”
Le parole
di Fortunato sono il commento di una realtà
di allora che ahinoi non è cambiata di una
virgola rispetto a quella di oggi.
E allora
proprio in forza di questa realtà il 150°
dell’unità d’Italia, al di là degli sforzi e
dei mezzi profusi per esaltare il secolo e
mezzo della monarchia prima e della
repubblica dopo che hanno gestito le sorti
di questo paese, ha lasciato ed anche acuito
dubbi e perplessità se non anche avversione.
Su un
punto nessuno potrà nascondere una verità
che continua ad essere sotto gli occhi di
tutti e che può essere negata solo dai
poveri di spirito e dagli analfabeti qual è
quella che in 150 anni la distanza in
termini economici e di benessere tra i
territori del Nord è aumentata e continua ad
aumentare.
Non è il
caso di mettersi statistiche alla mano e
riscontrare le differenze sul piano
economico delle regioni settentrionali e
quelle raccolte nel Regno delle due Sicilie.
Infatti ancora nel 1891 ossia a distanza di
30 anni dall’Unità, per esempio il reddito
pro-capite della Campania era ancora
superiore a quello nazionale, mentre in
Puglia e nelle isole maggiori era uguale a
quello nazionale.
Le scelte
per poter ridurre ed annullare le grandi
differenze economiche, esistenti all’interno
di un paese forse stanno nelle decisioni
assunte dalla Germania all’indomani
dell’unificazione conseguente alla caduta
del muro ed alla implosione della DDR.
L’allora
Germania dell’Ovest fin dai primi anni
dell’unificazione con la Germania dell’Est
spese una cifra 5 volte superiore a quella
che è costata in 50 anni la
vituperata/decantata Cassa per il
Mezzogiorno. A ciò va aggiunto che ogni anno
per i territori dell’ex Est ormai, Berlino
investe quanto gli Usa, con il piano
Marshall, inviarono dopo la guerra, per la
ricostruzione dell’intera Europa.
Un’ultima
annotazione: dal 1901 l’emigrazione assunse
proporzioni bibliche. In poco più di un
decennio 9 milioni tra siciliani e campani
espatriarono.
Una cosa
è certa: la questione meridionale a distanza
di 150 anni non è stata risolta.
Chi intuì
che sarebbe andata così fu forse Giuseppe
Tomasi di Lampedusa, il quale, seguendo la
realtà che andava costruendosi nella Sicilia
del dopo Unità, individua in don Calogero
Sedara l’esemplare del costruendo ceto
dirigente del mondo nuovo, fino al punto di
suggerire all’inviato sabaudo di nominare
senatore del regno il rozzo e rampante
fattore.
Da allora
per buona parte il paese è in mano ai tanti
don Calogero Sedara.
Antonio
Casolaro - Caserta
Quello
che colpisce è la continuità storica: oggi
come allora, i tanti don Calogero Sedara
restano capaci di controllare gran parte del
voto meridionale, attraverso clientele e
mafie, utilizzandolo per allearsi con la
Lega nord! La cittadinanza dovrebbe
maturare, ma non riesce a prendere coscienza
perché sotto scacco delle clientele e dei
favori. Come il cane che si morde la coda. |
I DEBITI DI GARIBALDI
04/10/2011
In
riferimento all'argomento di cui
all'oggetto,chiarisco che Menotti non fu
il figlio indebitato per fallimento
bensì Ricciotti e che Garibaldi pagò i
debiti del figlio con l'accettazione
MOLTO CONTROVOGLIA del vitalizio
assegnatogli dal Parlamento nel 1876.
Menotti divenne agricoltore e
parlamentare molto tempo dopo la morte
del padre. A prendere Roma a Porta Pia
Garibaldi non ci andò mai, anche perché
non lo chiamò nessuno. Distinti saluti
Emma Prosperini Merlini Ceppo
|
Giovanni Meli
03/10/2011
Chiedo
gentilmente di sapere, causa ricerche sul
poeta Giovanni Meli, se sia possibile
ricostruire la vicenda del figlio Vincenzo
mandato a Siracusa sul finire del '700
presso il nobile Francesco di Paola d'Avolio,
ovvero cosa consigliate di leggere per
trarre informazioni su questo particolare.
Inoltre chiedo a voi se sappiate che
pubblicazioni di quotidiani esistevano sul
finire dell'800 per la zona di Ragusa e
Modica in modo da reperire articoli su
notizie di cronaca locale intorno all'anno
1893. Grazie se potrete darmi una mano. CV |
Berlusconi non nasce per caso
01/10/2011
C’è
sempre da imparare leggendo
i Vs fondi, e ciò credo che sia il
miglior commento.
Le svolte
epocali ricordate, a partire dalla guerra
fredda, sono quelle che hanno prodotto (o
quantomeno hanno inciso) gli indirizzi
politici ed economici forse del mondo intero
dalla fine del secondo conflitto mondiale.
Forse a
ben vedere la guerra fredda fu il portato di
una strategia politico-economica-militare
insita nella contrapposizione dei due
imperialismi, quello sovietico e quello
americano, che ha contraddistinto il “secolo
breve” per dirla alla Hobsbawn cominciato
nell’Ottobre del ’17 e terminato nella
implosione dell’Urss del 1989.
In questo
contesto il potere democristiano, con
l’avallo e la forza organizzatrice della
Chiesa e delle sue numerose diramazioni,
assecondata naturalmente dalla borghesia
nazionale ed internazionale, assicurò
l’egemonia culturale ed economica alla
strategia americana, chiudendo ogni spazio
al Pci, il quale già dalla svolta di Salerno
del marzo 1944 aveva scelto la via
democratica ed il radicamento del partito
nella società italiana, escludendo così
qualsiasi velleità “rivoluzionaria” e quindi
di assalto al cielo. Non a caso oggi il voto
del 18 aprile 1948 che pose fine al Fronte
popolare viene “recuperato” dalla dx
berlusconiana per sostituire il 25 aprile
della resistenza ossia i 19 mesi del
riscatto del popolo italiano: una meschinità
politica che intende sovvertire dalla radice
la verità storica. Comunque, come dire, c’è
anche questo!
Naturalmente con il ricordo a volo di quegli
anni non c’è intento di “santificazione” del
più grande partito comunista dell’occidente,
il quale ancorché presente e per tanti versi
decisivo nella politica del nostro paese non
impedì al II cavaliere di diventare l’uomo
più ricco d’Italia, al di là delle sue
continue e risibili denunce sui comunisti
che fanno il paio con l’antifascismo di
quelli che lasciarono la camicia nera dopo
l’8 settembre, fruendo poi dell’amnistia del
guardasigilli Togliatti del 1946 che lo
storico Luzzatto ha definito giustamente,
naturalmente a mio giudizio, “una vergogna
nazionale”.
Gli anni
dello sviluppo senza fine purtroppo per il
capitale, ma soprattutto per i milioni di
lavoratori e lavoratrici che vivono vendendo
il proprio lavoro, non potevano durare
all’infinito. La caduta del saggio del
profitto precluse, come giustamente è stato
fatto notare, il reinvestimento dei surplus
negli stessi settori che li avevano
originati. E ciò anche perché il mondo
viveva la stagione del riscatto
anticoloniale con le epiche guerre di
liberazione nazionale che investirono tanti
paesi dell’Asia, dell’Africa e del Sud
America a cominciare dal Vietnam,
dall’Algeria e da Cuba tanto per ricordarne
alcune.
La
decisione di Nixon di rendere inconvertibile
il dollaro fu l’inizio del ridimensionamento
dell’imperialismo degli Usa connesso
naturalmente alle distorsioni strutturali
del paese.
L’imperialismo militare e la capacità di
trasferire sui paesi del mondo intero i
profondi disavanzi pubblici riuscirono per
anni ancora a nascondere i grandi problemi
della confederazione nordamericana.
La scuola
di Chicago di Milton Friedman prese il
sopravvento ed impose il suo credo e le sue
ricette fatte di politiche rivolte ad
eliminare la presenza e l’azione dello Stato
in economia insieme ad una più equa
ripartizione del reddito prodotto a
cominciare dal welfare state. E Salvatore
Allende l’11 settembre 1973 fu la prima
vittima di quella scuola a cui fecero
seguito le cure della sig.ra Teatcher e di
Ronald Reagan. Le tante osannate
liberalizzazioni trovarono nelle
privatizzazioni del Post Office e delle
Ferrovie inglesi le loro metafore, con
l’aggiunta che pochi sanno che sia l’uno che
l’altra non è che abbiano portato dei
vantaggi ai sudditi di Sua Maestà, dal
momento, per esempio, che le poste inglesi
già erano in attivo all’epoca della
privatizzazione e le ferrovie oggi sovente
assurgono agli onori della cronaca per
impreviste scorribande di treni in sperduti
paesi della Gran Bretagna; scorribande che
deviano per scambi sbagliati e poco
controllo in tratte secondarie e finanche su
binari morti. Dall’altra parte
dell’Atlantico il “grande comunicatore”
ridusse le tasse dei ricchi ed aumentò di
ben 18 volte il limite del debito pubblico.
La
“Greenspan Put” come giustamente hanno
sottolineato gli autori dell’articolo ha
fatto il resto. La demagogia di Greenspan
maldestramente definito “maestro” introdusse
la cd garanzia sull’azionario, una politica
con la quale se i mercati fossero scesi lui
da Presidente della Federal Riserve sarebbe
intervenuto per farli risalire, e se fossero
saliti non avrebbe fatto nulla per tenerli
in condizioni normali.
Queste
modo di fare ha creato un sistema
finanziario avulso dall’economia reale. Un
sistema finanziario sensibile ai privilegi
politici da cui traeva il sostegno e
l’alimento, intrinsecamente fragile perché
privo di interessi nei riguardi della
corretta gestione del rischio. Col tempo il
sistema finanziario indotto da Greespan ha
cominciato a comportarsi come un qualunque
stato sudamericano degli anni
settanta/novanta ossia in maniera miope,
inefficiente ed avventata – vi ricordate
Menem? -.
Il
cavaliere2 per far ritorno da noi è stato il
Caronte del liberismo, iniziato non bisogna
dimenticarlo già da Prodi, il quale
concretizza gli accordi del Britannia, e gli
autori dell’articolo con felice
rappresentazione lo hanno ricordato, aprendo
la stagione a perdere, secondo me, delle
privatizzazioni (non dimenticherò la
richiesta degli operai dell’Alfa Sud che
rispetto alla vendita alla Fiat dei loro
stabilimenti – Pomigliano ed Arese -
avrebbero giustamente preferito l’offerta
della Ford, che s’impegnava per nuovi fondi
e nuovi modelli) fino alla riforma delle
pensioni (1995, legge Dini) nella quale il
cavaliere impose la cd clausola di
salvaguardia intesa a verificare ogni cinque
anni la sopportabilità dei costi della
previdenza.
Nella
crisi generale che attraversa il mondo
occidentale il cavaliere tenta, anche perché
autorizzato dal capitale finanziario e da
qualche settore ancora valido delle
industrie di Stato, cui fanno da cerimonieri
numerose piccole e medie aziende industriali
e dei servizi quasi tutte del Nord del
paese, buona parte legate al realismo del
danè della Lega, di diversificare i
riferimenti geopolitici e quindi apre ed
intraprende nuovi contatti anche personali
finanche ludici (Putin, Gheddafi, Erdogan ed
altri), per rinnovare, secondo lui, il
paese.
In buona
sostanza il progetto, certamente goffo,
improvvisato e quindi in buona parte
inconcludente ha fatto precipitare il paese
al livello più basso della sua storia. A ciò
va aggiunta l’estinzione della classe
dirigente.
Sul piano
della correttezza morale del ceto politico è
inutile prendersela con la magistratura che,
nel bene o nel male, cerca di fare il
proprio dovere. La classe politica italiana
in buona percentuale è arrivista con larga
percentuale di ladri. La politica doveva
intervenire prima al fine di salvaguardare
se stessa ed il paese intero. Ed invece la
logica che la sorregge oggi è quella di
reclutare sulla base della capacità di
portar voti, indipendentemente da come siano
procacciati.
Il
cavaliere2 non ha opposizione. Se oggi
qualcuno chiedesse ad un dirigente nazionale
del PD, ma quale società configura il tuo
partito? Credo che riceverebbe una risposta
balbuziente del tipo: “meno tasse, ma
comunque vanno pagate” oppure “il costo del
lavoro va contenuto per cui la flessibilità
è una risorsa”, “l’età delle pensioni va
innalzata e nello stesso tempo vanno
incoraggiate le pensioni complementari”, “le
province vanno eliminate”, “la scuola va
riformata, tenendo presente pure quella
privata e confessionale”.
Un’ultima
considerazione me la suggerisce il cardinale
che ieri o ieri l’altro ha detto che alla
chiesa non spetta fare o disfare i governi.
E già perché quando si saluta il primo
cavaliere l’uomo inviato dalla provvidenza –
Pio XI - , o si scomunicano i comunisti come
fece Pio XII o si consente al parvenu di
Arcore di coprirsi le spalle oltre-Tevere
attraverso gli incostituzionali
finanziamenti alle scuole cattoliche, alla
esenzione dell’ICI, impedendo la ricerca
sull’inizio della vita fino all’ingabbiamento
dei corpi ormai morti privandoli del libero
arbitrio non si decide chi deve governare e
che cosa deve fare.
Il
berlusconismo è ormai finito semmai a ben
guardare sia mai nato, tuttavia come finirà
e quando finirà è tutto da leggere ed anche
da scrivere. Per ora con la manovra senza
fine di agosto/settembre ci toccherà pagare
tutto di più in attesa delle altre stangate
che saranno assunte sulla base dei
suggerimenti contenuti nel Manifesto della
Confindustria.
Antonio
Casolaro, Caserta |
Libri di A. Spataro
30
settembre 2011
Carissime/i, mi pregio segnalarvi la
locandina di
www.iberlibro.com, società
internazionale di vendita di libri, recante
l'offerta di alcuni miei libri in italiano
e/o tradotti in francese e spagnolo. Se
potete, vi prego, di segnalarla nelle forme
opportune:
Sicilia, cronache del declino,
Il fondamentalismo islamico,
Il fondamentalismo islamico. Dalle origini a
Bin Laden,
I paesi del Golfo,
Il turismo nel Mediterraneo,
Mediterraneo. L'utopia possibile,
Il Mediterraneo. Popoli e risorse verso uno
spazio economico comune,
Le tourisme en Mediterranee,
Il fondamentalismo islamico: l'Islam
politico. Grazie per l'attenzione e cari
saluti. Agostino Spataro |
castello di caccia
30
settembre 2011
Gentili
amici, ‘Il castello’ che avete proposto per
illustrare le note dedicate a Conversano non
è il castello di Conversano, è , invece, il
‘castello di caccia’ degli Acquaviva
d’Aragona, conti di Conversano, e insiste
sulla provinciale Conversano-Putignano.
Cordialità F.S.I. |
150 anni di bugie
30
settembre 2011
Potreste
dirmi dove posso trovare il libro "150 anni
di bugie" di Carmine de Marco, ho girato
molte librerie, ma sembra introvabile.
Ringraziandovi anticipatamente Saluti D.P. |
guerra di conquista
27/09/2011
Gent.li
Responsabili de "Il Portale del Sud”, mi
chiamo […], sono un napoletano di 40 anni,
appassionato di storia e innamorato della
sua città, delle sue tradizioni, dei suoi
usi e costumi, molto vicini a quelle di
tutti i popoli dell'Italia Meridionale, per
i quali esprimo la mia particolare simpatia,
sto facendo alcune ricerche storiche sul
periodo che in particolar modo noi in Italia
chiamiamo RISORGIMENTO.
L'avvenimento storico predominante in questo
periodo è sicuramente la conquista del Regno
delle due Sicilie (il nostro Regno ) da
parte dei Piemontesi. Definisco questo
avvenimento come il più importante perché a
parer mio (di molti in verità) da lì
dipendono tutte le conseguenze politiche ed
economiche dell'Italia Meridionale.
Leggo e
vedo link, che evidenziano un Regno delle
Due Sicilie, più ricco, più avanzato
tecnologicamente, più grande per estensione
e popolazione rispetto a tutti gli altri
stati della penisola, di contraltare uno in
particolare, Il Regno di Sardegna, risultava
povero, indebitato, meno esteso e meno
popolato, più arretrato tecnologicamente ed
industrialmente. Fin qui tutto normale, se
non fosse stato che, proprio questo Regno
fosse stato capace di sbarcare in Sicilia,
risalire da lì in breve tempo tutta la
penisola e conquistare il Regno che
risultava essere più forte.
Il tutto
condito da una spedizione fatta da Mille
uomini, "presi dalle patrie galere" e quindi
non addestrati militarmente, che partono con
due navi, se non erro Piemonte e Lombardo,
le quali percorrono indisturbate tutto il
Tirreno senza essere minimamente
intercettate, arrivano sulle coste Sicule, e
sottolineo ancora senza essere intercettate,
dopodiché preparano indisturbate uno sbarco
di uomini che anziché essere ricacciati in
mare o posti comunque in condizioni di non
nuocere avanzano fino a Gaeta, mi sembra la
favola di Biancaneve e dei Sette nani.
Cosa è
successo davvero in quel periodo?
Cosa ha
fatto cadere il Regno delle Due Sicilie?
So che ai
Mille se ne affiancarono altri 30 o
quarantamila, ma comunque anche se ci fosse
stato l'intero esercito sabaudo, non poteva
sopraffare l'esercito di uno Stato più forte
che per giunta battagliava sul suo
territorio?
Possibile
che dietro questa "guerra di conquista" si
nasconda una finta annessione già
organizzata?
Sarei ben
lieto se si potesse dare risposta ai miei
quesiti, nel frattempo il sottoscritto
ringrazia ed ossequia e spera di avere
vostre nuove quanto prima compatibilmente
con i vostri impegni ed incombenze.
Distinti
saluti
G.G. |
La Cultura mortificata
26/09/2011
Cari
amici de "Il Portale del Sud",
è passata
sotto silenzio la notizia della soppressione
da parte di RAI 3 della trasmissione
"Passepartout" condotta da Fhilipe Daverio la domenica
alle 13,30 . E' l'ennesimo comportamento
iconoclasta verso briciole di cultura, di
storia e di stile, le ultime rimaste nel
delirio delle soap opera, dei quiz e dei
cuochi imperversanti in TV. Cosa ci resta
per scuotere l'apatia dei nostri figli ed
interessarli ad un'opera d'Arte? Siamo
davvero assistendo agli ultimi colpi di un
Regime così miope da ritenere che "la
Cultura non serve perché con essa non si
mangia"? A capite foetet piscis!
Dall'alto
del suo scanno, infatti, la colta ed inclita
Ministro dell'Istruzione si avventura nel
mondo della Fisica dei neutrini compiendo
una "gaffe" monumentale e ridicola allo
stesso tempo, a dimostrazione della propria
disinformazione ed abissale incompetenza.
Gherardo
Mengoni
Il
pesce feta dalla capa, è vero. La notizia
della Gelmini che credeva di aver costruito
un tunnel di 750 km ha girato il mondo più
veloce del neutrino, e le barzellette
sull'Italia si moltiplicano: siamo diventati
i buffoni mondiali. Per colpa della "capa",
certo. Ma intanto ci andiamo di mezzo tutti,
ed in fondo è giusto così, visto che non
siamo capaci di sbarazzarci del nano di
Arcore. |
Santa Severina
25/09/2011
Complimenti per l'ottimo lavoro. È un
"pozzo" di risorse. Volevo segnalare alcuni
siti di interesse storico per la Calabria:
www.museisantaseverina.it (è il sito del
Museo Diocesano di Santa Severina, con
pagine sull'Archivio Storico e la Biblioteca
Storica),
www.aristippo.it (la Storia di Santa
Severina e il suo Castello). Grazie e,
ancora Complimenti.
Pino
Barone
http://www.fotografieitalia.it/foto.cfm?idfoto=44880&idregione=3&citta=santa%20severina |
dizionario
23
settembre 2011
Buongiorno, mi chiamo Salvo [...] e
naturalmente vorrei farvi i complimenti per
la quantità di risorse presenti sul sud.
Sono siciliano e quindi apprezzo doppiamente
il sito. Sono alla ricerca di un dizionario
siciliano-italiano, poiché voglio
approfondire la mia lingua. Avete da
consigliar-mene qualcuno di valido?
Nell'attesa di una vs. cortese risposta, Vi
saluto cordialmente. S.R. (Germania) |
Masaniello - Fenestrelle e i lombrosiani di
turno
12
settembre 2011
Vorrei
far giungere anche attraverso "Il Portale
del Sud" un vivissimo grazie al prof.
Aurelio Musi, ordinario di Storia
Contemporanea. Musi dalle pagine di LA
REPUBBLICA ha contestato il 12 sett. u.s. le
affermazioni che, in una recente
trasmissione di Superquark, ha pronunciato
lo scrittore Alessandro Barbero contro
Masaniello. Costui, con baldanza degna
d’altro mestiere, ha definito il capopopolo
napoletano del 1646 solo un camorrista
sostenendo ciò con considerazioni tutte sue,
frutto di pura immaginazione. Ma non basta!
Nel finale della indecorosa intervista la
vis lombrosiana, che alberga nella mente di
questo fantasioso esperto di Storia
Medioevale, è totalmente esplosa quando ha
citato il lager di Fenestrelle informando i
telespettatori che anche lì si praticava la
camorra, con il taglieggio sul gioco
d’azzardo da parte di aguzzini napoletani a
danno di prigionieri del Regno delle due
Sicilie. Il Campo di concentramento,
istituito e gestito dai Piemontesi nel
Castello di Fenestrelle, ha visto perire per
la fame e per il freddo, secondo bilanci
ancora incompleti, non meno di trentamila
fra soldati borbonici, cittadini dissidenti
e briganti. La morte mediamente
sopraggiungeva dopo tre mesi di stenti. Il
tentativo di logoramento sistematico dei
“Miti del Meridione” da parte di
secessionisti, figli della pseudo – cultura
leghista continua senza sosta. Ieri il
risibile Sindaco di Alassio tentava di
cancellare il mito di Totò rimuovendone la
statua. Oggi lo storico Barbero confonde
popolo, lazzari e camorra per denigrare
Masaniello e per giunta infanga i martiri di
un luogo che, per il sacrificio di tanti
nostri conterranei, deve restare sacro nella
memoria. Il Giro della Padania, intanto,
seppur tra mille sberleffi, si è appena
concluso! A proposito dei 150 Anni, a
discutere con certa gente ci si convince che
non c’è proprio nulla da festeggiare!
Gherardo
Mengoni
I
leghisti (sono sempre meno per grazia di Dio
e, soprattutto, grazie a loro stessi) sono a
ben pensare come dei camorristi talmente
ignoranti che non sanno neanche di esserlo! |
9/11: verità o vendetta di Stato?
È
semplicemente penoso voler continuare a
dividere il mondo in “complottisti” e in
“consensivi” in ordine alle tremende
responsabilità del più grave attentato
terroristico della storia.
In
realtà, la gente desidera soltanto conoscere
la verità. Se il dubbio persiste, vuol dire
che la “verità ufficiale” non lo ha fugato.
La
cattura di Osama Bin Laden poteva costituire
un’ottima occasione per ricercare la verità.
Sorprendentemente, la Presidenza degli USA
ha deciso di farlo assassinare e,
addirittura, di farne sparire il corpo.
Peccato,
poiché si sarebbe potuto celebrare il
Decennale dell’11 settembre con l’apertura
del processo al capo di “al Qaeda” indicato
quale autore degli attentati alle Torri
gemelle.
Purtroppo, sarà celebrata soltanto un’oscura
vendetta di Stato.
Ai
cittadini Usa e del mondo intero è stato- di
fatto- negato il diritto di processare Bin
Laden ossia il diritto all’accertamento
della verità, alla giustizia vera, non
sommaria.
Tali
comportamenti non fanno che alimentare le
tante perplessità esistenti sull’intera
gestione della terribile vicenda e si
pongono in evidente contrasto con la
legalità internazionale e con i principi
della civiltà giuridica occidentale che non
ammettono processi-farsa ed esecuzioni
sommarie.
On.
Agostino Spataro *
10
settembre 2011
*
Giornalista, già deputato del PCI, direttore
“Informazioni dal Mediterraneo” (www.infomedi.it)autore
di “Il fondamentalismo islamico- Dalle
origini a Bin Laden”, Editori Riuniti, Roma,
2011. |
libro di ressa
10/09/2011
Gent.
Prof. Ressa, sono il prof. [...]
dell'Università della Calabria, Le scrivo
per chiederle dove posso acquistare il sui
recente libro sull'Unità d'Italia, non
avendo voluto scaricarlo da internet. La
ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti
A.V., Cosenza.
Il
libro è stato edito, in accordo con
l'autore, solo in edizione elettronica. Ciò
un po' per sfuggire all'odioso mondo
dell'editoria, ma soprattutto per aggiornare
l'opera in maniera continua e per
assicurarne la maggiore diffusione
possibile. Viviamo discretamente col nostro
lavoro, e abbiamo inteso fare una cosa
disinteressata, ma di valore, per amore
della Storia. Non siamo "meridionalisti di
professione", abbiamo un profilo un po'
diverso da chi fa della presa di coscienza
storica un mezzo di affermazione personale o
politica. Infatti, a quei signori, siamo
antipatici. |
Partigiani
August
19, 2011
Da buon
calabrese (ho lasciato la Calabria nel 1964
per trovare lavoro al nord) penso che, al di
là delle utopistiche idee di indipendenza
del sud, valga la pena di far mettere i
puntini sulle "i" nella storiografia
ufficiale dell'Italia. Non più definire
"briganti" coloro che hanno tentato di non
sottostare al "colonialismo savoiardo"; ma
esigere che vengano chiamati: "Patrioti -
Partigiani - ..." o con un qualsiasi nome
che ne caratterizzi lo scopo per cui si
mettevano al di fuori della legge. È pur
vero che alcuni ne hanno approfittato, ma
fare di tutta un erba un fascio, in
negativo, mi sembra non sia corretto.
Bisogna anche puntare alla riscrittura della
storia ufficiale di questa guerra e degli
effetti nefasti, e dei metodi barbari usati.
Ciò va enfatizzato perché venga riconosciuto
che non solo di ebrei hanno diritti che
nascono dalle persecuzioni, ma anche i
popoli del sud ne hanno altrettanti. G.P. |
Grazie
18 agosto
2011
Vorrei
ringraziarvi per la qualità e la quantità di
documentazioni messe a disposizione della
collettività. Grazie R.S. |
Il Principe di Avogadro
12 agosto
2011
Cari
amici de "il portale del sud", non bastavano
le provocazioni quotidiane che dobbiamo
tollerare da parte delle armate del Vate
Bossi, con il medio, l'ultima cosa ancora
ritta che gli rimane, sempre in vista.
Adesso "anche le pulci tengono la tosse" ed
un piccolo sindaco ligure, nel quale
incultura e stupidità si contendono il
primato, cerca notorietà a spese addirittura
del Mito. Ho scritto a due quotidiani la
nota che qui di seguito Vi rimetto. Grazie
per l'attenzione e cari saluti augustini.
Gherardo Mengoni
I
“numeri” di Avogadro
Da
studenti siamo stati affascinati dal
“principio di Avogadro” che metteva pace tra
volumi di gas e numero di molecole. Lo
scienziato Amedeo Avogadro, di nobile stirpe
piemontese, oltre al “principio” definì
anche la costante fisica nota come “Numero
di Avogadro”. Insomma Avogadro è famoso nel
mondo scientifico da quasi due secoli ma ora
un suo omonimo d’Alassio, Roberto Avogadro,
stanco dell’anonimato in cui viveva, ha
pensato anche lui, piccolo sindaco leghista,
di “dare i numeri” confinando in soffitta il
busto di “Totò, principe della risata”.
Dunque lasciato il “principio di Avogadro”
siamo costretti a leggere de “Il Principe di
Avogadro” e dei “numeri” di ridicolo
separatismo che ha inscenato l’incolto
Sindaco. Costui, invero, ignora la patente
di “terroni del Nord” impressa anni fa ai
suoi corregionali liguri dalla Liga Veneta.
Avogadro non dare “i numeri” Ridacci il
busto di Totò, sommerso, come sei dalla
indignazione e dal ludibrio di un intera
Nazione. Gherardo Mengoni
E' un
po' che meditiamo sui leghisti, e si
affaccia in noi, sempre più prepotente,
l'idea che siano di un'altra razza. Razzismo
all'incontrario? Forse sì, ma come disse
quel comico "non è colpa nostra se loro non
sono napoletani come noi"! E poi quanti
leghisti meridionali ci stanno, a dispetto
della latitudine? Basti pensare a quelli che
votano Berlusconi facendo finta di non
accorgersi che il nano di Arcore sta sotto
lo schiaffo di Bossi.
Darwin
sarebbe affascinato dai leghisti: "l'anello
mancate" tra Homo Sapiens e le scimmie, che
tanto aveva cercato per confermare le sue
teorie, è in Italia, addirittura nei
municipi ed al governo! L'Homo, si sa, è più
pazzo che sapiente. Le scimmie sono
simpatiche. Il leghista è stupido.
L'involuzione della specie...! |
agricoltura
02/08/2011
Buongiorno. Sono interessato a conoscere
l'agricoltura e la zootecnia ai tempi dei
Borbone. Mi potete aiutare? Grazie. G.M.-
Caserta
http://www.ilportaledelsud.org/mr11.htm,
http://www.ilportaledelsud.org/mr17.htm |
tre dati
02/08/2011
Dopo il modesto commento al Vostro saggio
sono usciti tre dati, che materialmente
a mio modo di vedere rendono ulteriore e
definitiva giustizia a chi da 17 anni
denuncia e manifesta la incapacità del
ceto politico attualmente al governo.
1°.
Le vendite degli autoveicoli nel mese di
luglio sono diminuite del 10,60%.
2°.
Piazza Affari ha chiuso con una pesante
perdita di quasi 4 punti, bruciando
qualcosa come circa 15 miliardi di euro.
Lo spread tra i bond tedeschi e quelli
italiani ha raggiunto l’indice di 355.
Se non ricordo male neanche nel peggior
momento della sua crisi la Grecia aveva
chiuso con un differenziale di tale
livello.
3°.
Ieri contrariamente a quanto si
prevedeva le strade italiane non sono
state intasate dalle masse vacanziere.
Si calcola che sei italiani su dieci non
si muoveranno di casa.
Siamo
abituati a ragionare sui dati concreti:
questo paese è sull’orlo della
bancarotta fraudolenta perché i suoi
amministratori hanno finanche fatto
carte false per nascondere il volgere
delle cose. Il primo ministro ha sempre
affermato che il paese stava al sicuro,
mentre la Deutsche Bank si disfaceva di
quasi 8 miliardi di Bond italiani.
Ultimamente il 21 luglio a Bruxelles ha
detto che gli italiani sono benestanti,
mentre quasi sei milioni non sono in
grado di vivere la quarta settimana per
mancanza di soldi.
Un
saluto.
Antonio Casolaro
|
siamo ancora nel tunnel
01/08/2011
E’ un
articolo impetuoso, pieno
d’indignazione quello di questo mese.
Nonostante ciò non c’è alcuna sbavatura
in esso, segno dell’alta tensione
intellettuale e politica che associa gli
autori e che si riverbera in ogni parola
del medesimo.
Nei
miei anni giovanili, quando al fondo di
ogni ragionamento o discussione che
fosse, finanche tra fazioni
contrapposte, gli autori che li
sorreggevano erano dei maestri, alla
fine la sintesi che si raggiungeva
poteva iscriversi nel processo di
avanzamento della società. Ciò avveniva
perché i nani, che pure c’erano,
vivevano però sulle spalle di giganti ed
avevano la possibilità di vedere più
cose e più lontano di quanto il loro
limite consentisse.
Non
lo so se Fukuiama abbia letto Marcuse o
meglio quanto abbia influito su lui.
L’uomo ad una dimensione fu scritto
se non erro nel 1963 ed apparve per i
tipi di Einaudi nel 1967 (lo lessi sul
treno durante i viaggi quotidiani mentre
andavo a lavoro e mentre il paese tutto
si accingeva a vivere il sussulto del
’68. Sono un autodidatta.) Gli effetti
delle “profezie” del francofortese si
sono confermate nello svolgersi dei
tempi.
Il
sistema italiano attuale, politicamente
descritto nella galleria dei personaggi
così efficacemente rappresentati nel
saggio, si ammanta di forme
pluralistiche e democratiche, che però
sono puramente illusorie e menzognere
perché le decisioni come quotidianamente
avviene dipendono dai pupari del
mondo. Decisioni che il più delle volte anzi sempre sono il portato di un
incipit che è insito nel devastante
liberismo a cui si riferiscono i pupi
descritti, i quali recitano ed agiscono
interpretando i copioni del FMI, della
BM, del WTO, della BEU e della Chiesa.
Se la
storia non è finita, come viceversa
affermò nel ’92 Fukuiama, certamente
però si è fermata, entrando in una sorta
di medio evo. L’egemonia dello
sfruttamento dell’uomo sull’uomo prese
vigore contrapponendosi ad ogni corrente
di pensiero fino a tentare di sopprimere
ogni pratica politica avversa. Oggi
siamo ancora nel tunnel causato da
quella interruzione e non si vede ancora
la luce della fine.
Un
oscurantismo che ha coinvolto anche la
“mitica” classe operaia, completamente
integrata ormai nel sistema, per il che
le organizzazioni sindacali, per
intenderci Cgil-Cisl-Uil ed oggi Ugl
approdata alla “democrazia” dopo il
lavacro di Fiuggi, oggi costituiscono il
nuovo “muro di Berlino” che si erge
contro il mondo del lavoro. Un soggetto
quello sindacale, capace di accettare,
difendere e diffondere le porcherie
delle riforme pensionistiche iniziate
nel 1995, della legge Biagi e del
recente accordo con Marchionne, che fa
il paio con il ceto politico così
validamente e concretamente disegnato
nello scritto “L’era dei nani”.
In
questo contesto credo che vada aggiunta
la particolarità tutta italiana della
borghesia e del popolo, ambedue
malamente definiti per esempio dal
Leopardi, il quale nel saggio sui
costumi degli italiani approda in un
passaggio ad una sorta di scetticismo
morale che volge al cinismo e “che fa
della borghesia italiana la più cinica
dell’Europa e del popolaccio italico il
più cinico d’Europa”.
Uno
scetticismo che non è proprio del
pessimismo leopardiano, ma che è la
constatazione appunto dell’una e
dell’altra classe del nostro paese
sempre pronta in buona parte a trovarsi
– ecco il cinismo - dove si vince.
Questo modo di fare è entrato nel DNA di
una parte cospicua delle italiche genti,
costituisce ahimè la struttura del loro
modo di vivere, sono il codice che ha
determinato la dissociazione dell’uomo
dalla sua coscienza.
E’
possibile invertire lo stato di cose
presenti ? Naturalmente si a condizione
però che i sussulti che pur ci sono –
vedi i referendum, i no di Fiom e del
sindacalismo di base, i movimenti
antiglobalizzazione a cominciare dai No
Tav, quelli che hanno portato alla
elezione di Pisapia e De Magistris, gli
indignados delle mille realtà di
tutt’Italia – trovino un momento di
concreta unità.
Non a
caso la storia non si è mai mossa per
impulso delle maggioranze.
Un
caro saluto e grazie.
Antonio Casolaro, Caserta
Grazie del sempre puntuale commento, che
integra benissimo il ns. articolo,
ampliandolo per comprendere la società
tutta. Una riflessione spietata ma
necessaria, almeno per chi crede ancora
nella cittadinanza.
|
dolmen di Bisceglie ottimo
01/08/2011
Vorrei
mandare i miei complimenti entusiastici per
l'articolo sul
Dolmen della Chianca. Alle medie, quando
ebbi la fortuna di avere professori
eccezionali (in seguito circostanza mai più
verificatasi) ci avevano parlato di questo
dolmen ma, negli anni, ho pensato che si
trattasse di una esagerazione locale, ora
invece scopro che la professoressa di storia
diceva esattamente il vero ed era molto
documentata ed esperta. Allora un
complimento postumo pure per lei e grazie a
tutti voi
G. Larosa,
Pescara |
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