Le pagine della cultura

 


La Madonna della Libera

o La Madonna del Parto

o Santa Maria Liberatrice dei Templari

di Antonio Stiscia

Madonna della Libera sec XIV-XV

Croce Patente Templare

Icona Bizantina sec XIV

La Religione Cristiana ebbe la straordinarietà di saper amalgamare e assorbire tutte le preesistenti religioni, fino a diventare Religio Romana e come tale “imporsi” nel vasto Impero.

La proliferazione del Cristianesimo avvenne naturalmente, quasi atteso ultimo appiglio ad un crescente decadentismo sociale e al dilagare della corruzione dello stato, una sorta di estremo rimedio alla fine di un impero(oriente)che aveva in sé i mali di quello di occidente e che troverà nel Cristianesimo un fondante motivo esistenziale.

Il Cristianesimo saprà impossessarsi dei riti pagani, orfici e mitraici, raggiungendo in tal modo anche le classi più abbienti e di potere, assorbendo la stessa filosofia greca, influenzando le classi sociali più culturalmente elevate, trovando le giuste risposte alle esigenze degli intellettuali che vedranno nelle parole di un umile falegname le risposte esaurienti tanto ricercate, rimodulando alla semplicità, uno stile di vita sprecone e corrotto, non più adatto ai tempi .

Miriam(Maria) ne è un esempio straordinario.

Intorno a questo personaggio straordinariamente centrale nella storia del Cristianesimo ruota l’evoluzione di una religione che ha segnato il mondo e che ancora oggi ne determina il cammino morale e spirituale.

Una giovinetta ebrea, gracile e non ancora sessualmente matura, sarà la madre del Salvatore Gesù, resterà miracolosamente incinta in modo portentoso quanto Rebecca, Anna o Elisabetta, queste ultime ingravidate oltre la menopausa.

“Colei che non ha mai visto il sangue”, Vergine e senza peccato originale, l’unica fanciulla di sana e completa purezza fisica e mentale, degna di poter ospitare il corpo del Salvatore.

Portatrice di vita, legame tra la terra e il cielo, protettrice delle partorienti e delle gestanti, Miriam raccoglie, naturalmente, la positività delle divinità femminili precedenti (Era, Giunone, Diana, Mater Matuta).

Le prime raffigurazioni di Maria risentono di queste influenze pagane, dovute al manierismo degli artisti del tempo, che devono in un certo qual modo accontentare i nuovi committenti e non avendo parametri o esempi antichi, si vedono costretti a riciclare e riciclarsi proponendo vecchie immagini e figure, adattate al nuovo che avanza in modo prorompente. L’iconografia delle origini mantenne la simbologia pagana:La Luna di Diana, il Melograno di Cerere……

Le prime raffigurazioni di Maria risentono di questa influenza pagana, ma la bravura degli artisti saprà ben rappresentare la virginale semplicità e la fattezza del viso di una fanciulla ebrea. Maria viene raffigurata in piedi come Giunone, Diana o Atena o seduta in trono come Iside, Cibele o la Mater Matuta.

Maria non è solo la madre del Salvatore è anche l’esempio della Fertilità e della Ricchezza della Procreazione.

Il Ventre di Maria origine del Mondo

         

“Porta nel tuo seno, o Maria, Colui che è padre del mondo, nel tuo seno glorioso, tu porti il mondo” (Sofronio)

Nella Bibbia sovente si parla di figli e la sterilità è vista come una maledizione divina e si fa di tutto per evitarla.

Una famiglia numerosa è sintomo di grazia divina e di prosperità.

Sara, a lungo sterile concepisce Isacco, quando è in menopausa.

Non sottacendo che sarà proprio lei a convincere la schiava Agar a concepire un figlio con Abramo pur di conservarne la discendenza.

Nel disegno divino, Ismaele, figlio di un capo non potrà che essere capo di un grande popolo, da cui discenderà il profeta Maometto che darà vita all’Islam.

Elisabetta, sorellastra di Miriam, vecchia e sterile, concepisce il Battista.

Maria non è ancora sessualmente matura, eppure viene ingravidata dal Verbo di Dio.

Maria è l’ultimo anello di una umanità che fonda la sua forza sulla capacità di procreare in condizioni eccezionali, diventando naturalmente nume tutelare della famiglia e soprattutto delle gestanti e delle partorienti.(Madonna del Parto).

Chiamata mater regina, mater gentium, mater deorum, sancta dei genitrix.

La positività di Maria si manifesta nel partorire con gioia e senza dolore, messaggio di sicuro conforto alle partorienti.

La simbologia delle origini e la raffigurazione delle Madonne Bizantine sono la conseguenza di tutte queste esigenze popolari più che religiose.

“Non sono io che vivo ma è Cristo che vive in me” (San Paolo)

La Madonna Platytera, quale cosmo e universo, con la visione del figlio all’interno del corpo come una ecografia, ricorda alcune statue egizie. La Madonna Platytera fa la sua comparsa in Italia tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo soprattutto nell’area adriatica compresa tra le Marche e Venezia, cioè in quei territori che avevano mantenuto i rapporti commerciali con l’oriente. Verso la fine del XIV secolo ritroviamo lo stesso motivo anche in Toscana con la differenza che l’espediente della mandorla viene qui sostituito con il motivo naturalistico della cinta alta e ricurva sopra il ventre leggermente sporgente di Maria. Un altro espediente era la rappresentazione del Cristo in forma simbolica o con il monogramma IHS. Mentre in Toscana già dalla prima metà del Trecento circolava la raffigurazione realistica della Vergine incinta. Questo soggetto iconografico venne chiamato Madonna del parto e rappresenta la Madonna da sola, in piedi, in posizione frontale e visibilmente incinta. Il concilio di Trento, ritenne non ortodosse le madonne incinte e molte statue vennero distrutte o modificate. Gli esemplari superstiti sono quasi tutti di scuola toscana, perché fuori della Toscana le altre raffigurazioni della Madonna incinta(madonna del parto) sono sedute.(Tratto da studi di Abramo Morandi)

La madonna orante che ha sul ventre, dipinto il volto o il simbolo di Gesù è la madonna Blachermitissa, evoluzione delle prime raffigurazioni della Madre Celeste.

Madonna della Libera

Dalla confluenza delle 2 iconografie della Madonna (Platytera e Blachermitissa-Blacherniotissa), si è sviluppata la raffigurazione della Vergine col ventre pronunciato dalla gravidanza, di cui un altissimo esempio è proprio la Madonna della Libera.

La madre di Dio è raffigurata al 7° mese, numero di Gesù, che porta all’8 numero di Maria, per poi giungere al 9, numero dei cavalieri templari.

Nel 300 si consolida l’iconografia della Madonna Gestante/Madonna del Parto,

Alcuni studiosi riconducono tale tipo di iconografia ad un periodo storico immediatamente successivo alla soppressione dell’Ordine dei Templari, avvenuta il 1312 per imposta volontà di Papa Clemente V.

La rappresentazione della Madonna gravida è la visione del Tempio e della Chiesa universale racchiusa e protetta dal ventre della Vergine che attende il suo tempo per partorire il Salvatore.

Un messaggio nemmeno tanto oscuro, che rappresenta la volontà di attendere tempi migliori per rinascere, utili e indefessi custodi del Sacro Tempio.

D’altronde la pseudo scomunica o meglio lo pseudo scioglimento dell’Ordine, lasciò più che speranze ai migliaia di monaci cavalieri che confluiti negli Ospitalieri, aspettavano con ansia il riscatto e la liberazione, per rinascere a nuova vita

Le madonne del parto del 300, hanno la veste rossa e il velo blu, in evidente stato interessante, con un aggraziato accenno alla rotondità del ventre.

Ritratto di Mons. Stiscia 1860 raffigurato con Il quadro della Vergine SS. della Libera come era a quel tempo

La Madonna diventa Chiesa e Tempio, alla cui tutela sovrintendono i Cavalieri Templari.

I recenti studi parlano dei Templari come di un ordine monastico sui generis, dove confluiva la “inttellighentia” del tempo. Si sa per certo che furono ingiustamente perseguitati non tanto per intascare le enormi ricchezze e le immense proprietà, che confluirono, ben separate, nell’ordine degli Ospitalieri di Sant’Agostino, ma soprattutto perché la conoscenza del mondo e della civiltà araba, li aveva avvicinati ad un movimento di pensiero che ricercava i punti di incontro tra le religioni, più che i punti di contrasto. I rapporti con i Sufisti, ordine di cavalieri musulmani d’elite e di pari valenza dei templari, segna la nascita di un sodalizio e di una rispettosa convivenza, alla ricerca del bene supremo e delle ragioni dell’amore, unico e universale punto di origine di ogni cosa.(cfr. La visita effettuata da San Francesco d’Assisi, nel 1219, al Capo delle forze musulmane(sufista), il sultano Al Malik per trovare la pace con la serena convivenza, rientra nel novero di quel gran movimento culturale occidentale fondato sul Messaggio d’Amore)

La ricerca dei valori comuni, avvalorati dalla discendenza dal Dio di Abramo e la visione di un mondo di “Fedeli d’amore”, avranno una certa rilevanza, per alcuni intellettuali(Dante) e attraverserà tutto il medio evo, tramutandosi negli ideali dell’ Umanesimo e del Rinascimento.

I musulmani che venerano Gesù figlio di Maria e hanno un riferimento costante alle storie del Vecchio Testamento( il libro dei libri per le tre grandi religioni monoteistiche), tramite i Sufisti perseguirono la ricerca di una nuova strada per la convivenza pacifica nella Terra Santa, in contrapposizione ad altri interessi meno nobili e tutt’altro che fideistici, di entrambi gli schieramenti. Sembra assurdo, ma la sconfitta di questi moderati rese più profondo il solco tra le Biunivoche religioni, con le disastrose conseguenze che vediamo e sentiamo ancor oggi.

“Il mio cuore è diventato capace di accogliere ogni forma, è un pascolo per le gazzelle, un convento per i monaci cristiani. E’ un tempio per gli idoli, è Kaaba per i Pellegrini, è le tavole della Torah, è il sacro libro del Corano” (Ibn Arabi)

I Templari furono annientati perché ricchissimi e forse perché antesignani di una civile convivenza tra i popoli e le religioni, nel nome dell’Unico Dio.

La conoscenza e lo studio, la pratica esoterica e la medicina, furono le concause della loro dissoluzione, senza dimenticarne la potenza politica e religiosa, rafforzate dal fatto che i cavalieri templari erano alle dirette dipendenze del Papa e non soggetti a nessuna limitazione canonica.

I Templari non sparirono, anzi, giustiziati i capi e pochi altri, la gran parte di loro confluì, per volontà del Papa, nell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani e/o Girolamini o nell’Ordine degli Ospitalieri di Sant’Agostino, l’ordine che reggerà l’Ospedale di Santa Caterina di Montecalvo dal 1500 sotto l’egida del Beato Felice da Corsano e nel di cui Atto di affidamento si ricorda la presenza dei Cavalieri (Templari ) fin dal 1200.*

*Dal Registro della Cancelleria Angioina anni 1273-1283, regnando Carlo I d’Angiò, fratello del re di Francia – San Luigi IX, si legge di un proprio rescritto che viene riportato integralmente:

“12, ivi.( 12 febbraio 1273) -

Il milite Sinibaldo de Yallecupa regio familiare ricorre

a re Carlo dicendo che dovendo egli mandare i suoi armenti di vacci-

ne e di pecore della Puglia ad partes Marsie Montanas, molti di questi

animali vengono presi arbitrariamente ed altri uccisi. Per la qual cosa

il re ordina a tutti gli uffiziali regi di Puglia e di Abruzzo di non

commettere essi, né di fare ad altri commettere siflatti eccessi .

 

In questo stesso giorno re Carlo ordina al Giustiziere ed a' pro-

fessori dello Studio di Napoli di permettere a Maestro Giacomo For-

roaldo di Scalea di poter liberamente in NeapoUfano Studio regerc ac

docere in phisica, essendo stato all'oggetto esaminato ed approvato da

Maestro Simone di Montecalvo, da Maestro Giovanni de Nigel e da

Tommaso di Firenze, i primi due suoi chierici e tutti suoi medici e

familiari.

Il rescritto la dice lunga su questo Maestro Simone che oltre a essere Medico (Fisico) è anche Religioso (forse monaco templare) nonché familiare del Re.

 

Capitelli provenienti dalla Chiesa di Santa Caterina

(Simbologia Templare sec. XIII-XIV)

Collegiata Santa Maria (Cappella Ottagonale Carafa)

Non va trascurato che la regola di Sant’Agostino era quella che i primi Templari avevano mutuato dai Canonici della Cattedrale del Santo Sepolcro a Gerusalemme

Carlo II d’Angiò, detto lo zoppo, cugino di Filippo il Bello(il re persecutore dei Templari) si adopererà per annientare i templari anche nel Regno di Napoli, riuscendovi, solo parzialmente, a Montecalvo, per la vicinanza storica, politica e religiosa della nostra cittadina a Benevento e quindi a Roma e per la presenza di Cavalieri Templari tra le famiglie feudatarie della Contea.

“Ecce Ancilla Domini”

La Madonna della Libera sembra incamminarsi, con questo suo protendere le braccia rassicuranti ad abbracciare il mondo al suo seno, pieno di grazia.

In età bizantina, la Madonna orante diventa la Vergine che protende le mani immacolate ed è proprio durante l’impero bizantino che si avrà una particolare venerazione per la Madre di Dio.

Il Basileus condivideva con Lei l’effigie sulle monete, e i documenti venivano autenticati con i sigilli riportanti l’immagine della Vergine.

L’Imperatore Andronico II Paleologo (1282-1328), esprime la sua gratitudine a “Colei che vigila sulla nostra tranquillità in mille circostanze e respinge i nostri nemici”

Una particolare statua della Vergine, proveniente dalla basilica del Santo Sepolcro, veniva portata in processione e sulle mura di Gerusalemme in caso di assedio da parte dei Turchi.

La Vergine più volte aveva “liberato” Bisanzio dall’assedio dei nemici, la statua lignea di facile trasporto sulle mura era rappresentata con le mani protese a baluardo, come se volesse respingere il male (cfr. Madonna della libera)

Sigillo dei Cavalieri Templari

Sicuramente, il Gran Maestro dei Templari (Jacques De Molay)nel suo viaggio di ritorno in Francia(1303)col suo tesoro e con i suoi cavalieri, ha attraversato la Via Traiana, collegamento alla Via Francigena, e con buona probabilità, stante la presenza dello Ospitale di Santa Caterina in Montecalvo vi ha fatto sosta, nella considerazione che si stava trasportando un Tesoro composto da diverse decine di carri, scortati da almeno 2000 cavalieri.

Pianta della Via Francigena

 

Capitello sec. XIII, Cappella Carafa

 

Leoncino sec. XIII, Collegiata S. Maria Chiassetto Caccese

Stessa rappresentazione del Bene (Leone) che sconfigge il Male Provenienti entrambi dalla complesso monastico templare di Santa Caterina

Portale di Ingresso alla collegiata di Santa Maria sec XV

(architrave con simboli templari proveniente da S.Caterina)

Croci templari presenti su architravi e pilastri

Collegiata S. Maria Assunta

Toponimi Templari

estratto art. "I Templari a Varese" di Fernando Cova

Molti degli insediamenti templari in Italia sono andati distrutti oppure se ne è persa traccia. Si possono fare alcune ipotesi basandosi sui toponimi dei luoghi, ma occorre tener presente che i Templari provvedevano alle intitolazioni solo nel caso di costruzione ex-novo, mentre lasciavano il nome originale nel caso di subentro o di donazioni di chiese o di ospizi. Ciò premesso si possono fare alcune osservazioni:

- Il titolo attribuito più frequentemente alle loro chiese è "Santa Maria" seguita da un qualche appellativo (ad es., S. Maria del Tempio, S. Maria dei Franconi, ecc.)

- Gli altri santi più frequentemente usati erano gli Apostoli, S. Giovanni Battista, S. Maria Maddalena, S. Lazzaro di Betania, S. Bernardo, S. Ilario da Poitiers, S. Giorgio, S. Tommaso Becket, S. Gregorio Magno, S. Pellegrino da Tallerona, S. Dionigi di Parigi, S. Nicola, S. Caterina di Alessandria.( Santa Maria Liberatrice)

Altri toponimi che possono evidenziare un insediamento sono:

- colombera, colombara, palombara: ha il duplice significato di a) luogo dove stanno i colombi b) edificio posto in luogo elevato; in Terrasanta i Templari appresero dagli Arabi l'uso dei colombi viaggiatori. Tale toponimo si trova sempre nelle immediate vicinanze di insediamenti templari. Nell'ottica templare indica una torre di avvistamento con colombaia;

Il Palummaro c/da e zona di Montecalvo ricca di acqua e dove è posizionata l’omonima antichissima sorgente di proprietà della Universitas di Montecalvo .

- commenda: toponimo appartenente all'ordine di S Giovanni di Gerusalemme (di Malta), attribuito, dopo il 1400, agli ex possessi templari assorbiti da detto ordine;

Nella Chiesa del Santissimo, si ricorda la presenza di un altare le cui entrate erano destinate alla Commenda di Malta.

- grancia, grangia, granza, granziera, ganzaria, grasceta, rance e derivati: fattoria o insediamento rurale di conventi, ordini religiosi e ordini monastico-militari; usato dai benedettini e cistercensi nelle loro zone di bonifica e sfruttamento rurale ed in seguito usato dai Templari, data la stretta relazione tra i due ordini.

Grascia tipico sostantivo dialettale montecalvese che significa abbondanza.

- hospitale, ospitale, ospedaletto, ospizio, spedale : deve intendersi come ospizio o luogo di tappa; si trova, di solito, fuori le mura della città od addossato ad esse per essere in grado di accogliere i pellegrini anche dopo la chiusura delle porte d'accesso alla città;

Ospitale di Santa Caterina sec. XIII

- mulino (seguito dalla specifica "del Tempio" o dal titolo di uno o più santi: ogni precettoria importante od ospizio aveva il suo corso d'acqua e relativo mulino (non è specifico dei Templari);

La presenze di molti mulini ad acqua (Mulini Gelormini toponimo)

- peschiera, piscaria, piscatoria e simili: stagno creato artificialmente per allevare il pesce; a causa dell'alto consumo di pesce da parte dei Templari ogni precettoria, autosufficiente, ne creava una nel caso non ci fossero già quelle naturali;

C/da Pescara zona ricca di acqua al limitare del centro urbano.

Madonna della Libera anni 20. Lastra fotografica (archivio Stiscia)

La statua lignea della Vergine (Santa Maria Liberatrice), probabilmente del XIV-XV secolo, di provenienza Toscana e/o marchigiana, è un vero unicum nella iconografia medioevale.

Di statura regolare, è rappresentata nell’atto di protendere le mani per diffondere più che preservare, con le mani al centro del cui palmo sono ben visibili le croci rosse a 8 punte dei Templari (Croce delle 8 beatitudini).

Una statua ricchissima di simboli e un concentrato di fede straordinaria.

La Vergine è incinta, con i ricci capelli scuri che le adornano il viso finissimo e aggraziato, un po’ paffuto dalla gravidanza e ben evidenziato dal gonfiore delle gote e dalla leggera prominenza del sottomento.

Lo sguardo dolcissimo e una luce negli occhi, tipico delle donne incinte, è rappresentato con maestria dall’ignoto scultore, che ha ben evidenziato un innaturale rossore alle gote, tipico delle donne in stato interessante, avvolte da un pallore perenne contrastato con l’ausilio di un colorito artificiale, a cui non si sottraevano, certamente, le donne di tutte le epoche e nemmeno le ebree.

Il Mantello, originariamente di colore blu, tipico delle statue del 3 e 4cento, sembra posizionato nell’unico modo possibile ad una ragazza che mostra con orgoglio e con riservatezza la sua imminente ed evidente maternità.

La Madonna sembra al 7 mese, numero del Cristo, prima di passare all’8 numero legato alla madre di Dio e al tempio e infine al 9 che segna il tempo del parto e che però è anche il numero proprio dei Templari.

Sul petto della vergine è riprodotta la croce patente dei Templari, racchiusa in un cerchio, retaggio della iconografia bizantina, a rappresentare la presenza del Cristo nel suo ventre.

La veste damascata è sorretta da una cintura(in-cinta) tipica delle donne ebree e annodata sul davanti a mo di fiocco con il Nodo di Salomone, di facile apertura, a dimostrare la discendenza divina e la continuità storica del Salvatore, con il popolo di Israele.

La tradizione storica montecalvese, ricorda che la statua della Vergine fu trovata miracolosamente in quel di Corsano nell’anno 1630 e in concomitanza della Peste, di manzoniana memoria e che l’evento, con conseguente processione devozionale, abbia “liberato” Montecalvo dal gravissimo flagello: "Libera nos a malo".

Molto probabilmente le cose sono andate in modo diverso, ritenendo che, effettivamente la statua era “custodita” presso il Convento di San Giovanni Battista in Corsano, appartenuto ai templari e di poi agli Agostiniani, quale icona templare e perciò soggetta a distruzione, (Il Concilio di Trento (XVI sec) vietava di conservare immagini sacre non rispondenti ai canoni, come la vergine incinta, quindi da distruggere).

La distruzione della statua grazie a Dio non avvenne, forse per la particolare bellezza della sacra icona o soprattutto per il recondito significato, la sacrale simbologia di riferimento e la documentata presenza di Cavalieri Gerosolimitani nei secoli successivi e nelle più importanti famiglie montecalvesi, imparentate e legate alle più potenti famiglie regnanti d’Europa.

Il miracolo vero o no che fosse, abbinato ad un evento eccezionale, consentì il recupero di una immagine sacra di eccezionale fattura e bellezza, a cui il tempo aveva ridato una nuova funzionalità, conservando però, almeno in parte, le straordinarie simbologie originarie.

Da oltre 3 secoli una delle opere d’arte e di fede più importanti del basso medioevo, illumina la Chiesa del Carmine di Montecalvo Irpino, conforto delle gestanti e rifugio delle partorienti.

Molte donne hanno avuto la gioia della maternità, grazie alla sua intercessione e la tradizione vuole che una principessa di casa Borbone ne ha testimoniato la potente intercessione con il dono di quel prezioso medaglione aureo che campeggia maestoso e centrale sul manto d’oro e che rappresenta la gloria della madre celeste nello splendore dei cieli.

Antonio Stiscia

Montecalvo Irpino, 26 Settembre 2009


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