Il Portale del Sud

Le interviste di Brigantino e don Virgilio

Goffredo Mameli

(serie infamoni con l'elmo)

Goffredo Mameli (Genova 1827 - Roma 1849)

Or ci attristiam ne la belletta negra.
Quest' inno si gorgoglian ne la strozza,
ché dir nol posson con parola integra

 

A balcone spalancato m’affacciai su Vico Storto Pallonetto Santa Lucia, mormorando imbronciato.

Don Virgilio: Dottò, che iate dicenno?

Brigantino: 'O ssaccie sule je, Virgì. Je e l'anema e chillu

Don Virgilio: L’avite cu chillu chiochiero d’o parulano, eh?

Brigantino: Vuleva ‘e solde arretrate! … n' ha capito che cu’mmico se pote parlà ‘e tutto … ma di soldi, no!

Il mio tono di voce era da baritono drammatico così che tutto il vico sentisse perfettamente, ma potesse fingere totale ignoranza. In via precauzionale, aggiunsi alle parole l'apotropaico gesto a due dita, a scanso di iettature.

Don Virgilio: State cuntento, dottò! … è arrivato l’invito per intervistare a Goffredo Mameli!

Il buon uomo, che di Santi Protettori ne ha tanti, mi aveva procurato un’altra occasione per intervistar un dannato! Non diedi tempo al tempo (Virgì, iamm’a fa ‘mpressa!). Al solito, montammo in due sul motorino, e l'unico casco finì sotto il seggiolino.

 

Che notte buia e tempestosa! Il fetor del nero fiume annunziò la meta misteriosa. Ottenemmo il trasbordo da Bondi Caronte, vecchio infame, che ci bestemmiò tutti i morti del Reame. In qualche nero pozzo, nel presso, si celava una fiera immonda con parrucchino, il cui bavoso latrato mi ricordò Schifano. Sull'altra riva venimmo presi a scorta, non dai soliti bersaglieri, ma da Ascari Rinnegati, sorta di traditori e camerieri!

Ascaro: Vuie Meridiunale me facite schifo!

Don Virgilio: Non mi sembrate nordico!

Ascaro: Invece so' norticissimo! Va buò?! Songo nato al Sud, ma non ci tornassi manco muorto! Si sta più meglio al nort, che da voi incivili, vittimisti e parassitissimi! Viva la Leca Nort! Viva la Patania! Noi laforiamo e voi arrubbate!

Così gli Ascari ex meridionali dispregiavan i loro morti, dimostrandosi zelanti schiavi! Avean, come i bersaglieri di Lamarmora, coda, zampe di capra ma più copiose corna, e differivan per le equivoche fattezze: parean progenie di cento padri, e di una mamma sola.

Ascaro: Vi condurrà da Mameli, il nostro giovane promoter Terzo.

Altri non era che il savoiesco Vittorio Emanuele Terzo, spacciatoci di volta in volta per scout, scugnizzo, sciuscià! Nel tentar l'inganno confidavan nella sua esasperata nanezza.

Terzo: Mi avete portato il babbà di Calise?

Brigantino: Veramente no …

Don Virgilio: E sì, e già! E mò pigliavamo 'o traghetto … andavamo a Ischia … t'accattàvamo i babbà … Terzo, ma vi' addò te ne a ij! E vuje, dottò, nun 'o date aurienza!

 

Davanti a noi si stagliava cupo il massiccio dei Tremonti Dimissionati. Superammo un precipizio cementificato, detto del Condono Edilizio, poi traversammo a quota zero il Condono del Lavoro Nero, evitammo il picco letale del Condono del Capitale, mirammo la valle spettrale del Condono Tombale. Dopo altri dieci condoni, arrivammo a … Sanremo!!! Per la precisione: davanti al teatro Ariston!

Brigantino: Terzo, ma dove diavolo ci avete condotto?!

Terzo: Qui assisterete, eurotruffatori napoletani che non siete altro, al 165° Festival dell’Inno Italiano!

Don Virgilio ed io sedemmo sgomenti, mentre gli orchestrali accordavan gli strumenti. Ed ecco venir a noi un’anima dannata, in fiamme avvolta, accompagnata da un’altra anima, più piccola.

Mameli: Basta! Non potete torturarmi così! Sono 165 anni che mi fate ascoltare, da mani a sera, il mio inno! Oh, Non l’avessi mai composto!

L’altra animella s’agitò anch’essa e parve voler profferir verbo, ma Mameli la sputò, tal che la rasca frisse nell’incontar il falò.

Brigantino: Ma chi è l’anima che v’accompagna?

Mameli: Il compositore che mi musicò l’inno … non ricordo il nome … tanto nessuno lo ricorda!

Brigantino: Giusto, non facciamo pubblicità ai peccatori! Goffredo, presentatevi ai nostri lettori.

Mameli: Fui poeta e patriota genovese, donde nacqui nel 1827. Nel 1846 composi l'inno, partecipai alle manifestazioni popolari del 1847 e 48 prima a Genova, poi in Lombardia, dove conobbi Mazzini, di cui divenni seguace. Indi mi unii a Garibaldi, con il quale entrai a Roma nel 1849. Nominato suo aiutante, mi trovai a combattere al suo fianco al Gianicolo, dove il 3 giugno fui ferito a una gamba. Mal curato, morii un mese dopo, di infezione da cancrena.

Brigantino: Si mormorò che eravate figlio illegittimo di Mazzini.

Mameli: Leggende … belinate!

Don Virgilio: Dottò, arrivano i Briganti!

Mameli: Oh, no! Mò se la prendono di nuovo con me! Io, la Bassa Italia, non la volevo! Cosa c'entro!

I Briganti riempirono ben presto tutta la sala.

Annunciatore: Annunciazione, annunciazione! È 'sciuto pazzo 'o padrone! O Festivàl quest’anno tiene ben 71 serate, interamente dedicate all'inno di Mameli!!! Presenta: …. CAMILLO!!!

Mameli: Ahhh! Il conte monarchico! Anche questa!

Camillo: Addò aggio miso 'e lenti?

Brigantino: Ma perché parla Napoletano?

Mameli: Per la legge del Contrappasso!

Camillo: Vi presento la mia valletta: Virginia (p'e rrecchie) Castiglione!

Briganti (voci varie): Ma vavattenne! … Nuda, nuda! … Iiii e che purpo … Site a schiumma!

Camillo: Il coro dei Cacciatori delle Alpi, diretto dal gran maestro Silvio Garibaldi!

Brigantino: Un parente di …

Mameli: No, è proprio lui, Giuseppe. Si fa chiamare Silvio perché gli è simpatico un politico vostro contemporaneo.

Camillo: Interpreterà per voi l'inno … Sua Maestà Vittorio Emanuele II, che apre il Festival!

Durante la penosa esecuzione del Savoia, i Briganti cominciarono a rumoreggiare e qualcuno, addirittura, col cul fè trombetta!

Cantarono poi Giolitti e Napoleone, Rattazzi con Settembrini, il trio Badoglio Mussolini e Umberto Primo, Bixio alla chitarra birmana, mentre crescea il brigantesco malumore, che trasformossi presto in furore! All'ennesimo: "Fratelli d'Italia, dall'Alpe a Sicilia, dovunque è Legnano; ogn'uom di Ferruccio ha il core e la mano; I bimbi d'Italia si chiaman Balilla…" La sala del Festival esplose, e tutti i Briganti presero a cantare a squarciagola:

Ammo pusato chitarre e tammuro

pecchè sta musica s'adda cagnà

simmo briganti e nun tenimmo paura

e cu 'a scuppetta vulimmo cantà

E mò cantammo 'sta nova canzone:

tutta la gente se l'adda 'mparà;

nuie cumbattimmo p''o Rre Burbone

'a terra è 'a nosta e nun s'adda tuccà.

Mi trovai all'impiedi, con la mano al petto!

Mi distolse il grido di don Virgilio.

Don Virgilio: Dottò, fuimmo! Mò passano alla "premiazione"!

Brigantino: qua' premiazione, Virgì? …

Non finii, perché m'avvidi i Briganti assaltar il palco, e far carne di porco di cantanti, "vallette" e presentatore, non disdegnando l'intervistato compositore.

All'uscio v'era una vecchina e mi avvicinai a lei a testa china.

 

e quindi uscimmo a riveder le stelle 

 

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