|
Davanti a noi si stagliava cupo il massiccio dei
Tremonti Dimissionati. Superammo un precipizio
cementificato, detto del Condono Edilizio, poi
traversammo a quota zero il Condono del Lavoro Nero,
evitammo il picco letale del Condono del Capitale,
mirammo la valle spettrale del Condono Tombale.
Dopo altri dieci condoni, arrivammo a …
Sanremo!!! Per la precisione: davanti al teatro Ariston!
Brigantino: Terzo,
ma dove diavolo ci avete condotto?!
Terzo: Qui
assisterete, eurotruffatori napoletani che non siete
altro, al 165° Festival dell’Inno Italiano!
Don Virgilio ed io sedemmo sgomenti, mentre gli
orchestrali accordavan gli strumenti. Ed ecco venir a
noi un’anima dannata, in fiamme avvolta, accompagnata da
un’altra anima, più piccola.
Mameli: Basta! Non
potete torturarmi così! Sono 165 anni che mi fate
ascoltare, da mani a sera, il mio inno! Oh, Non l’avessi
mai composto!
L’altra animella s’agitò anch’essa e parve voler
profferir verbo, ma Mameli la sputò, tal che la rasca
frisse nell’incontar il falò.
Brigantino: Ma chi è
l’anima che v’accompagna?
Mameli: Il
compositore che mi musicò l’inno … non ricordo il nome …
tanto nessuno lo ricorda!
Brigantino: Giusto,
non facciamo pubblicità ai peccatori! Goffredo,
presentatevi ai nostri lettori.
Mameli: Fui poeta e
patriota genovese, donde nacqui nel 1827. Nel 1846
composi l'inno, partecipai alle manifestazioni popolari
del 1847 e 48 prima a Genova, poi in Lombardia, dove
conobbi Mazzini, di cui divenni seguace. Indi mi unii a
Garibaldi, con il quale entrai a Roma nel 1849. Nominato
suo aiutante, mi trovai a combattere al suo fianco al
Gianicolo, dove il 3 giugno fui ferito a una gamba. Mal
curato, morii un mese dopo, di infezione da cancrena.
Brigantino: Si
mormorò che eravate figlio illegittimo di Mazzini.
Mameli: Leggende …
belinate!
Don Virgilio: Dottò,
arrivano i Briganti!
Mameli: Oh, no! Mò
se la prendono di nuovo con me! Io, la Bassa Italia, non
la volevo! Cosa c'entro!
I Briganti riempirono ben presto tutta la sala.
Annunciatore:
Annunciazione, annunciazione! È 'sciuto pazzo 'o
padrone! O Festivàl quest’anno tiene ben 71 serate,
interamente dedicate all'inno di Mameli!!! Presenta: ….
CAMILLO!!!
Mameli: Ahhh! Il
conte monarchico! Anche questa!
Camillo: Addò aggio
miso 'e lenti?
Brigantino: Ma
perché parla Napoletano?
Mameli: Per la legge
del Contrappasso!
Camillo: Vi presento
la mia valletta: Virginia (p'e rrecchie)
Castiglione!
Briganti (voci
varie): Ma vavattenne! … Nuda, nuda! … Iiii e che
purpo … Site a schiumma!
Camillo: Il coro dei
Cacciatori delle Alpi, diretto dal gran maestro Silvio
Garibaldi!
Brigantino: Un
parente di …
Mameli: No, è
proprio lui, Giuseppe. Si fa chiamare Silvio
perché gli è simpatico un politico vostro contemporaneo.
Camillo:
Interpreterà per voi l'inno … Sua Maestà Vittorio
Emanuele II, che apre il Festival!
Durante la penosa esecuzione del Savoia, i Briganti
cominciarono a rumoreggiare e qualcuno, addirittura,
col cul fè trombetta!
Cantarono poi Giolitti e Napoleone, Rattazzi con
Settembrini, il trio Badoglio Mussolini e Umberto Primo,
Bixio alla chitarra birmana, mentre crescea il
brigantesco malumore, che trasformossi presto in furore!
All'ennesimo: "Fratelli d'Italia, dall'Alpe a
Sicilia, dovunque è Legnano; ogn'uom di Ferruccio ha il
core e la mano; I bimbi d'Italia si chiaman Balilla…"
La sala del Festival esplose, e tutti i Briganti
presero a cantare a squarciagola:
Ammo pusato chitarre e tammuro
pecchè sta musica s'adda cagnà
simmo briganti e nun tenimmo paura
e cu 'a scuppetta vulimmo cantà
E mò cantammo 'sta nova canzone:
tutta la gente se l'adda 'mparà;
nuie cumbattimmo p''o Rre Burbone
'a terra è 'a nosta e nun s'adda tuccà.
Mi trovai all'impiedi, con la mano al petto! |