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Il Fato e la luna
Il dito sulle tue labbra è il mistero
che tarla i sogni
conservati nel libro verde
(1) che ci hai donato
nell’oscurità della rapida notte
si sciolgono le ombre,
e sfilano le anime immense
si raggrumano in un fiore che tace
mentre il vento si fa raro
e i petali si diradano.
ti nascondi dietro la rupe nera,
e si incupisce la risata del mare
che rabbrusca davanti al tuo silenzio
e io tremo davanti a te
come inorridiscono tutti coloro
che ti odono tuonare.
Il mare ha spostato il cielo
e il cielo ha spostato il mare
resta la tua roccia scura.
Vana è la collera verso di te
ma mi consolo e canto versi
al vento, al cielo, alla luna
Ah, la luna!
la luna si veste ancora
dello splendido biancore
del suo abito maculato
non lacerato
dal tuo maligno soffio
che altro non è
che uno stormir di ansie
perché i suoi bianchi raggi
sono baci che non mi lasciano piangere.
Nota
(1) il bagaglio di speranze cha ciascuno porta con sé dalla
nascita.
Primera luz
(1)
Larga come il mare
che i fiumi non riescono ad empire,
sacerrima a chi splende,
pura
nella tempesta oscena
dell’uomo
luogo del senza dove.
Proterva
è la voce che scrive quiete ombre
(2)
nel mantello che avvolge la luce
perché essa pur appare
nelle lacerazioni del buio,
effluvio di luce
nelle cisterne della coscienze
addormentate.
Note
(1) La luce ancestrale della Verità – Il titolo è ispirato
da un Quartetto per archi di Lera Auerbcach
(2) il gioco dell’ipocrita
Il poeta sembra chiedere
ausilio alle onde per cancellare le tracce che l’amante, dalla
quale non vuole distaccarsi neanche un istante, ha lasciato
sulla sabbia nell’allontanarsi da lui.
Scrivo sull’acqua
Guardandoti con occhi lontani
scrivo su fogli sparsi
i segni che mi appaiono nella mente
come le onde scrivono sulla carta del mare
i segni che detta il vento.
La spuma delle creste scarmigliate
sono il fermento dell’acqua aspra,
mentre il fondo del mare rimescola nella sabbia
le conchiglie abbandonate
con il ritmo che detta l’onda;
l’imo del cuore, sussulta e si scuote
seguendo sullo spartito dei pensieri vagolanti
l’andante che s’intrattiene.
Vento, vento soffia forte,
soffia più forte sul rastrello delle onde
che cancella le orme
sulla sabbia dove si spinge
l’acqua che non conosce il silenzio
sino ai confini della luna che si specchia.
21 ago 03
Ti baciano i venti.
Ti baciano i venti, l’ape vola intorno
al fiore che resta lì geloso del tuo danzare,
il pesco non può cambiare l’abito dei suoi frutti
mentre tu vesti il manto della tua bellezza;
il mare non può stancarsi di riflettere il sole,
mentre offuschi i miei occhi che si chiudono sulla mente
per farmi null’altro guardare.
La morte mi ha prestato le sue ore
per consentirmi di gettare un ponte
verso il mondo dei tuoi perché senza risposta,
E’ la luna che ti risponde mentre svuota la sua luce
nel secchio di una nuvola che ti specchia
mentre sei addormentata
nel silenzio del mare che invita a tacere.
Ti baciano i venti mentre ti porgo una rosa colta nel cielo.
Francesco Paolo Percoco,
nato a Bari il 3 giugno del 1938 (un vecchio!) avvocato, ha
scritto racconti (la Balena e il fiore, Il fiore sulla muraglia,
Il viaggio del vescovo) e poesie. |