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Il programma di governo del Pd - Integrale
Riportiamo, per il suo interesse per il Sud e per l'Italia tutta, il testo
del programma di governo del Partito democratico, presentato a Roma il 25
febbraio dal segretario del Pd, Walter Veltroni, assieme ad Enrico Morando.
L'ITALIA NEL MONDO
CHE CAMBIA
I grandi cambiamenti
demografici, migratori, tecnologici, economici, energetici, climatici e
strategici, che hanno segnato il passaggio di secolo, hanno mutato in pochi
anni il volto del pianeta. La globalizzazione mostra tutta la sua
ambivalenza: migliorano le condizioni di vita e di reddito di milioni di
uomini, che per la prima volta hanno accesso allo sviluppo, ma le
disuguaglianze tendono ad accentuarsi, mentre le turbolenze dei mercati
finanziari ripropongono rischi di recessione e sollecitano una nuova
regolazione. Il recente protagonismo della Russia, il riemergere della Cina,
l’affacciarsi dell’India e di nuovi Paesi leader continentali stanno
disegnando un mondo inevitabilmente multipolare e assai meno eurocentrico.
Le minacce alla sicurezza internazionale sono cresciute, assumendo le forme
nuove e più insidiose del conflitto etnico e religioso.
In un contesto in
rapida evoluzione e contraddistinto da elevata instabilità, l'Italia deve
ribadire la scelta di un metodo multilaterale e di una presenza attiva negli
organismi internazionali. In questo quadro, l'Italia deve poter disporre di
uno strumento militare che le consenta, in coerenza con il mandato fissato
nell'articolo 11 della Costituzione, di assicurare un'adeguata difesa del
territorio nazionale; di svolgere da protagonista il ruolo che le compete
nelle alleanze internazionali; di condividere le responsabilità nel governo
delle crisi e per la difesa della pace e della stabilità internazionale. La
lotta al terrorismo resta un'esigenza essenziale, da affrontare tramite le
missioni internazionali di cui siamo parte e attraverso i nuovi strumenti
europei di cooperazione fra polizie e servizi di intelligence. L’Italia deve
confermare il suo impegno nella missione in Afghanistan, decisiva per
vincere la guerra al terrorismo jihadista e nella riflessione strategica sul
Medio Oriente e sulle crisi dell’area, tragicamente aggravate dall'errore
compiuto dall'Amministrazione Bush con la guerra in Irak.
Contemporaneamente, deve affermare la necessità di un'iniziativa che fermi
la corsa al riarmo convenzionale e nucleare che segna questo tempo.
Lavoreremo perciò ad un Mediterraneo e ad un Medio Oriente de-nuclearizzato
e parteciperemo agli sforzi internazionali per fermare il rischio nucleare
iraniano e per assicurare la sicurezza ai Paesi dell’area.
Il PD lavora per
rilanciare il processo di integrazione politica dell’Europa e crede
nell’Europa massima possibile, non in quella minima indispensabile,
nell’Europa come risposta a chi crede che la globalizzazione sia
ingovernabile. Dopo una sollecita ratifica del trattato di Lisbona, le
nostre priorità saranno una solida politica di sicurezza comune, una
politica dell’energia coerente con la strategia del 20/20/20 e con una
rappresentanza unitaria sui mercati esterni, una politica della ricerca e
delle reti europee da finanziarsi anche mediante l’emissione di euro-bond.
Ci adopereremo per una cooperazione rafforzata in materia di immigrazione e
per un potenziamento delle politiche economiche comuni promosse
dall’Eurogruppo.
Per il PD, il
Mediterraneo deve essere la porta sud dell’intera Unione Europea e non di
una sua parte. Il Mediterraneo ha oggi le caratteristiche per diventare
l’hub politico ed economico mondiale di questo secolo che collega Europa e
Nord Africa, Caspio e area del Golfo, a sua volta porta per l’Asia, un hub
per le merci e per l’energia ma anche per le migrazioni e il dialogo
religioso. E’ il bacino in cui il nostro Paese ha un naturale interesse
strategico e la sua stabilizzazione e valorizzazione deve essere la dote
peculiare che porteremo all’intero continente e al mondo. L’Italia è forte e
sicura quando esiste un circuito “euro-mediterraneo” di cui siamo parte e
perno.
Il PD è per il
rafforzamento dell’amicizia e della collaborazione nazionale e europea con
gli Stati Uniti. Siamo favorevoli alla proposta di costruire uno spazio
comune transatlantico in campo economico oltre che politico, che rafforzi il
nucleo di base per il governo della globalizzazione e della liberalizzazione
e diminuisca il rischio di crescenti protezionismi. Europa e USA assieme
rendono tutto più facile e possibile. La partnership atlantica è la base
migliore per un nuovo dialogo con il mondo arabo e islamico, per il governo
delle crisi, per la piena integrazione dei Balcani occidentali nel sistema
europeo e per un approccio positivo nei confronti delle nuove potenze
emergenti e dei rischi della proliferazione nucleare e del riarmo.
Il PD opera per il
multilateralismo efficace, per il rafforzamento delle istituzioni
internazionali e per la loro riforma. Dopo il successo all’Onu sulla
moratoria delle esecuzioni capitali, l’Italia continua a promuovere
l’affermazione e il rispetto della legalità internazionale tramite la Corte
di Giustizia e il Tribunale Penale Internazionale e si batte contro ogni
forma di discriminazione e violenza nei confronti delle donne e per la
tutela dei diritti umani, anche mediante gli accordi condizionati di
cooperazione allo sviluppo. Il PD fa propri gli Obiettivi di Sviluppo del
Millennio dell'ONU come chiave ineludibile per promuovere pace, democrazia e
sviluppo nel continente africano e si impegna per una sollecita approvazione
della legge di riforma della cooperazione.
Il PD ritiene che sia
prioritario fermare la corsa al riarmo e alla proliferazione nucleare, anche
seguendo la strada maestra di un rafforzamento del regime internazionale di
controllo degli armamenti e elaborando nuove misure di fiducia e di disarmo
su base regionale.
L’Italia intende far
proprio, nel quadro di una governance europea e mondiale, il tema centrale
del “riscaldamento globale”, problema inedito e motore nuovo di un
cambiamento tecnologico, economico e sociale, che inciderà sulla definizione
dei futuri assetti del pianeta.
Il PD si prefigge
l’obiettivo di far convergere su queste scelte le principali forze politiche
del Paese, per approdare finalmente ad una idea condivisa di interesse
nazionale italiano nelle scelte internazionali.
1 - PER LO SVILUPPO
DI QUALITÀ
L'Italia punta alla
riconquista di una posizione di primato nello sviluppo di qualità: più
mobilità sociale, più spazio al merito e ai talenti, e meno chiusure
corporative; più legalità e meno furbizia; più ricerca, scienza, innovazione
tecnologica e meno divisioni e steccati ideologici; più fiducia nel futuro e
in se stessi, meno paura del nuovo; più potere di decisione alla democrazia
e meno poteri di veto. Esistono le risorse su cui far leva.
In Italia,
due-tremila imprese di media dimensione (ciascuna delle quali è al centro di
una costellazione di decine, talvolta centinaia di imprese più piccole) si
sono ristrutturate, hanno tirato la cinghia, hanno sofferto, hanno innovato
prodotti e processi, si sono internazionalizzate; e ora si sono riproposte
da leader nell'economia globale. E’ merito loro se nel 2007 le nostre
esportazioni, in valore, sono tornate finalmente a crescere. Quando si dice
"imprese", si dice lavoratori e imprenditori, insieme. In Italia ci sono
centinaia di migliaia di giovani e meno giovani che fanno volontariato, per
aiutare chi soffre. In Italia, migliaia di giovani calabresi hanno sfidato
la mafia: "ora uccideteci tutti". E sono italiani quegli imprenditori -
industriali, commercianti, artigiani - che in Sicilia rifiutano di pagare il
pizzo ed espellono dalle loro associazioni chi continua a pagarlo.
In Italia ci sono
stati recentemente tre milioni e mezzo di cittadini che si sono messi in
fila per far nascere il PD.Le potenzialità dunque ci sono, e sono grandi,
dal Nord dell'eccellenza produttiva al Sud "naturale" piattaforma logistica
nel Mediterraneo. Ma, senza un progetto, sono destinate a rimanere tali.
2 - I QUATTRO
PROBLEMI DEL PAESE
Lo sviluppo di
qualità - l'Italia è la qualità, ciò che non potrà mai essere delocalizzato
o clonato - si può conseguire solo se la politica si mostra consapevole e si
fa compiutamente carico della gravità dei problemi del Paese.
Un problema di
efficienza economica, innanzitutto: le migliori analisi comparative mostrano
che è in primo luogo il deficit di legalità, di innovazione e di ricerca a
tenere basso il ritmo della crescita. Un problema di disuguaglianza, pari
opportunità e immobilità sociale: si è bloccato l'ascensore sociale che
consente ai giovani e alle giovani donne più impegnate, intelligenti e
preparate di salire quanto vorrebbero e meriterebbero. Un problema di
libertà, intesa come la possibilità per ciascuno di perseguire il proprio
disegno di vita, compatibilmente con l'eguale diritto altrui. Infine, un
problema di efficienza, credibilità - in una parola di qualità - della
democrazia e del sistema politico-istituzionale. I Governi di
centro-sinistra che hanno guidato l'Italia tra il '96 e il 2001 e tra il
2006 e il 2008, hanno creato - prima con la stabilizzazione
economico-finanziaria (Euro) e poi con il successo nella lotta all'evasione
fiscale e l'avvio di un migliore controllo della spesa pubblica - le
condizioni per il pieno dispiegarsi di una strategia riformatrice che
affronti questi quattro problemi strutturali.
2a - L'Efficienza
economica e la qualità dello sviluppo
Il progetto del PD
deve assumere l'aumento della ricchezza nazionale come obiettivo principale.
Non è un obiettivo confinato nella sfera economica: l'aumento della
produttività (del lavoro e dei fattori) è frutto di una strategia a 360
gradi, abbraccia la cultura, la qualità dell'ambiente e l'educazione tanto
quanto la riforma della Pubblica Amministrazione. E, senza crescita, non c'è
politica redistributiva che tenga.
2b - La
disuguaglianza
Il progetto del PD
deve cambiare profondamente qualità e quantità dell'intervento pubblico, per
renderlo capace di aiutare davvero i più poveri ad uscire con le loro gambe
dalla situazione di disagio in cui si trovano; deve favorire il rapido
innalzamento della partecipazione dei giovani e delle donne - specie nel Sud
- alle forze di lavoro e deve chiamare di più il mercato a risolvere
problemi sociali e ambientali.
2c - Le libertà
La regolamentazione
pubblica definisce lo spazio in cui tutte le libertà, anche quelle private,
sono rese possibili ed effettive. Anche per questo, però, essa è chiamata a
giustificare il perché di divieti, ostacoli, strettoie che si frappongono
fra la libertà individuale e l'effettivo perseguimento del progetto di vita
di ciascuno. Quali di queste giustificazioni siano accettabili è questione
che investe la politica, le scelte collettive. Ma è giusto rimuovere quei
vincoli - e sono tanti - la cui giustificazione ormai non è più sostenibile.
2d - La qualità della
democrazia
Il progetto del PD
deve assumere la buona politica come architrave, sia per il suo costante
riferimento all'interesse generale, sia nel senso di capacità di decidere e
rappresentare (sistema elettorale, sistema istituzionale, ecc), sia nel
senso di capacità di auto riformarsi eticamente e di assumere, fino in
fondo, le sue responsabilità.
3 - IL PROGETTO:
DIECI PILASTRI E UN METODO
Il progetto del PD
deve aggredire contemporaneamente i quattro problemi - inefficienza,
disuguaglianza, libertà e qualità della democrazia - se vuole risultare
credibile ed efficace. Deve poggiare su questi dieci pilastri:
-
La sicurezza, prima di tutto.
Severi contro il crimine e i criminali. Più severi contro chi fa
violenza ai bambini.
-
Lo sviluppo è intenso e duraturo
solo se è "inclusivo". Nuove sicurezze a fronte di nuove instabilità.
-
Una forte iniezione di
concorrenza, innovazione e merito in tutti i settori della nostra
società. Premiare i migliori è il primo principio di equità.
-
Uno Stato Sociale
universalistico, fatto di nuovi ammortizzatori sociali e servizi
pubblici efficienti, che aiuti tutti a camminare con le loro gambe.
Educazione alla cittadinanza e sostegno al servizio volontario civile e
militare.
-
Un nuovo patto tra generazioni,
imperniato sull'investimento in conoscenza, ricerca, innovazione
tecnologica. L'educazione è il principale ascensore sociale.
-
Una spesa pubblica più
efficiente, che sposti l'accento dalla protezione di posizioni di
rendita alla valorizzazione delle energie e alla fornitura di servizi di
qualità. Finanza pubblica stabile, grazie a costante disciplina fiscale
e a misure, anche straordinarie, di abbattimento del debito.
-
Premere meno sui contribuenti
leali - tutti, famiglie e imprese, dipendenti ed autonomi - grazie al
maggiore gettito assicurato dalla lotta all'evasione fiscale. Dopo il
successo ottenuto dal Governo Prodi, si può: pagare meno, pagare tutti.
-
Diritto dell'economia che
"liberi" le energie vitali del Paese. Più legalità per produrre buona e
forte crescita.
-
La piena integrazione del
criterio della sostenibilità e della qualità ambientale in tutte le
politiche pubbliche. L'intervento diretto dello Stato, attraverso
meccanismi di premio, e non con nuovi enti/società, nel settore
dell'ambiente, sul quale costruire una nuova frontiera di leadership
tecnologico-industriale.
-
Una politica che decida e
Pubbliche Amministrazioni che funzionino. Nel rispetto del principio di
sussidiarietà: Stato forte, nel suo core business.
Per le relazioni con
le forze economiche e sociali, si deve puntare ad una radicale riforma del
Patto del Luglio del '93. Quel modello aveva un obiettivo unificante: la
stabilizzazione economico-finanziaria. Risultò decisivo per conseguirla, con
l'Euro. Ora, serve un nuovo modello, con un nuovo obiettivo: l'incremento
della produttività totale dei fattori, introducendo fortissime dosi di
innovazione nel nostro sistema economico ed aprendolo agli investimenti
stranieri. Protagonisti della nuova fase di concertazione - al pari dei
sindacati dei lavoratori e di Confindustria - devono essere le Associazioni
rappresentative della piccola e piccolissima impresa artigianale e
commerciale, unitamente alle organizzazioni della cooperazione e del no
profit. In questo contesto, tutti devono "cambiare" comportamenti e capacità
di rappresentanza: la politica, certo. Ma anche le forze sociali, per le
quali diventa urgente (per renderle protagoniste della contrattazione di
secondo livello, dove si può agire sulla produttività), una (auto)riforma
delle regole della rappresentanza.
4 - DODICI AZIONI DI
GOVERNO
1. FINANZA PUBBLICA
a) Spendere meglio e
meno
Nella prossima
Legislatura, il banco di prova decisivo per il Governo del PD è ben
definito: riqualificare e ridurre la spesa pubblica, senza ridurre - anzi,
facendo gradualmente crescere, in rapporto al PIL - la spesa sociale.
Il conseguimento di
questo obiettivo - mezzo punto di PIL di spesa corrente primaria in meno nel
primo anno, un punto nel secondo e un punto nel terzo - è condizione
irrinunciabile per onorare l'impegno che assumiamo con i contribuenti
italiani, famiglie e imprese: restituire loro, con riduzioni di aliquota e
detrazioni, ogni euro di gettito aggiuntivo, derivante da lotta all'evasione
fiscale. Procederemo con innovazioni legislative certo. Ma, soprattutto, con
attività di alta amministrazione.
1. Sistematica
comparazione - anche a livello micro - delle performances dei singoli uffici
delle Pubbliche Amministrazioni, per assegnare a tutti credibili obiettivi
di convergenza verso quelle ottenute dai migliori. Attività di sistematica
Revisione della spesa (anche utilizzando comparazioni internazionali) e
completamento della riforma del Bilancio per migliorare la
responsabilizzazione dei politici e dei dirigenti.
2. Attivazione di
efficaci meccanismi di valutazione per tutta la Pubblica Amministrazione
(alla quale si deve accedere solo per concorso), a cominciare dai dirigenti.
Deve presiedervi un'apposita Agenzia Nazionale, anche al fine di aggiornare
costantemente le metodologie. I cittadini devono inoltre essere chiamati a
valutare i servizi ricevuti, a fornire indicazioni per il loro miglioramento
e a poter operare per realizzarlo.
3. Rigoroso rispetto
delle scadenze per il rinnovo dei contratti di lavoro e riforma del modello
di politica retributiva nelle Pubbliche Amministrazioni, riconducendo lo
spazio della contrattazione integrativa alla corresponsione di premi di
produttività vincolati al raggiungimento di obiettivi trasparenti e
monitorabili dall'esterno, riferiti agli uffici e non ai singoli dipendenti.
Remunerazione dei dirigenti robustamente condizionata al conseguimento di
risultati predeterminati.
4. Rimpiazzo parziale
e selettivo (50%) del turnover, ricorrendo alla mobilità.
5. Abolizione dello
spoils system e graduale superamento degli automatismi retributivi e di
carriera.
6. Estensione a tutto
il settore pubblico delle migliori esperienze di centralizzazione
nell'acquisto di beni e servizi.
7. Compiuta
informatizzazione delle Pubbliche Amministrazioni e unificazione degli
uffici periferici dello Stato centrale in ognuno dei capoluoghi di
Provincia.
8. Riduzione al 50%
delle società e degli Enti partecipati dallo Stato centrale e dal sistema
delle Autonomie.
9. Eliminazione,
entro un anno, di tutti gli Ambiti Territoriali Ottimali, settoriali e non,
attribuendo le loro competenze alle Province. Eliminazione delle Province là
dove si costituiscono le Città Metropolitane.
10. Incentivazione
dei processi di Unione (fino alla fusione) dei comuni piccolissimi,
salvaguardando le specifiche identità politico-culturali.
b) Valorizzare
l'attivo patrimoniale
Il patrimonio
pubblico non è quello che si definisce tale. I beni demaniali sono oggi, in
Italia, multipli di quelli che troviamo altrove. Ridefiniamo le norme
civilistiche per restringere in maniera europea la nozione di demanio
pubblico e offriamo una tutela puntuale, ma flessibile, alla componente di
patrimonio pubblico che smetterebbe di essere demaniale. Ne seguirebbe una
diversa fruizione di quel patrimonio. Questa azione è indispensabile
premessa di un’iniziativa volta alla valorizzazione della quota “non
demaniale” del patrimonio pubblico, sia per ridurre il deficit annuale (la
gestione dei beni immobili è oggi una voce di costo per il bilancio
pubblico), sia per ridurre più rapidamente e più massicciamente il volume
globale del debito pubblico. In un contesto di assoluto rigore nella
gestione della finanza pubblica e di sostanziale pareggio di bilancio,
l’ingente attivo patrimoniale della Pubblica Amministrazione può contribuire
a ridurre più rapidamente il debito sotto il 90% del PIL, così da liberare
risorse per almeno mezzo punto di PIL all’anno per politiche di sostegno
alla crescita e di lotta alla povertà. Non dobbiamo mai dimenticare,
infatti, che la spesa per interessi ammonta oggi a quasi il 50% dell'intero
gettito IRPEF.
2. PER UN FISCO AMICO
DELLO SVILUPPO
a) Detrazione IRPEF
più alta
Subito, un aumento
della detrazione IRPEF a favore dei lavoratori dipendenti.
L'aumento è attuabile
in più tranche, in progressiva crescita nel tempo, partendo dai redditi
medio-bassi. E può essere usato per portare a regime l'intervento per la
restituzione del fiscal-drag: ogni anno, la detrazione aumenta per
neutralizzare l'effetto del drenaggio fiscale. La detrazione può essere
utilizzata anche per sperimentare forme di "imposta negativa": si tratta di
sostenere i redditi più bassi, erogando la detrazione come trasferimento a
favore dei lavoratori incapienti.
b) Riduzione delle
aliquote IRPEF
Dal 2009, riduzione
graduale delle aliquote IRPEF (un punto in meno all'anno, per tre anni)
finanziata con le risorse rivenienti dalla lotta all'evasione fiscale.
Grazie all'azione del Governo Prodi, il rapporto tra crescita della
ricchezza nazionale e aumento delle entrate è decisamente aumentato (nel
2006, è stato pari a 2,6; nel 2007, tra 1,5 e 1,6). Scontando un suo
riprofilarsi verso il basso, e ipotizzando che esso possa mantenersi attorno
all'1,3 (migliore di quello - 0,75 - della serie 2000-2005), è perfettamente
fondato prevedere un andamento delle entrate capace di "coprire"
finanziariamente questa riduzione.Condizione indispensabile per il successo:
mai e poi mai condoni fiscali; mai e poi mai norme fiscali retroattive.
c) Credito d'imposta
per le lavoratrici
Credito d'imposta
rimborsabile per le donne che lavorano, adeguato a sostenere le spese di
cura, così da essere incentivante e graduato in rapporto al numero dei figli
e al livello di reddito. Tutte le donne lavoratrici - dipendenti, autonome,
atipiche - con figli e reddito familiare al di sotto di una certa soglia
(che potrà crescere nel tempo) dovranno poterne beneficiare. Nei primi due
anni della Legislatura, il credito d'imposta potrà essere applicato alle
donne lavoratrici del Sud, per poi essere esteso a tutto il territorio
nazionale.
d) Meno tasse sul
salario di produttività
Sviluppando ciò che è
già previsto nel recente accordo con le parti sociali (Protocollo welfare),
proponiamo di operare una significativa riduzione della pressione fiscale
(agendo sull'IRPEF, oppure con la contribuzione figurativa) sulla quota di
salario da contrattazione di secondo livello (azienda, gruppo, distretto,
territorio), ridistribuendo finalmente un po’ dei vantaggi da aumento della
produttività anche a favore dei lavoratori. Ciò che il contratto nazionale,
per ragioni ovvie, non può fare.
e) Semplificazione fiscale per 2 milioni di imprenditori
Per pagare le tasse,
le piccolissime imprese commerciali ed artigiane sopportano esorbitanti
costi di regolare tenuta della contabilità. Va dunque elevato il tetto di
30.000 euro di fatturato per il pagamento a forfait delle diverse imposte e
tributi, anche attraverso una differenziazione del tetto stesso per settori
e comparti, da concordare con tutte le categorie interessate (ad esempio:
più alto - fino a 50.000 euro - per chi produce beni; un po’ più basso per
chi produce servizi). Prevediamo di innalzare il limite per le spese per
l'acquisto di beni strumentali, in particolare per quanto riguarda l'affitto
dell'immobile strumentale all'attività e di ridurre al 10% la ritenuta
d'acconto per i professionisti che aderiscono al forfettone. L’applicazione
degli studi di settore va drasticamente semplificata per imprese in
monocommittenza e contoterzisti, fino a consentire loro la totale
fuoriuscita dall'uso di questo strumento. In sede di gestione degli Studi di
settore, prevedere:
1. entrata in vigore
degli Studi non retroattiva (gli studi revisionati si applicano all’anno
d’imposta nel quale vengono revisionati);
2. abrogazione della
norma che prevede la possibilità di reiterare gli accertamenti (art. 70, L.
342/2000);
3. maggiore rilevanza
della dimensione territoriale nella definizione degli indicatori utilizzati
negli Studi;
4. potenziamento
della formazione congiunta tra Agenzia delle Entrate e Associazioni di
categoria.
f) Dote fiscale dei figli
La Dote sostituisce
gli attuali Assegni per il nucleo familiare e le detrazioni Irpef per figli
a carico, assicura trattamenti significativamente superiori a quelli
attuali, si rivolge anche ai lavoratori autonomi. La Dote parte da un valore
pieno di 2.500 euro annui sul primo figlio, aumentando col numero dei figli
secondo parametri di equivalenza e riducendosi regolarmente in funzione del
reddito familiare, ma in modo da migliorare i trattamenti anche per i
redditi medi e medio-alti.
Sostenere i redditi più bassi con un trasferimento monetario a loro favore:
per le famiglie con figli, la Dote stessa fa da imposta negativa in quanto
viene erogata come trasferimento a favore delle famiglie incapienti.
g) Detraibilità di
una quota fissa dell'affitto
Tassare il reddito da
affitto non ad aliquota marginale, ma ad aliquota fissa; consentire la
detraibilità di una quota fissa dell'affitto pagato; aumento della quota
fiscalmente detraibile della rata sui mutui relativi all'acquisto della casa
di abitazione.
h) Per imprese più
forti e capitalizzate
Per sostenere la
crescita dimensionale delle imprese, si devono introdurre forti sconti di
imposta (fino all’azzeramento di Ires ed Irap per un certo numero di anni)
per la quota di profitti corrispondente alla quota di capitale dell’impresa
detenuto da fondi private equity. Allo stesso fine si deve abbattere
l’imposta sostitutiva per i disavanzi da fusione. Deve, inoltre, essere
equiparata la normativa fiscale relativa ai fondi d'investimento a quella
degli altri Paesi europei (tassazione sul realizzato e non sul maturato).
i) Federalismo fiscale e infrastrutturale
E’ necessario che i
due terzi del paese siano liberati dal coinvolgimento del governo centrale
nel finanziamento delle loro competenze e che l’intervento dello stato sia
limitato alla perequazione dei territori con più basso reddito pro-capite e
di quelli storicamente svantaggiati nella distribuzione delle risorse
pubbliche. Un assetto efficiente della finanza decentrata richiede che si
ricorra a vere compartecipazioni dinamiche al gettito dei grandi tributi
erariali e ad un vero coordinamento della finanza pubblica multilivello, a
garanzia che il decentramento non modifichi le decisioni generali assunte in
merito al livello di pressione fiscale. La sede di questo coordinamento deve
essere il nuovo Senato delle autonomie.
Attraverso i tributi
propri, poi, ciascun territorio potrà completare il finanziamento dei
servizi pubblici di prossimità. Una volta garantiti gli standard di base
espressamente individuati dalla Costituzione, ciascun territorio potrà,
liberamente e democraticamente, decidere se e come differenziare i propri
servizi, avvicinando sempre di più, negli enti di prossimità, le decisioni
di politica pubblica al controllo e al monitoraggio della popolazione.
Devono essere
costruiti strumenti a garanzia della separatezza delle gestioni finanziarie,
limitandosi lo stato a definire il contributo dei singoli comparti del
sistema delle autonomie all’azione di contenimento del deficit e della
riduzione del rapporto Debito/PIL.
Deve essere esteso a
tutte le Regioni, anche in cooperazione tra di loro, il metodo del
“federalismo infrastrutturale”, sperimentato dal Governo Prodi con la
regione Lombardia, e avviato con altre. In particolare, il potere di
assegnare concessioni di costruzione e gestione di significative opere
stradali e ferroviarie deve essere trasferito dallo stato centrale a
soggetti misti stato-regione.
3. CITTADINI E
IMPRESE PIÙ SICURE
a) Più agenti in
divisa per strada, più tecnologia in città
Malgrado l’impegno
generoso delle forza dell’ordine, i cittadini si sentono più insicuri: la
qualità della vita ne viene gravemente danneggiata. E il danno è più grave
per chi è più debole. E’ questione di entità delle risorse pubbliche
dedicate, certo. Ma è anche questione di migliore impiego delle risorse
umane e finanziarie disponibili. Se si vogliono più agenti in divisa a
presidio dl territorio, di giorno e di notte, in centro e in periferia,
nelle città e nelle campagne, si impone l'adozione di un vero e proprio
"nuovo modello di sicurezza".
-
Immediata approvazione, in
Parlamento, del "Pacchetto Sicurezza" approvato dal Consiglio dei
Ministri il 30 ottobre 2007 e bloccato dalla opposizione della sinistra
antagonista; e pronta attuazione del Piano d'azione contro la violenza
sulle donne. In questo contesto, per il personale delle forze che
tutelano la sicurezza interna ed esterna, è necessario adottare misure
di protezione sociale sulla certezza del loro rapporto di lavoro e per
la conciliazione delle esigenze del sevizio con quelle della vita
privata.
-
2. Azione di riordino
strutturale e organizzativo, volta a ridefinire su schemi più moderni e
funzionali la mission istituzionale e l'impiego operativo delle diverse
forze di polizia e ad eliminare ogni duplicazione funzionale tra quelle
a competenza generale (Polizia di Stato ed Arma dei Carabinieri) e
quelle a competenza specialistica (Guardia di Finanza, Corpo Forestale e
Polizia Penitenziaria). In questa direzione, vanno ridotti al minimo
indispensabile gli "sconfinamenti" delle forze di polizia a competenza
specialistica nei campi di attività di quelle a competenza generale,
concentrandone l'azione nei settori operativi di rispettiva
attribuzione.
-
Estendere a tutti i Comuni
capoluogo di Provincia il "Patto per la Sicurezza" già sperimentato, con
ottimi risultati, in alcune delle principali città italiane. In questo
quadro, devono essere trasferite ai Comuni le competenze in materia di
passaporti e permessi di soggiorno. Sperimentare da subito questo
trasferimento nei capoluoghi di Regione, tra cui Milano e Roma, già
protagonisti del "Patto per la Sicurezza".
-
Mobilità interna alla Pubblica
Amministrazione di personale civile oggi sottoutilizzato, per impiegarlo
nelle attività amministrative di supporto (es. Archivi) alle attività di
polizia.
-
Adottare, nell'azione contro la
criminalità organizzata, un approccio operativo orientato
all'aggressione degli affari e dei patrimoni mafiosi. In questo ambito
vanno attribuiti alla Direzione Investigativa Antimafia - che in futuro
dovrà operare in collaborazione sempre più stretta con la Guardia di
Finanza - nuovi e più incisivi poteri in materia di vigilanza sugli
appalti pubblici. È necessario destinare personale specializzato e
risorse alle Questure e agli Uffici giudiziari per le procedure di
sequestro e confisca dei beni mafiosi.
-
Le reti senza fili a larga banda
(WI-FI, WIMAX) consentono un’infinita possibilità di controllo del
territorio. Nel più assoluto rispetto del diritto alla riservatezza, si
possono aiutare i cittadini più esposti alla paura: le donne che escono
sole di notte, gli anziani che si muovono nel quartiere, i bambini che
vanno a scuola, possono essere protetti dal sistema georeferenziale
della rete, attivando un allarme in caso di pericolo. Le stesse
iniziative di video sorveglianza dei privati, che nascono come funghi,
potrebbero avere convenienza a diventare un terminale interoperabile
della rete, contribuendo alla sua espansione e ottenendo in cambio
preziosi vantaggi. Le stazioni del trasporto possono diventare le boe
della sicurezza nel mare metropolitano: informazioni sui servizi,
collegamenti agili con le forze dell’ordine, telecamere, piccole
attività commerciali, reti sociali di protezione.
b) Più certezza ed
effettività della pena
Il cittadino pretende
di essere certo che chi ha compiuto gravi reati contro la persona ed è stato
condannato, sconti effettivamente la pena che gli è stata inflitta. Il
Governo del PD offrirà questa garanzia. Verrà infatti immediatamente
approvata quella parte del "Pacchetto Sicurezza" (30-10-2007) che ha
ampliato il numero dei reati di particolare allarme sociale - fra questi la
rapina, il furto in appartamento, lo scippo, l’incendio boschivo e la
violenza sessuale aggravata - prevedendo la cosiddetta custodia cautelare
obbligatoria; il conseguente giudizio immediato per gli imputati detenuti;
l’applicazione d’ufficio (e non più a richiesta del P.M.) della custodia
cautelare in carcere già con la sentenza di primo grado (e non più con
quella d’appello); l’immediata esecuzione della sentenza di condanna
definitiva senza meccanismi di sospensione. Specularmente, va assicurato il
massimo sostegno - sociale e psicologico - alle vittime delle azioni
criminali.
4. DIRITTO ALLA
GIUSTIZIA GIUSTA, IN TEMPI RAGIONEVOLI
a) Ridurre i tempi e
aumentare l’efficienza della giustizia
Nella classifica
relativa ai tempi della giustizia l’Italia è agli ultimi posti in Europa e
nel confronto coi Paesi avanzati di tutto il mondo. I cittadini e le imprese
italiane vedono ridursi i loro diritti in presenza di un sistema giudiziario
che impiega anni e anni per risolvere le controversie. La ragionevole durata
del processo, principio affermato dalla Carta Europea dei Diritti dell'Uomo
e dalla Carta costituzionale, è un principio cui deve ispirarsi ogni
intervento riformatore. È indispensabile completare la stagione di riforme
'96-'02, portando a compimento innanzitutto le misure già avviate sul
processo civile (razionalizzazione e accelerazione del processo) e penale
(razionalizzazione e accelerazione del processo, prescrizione dei reati,
recidiva, tenuità del fatto); sviluppare in sede comunitaria l'iniziativa
per giungere ad una sorta di "codice civile europeo"; riprendere e approvare
il disegno di legge contro lo stalking e l'omofobia, già approvato dalla
Commissione Giustizia della Camera nella XV Legislatura.Il bilancio del
Ministero della Giustizia deve essere considerato non solo sotto l'aspetto
delle spese, ma anche sotto quello delle entrate. Solo il 3% circa delle
somme per pene pecuniarie e spese processuali sono effettivamente
recuperate; eppure si tratta di somme non indifferenti,cui deve aggiungersi
l'enorme patrimonio costituito da beni in sequestro o confiscati, che
giacciono per anni in depositi infruttiferi. Ci sono alcuni provvedimenti
che possono essere presi immediatamente, per accrescere l’efficienza del
sistema giudiziario italiano.
-
Accorpare i tribunali,
ridistribuendo i magistrati e le risorse.
-
Creare dell'Ufficio per il
processo, che consentirà anche la riorganizzazione delle cancellerie e
la valorizzazione e riqualificazione del personale.
-
Realizzare rapidamente il
processo telematico, strettamente legato all'Ufficio per il processo,
eliminando gli infiniti iter cartacei che assorbono risorse preziose per
la loro gestione e archiviazione.
-
Favorire la specializzazione dei
magistrati, in particolare nel settore dei diritti fondamentali
(famiglie e minori, diritti della persona, libertà personale,
espulsioni).
-
Ampliare la specializzazione
delle sezioni per le tematiche economiche.
-
Adottare misure straordinarie
per la definizione del contenzioso arretrato.
-
Favorire una modifica dei
contratti tra avvocati e clienti verso forme basate su premi alla
rapidità.
-
Sottoporre le diverse sedi
giudiziarie ad un sistematico monitoraggio, al fine di far emergere le
migliori pratiche, da valorizzare, diffondere e mettere alla base di
forme di premialità nella ripartizione delle risorse.
-
Incentivare la gestione
manageriale degli Uffici giudiziari - anche prevedendo la figura del
manager dell'Ufficio Giudiziario, un magistrato appositamente formato
per l'assolvimento di questo compito - che sono ormai grandi
organizzazioni, con tante risorse umane e materiali.
-
Eliminare la sospensione feriale
dei termini processuali.
-
Creazione e rafforzamento di (e
sistematico ricorso ad) un sistema di composizione extragiudiziale delle
liti.
b) Intercettazioni
sì, violazione dei diritti individuali no
Lo strumento delle
intercettazioni di comunicazioni telefoniche, informatiche e telematiche è
essenziale al fine di contrastare la criminalità organizzata ed assicurare
alla giustizia chi compie i delitti di maggiore allarme sociale, quali la
pedofilia e la corruzione. Bisogna conciliare tali finalità con diritti
fondamentali come quello all’informazione e quelli alla riservatezza e alla
tutela della persona. Il divieto assoluto di pubblicazione di tutta la
documentazione relativa alle intercettazioni e delle richieste e delle
ordinanze emesse in materia di misura cautelare fino al termine dell’udienza
preliminare, e delle indagini, serve a tutelare i diritti fondamentali del
cittadino e le stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla
divulgazione indebita di atti processuali. E’ necessario individuare nel
Pubblico Ministero il responsabile della custodia degli atti, ridurre
drasticamente il numero dei centri di ascolto e determinare sanzioni penali
e amministrative molto più severe delle attuali, per renderle tali da essere
un’efficace deterrenza alla violazione di diritti costituzionalmente
tutelati.
c) Per
l'autodeterminazione del paziente
Il PD riconosce il
diritto inalienabile del paziente a fornire il suo consenso ai trattamenti
sanitari a cui si intende sottoporlo, così come previsto dalla nostra
Costituzione e dalla Convenzione di Oviedo. Il PD si impegna inoltre a
prevenire l'accanimento terapeutico anche attraverso il testamento
biologico.
d) Diritti della
persona che convive stabilmente
Il Governo del PD
promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà
delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro
orientamento sessuale.
5. L'AMBIENTALISMO
DEL FARE
a) Energia pulita,
più abbondante, meno cara
1. Il problema
ecologico ci impone una gigantesca riallocazione delle risorse di lavoro, di
terra e di capitale. Si deve:
a. accelerare la
transizione da settori, processi e prodotti energy intensive a settori,
processi e prodotti energy saving;
b. spostare risorse
dal consumo immediato all'investimento, in particolare all'investimento che
ha il più lungo orizzonte temporale, quello in ricerca e sviluppo;
c. incoraggiare
l'abbandono di stili di vita consumistici fino alla dissipazione, a favore
di stili di vita attenti alla eco-compatibilità dei comportamenti
individuali.
In questo senso, va
sostenuta la sperimentazione di particolari incentivi di mercato, volti a
ridurre le emissioni di CO2.
Molti gli interventi
possibili, già sperimentati in diversi Paesi. Da tariffe di smaltimento dei
rifiuti variabili a seconda che si partecipi o meno alla raccolta
differenziata, che va comunque incrementata, a tasse di possesso
automobilistiche legate alle emissioni; dalla detassazione degli
investimenti in ricerca e sviluppo, alla previsione di una carbon tax che
penalizzi processi particolarmente energivori. In generale: maggiore ricorso
al mercato e ai prezzi; minore ricorso a concessioni, licenze e divieti. Che
è come dire: più libertà per tutti, più responsabilità, anche economica, per
ciascuno.
2. Sono
indispensabili il potenziamento delle infrastrutture di rigassificazione,
trasporto e stoccaggio del gas, la garanzia della loro reale terzietà
rispetto ai competitors e la diversificazione delle fonti, così da
determinare quell'eccesso di offerta che può creare la concorrenza. La Rete
italiana del gas, se resa effettivamente libera nelle scelte di investimento
garantite dal sistema tariffario, può molto rapidamente costituire il nucleo
fondante della rete europea dei gasdotti, alla quale affidare la
realizzazione della borsa del gas. La creazione di un mercato a breve del
gas è necessaria per portare alla separazione dei prezzi del gas da quelli
del petrolio.
3. L'Italia sia il
Paese del sole anche in fatto di energia, diventando entro i prossimi cinque
anni leader in Europa nell'energia solare per usi termici. L'obiettivo è di
rendere permanente l'incentivo previsto dalla legge Finanziaria 2008 per
l'installazione di pannelli solari termici in tutte le case di
abitazione, anche al fine di favorire la nascita di imprese di produzione,
installazione e manutenzione dei pannelli solari. Le misure a favore delle
energie rinnovabili e per l'efficienza energetica devono avere durata
pluriennale certa e fondarsi sempre più sulla leva fiscale, al fine di
mobilizzare al massimo le risorse private disponibili. Per l’Italia,
produrre il 20% di energia con il sole e con il vento, significa risparmiare
miliardi di euro sulle importazioni di petrolio. La nostra proposta è quella
di un piano per realizzare in dieci anni la trasformazione delle fonti
principali di riscaldamento degli edifici, privati e pubblici, in modo da
creare al tempo stesso un gigantesco risparmio energetico e un grande volano
di crescita economica.
4. L'Italia deve
impegnarsi sulle tecnologie di punta: che si tratti della cattura del
biossido di carbonio per il "carbone pulito", o si tratti del metano, delle
biomasse o dell'idrogeno e anche del nucleare di quarta generazione, ovvero
quello a sicurezza intrinseca e con la risoluzione del problema delle
scorie. È indispensabile essere presenti nelle partnerships internazionali
in questi campi, per sviluppare un'industria energetica nazionale. Per
valorizzare le fonti rinnovabili e la microgenerazione, deve essere
ristrutturato - in cooperazione con le Regioni e gli Enti locali - il
sistema complessivo della distribuzione. Quest'ultima non è più
unidirezionale: da chi la produce alle case, alle aziende ed ai servizi.
Ormai le famiglie e le imprese stesse possono produrre energia, ciò che
pretende un conseguente mutamento della concezione stessa della rete di
distribuzione.
b) Nuove tecnologie
urbane: 3 città in cui sperimentare
In tema di
pianificazione dell’uso e di governo del territorio, l’ideologia della
regolamentazione è cattiva consigliera. La direzione deve essere quella,
seguita nei Paesi europei più avanzati, di minimizzare il consumo di suolo
vergine, di green land, e di puntare invece sulla riqualificazione delle
brown lands, le aree già costruite. L'Italia ha bei centri storici
conservati bene, mentre le periferie sono disastrate. Urge un piano di
riqualificazione delle periferie, di riassetto urbanistico e d’immissione
delle tecnologie urbane. Ne deriverebbe anche una rivalutazione degli
immobili, in parte utilizzabile per il finanziamento del piano. Come sedi
per una coerente e sistematica sperimentazione delle politiche ambientali,
di applicazione delle nuove tecnologie di risparmio e microgerazione
dell'energia, di sostegno alla creazione di PMI high tech in campo
energetico ed ambientale, saranno individuate tre città di media dimensione
- una nel Nord, una nel centro e una nel Sud.
c) Il "diritto" alla
larga banda
L'effettiva
possibilità di accesso alla rete a larga banda deve diventare un diritto
riconosciuto a tutti i cittadini e a tutte le imprese, su tutto il
territorio nazionale - dalla grande città alla montagna, in ogni Comune
d’Italia - esattamente come avviene per il servizio idrico o per l'energia
elettrica. Nelle grandi città, in particolare, è possibile e necessario
realizzare reti senza fili a larga banda (WI-FI, WIMAX, etc. per creare un
ambiente disponibile alla gestione di nuovi servizi collettivi.
d) Slegare il
trasporto urbano e treni decenti per i pendolari
1. Occorre aprire
alla concorrenza sia la rete degli autobus sia le ferrovie regionali.
Ciascuno deve tornare a fare il proprio mestiere: il sussidio statale si
deve trasformare in incentivo a mettere in concorrenza la gestione delle
reti mediante gare europee e le aziende di trasporto devono imparare a
gestire normali relazioni industriali in un mercato aperto. Ciascuna
amministrazione comunale sarà libera di scegliere le regole che preferisce,
entro un campo di soluzioni diverse, ma lo Stato premierà solo quelle che
scelgono il mercato.
2. Lo stesso
meccanismo si può applicare verso le Regioni per il trasporto ferroviario.
E' davvero penosa la condizione del servizio offerto a milioni di pendolari.
Solo quando cominceremo a vedere diversi operatori sulle ferrovie regionali,
a confrontare diversi prezzi e standard di qualità in un mercato aperto dei
servizi, potremo soddisfare le aspettative dei pendolari. Occorre inoltre
rimuovere il blocco d’ingresso alla concorrenza costituito dalla
disponibilità dei treni, garantendo ai vincitori delle gare l’opportunità di
acquisire con indennizzo il materiale rotabile utilizzato fino a quel
momento sulle tratte in concorrenza. Oggi, si presenta una grande occasione:
il completamento dell’Alta velocità metterà a disposizione del trasporto
regionale un aumento del 50% delle tratte ferroviarie. È possibile dare alle
aree metropolitane italiane un’armatura su ferro.
e) Infrastrutture:
proporre, valutare, decidere...
Il Paese ha bisogno
di infrastrutture e servizi che oggi sono ostacolati più da incapacità di
decisione che da carenza di risorse finanziarie. Maggiore
partecipazione/consultazione dei cittadini e maggiore capacità di decisione
sono compatibili. I progetti devono essere presentati agli enti locali ed
anche alla cittadinanza, rendendoli disponibili su web. Dopo uno spazio di
tempo per la discussione e per l'ascolto di tutte le opinioni, il progetto
viene rielaborato sulla base delle osservazioni, per poi decidere con un
sistema di avocazione della capacità decisionale. In questo contesto, va
riformata la normativa di valutazione d’impatto ambientale delle opere
(VIA-AIA) con l'eliminazione dei tre passaggi attuali e la concentrazione in
un’unica procedura di autorizzazione, da concludere in tre mesi. Una volta
assunta la decisione, deve essere previsto un divieto di revoca o
l'applicazione di sanzioni pecuniarie elevate con responsabilità erariale a
carico degli amministratori pubblici interessati. La priorità va data al
trasporto ferroviario (TAV Torino-Lione-Trieste, alta capacità e trasporto
urbano e locale), agli impianti per produrre energia pulita, ai
rigassificatori indispensabili per liberalizzare e diversificare
l'approvvigionamento di metano, agli impianti per il trattamento dei
rifiuti, alla manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idrica. Ecco
la novità del nostro ambientalismo del fare: basta con l'ambientalismo che
cavalca ogni Nimby e impedisce di fare le infrastrutture necessarie al
Paese: l'impegno va concentrato nella realizzazione di infrastrutture
veramente moderne (quindi sostenibili).
f) Stadi: costruirne
nuovi e privatizzare i vecchi
Potenziare
ulteriormente il ruolo dell’Istituto per il Credito sportivo come “banca”
destinata a facilitare, in collaborazione con enti locali e privati, la
realizzazione su tutto il territorio nazionale di impianti sportivi di nuova
generazione, moderni, flessibili ed ecologicamente compatibili. Continuare
nella realizzazione del Programma Stadi confermando l’utilizzo di risorse
pubbliche esclusivamente per la concessione di mutui ed attribuendo in via
prioritaria, con una legge che individui procedure snelle e tempi certi, a
soggetti privati (club di calcio, finanziatori privati) il compito di
privatizzare, realizzare e gestire moderni stadi e palazzetti secondo
modelli di efficienza economica.
6. STATO SOCIALE: PIÙ
EGUAGLIANZA E PIÙ SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA, PER CRESCERE MEGLIO
a) Infortuni sul
lavoro: premiare chi investe in sicurezza
La Legge delega sulla
sicurezza sul lavoro prevede tutte le misure legislative necessarie: il
Governo Prodi è impegnato ad emanarle prima del 13 aprile. Ma è soprattutto
questione di gestione e di corretta applicazione delle norme, in un sistema
in cui disordine, mancanza di coordinamento, inefficienza la fanno da
padroni:
-
bisogna creare un'unica Agenzia
Nazionale per la sicurezza sul lavoro, come luogo di indirizzo e
coordinamento per l'attività ispettiva, preventiva e repressiva, anche
rafforzando il ruolo della concertazione tripartita;
-
anche grazie all'attività
dell'Agenzia, potrà essere realizzato un sistema di forti premi per le
imprese che investono in sicurezza, agendo sul livello della
contribuzione; al tempo stesso, una quota delle risorse del surplus
INAIL deve essere utilizzata per aumentare gli indennizzi ai lavoratori
infortunati e per aggiornare le tabelle delle malattie professionali;
-
i lavoratori in nero sono i più
esposti al rischio infortuni. Anche alla luce dell'esperienza
applicativa della norma sulla sospensione dell'attività per le imprese
con oltre il 20% di lavoratori irregolari, vanno premiate le imprese che
accolgono l'invito a regolarizzarsi e a rispettare i contratti, come
prevedono le intese realizzate tra governo e parti sociali negli ultimi
18 mesi. L'obiettivo: "cento protocolli di civiltà", uno per ogni
Provincia, in cui costruire le condizioni concertate per l'emersione.
b) Sono le donne
l'asso dello sviluppo
E’ necessario
trasformare l’enorme capitale umano femminile inattivo in un “asso” da
giocare nella partita dello sviluppo, della competitività, del benessere
sociale. Passare dal circolo vizioso ad un circolo virtuoso. Più donne
occupate significa, infatti, più crescita; più nascite; famiglie più sicure
economicamente e più dinamiche ;meno minori in povertà. Le proposte per
l’occupazione femminile:
-
incentivi fiscali mirati per il
lavoro delle donne (vedi Azione n. 2 - lettera c), anche al fine di
favorire il secondo reddito familiare;
-
incentivi fiscali per
promuovere, sul mercato, un settore di servizi “avanzati” alle famiglie,
che sia insieme un settore di occupazione per le donne e un mezzo di
conciliazione;
-
legge sull’eguaglianza di genere
nel mercato del lavoro, come in Spagna, e punteggi più elevati nelle
graduatorie per gli appalti alle aziende che rispettano la parità di
genere.
Le proposte per la
conciliazione:
-
orari flessibili e “lunghi”
negli asili, nelle scuole elementari e negli uffici pubblici che rendono
i principali servizi ai cittadini; gli asili chiudono solo una settimana
a Ferragosto; le scuole elementari organizzano attività estive e restano
aperte anche al pomeriggio; liberalizzazione degli orari del commercio;
-
nuovo congedo di paternità
interamente retribuito, dalle imprese, come nei Paesi scandinavi,
addizionale alla maternità/paternità già oggi prevista e non fruibile
dalle donne;
-
congedi parentali al 100% per 12
mesi, come in Francia;
-
incentivi alla flessibilità di
orario richiesta dal dipendente.
c) Asili nido per
tutti e bambini più felici, dai primi giorni di vita
L'asilo nido deve
diventare un servizio universale, disponibile per chiunque ne abbia bisogno.
Grazie alla cooperazione con le Regioni e gli enti locali, al lavoro avviato
dal Governo Prodi e alle risorse già disponibili, è conseguibile l'obiettivo
di quadruplicare il numero dei posti entro cinque anni, con servizi che
coprano il 25% dei bambini da 0 a 3 anni, contro il 6% attuale. A questo
scopo, va superato qualsiasi eccesso di minuziosa regolazione. Un bambino su
tre incontra determinanti difficoltà di sviluppo nei primi dieci mesi di
vita. In molti, troppi casi questo ritardo iniziale non verrà più
recuperato. Questo fondamentale fattore d'esclusione va dunque aggredito,
fornendo alle mamme in situazioni di disagio economico/sociale l'aiuto
individuale di Assistenti di maternità, che intervengano prima ancora
dell'ingresso del bambino all'asilo nido e gli garantiscano le prime
settimane di vita in un contesto affettivo stabile ed accogliente.
d) Sostenere le
retribuzioni basse: garantire un compenso minimo
In Italia, come in
altri Paesi, un numero consistente di lavoratori hanno retribuzioni
inaccettabilmente basse; si trovano per questo in una situazione di povertà
che riguarda soprattutto i lavoratori atipici, giovani donne, e che si
cumula spesso con condizioni di precarietà dell'occupazione. Questa
situazione va contrastata, secondo le indicazioni della Unione Europea e
dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, con misure diverse e
convergenti.
-
Attraverso incentivi e
disincentivi (accesso ai benefici pubblici, appalti, etc.) favorire un
migliore rispetto degli standard stabiliti della contrattazione
collettiva, anche sperimentando forme concordate con le parti sociali di
estensione dell'efficacia dei contratti.
-
Sostegno ai bassi salari,
riducendo il cuneo fiscale sugli stessi in modo graduale (come in
Francia) per rendere più conveniente alle imprese assumere questi
lavoratori a tempo indeterminato.
-
Sperimentazione di un compenso
minimo legale fissato in via tripartita (parti sociali e governo), per i
collaboratori economicamente dipendenti (con l'obiettivo di raggiungere
1000/1100 euro netti mensili). Va verificato con le parti sociali se
questo minimo possa essere esteso a quei lavoratori dipendenti che non
godono di adeguata protezione da parte della contrattazione collettiva.
In tal modo il compenso minimo si configura come rete di protezione di
ultima istanza anche nei confronti dei minimi contrattuali.
e) Rendere
sostenibile la flessibilità e combattere la precarietà
La lotta alla
precarietà è indispensabile per dare prospettive di vita dignitosa ai
giovani.
Si devono estendere a tutti i lavoratori le tutele fondamentali, secondo i
principi della Carta dei diritti. Non è possibile garantire stabilità ai
singoli posti di lavoro, ma si può garantire continuità all’occupazione
delle persone, facendo della formazione permanente un nuovo diritto di
cittadinanza. Ma non solo: ci vogliono politiche attive sul mercato del
lavoro, che forniscano tutele del reddito in caso di disoccupazione; e un
sistema efficiente di servizi, di formazione e di occasioni per il
reimpiego. Questo è il senso della migliore flexicurity europea, cui
intendiamo ispirarci. Un sistema attivo si ottiene potenziando la rete dei
servizi, pubblici e privati, all’impiego e introducendo forme di
responsabilizzazione reciproca fra beneficiari di sussidi e erogatori dei
servizi. I primi sono tenuti non solo ad accettare offerte di impiego e di
formazione, pena la decadenza dal sussidio, ma ad attivarsi per cercare il
reimpiego. Cercare lavoro è in sé un’occupazione, che per questo va
retribuita, con un contratto specifico di ricerca d’occupazione. I servizi
all’impiego devono essere responsabilizzati anch’essi ad attivarsi, offrendo
agli operatori incentivi specifici e strumenti adeguati (compreso il potere
di erogare le indennità e di sanzionare le inefficienze). L'insieme delle
nuove politiche per il lavoro deve essere sottoposto - per un periodo
sufficientemente lungo di sperimentazione - a sistematica
valutazione/misurazione degli effetti.
f) Favorire l’accesso
dei giovani al lavoro stabile
Troppi giovani sono
ora “intrappolati” troppo a lungo, spesso per anni, in rapporti di lavoro
precari. Questa situazione va contrastata da una parte facendo costare di
più i lavori atipici e di meno il lavoro stabile; dall’altra favorendo un
percorso graduale verso il lavoro stabile e garantito, con varie misure:
-
allungamento del periodo di
prova, in misura da concertare con le parti sociali, per permettere alle
imprese, e anche al lavoratore, una più adeguata valutazione della
possibilità di una assunzione a tempo indeterminato;
-
incentivazione e modulazione del
contratto di apprendistato come strumento principale di formazione e di
ingresso dei giovani nel lavoro. Le agevolazioni contributive vanno
graduate in rapporto alla qualità e quantità della formazione
dell’apprendista, e tenendo conto dei periodi di apprendistato. In un
primo periodo, di lunghezza variabile da definire con le parti secondo
le necessità di formazione, i trattamenti e le agevolazioni all’impresa
restano quelle attuali; alla fine di questo periodo si procede alla
verifica della qualificazione dell’apprendista, con la possibilità di
continuare il rapporto, se necessario a completare la formazione, con
ulteriori agevolazioni, ovvero di terminare il rapporto (come oggi).
Dopo questo ulteriore periodo vanno previsti incentivi all’impresa che
trasforma il rapporto in contratto di lavoro a tempo indeterminato.
g) Contratti
"atipici"? Devono costare di più
I contratti
temporanei dovrebbero essere utilizzati soltanto per prestazioni lavorative
veramente a termine, riducendone la durata massima a due anni e imponendo ai
datori di lavoro che li utilizzano il pagamento di contributi più elevati
per l’assicurazione contro la disoccupazione. Infatti, chi è assunto con
contratti a termine ha più probabilità di diventare disoccupato. Il datore
di lavoro deve perciò contribuire a coprire questo rischio, più di quanto
avvenga con altri contratti. Altrimenti il costo della flessibilità graverà
solo sui contribuenti.
h) Dare credito alla
creatività
e all'attività delle
ragazze e dei ragazzi
Costituire per i
giovani - allargando le misure del Protocollo sul welfare - fondi per il
credito e il micro-credito, che consentano di ottenere prestiti, con
restituzione posticipata agevolata, e sostenere finanziariamente percorsi
formativi e progetti imprenditoriali nei settori dell’innovazione
tecnologica, dello sviluppo sostenibile, nei servizi di utilità sociale e
impegno civile.
i) Per un vero
mercato delle case in affitto
La disponibilità di
case in affitto in Italia è di gran lunga inferiore a quella di altri Paesi.
Tale scarsa disponibilità blocca la mobilità, specie dei giovani e delle
giovani coppie. Una svolta può derivare dalle seguenti scelte:
-
investimenti nell'edilizia
residenziale pubblica ad affitto sociale, con l'obiettivo di raggiungere
quote simili a quelle presenti negli altri Paesi europei;
-
accrescere la presenza di nuovi
investitori privati nel settore immobiliare, attraverso l’utilizzo di
Società d’Investimento Immobiliare Quotate e la liberalizzazione del
mercato: politiche di regolazione del mercato che incentivino i
proprietari a porre sul mercato degli affitti le case, anche riducendo
progressivamente le proroghe generalizzate degli sfratti;
-
introdurre l’obbligo di
destinare nelle convenzioni urbanistiche una quota (es. il 15%) delle
nuove costruzioni agli affitti a canone concordato;
-
varare anche in Italia
interventi di social housing .Non si tratta della tradizionale edilizia
residenziale pubblica, destinata a fasce sociali svantaggiate. I fondi
immobiliari di tipo etico costruiscono o acquisiscono unità abitative e
le mettono sul mercato, senza sussidi pubblici, ad affitti sostenibili.
Se i terreni delle nuove costruzioni sono conferiti dai Comuni, i fondi
vanno in equilibrio con affitti ancora più bassi. Si possono promuovere
fondi a controllo o a partecipazione pubblica; si possono coinvolgere
nell’operazione la Cassa Depositi e Prestiti e le Fondazioni di origine
bancaria. E si può intrecciare questa attività con la dismissione e
riqualificazione di tanto patrimonio immobiliare pubblico, specie degli
Enti locali.
j) Per
l'invecchiamento attivo
Il nostro tasso di
occupazione degli over 50 è sotto la media europea. Occorrono misure
diverse: agevolazioni alle imprese che assumono over 50 a tempo
indeterminato, incentivi ai lavoratori che prolungano il lavoro oltre l’età
pensionabile (sopravvalutazione del tempo di lavoro ai fini della pensione,
abolizione del divieto di cumulo fra retribuzione e pensione), part-time
misto a pensione.
k) Il buono-servizio
per i non autosufficienti e i diversamente abili
1. Elevare
gradualmente l’importo mensile dell’indennità di accompagnamento da 455 fino
a 600 euro in media per il 30% degli utenti (450.000 persone) che hanno
maggiore bisogno di assistenza, mantenendo il valore attuale per le altre.
L’accesso alla misura rimane sulla base del bisogno: l’ammontare è
determinato in base all’Indicatore di Situazione Economica Equivalente.
2. Affiancare
all’indennità di accompagnamento monetaria per i cittadini non
autosufficienti e i diversamente abili la possibilità per loro di optare per
una dotazione mensile, di valore maggiore dell’indennità e finanziata
anch’essa dallo Stato, di buoni-servizio per l’acquisto di servizi di
assistenza domiciliare integrata organizzati dai comuni:
- i buoni sono
nominativi e non trasferibili;
- possono essere
spesi dal cittadino solo per l’acquisto di servizi offerti dai comuni o da
erogatori (cooperative, organizzazioni no profit, etc.) accreditati e
regolati dai comuni.
l) Governare
l’immigrazione per non subirla
Affinché
l’immigrazione sia vissuta non come una minaccia, ma come un'opportunità, è
necessario che essa sia governata e non subita.
-
La legge Bossi-Fini produce
immigrazione irregolare. Deve essere introdotta una modalità d’ingresso
sponsorizzata e garantita da associazioni certificate e da enti locali,
che permetta - entro limiti temporali prestabiliti - la ricerca di
lavoro. Nell’ambito di una programmazione imperniata su una corretta
lettura del fabbisogno di forza lavoro e di sostenibilità sociale dei
nuovi ingressi, la politica migratoria deve incoraggiare l’afflusso di
lavoratori con profili professionali di qualità.
-
Si deve procedere all’estensione
della durata dei permessi di soggiorno, alla semplificazione delle
modalità dei rinnovi, alla conservazione delle prerogative del
soggiornante regolare nelle more dei rinnovi, a prestare la massima cura
nel rendere efficienti, produttivi e rapidi i meccanismi amministrativi,
passando la responsabilità dei rinnovi ai comuni.
-
E’ necessario un patto di
cittadinanza con gli immigrati, basato su un sistema chiaro di diritti e
di doveri, con al centro i valori fondanti della nostra Costituzione. Si
deve poi prevedere la concessione del diritto di voto amministrativo
dopo un congruo periodo di residenza regolare (cinque anni) su richiesta
degli interessati (in analogia al trattamento previsto dalla normativa
per i comunitari). Quindi, una riforma delle norme sulla cittadinanza
che introduca il principio dello jus soli, affinché i bambini nati o
cresciuti in Italia possano acquisire la cittadinanza italiana e che
contempli una verifica dell’integrazione sociale e linguistica
dell’immigrato per il conseguimento della cittadinanza.
-
Favorire la regolarità
dell’ingresso e della permanenza nel Paese e contrastare duramente la
clandestinità e la criminalità. Dare migliore efficacia ed effettività
ai provvedimenti di espulsione ed organizzare un sistema di contrasto
della clandestinità in cui siano presenti i Centri di Identificazione e
Garanzia per la determinazione dell’identità degli irregolari, al fine
di permetterne il rimpatrio, che va sostenuto anche con programmi di
rimpatrio volontario ed assistito attraverso il Fondo Rimpatri.Le donne
straniere che denunciano violenze familiari devono ricevere un permesso
di soggiorno per motivi di protezione umana.
m) Sanità: più
imprenditorialità, meno intrusioni della politica
La Sanità italiana è
al secondo posto nella graduatoria dell'Organizzazione Mondiale della
Sanità: ciò è il frutto dell'impianto universalistico del nostro Servizio
Sanitario Nazionale (SSN) che garantisce ai cittadini standard generalizzati
di assistenza e presenta centri di eccellenza di livello internazionale. Il
SSN è dunque un patrimonio che va valorizzato e rafforzato, correggendo gli
squilibri territoriali che limitano il diritto alla salute in alcune Regioni
del Paese, specie nel Mezzogiorno, nonché le rigidità organizzative e le
lentezze burocratiche che provocano file di attesa e disagi ai cittadini.
-
Modificare - rendendole più
trasparenti - le relazioni contrattuali tra Regione ed Aziende
ospedaliere, combinando le soluzioni positivamente adottate in alcune
Regioni - finanziamento ex ante di un'offerta equilibrata di servizi sul
territorio - e quelle fondate sullo sviluppo di un certo grado di
concorrenza tra le strutture, tramite la capacità di attirare pazienti.
Questo metodo segnalerebbe alla Regione le strutture migliori e quelle
con performances peggiori e aiuterebbe a sciogliere il nodo del corretto
rapporto tra management ospedaliero e direzione politica. E' necessario
poi attuare - in cooperazione con le Regioni - un piano di
ammodernamento strutturale e tecnologico della rete ospedaliera, per
migliorare i livelli di sicurezza e la qualità delle cure.
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Il Governo del PD si impegna a
ridurre le liste di attesa, che creano intollerabili differenze tra i
cittadini. La legge n. 120 del 2007 ha introdotto il concetto di
"urgenza differibile", sulla cui base un cittadino ha il diritto di
essere assistito dal SSN entro 72 ore dalla richiesta, per tutte le
patologie che, pur essendo urgenti, non necessitano di pronto soccorso o
ricovero immediato. I tempi medi di attesa per una prestazione devono
equivalersi nell'attività pubblica istituzionale e in quella libero
professionale.
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Il caso delle nomine clientelari
e partitiche nella Sanità è quello sotto il mirino dei media, anche se
non è certamente l’unico. Per questo il PD sosterrà il ddl predisposto
dal Governo Prodi sulla “Qualità e sicurezza del SSN”, che contiene due
importanti innovazioni: l’istituzione di un sistema nazionale e
regionale di valutazione dei risultati del SSN, nonché procedure di
selezione e nomina del personale amministrativo e medico volte a
valorizzare le competenze tecniche e a neutralizzare le interferenze
dirette della politica. La politica sceglie il ministro, il
sottosegretario, l’assessore alla Sanità, ma non deve scegliere i
primari. Attraverso le opportune intese con le Regioni, si deve giungere
a modifiche legislative e regolamentari tali da consentire che la nomina
dei Direttori Generali delle ASL sia effettuata attraverso la
designazione da parte di una Commissione regionale di tre tecnici-saggi,
che procedono alla selezione dei candidati attraverso pubbliche
audizioni. Alla fine di questa procedura - e solo allora - interviene la
decisione del Presidente Regionale. In alternativa, può essere
perseguita la strada di un albo nazionale garantito da rigorose
procedure concorsuali pubbliche, dal quale le singole Regioni potranno
scegliere le persone più adatte in base ad un rapporto fiduciario.
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Gli italiani spendono di tasca
propria almeno 25-30 miliardi di euro per servizi e prestazioni
sanitarie che acquistano sul mercato, specie in aree come
l'odontoiatria. È quindi necessario operare per lo sviluppo di un
pilastro realizzato su basi complementari, anche attraverso un patto con
Sindacati e Imprese per favorirne l'inserimento nella libera
contrattazione. In particolare, è opportuna la creazione di un Fondo
odontoiatrico promosso dal pubblico e contribuito volontariamente dai
cittadini. Due gli effetti positivi: il Fondo avrebbe maggior potere di
acquisto delle prestazioni odontoiatriche, facendone abbassare il costo
di mercato; e i contributi godrebbero di sgravi fiscali, rapidamente
coperti dalla emersione. Gli enti locali che lo volessero potrebbero
finanziare la contribuzione al Fondo per le categorie "deboli".
5.
È indispensabile una forte iniezione di innovazione nel
sistema. Ad esempio, con la telemedicina: un grande programma di diffusione
di tecnologie, in grado di far dialogare il cittadino con le strutture e con
i professionisti, per quanto possibile, da casa, facendo muovere le
informazioni invece dei pazienti. Si devono far dialogare i professionisti
per raggiungere efficacia ed efficienza nelle prestazioni fornite,
valorizzando la medicina di base come serio e reale filtro verso le
prestazioni ospedaliere. È necessario, per le persone affette da "malattie
rare", accrescere l'impegno per la ricerca e per iniziative specifiche,
quali: best practices cliniche in materia di riabilitazione, riconosciute a
livello internazionale; intervento multidisciplinare a favore del singolo
paziente; promozione di centri di eccellenza nazionali di riferimento per le
singole patologie; valorizzazione delle associazioni di pazienti come
interlocutori istituzionali.
n) Attuare la 194, in
tutte le sue parti
Il dramma dell’aborto
è una esperienza che le donne vogliono evitare. Devono essere aiutate a
farlo, attraverso un più vigoroso impegno e il potenziamento delle strutture
sanitarie pubbliche e del volontariato. L’accoglienza della vita è un valore
per la società e va favorita e promossa con azioni specifiche a sostegno
delle donne. Educare alla procreazione responsabile, alla genitorialità, con
particolare riferimento alle donne immigrate ed ai giovani, è un obiettivo
prioritario per il PD. La legge 194 è una legge equilibrata, che ha
conseguito buoni risultati: ha consentito una maggiore tutela della salute
della donna e favorito una forte riduzione del numero degli aborti. Il PD si
impegna dunque ad attuarla, anche alla luce delle nuove possibilità offerte
dalla scienza, in tutte le sue parti. L'obiettivo è un'ulteriore riduzione
del numero degli aborti, anche attraverso azioni specifiche rivolte alle
famiglie di immigrati e ai giovani.
7. CULTURA, SCUOLA,
UNIVERSITÀ E RICERCA: PIÙ AUTONOMIA, PER L'EQUITÀ E L'ECCELLENZA
a) Scuola: quattro
obiettivi precisi
1. Assicurare il
successo educativo a tutti i ragazzi fino ai sedici anni.
2. Portare al diploma
almeno l’85% dei nostri ragazzi, e comunque fare sì che nessuno lasci i
percorsi di istruzione senza una qualificazione spendibile sul mercato del
lavoro.
3. Proseguire
l’azione per ridare peso e valore, accanto ai licei, agli istituti tecnici e
professionali di stato, in un sistema nazionale, articolato sul territorio,
di istruzione tecnica, anche di livello superiore.
4. Integrare
l'educazione all'arte, dalle scuole primarie all'università, aumentando le
forme di cooperazione tra sistema dell'istruzione e sistema culturale.
b) Autonomia fa
migliore educazione
Realizzare un nuovo
salto nell'autonomia degli Istituti scolastici, facendo leva sulle capacità
manageriali dei loro dirigenti, all'interno di organi di governo aperti al
contesto sociale e territoriale; sulla piena responsabilità degli insegnanti
nel definire - nel quadro di regole generali di funzionamento del sistema e
di indirizzi nazionali - gli specifici contenuti dell'insegnamento; sulla
valutazione sistematica dei risultati; sulla possibilità effettiva dei
genitori di scegliere sul territorio la scuola cui iscrivere i figli e di
partecipare consapevolmente alla sua gestione. Le scuole dell’autonomia
devono essere più libere, condizione essenziale per poter essere valutate.
Devono poter disporre della flessibilità necessaria nell’orario, nella
promozione della formazione degli insegnanti (anche attraverso periodi
sabbatici) e nella gestione degli organici, per reggere l’innovazione
didattica e organizzativa necessaria. In questo quadro, va pienamente
valorizzata la professionalità docente, avviando una vera e propria carriera
professionale degli insegnanti, che valorizzi il merito e l’impegno.
c) Più ore di
matematica
Nel contesto di
un'azione volta a rafforzare le fondamentali competenze di base, accrescere
le competenze matematiche e scientifiche dei nostri studenti, anche
attraverso un ampliamento delle ore di insegnamento e un programma
straordinario di reclutamento di insegnanti, in modo tale da compensare,
entro la Legislatura, il gap di conoscenze specifiche rispetto alla media
dei Paesi OCSE. È necessario ampliare gli spazi dell'apprendimento
dell'inglese e sperimentare l'insegnamento in inglese di una materia
curricolare. Dovranno essere immediatamente attivati i necessari corsi di
formazione degli insegnanti.
d) Scuole belle ed
aperte, anche ai nonni
Lo stato di abbandono
e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici è molto grave. Il Governo
Prodi ha visto giusto lanciando il programma nazionale per l’edilizia
scolastica. Ci sono risorse non solo per riqualificare le strutture
esistenti, ma per farne i luoghi più belli e accoglienti del quartiere, con
architetture nuove, attrezzature didattiche di qualità, strumenti
tecnologici e ampia dotazione di servizi. Ciò consentirà di svolgere meglio
prima di tutto la funzione scolastica, accorpando nello stesso edificio
diversi cicli e indirizzi formativi, in veri e propri "campus della scuola
dell’obbligo". Dopo la ristrutturazione, questi patrimoni pubblici dovranno
essere utilizzati al massimo grado, tenendoli aperti giorno e sera.
Innanzitutto, per riportare anche i genitori e gli adulti a studiare.
Possono diventare centri di iniziative contro l’evasione dell’obbligo
scolastico e per il recupero di ragazzi in difficoltà. Dalla musica, al
teatro, all’arte, al multimediale, tutte le forme di espressione culturale
dei giovani devono trovare nel campus la propria casa di produzione. Dalla
formazione di piccole orchestre e cori, all’alfabetizzazione tecnologica
della cittadinanza e per l’accesso ai nuovi servizi di e-government, creando
anche le condizioni di scambio tra le diverse generazioni (ad esempio,
impegnando i ragazzi ad educare i nonni all’uso di internet). Cento di
questi "campus" dovranno essere pronti per il 2010.
e) Scuola primaria e
sport
Estendere a tutta la
scuola primaria l’introduzione della pratica motoria nel ciclo curricolare.
Adottare la legge per lo sport per tutti destinata a disciplinare, con le
Regioni e gli enti locali, il miglior funzionamento del Fondo per lo sport
di cittadinanza
f) Modernizzare le
Università e creare una nuova leva di ricercatori
1. L'università deve
essere un motore essenziale della mobilità sociale e della crescita.
a. Riduzione del
numero di sedi universitarie e promozione della la loro specializzazione in
poche discipline, per raggiungere livelli di eccellenza.
b. Modernizzazione
delle Università italiane, esaltando la loro autonomia finanziaria,
introducendo forme sistematiche di valutazione efficace dell'utilizzo di
risorse, incentivi e disincentivi, aumentando la competizione tra gli
atenei. Vogliamo portare in 10 anni il trasferimento pubblico per
l’università e la ricerca al livello dei Paesi più attivi e vitali
nell’economia globale, ma far sì che una quota crescente, fino ad arrivare
almeno 30%, sia trasferita tramite valutazione, avvalendosi dell'Agenzia
Nazionale della Valutazione dell'Università e della Ricerca istituita dal
Governo Prodi.
c. Nell'ambito del
sistema nazionale dell'istruzione universitaria, va riconosciuta effettiva
autonomia agli atenei e promossa la loro internazionalizzazione, per rompere
chiusure baronali e portare l'università italiana nel novero dell'eccellenza
mondiale. Ciascun ateneo deve essere libero di assumere personale docente
italiano e straniero, di darsi il sistema di governo che ritiene più
adeguato, di stabilire le norme per l’ammissione degli studenti, di fissare
liberamente le rette.
d. Garantita la
funzione pubblica dell'insegnamento universitario, va perseguita la
possibilità di utilizzo del regime privatistico per i docenti nuovi assunti,
agendo contemporaneamente per un rinnovamento del corpo docente
universitario che abbatta l’incertezza dei lunghi precariati.
e. Più concorrenza
dal lato della domanda e borse di studio spendibili in qualsiasi università.
Sviluppare sistemi per la concessione di prestiti d’onore, la cui
restituzione potrebbe essere collegata ai redditi conseguiti dopo la
conclusione degli studi. Indirizzare il ruolo delle fondazioni bancarie
verso la formazione di capitale umano, con borse di studio e investimenti a
favore delle strutture.
f. Potenziamento
della rete di Politecnici, che funzioni da dorsale tecnologica del Paese.
g. Progettazione e
realizzazione di una grande università telematica pubblica.
h. ERASMUS
effettivamente accessibili a tutti gli studenti universitari italiani,
sostenendo con adeguate borse di studio coloro che provengono da famiglie
non abbienti.
2. Favorire la
ricerca non finalizzata, con l’obiettivo di:
a. creare una nuova
leva di giovani ricercatori;
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