di Brigantino Di norma gli avvenimenti risorgimentali sono stati interpretati come la maturazione di istanze antiche ed unanimi dei popoli italiani, e l’Unità come il naturale coronamento di un'esigenza collettiva. La precedente storia dei vari Stati italiani viene trattata come un lungo prologo dell’inevitabile unificazione politica. Ciò che inoltre colpisce è che il "baricentro" storiografico resta sempre un po’ troppo alto, di modo che gli studenti di qualunque parte d’Italia sanno più di Carlo Alberto e di Santorre di Santarosa, che dei loro antichi Stati. L’Italia rappresenta un’eccezione nella storia delle nazioni, in quanto costituitasi come tale ben prima della formazione dello stato unitario (altrove è stato invece lo Stato a generare nel tempo la Nazione), La storia d’Italia, tra mille traversie, è originale e unitaria grazie ad una comune tradizione religiosa, e ciascun popolo italico per millenni ha goduto di una benefica individualità. Nel 1860 l’azione politica di casa Savoia e delle potenze straniere dominanti ruppe questo equilibrio, imponendo un’unificazione coatta, iniqua specialmente per il Sud, cui furono sottratte ingenti risorse. Furono così vanificate le speranze per la costituzione di una federazione, formula forse più adatta a proteggere e valorizzare il Sud nella complessa realtà italiana di quell'epoca (oggi che non serve più, e che è in evidente contrasto con gli attuali intessessi del Sud, il federalismo torna di moda, guarda caso ad opera di una forza politica che ha fatto dell'antimeridionalismo il suo motivo d'essere!). L’Unità, laica e liberale, ha inoltre intaccato l’antico vincolo che univa profondamente le coscienze degli Italiani, ossia la religione cattolica. Il primo decennio unitario mise in luce una politica governativa addirittura ostile al Sud, teatro di una vastissima insurrezione contadina, passata alla storia ingenerosamente come Brigantaggio, e affrontata dai governi con metodi barbari. L’economia del Meridione subì in quel periodo un tracollo verticale, da fiorente a coloniale. La società meridionale stessa subì una disgregazione civile e morale e fu decimata da flussi migratori sempre più consistenti. Quando ripercorriamo fatti ed episodi del Risorgimento, ad primo esame molti di essi ci appaiono inspiegabili. Le motivazioni tradizionali appaiono insufficienti, leggendarie, fin cialtronesche. Da qui la necessità di mettere da parte posizioni precostituite, nonché la retorica dell’epoca, perché capire il passato serve, mai come in questo caso, a capire il presente. Una delle chiavi di lettura per "capire" il Risorgimento è che l’ideologia liberale dei rivoluzionari italiani fu tanto forte da risultare travolgente, e da spazzare via ogni precedente concezione di vita. L'incessante propaganda della Massoneria (in sostanza lo strumento inglese per fiaccare l'egemonia cattolica) fece coincidere l'Antico Regime con il desueto, il retrivo, la tirannide. La nuova dottrina economica assunse magistralmente come matrice la parola "libertà", divenendo liberalismo: chi lo contrastava diveniva automaticamente illiberale, cioè contro la libertà. Un gioco di parole, si direbbe, che però produsse benefìci grandissimi ai rivoluzionari. I governi degli antichi Stati non seppero esprimere una controffensiva sul terreno culturale, economico e propagandistico. Questo permise il passaggio da un potere principalmente aristocratico ed ecclesiastico, ad un potere borghese. Il potere liberale realizzò poi uno sconsiderato sfruttamento, ma riuscì a mantenere nella forma l’abbinamento ideologico con il progresso, la modernità, la volontà popolare. Per certi versi, si possono riscontrare analogie con l’odierna situazione, e questo potrebbe spiegare la ritrosia di alcuni a "rivisitare" il Risorgimento. La critica agli antichi Stati, fondamentale per giustificare il cambiamento, anche cruento, tirò in ballo l’indipendenza e la libertà degli Italiani. La storiografia mette in risalto la situazione di soggezione del Lombardo - Veneto. Non mette però in evidenza che il Meridione viveva in una istituzione unitaria, libera ed indipendente da tantissimi secoli. L’ultimo re, Francesco II, era italiano sia per parte di padre che di madre, parlava italiano, condivideva il comune sentire del popolo, ripristinò la costituzione del 1848, adottò la bandiera italiana: che bisogno c’era di schiacciarlo a cannonate, e di ridicolizzare tutto un popolo? Invece il francofono Savoia, che concepì l’Unità come mera annessione, come operazione finanziaria per ripianare l’immenso debito del suo stato, resta intangibile nella sua pur ammuffita vetrina museale. Un altro elemento che viene trascurato è quello del confronto degli antichi stati con altre realtà storiche dell’epoca. Eppure. Parlando di tirannide, di arretratezza sociale e civile, dovrebbe venir spontaneo prendere in esame che in quel periodo negli USA esistevano ancora gli schiavi e si uccidevano gli indiani, che l'Inghilterra perseguiva una spietata politica coloniale, che il Regno di Sardegna aveva praticamente abbandonato la Sardegna in uno stato disgraziatissimo, che la Turchia…che la Russia… Si scaglia invece la prima pietra contro il Mezzogiorno, florido e prospero, che aveva certo problemi, ma che aveva anche diritto e capacità di affrontarli in piena autonomia. Ripensare quegli antichi fatti in luce nuova ha quindi senso, per restituire ad un popolo la corretta memoria storica, l’orgoglio e la sicurezza dei propri mezzi. e per promuovere il dialogo tra persone che amano i luoghi dove sono nati, per migliorarne il presente. Il nemico di oggi è quello di allora: il materialismo liberale a noi non connaturato, la sfiducia, la mancanza di confidenza. La buona alleata è la speranza. |