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Lo shipping sotto il Vesuvio

D'Amato, Bottiglieri e Deiulemar: tramontano le imprese di famiglia

Bianca d'Antonio [1]

Napoli. Aziende familiari addio nel mondo armatoriale? Il presidente di Confitarma, Giovanni Montanari, ne è convinto: lo shipping deve crescere, affrontare il mercato con raggruppa menti e pool. La struttura familiare che ha costituito a lungo una delle caratterizzazioni della nostra marineria se non proprio scomparire, deve necessariamente evolvere. Questo assioma vale anche per gli armatori meridionali, per tradizione costituiti da grandi famiglie armatoriali, autori del più grande exploit della marineria degli ultimi dieci anni, detentori del cinquanta per cento della flotta del belpaese.

Ma protagonisti anche, negli ultimi anni, di continue, inevitabili separazioni. La trasformazione è oramai dietro l'angolo. Il nocciolo duro della marineria torrese, rappresenta dai D'Amato, dai Bottiglieri e dai Deiulemar, si sta gradualmente frammentando. Il via l'hanno dato i fratelli D'Amato con due e poi tre diverse società armatoriali. L'estate del 2004 ha visto anche i fratelli Bottiglieri protagonisti di una scissione passando da una a due distinte società. E non sembra che le cose vadano differentemente per la Deiulemar. Aziende spezzettate dunque.

Allora la domanda che ci si pone è: come si collocano oggi in un quadro ih continua evoluzione fatto di maxi alleanze tra gruppi sempre più numerosi? «È vero che oggi è importante avere delle dimensioni considerevoli sul mercato - osserva Manuel Grimaldi, vicepresidente di Confìtarma, anch'egli esponente di un gruppo familiare che negli anni Novanta ha vissuto le difficoltà di una necessaria separazione – se ci si confronta direttamente con le grandi multinazionali. Ma è anche vero che se, nelle aziende familiari, non esistono i presupposti per restare insieme, le strade sono due: affidare le aziende ai manager o dividersi. Anche se, è inutile negarlo, il rischio delle piccole dimensioni c'è».

«Io non vedo questa frammentazione così negativa – interviene Nicola Coccia, vicepresidente di Confitarma - Le divisioni stanno avvenendo in un momento particolarmente favorevole, dal punto di vista del mercato armatoriale. Secondo il mio parere, ogni grossa concentrazione passa prima attraverso la frammentazione, quando all'interno delle famiglie, non c'è unità di intenti ed obiettivi. Oggi siamo alla prima fase del percorso, propedeutica a futuri coinvolgimenti. Su altri piani, ovviamente».

E allora? C'è una ricetta per un futuro da grandi gruppi? Il patriarca dell'armamento meridionale, Peppino D'Amato, un'idea ce l'ha. E lancia una proposta: ferme restando le proprietà, dar vita ad una gestione comune esercitata da una società creata ad hoc con la partecipazione, nel consiglio di amministrazione, di tutti i componenti. La società si dovrà occupare della gestione commerciale e tecnica delle navi di proprietà e a noleggio. I vantaggi che ne scaturirebbero - spiega D'Amato- sarebbero notevoli.


[1] Il Secolo XIX, dic 2004

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