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Telejato, il «tg corsaro»
in diretta-fiume contro i boss
di Saverio Lodato
Il suo personalissimo tg, che dura dalle
14 e 30 alle 16 e 30, che France 2 definì «il telegiornale più lungo del
mondo», è da guinness; magari un primato antitetico a quello dei «due minuti
di varietà di Fiorello», ma un signor primato anche il suo, non c'è che
dire. Il giornalista gladiatore va in onda, in diretta, con l'occhio
sinistro pesto, nero e semichiuso. È finito su quasi tutte le reti nazionali
e, con ogni probabilità, l'immagine traumatizzante di che fine rischia di
fare un gladiatore giornalista antimafia nel nido delle vipere mafiose, farà
il giro del mondo. Diciamo che nelle due ore lui si occupa poco di varietà.
E si deve essere gladiatori, in quel di Partinico, per adoperare una tv
privata piccola piccola, «Telejato», come fosse una tv vera, come fosse un
formidabile strumento di emancipazione della gente, come fosse una fucina
che vomita quotidianamente notizie che provocano la rabbia e l'odio dei
clan, delle famiglie, dei potentati locali, delle consorterie, di Cosa
Nostra, insomma.
Un po' gladiatore. Un po' martire. Un po'
eroe, Pino Maniaci, 55 anni, pestato a sangue due giorni fa da Michele
Vitale, 16 anni, uno dei figli di Vito Vitale, detto «fardazza», feroce capo
mafia di Partinico, arrestato nel '98 in quanto braccio armato di Totò Riina,
non è un giornalista con il tesserino dell'ordine, non è neanche un
pubblicista. Testimonianza vivente che non è il tesserino dell'ordine che fa
il giornalista. Certo. Ma con le sue 270 querele per diffamazione, Maniaci
meriterebbe di ricevere a domicilio il tesserino «ad honorem». E se non lui
chi se no? Sono andato a trovarlo ieri pomeriggio. Fra una diretta e l'altra
del suo tg, ho conosciuto la sua redazione, la sua televisione. La
redazione? In tutto, a parte lui, due persone. Letizia, 23 anni, occhi
azzurrissimi, scuola alberghiera interrotta. È figlia di Pino. Nel 2005, a
Santa Venerina, le diedero il premio intitolato a Maria Grazia Cutuli, in
quanto «simbolo e mascotte della graffiante redazione, erede di Radio Out,
l'emittente legata all'impegno e al sacrificio di Peppino Impastato,
militante di una informazione tesa a scovare e denunciare fatti e misfatti
di notabili e mafiosi». Poi c'è Giovanni, 20 anni, studi interrotti dopo le
medie. È l'altro figlio di Pino. Ma certo che Letizia e Giovanni non sono né
pubblicisti, né praticanti, né giornalisti. Figurarsi. Sono dei Maniaci, e
questo può bastare.
Faccio al gladiatore Pino Maniaci, la
domanda che più banale non potrebbe essere, ma che di fronte al suo occhio
pesto, nero e semichiuso, forse lo è di meno: «Ma non hai paura?». Certo
che abbiamo paura, mi risponde. Ci mancherebbe. Ma sono decisioni che
si prendono in famiglia. Io sono un irresponsabile. Sono irresponsabile due
volte - ammette il gladiatore - perché oltre a essere coinvolto io è
coinvolta la mia intera famiglia. Ma abbiamo deciso già da molto tempo:
andiamo avanti. Ma sua moglie che ne dice? E si inserisce Letizia: la
mamma è la nostra badante, fa da balia a noi e all'intera televisione.
Pino mi spiega che sono stati i figli, spontaneamente, a chiudere con gli
studi per «starmi accanto». La famiglia Maniaci, 24 ore su 24, vive per
tenere in vita la «sua» tv, raro esempio di «televisione comunitaria di
partito», che ha come direttore responsabile Riccardo Orioles, che iniziò
con «I Siciliani» di Giuseppe Fava. «Telejato». Copre un area che è tutto un
programma: Corleone, San Giuseppe Jato, Partinico. Una vallata che per Cosa
Nostra da decenni non ha mai registrato crisi di vocazione. In totale, 22
comuni, per circa 150 mila abitanti. Se qui fosse misurato lo share, fra le
14 e 30 e le 16 e trenta, si scoprirebbe che due famiglie sue tre sono
incollate al video per sentire il gladiatore, un po' erede di Impastato, un
po' erede di Mauro Rostagno, un po' erede del giornalismo vecchia maniera,
alla Mauro De Mauro, alla Fava.
La Procura di Palermo scoprì che dal suo
covo di «Montagna Cavalli» a Corleone, dove poi sarebbe stato arrestato,
Bernardo Provenzano non si perdeva mai il «telegiornale più lungo del
mondo». Direte: ma in tre come fanno? Intanto hanno una rete di una decina
di informatori, tutti rigorosamente non giornalisti, disseminati nei comuni
più caldi della vallata. E il gladiatore, con un pizzico di legittimo
orgoglio, osserva che «se accade qualcosa nella zona, difficilmente sfugge a
Telejato». No, non è un millantatore. Prova ne sia che furono loro per primi
a dare la notizia del pentimento di Giusy Vitale, prima donna boss a essersi
pentita, sorella proprio del «fardazza», e zia di Michele, il delinquentello
che ha pestato Pino Maniaci (che per la cronaca, essendo minorenne, resta
libero). Prova ne sia che lunedì sono stati i primi, a notte fonda, a
scoprire che esercito e polizia erano entrati nella vallata alla ricerca di
un cimitero di Cosa Nostra; notizia che tutte le agenzie avrebbero ripreso
il giorno dopo. A tale proposito, sia detto per inciso, si potrebbe
improvvisare questo adagio: se i giornalisti non fanno più scoop, prima o
poi gli scoop li faranno i non giornalisti. Ma sapete perché Maniaci è stato
pestato? Perché qualche mese fa ha invitato a Partinico i ragazzi
palermitani di «Addio pizzo» e li ha portati davanti alle stalle (tutte
abusive) dei Vitale. Insieme hanno piantato ai muri una decina di mattonelle
con scritto: «Le stalle della vergogna». Tutto ripreso in diretta,
ovviamente. E qualche giorno fa, il comune è intervenuto e le stalle sono
state finalmente demolite. Ammetterete che i Vitale non hanno gradito. Come
da anni non gradisce la signora Antonina Bertolino, proprietaria della
distilleria di alcool più grande d'Europa, e di distillerie sparse in mezzo
mondo, soprannominata la «Signora delle Vinacce», che la Cassazione ha
definitivamente condannato per inquinamento ambientale. La signora, di
querela facile, sulle spalle del povero gladiatore, lei da sola, ne ha fatte
piovere più di 200. Le altre provengono da politici e amministratori locali.
Pino, ma da piccolo che facevi? «Mio
padre aveva un panificio a Montelepre e ho iniziato facendo il fornaio. Poi
liceo classico, studi interrotti a Medicina. Per alcuni anni fui
proprietario di una piccola impresa edile. Nel 1999, subentrai a Telejato,
che la comunità europea aveva affidato a Rifondazione Comunista. Toti
Costanzo, il segretario di Rifondazione a Partinico, non ce la faceva più a
mandarla avanti e mi propose di prendere il suo posto». Se Toti Costanzo
avesse saputo il bel casino che il gladiatore avrebbe combinato nella
vallata delle vipere mafiose...
saverio.lodato@virgilio.it
[Tanto per far sapere che c'è sempre
gente che lotta. Gente che meriterebbe più spazio nei media nazionali al
posto degli sterili dibattiti di Bruno Vespa...NdR]
tratto
da
http://www.unita.it
l'Unità, 01.02.2008 |