Le Pagine di Storia

 

 

 

 

 

 

 

La Manomorta

a cura di Fara Misuraca e Alfonso Grasso

 

Manomorta, ovvero possesso inalienabile. Indicò anche il divieto fatto a vassalli e contadini di disporre dei beni propri, la tassa pagata per togliere tale divieto, il diritto del feudatario a succedere nell'eredità del vassallo morto senza eredi maschi, le entità esenti da tasse di successione, i beni di tali entità.

Successivamente la manomorta rimase come diritto prevalentemente feudale (di origine longobarda) e ecclesiastico. La manomorta ecclesiastica fu favorita dalle numerose donazioni accumulate dalla Chiesa nel corso dei secoli: un patrimonio ingente che nel sec. XVIII fu contestato dal potere politico.

Nel Regno delle Due Sicilie, il ministro Tanucci varò tra il 1775 ed il 1780 diverse norme per eliminare i privilegi feudali. Furono introdotte tassazioni anche sulle donazioni e successioni ecclesiastiche, pur nel rispetto della funzione della Chiesa di scolarizzare i giovani e provvedere alle necessità dei contadini e dei poveri.

Alla fine del secolo, con la Rivoluzione Francese, i liberali rivoluzionari, fedeli alla dottrina massonica, fecero incamerare e si distribuirono tra di loro tutti i beni ecclesiastici. L'esempio fu seguito dal Piemonte nel 1860 che incamerò le terre ecclesiastiche delle Due Sicilie, vendendole ai liberali e rastrellando così il capitale dal Sud che servì ad industrializzare il Nord.

L'istituto della manomorta comunque sopravvisse per le successioni agli "enti morali", quasi tutti riconducibili a personaggi graditi alla dinastia piemontese. Ad esse si applicava l'imposta di manomorta dello 0,90%. L'avvento della Repubblica ha messo fine a questo vecchio istituto con la legge 31 luglio 1954, n. 408

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