Voglio ritornare
bambino
di L. Mosello - L. Somma, canta Misterya (Ed. Agos)
Il brano è inserito
nel CD “Sempre a galla” con 15 canzoni per
animazioni. Se pensate di poter collaborare utilizzando
le canzoni e programmandole nei vari borderaux potete
richiedercelo e lo invieremo in omaggio. Brano solo
strumentale adatto per tutte le occasioni. Noi
autori ed interpreti ce l'abbiamo messa tutta, se non è
di gradimento non è colpa nostra! Sono graditi
riscontri! Luciano Somma
Luciano Somma è nato a Napoli il 18 Marzo
1940. Ha iniziato a scrivere poesia all’età
di tredici anni. Centinaia i premi ottenuti,
numerosi primi premi assoluti, per due volte
ha conseguito la medaglia d’argento del
Presidente della Repubblica. Inserito in
molte antologie, anche scolastiche, e nella
prestigiosissima “Nati per la vita”,
stampata in Russia dall’edizione “Raduca” di
Mosca dove figurano firme come Quasimodo,
Pasolini, Saba, Bevilacqua, De Filippo. Ha
scritto anche qualche racconto breve.
Nel 1987 gli è stata conferita la laurea
Honoris
Causa in Lettere e Filosofia. Nel 1961 è stato
direttore responsabile, iscritto all’Albo
Speciale dei Giornalisti, di Tribuna
Artistica ed in seguito corrispondente di
moltissimi periodici di rilevanza nazionale.
Pubblica, ed ha pubblicato, sui periodici e
sui quotidiani più importanti d’Italia,
oltre centocinquanta testate giornalistiche
hanno ospitato suoi articoli o suoi versi.
Da “Il Mattino” di Napoli a “La Nazione” di
Firenze, da “Men” a “Topolino”, “Intimità”,
“Il Roma”, “Frate Indovino”, “La Disfida”,
“Il Pungolo Verde”, “L’Eco del Popolo”, “Il
Club Degli Autori”, “Brontolo”,
“Miscellanea”, “Cronaca Filatelica”.
Paroliere iscritto alla S.I.A.E. dal 1967,
ha all’attivo oltre 500 canzoni edite od
incise.
È
stata una forte emozione, da non napoletano (ma pur sempre da
buon conoscitore e da amante del Sud), lasciarsi scivolare sulle
punte delle note disegnate da Luciano. Perché a mio parere è
proprio di note che si deve parlare, prima ancora che di poesie.
Tantissime, quasi infinite note che tramano un corpo di
melodiosa poesia, recitata dalla svenevole voce di un dialetto -
quello napoletano, appunto - che, soprattutto se espresso così,
con tanta e tale maestria e sensibilità anche formale, già di
per sé possiede il dono prezioso di sapersi (e potersi) infilare
fra le pieghe più recondite e sconosciute del cuore.
Luciano Somma recita
la sua poesia "Gelo"
Parlare della poesia di Luciano, comunque sia, non è facile. Su
di lui, infatti, è già stato scritto tanto e ancora tanto, ne
sono convinto, sarà scritto in futuro. D’altra parte chi meglio
di lui, oggi, in Italia, sa raccontare ‘o sole e ‘o
vico, e le milioni di espressioni di uno stesso
Cristo napulitano, un Cristo tutto fatto d’umori, e
passioni, e di gente comune? Di gente, soprattutto di gente...
Perché Luciano oggi è rimasto davvero uno dei pochi poeti ancora
in grado di rivelarci come la vera poesia - l’unica forma di
poesia possibile - nasca necessariamente dalla fonte
inesauribile del proprio quotidiano, e quindi fuori da ogni
retorico artificio, e di come essa parli solo e soltanto con le
parole che gli occhi le hanno insegnato, gli oggetti semplici
che ha attorno a sé, le immagini misere, magre e dimesse che
l’umore del giorno corrente le ha nel caso destinato.
Luciano Somma recita
"A Livella" di Totò
Luciano
insomma è uno dei pochi poeti contemporanei che attraverso
questa sorta di complicata semplicità - semplicità tutta fatta
di slanci e di tristezze improvvise (com’è improvviso e
allucinante il viaggio di un uomo) - riesce ancora a tener
stretta al proprio petto la dimensione popolare del verso, il
rapporto - oggi più che mai viscido e sfuggente - con l’oralità
del sentimento, con la storia. Ed è proprio attraverso la storia
che Luciano qui raccoglie tutta o quasi la sua gente (‘A
Penzione, Roccamonfina, etc…), forte di un denso e quasi
cocciuto realismo, nutrito spesso di immagini vive, corpose,
comunque sempre intagliate sullo sfondo di sentimenti pregni,
traboccanti, a tratti addirittura impensabilmente coinvolgenti -
dalla tristezza d’amore (Mo ca tra nuje, / ce ne stammo
accurgenno / juorno pe’ ghiuorno, / è addeventata cennere /
l’estate / e fa paura / ‘a maschera ‘e ll’autunno!) alla
malinconia degli attimi che sfilano lisi nel tempo (... E
guardo ‘o mare / ‘nnanze all’uocchie / ‘a tristezza / ‘e na
pioggia d’autunno) a veri e propri slanci lirici tesi e
penetranti (e penso subito ai memorabili versi de L’artista), a
tratti dai toni cupi e onnubilati (“e’ arrossata pure l’acqua
santa”) - spesso quasi senza accenni di quietanza, margini
di ripartenza, di quasi assenza di Dio - a tratti invece dai
toni decisamente più luminosi e confortanti di un imminente
riscatto, sia divino che formale (e penso ai giochi di parole,
alle trame ordite dalle rime, e così via).
Dunque perché commentare la poesia di Luciano? Core marenaro,
Faccella nera, Munno artificiale - tutte poesie che a mio
parere occorre leggere e basta - vuoi per il raffinato e
flessuoso dialetto che le danza, vuoi per la grazia
adolescenziale dei suoni - vuoi infine per "l'universalità
dell'approdo" - quel cuore aperto, cioè, che in presenza del
resto è matrice di pura poesia. [Emiliano Cribari, dalla
Prefazione di "Cristo Napulitano - Poesie Napoletane"
(Inediti Editore)]
"La Lambada della Luna" (dal Cd per animazione
del Gennaio 2010)
Aforismi e Citazioni
"La felicità è una cosa troppo astratta per concretizzarsi nella
realtà d'un illuso"
"Molti, troppo spesso, per pensare al futuro non godono l'attimo
presente"
"Mai nutrire delle certezze: è molto meglio il dubbio"
"Ho detto al nuovo amore: "Sei bellissima" ma non sa ancora che
sono un bugiardo"
"Quando la miseria bussa alla porta, l'amore scappa dalla
finestra"
"Se la disperazione avesse un volto, per riconoscerla basterebbe
guardarmi allo specchio"
"Chi si arricchisce con le lacrime degli altri non potrà mai
piangere di felicità"
"Se l'onestà avesse un prezzo bisognerebbe solo stabilire la
cifra per la disonestà"
"Per far felice i ricchi, se non ci fosse la miseria
bisognerebbe inventarla"
"I mezzi per salire in cielo sono tanti peccato che troppo
spesso sono in avaria"
"Per giustificare la propria incapacità l'alibi del fallito è la
sfortuna"
“Immagini”, Casa Editrice Menna Avellino, Ottobre 2001
“L’alba di domani”, Casa Editrice I Miei Colori, Versione
e-book, Dicembre 2003
“Omaggio a Napoli” CD con 11 Poesie napoletane recitate da
Antonio Mencarini
“L’alba di domani”, Edizioni NOIALTRI Pellegrino (Messina)
Febbraio 2005 con CD
Centro Culturale e di Studi Storici "Brigantino - il Portale del Sud"
- Napoli e Palermo
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