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ABBATE o ABATE

Titoli: nobili di Sicilia

Dimora: Palermo, Messina, Catania 

Il Mugnos riferisce che l’etimologia del cognome deriva da PAPIRO Cavaliere Romano, il quale si ritirò presso il monastero di Montecassino nel XII secolo, diventandone poi l’abate. Morto il suo unico figlio, Ascanio, depose l’abito talare e prese moglie, i figli nati da quel matrimonio furono detti dell’Abate o Abbate.

Si stabilirono in Sicilia al seguito di Federico II di Aragona[III di Sicilia] nel 1299, noti già al tempo dei Vespri Siciliani in Palermo con PALMERIO compagno di Giovanni da Procida.

Possedettero vari feudi: Favignana, Carini, Ghibellina, Ucria, Cefalù, Badia, Cudia …

GABRIELE fu barone di Ucria con investitura del 16 luglio 1453, RINALDO capitano di giustizia in Palermo negli anni 1536/37, VINCENZO ebbe la concessione del titolo di Regio Cavaliere il 12 marzo 1576, GIACOMO capitano di giustizia in Palermo 1584/85, GIUSEPPE senatore in Palermo nel 1728/29, 43/44, 48/59; IGNAZIO VINCENZO fu primo barone di Ficarra, Signore di Castelbrolo e Jannello con investitura del 12 marzo 1738 e primo marchese di Lungarni il 18 settembre 1723. LUIGI proveniente dalla Scuola Militare della Nunziatella, 1° tenente dell’ “Officio Topografico” partecipò alla campagna del 1860 per la difesa del Regno delle Due Sicilie, dopo la guerra entrò nell’Esercito Italiano e terminò la carriera come generale comandante la Divisione Militare di Messina nel 1880.

La famiglia diede anche un santo: Sant’Alberto frate carmelitano, figlio di Benedetto e Giovanna Palizzi.

La Regia Commissione dei titoli di nobiltà del Regno delle Due Sicilie confermò il titolo di Marchese il 6 aprile 1847. Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano edito nel 1922.

Arma: Spaccato di verde e d’argento

ABBATI

Titoli: nobili di Barletta

Dimora: Conca, Orsara, Barletta

Famiglia originaria della Basilicata, si trasferì in Barletta nel XVIII secolo, dove il 23 luglio 1763 venne inserita ufficialmente nella nobiltà di quella città in persona di messer MICHELANGELO di Giuseppe di Nicola.

Iscritta nel libro d’oro della nobiltà italiana per il riconoscimento ufficiale dell’anno 1913, e nell’ elenco ufficiale nobiliare italiano del 1922.

Arma: troncato il primo d’argento, tre stelle d’azzurro, scaccato il secondo d’argento e di rosso

ABELA o ABELLA

Titoli: barone di Camolio

Dimora: Siracusa

Famiglia di origine spagnola, passò in Sicilia nel 1282 all’epoca dei Vespri Siciliani.

FERRARO, per i suoi servigi in favore degli Aragonesi, ebbe in dono l’isola di Malta; RAIMONDO fu Marescalco del Regno di Sicilia, consigliere di re Martino e Governatore di Malta. Con l’arrivo di re Federico (Ferrante) gli venne tolta l’autorità sull’isola, ma in compenso i suoi figli ebbero i feudi di Gianesi, le castellanie di Agirò e Raginelgi, la capitania di Palermo nel 1360.

GIULIO con privilegio del 14 febbraio 1469 venne nominato cavaliere del Sacro Romano Impero dall’Imperatore Federico d’Austria, per atti di valore in suo favore. PAOLO Abela e Alagona investito del titolo di barone di Camolio il 30 ottobre 1599, titolo che all’abolizione della feudalità, 1810, era in possesso di GIUSEPPE.

La famiglia ha dato vari personaggi all’ordine di Malta, tra cui GIOVANNI FRANCESCO commendatore dell’ordine, che pubblicò una storia sull’isola di Malta “Descrizione di Malta”.

E’ iscritta nell’elenco ufficiale nobiliare italiano edito nel 1922.

Arma: d’azzurro allo scaglione d’oro, accompagnato da tre stelle dello stesso colore.

ABIGNENTE

Titoli: nobile

Dimora: Sarno, Roma

Famiglia di antiche memorie della città di Sarno appartenente al suo primo ordine civico; LANDULFO difensore della torre di Francolise nell’XI secolo; il figlio OTTONE “eques et comes nominatus et catafractorum militum magister”;con Regio Dispaccio del 31 luglio 1759 don MARIANO riconosciuto di nobiltà generosa, riconosciuta nobile con D.M. del 9 marzo 1884.

Appartiene alla famiglia MARIANO uno dei tredici eroi della Disfida di Barletta (1471 – 1521) il quale morì senza eredi diretti, il suo monumento funebre è conservato nella cappella di juspatronato nella chiesa di San Francesco in Sarno; FILIPPO deputato al parlamento Napoletano nel 1848, con l’unità d’Italia fu deputato al Parlamento Nazionale per otto legislature. Il casato era rappresentato nella prima metà del XX secolo da FILIPPO colonnello di cavalleria, decorato al merito di guerra; dai cugini: GIUSEPPE, SALVATORE, ALESSANDRO, ed i nipoti: MARIANO, EMILIO, PIETRO e BERNARDITO.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di rosso al leone d’argento coronato d’oro.

 

Monumento della Disfida di Barletta - in Barletta (Archivio Ciro La Rosa)

ACCIARDI

Titoli: nobili di Lettere

Dimora: Napoli, Lettere

Antica famiglia aristocratica di Lettere già nota dal 1681, dichiarata nobile nelle “prove di nobiltà” per ammissione nelle Regie Guardie del Corpo dell’Esercito del Regno delle Due Sicilie con deliberazione della Commissione dei titoli di Nobiltà del 2 agosto 1853 in persona di GIUSEPPE il quale con il grado di alfiere (sottotenente) del “2° Reggimento Lancieri Reali” partecipò alla campagna del 1860/61 per la difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922

Arma: trinciato di rosso e d’oro il primo caricato di un’ascia d’oro

ACTON

Titoli: barone, patrizio Napoletano, principe di Villa Santa Maria “maritali nomine” in persona di AMEDEO, nobile dei principi di Leporano in persona di FRANCESCO EDUARDO MARIA

Dimora: Napoli

Originaria dell’Inghilterra, la famiglia prese il nome dalla località di Oaktown poi Acton nel Middlesex; le prime notizie certe si hanno con WILHELMUS de Acton, cavaliere dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, dal reperimento di notizie sul suo sepolcro datato 1180; GUGLIELMO riconosciuto come capostipite possedeva il feudo di Aldenham nel 1340 nella contea di Salop. GUGLIELMO nominato baronetto il 30 maggio 1625, titolo estinto per mancanza di eredi; EDUARDO di Aldenham (1600-1659) creato baronetto il 17 gennaio 1643 fedele a casa Stuart; CARLO LUIGI nominato barone del S.R.I. (Sacro Romano Impero) nel 1714; Il casato venne riconosciuto nobile anche in Francia con R.D. del 9 maggio 1763. Gli Acton giunsero a Napoli nel 1778, quando re Ferdinando IV di Napoli e Sicilia chiamò presso di sé John Francis Edward, Giovanni Francesco Eduardo (1736-1811) ufficiale della marina francese e poi della marina del Granducato di Toscana, chiamato da un suo zio, dove raggiunse il grado di comandante generale della flotta e cavaliere dell’Ordine di Santo Stefano, figlio di un nobile medico inglese emigrato in Francia per motivi religiosi, a Napoli il re gli affidò la riorganizzazione della Marina Napoletana nel 1799, nominato segretario di Stato per il Dipartimento della Marina, Primo Ministro, ministro della guerra, sottomise la nobiltà ed il clero abolendone i privilegi: “proprio perché straniero riuscì a svolgere la sua azione di governo con fermezza che non avrebbe potuto avere un ministro troppo legato a personaggi e ambienti locali” (dal tomo “Le Grandi Famiglie di Napoli” di Nicola della Monica, anno 1998) insignito dei più importanti Ordini Cavallereschi tra cui:l’Ordine di San Gennaro, di Sant’Andrea di Russia e del Toson d’Oro. Il fratello JOSEPH EDWARD, Giuseppe Eduardo (1737 – 1830), ispettore generale della cavalleria e tenente generale, cavaliere dell’Ordine di San Luigi e gentiluomo di Corte, capostipite del ramo napoletano del casato tutt’ora vivente. Il casato iscritto al patriziato napoletano dal 1802. CARLO (1803-1847), figlio di John, entrò nella “Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici”, nunzio apostolico dal 1826 al 1830 in Parigi, segretario della “Congregazione Disciplina Regolare”, cardinale con nomina del 24 gennaio 1842. GUGLIELMO (1825–1896) ammiraglio, senatore del Regno d’Italia e Ministro della Regia Marina Italiana; un altro CARLO, ebbe due figli Emerico e Ferdinando: EMERICO, Emmerik, (1834-1901) a 17 anni giovanissimo guardiamarina della Marina del Regno delle Due Sicilie, ma passò nel 1860 a servire la Marina Sarda dove ottenne la medaglia d’oro al valor militare, nel 1885 nominato direttore dell’Arsenale di Venezia, a Napoli diresse l’Arsenale e poi all’isola della Maddalena comandò la piazza marittima. FERDINANDO, barone, (1832–1891) guardiamarina nella Marina del Regno delle Due Sicilie, anch’egli passò a servire nella Marina Sarda, ammiraglio, deputato della destra italiana dal 1867 al 1874, ministro della Marina nel 1880, nominato senatore, presidente del “Consiglio Superiore della Marina” e capo di stato maggiore, scrisse un libro sulle sue esperienze militari dal titolo “La Flotta Italiana alle grandi manovre”; ALFREDO, barone, figlio di Ferdinando, (1867-1934) anch’egli seguì la carriera militare in Marina, allievo della Scuola di Marina di Genova, partecipò agli eventi navali in Africa dal 1897 al 1912, alla campagna cinese della rivolta dei "Boxers" del 1900/1 per la difesa delle legazioni europee, nominato contrammiraglio nel 1916, partecipò attivamente alla I Guerra Mondiale, nel 1918 nominato vice ammiraglio, capo di stato maggiore dal 1919 al 1921, ebbe l’incarico di delegato alla Conferenza di Washington per la limitazione degli armamenti navali dal novembre del 1921 al febbraio del 1922 ed ottenne per l’Italia la parità navale con la Francia, nominato senatore nel 1927, insignito dell’Ordine Militare di Savoia, Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia, Gran Cordone dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore, Grand'Ufficiale dell'Ordine del Salvatore. Il fratello AMEDEO ammiraglio di squadra della Regia Marina Italiana, decorato di due medaglie d’argento al valor militare, con Decreto del Capo di Governo del 18 febbraio 1926 ottenne l’autorizzazione “maritali nomine” ad usare il titolo di principe di Villa Santa Maria. Il titolo di barone trasmissibile il linea ai maschi primogeniti venne concessa da re Vittorio Emanuele III con R.D. “motu proprio” del 1° febbraio 1925 ai discendenti di FERDINANDO.

Attualmente la linea primogenita discende da sir John Francis Edward primo ministro del re di Napoli in persona di sir John Emerich Lyon Dalberg Acton nato a Bordighera nel 1907 e alla sua dipartita dal primogenito dei suoi dieci figli nati dal matrimonio con la nobile Daphne che risiedeva nell’isola di Majorca;l a linea secondogenita con GIOVANNI nato nel 1948, di FERDINANDO (1908-79); la linea terzogenita discende da HENRY secondo figlio del primo ministro del re di Napoli, attualmente risedente negli Stati Uniti. A Napoli risiede la linea discendente da JOSEPH, fratello del primo ministro del re di Napoli, il personaggio più in vista fu il barone FRANCESCO EDUARDO MARIA dei principi di Leporano (1910-97), direttore del Museo “Gaetano Filangieri”, del Museo “Correale di Terranova” in Sorrento, del Museo “Villa Livia” sede del Centro Internazionale di Numismatica, vice-presidente del Centro Numismatico Internazionale, fu tra i benemeriti ricostruttori del patrimonio artistico, danneggiato dalla seconda guerra mondiale, del Museo “G. Filangieri”; ereditò il titolo di nobile dei Principi di Leporano dalla madre donna Livia Giudice Caracciolo Cellamare e parte del Palazzo Cellamare in Chiaia, ora appartenente ai suoi eredi.

È intitolata all’ammiraglio FERDINANDO (1832-1891) una strada sul lungomare di Napoli.

Il casato iscritto nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana ed in quello d’Oro della Nobiltà Napoletana, iscritto nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di rosso ai due leoni illeoparditi d’argento, accompagnati da nove croci d’oro con la traversa inferiore appuntata, ordinate in palo, tre in ciascun fianco dello scudo e tre in mezzo, queste una in capo, una in punta, la terza tra i due leoni.

 

 

Una firma autografa di John Acton, tratta da patente di un ufficiale di casa La Rosa anno 1785 - Archivio Ciro La Rosa. Clicca per ingrandire

 

Ammiraglio Guglielmo Acton. Archivio Ciro La Rosa. Clicca per ingrandire

 

Capitano di Vascello Emerich Acton. Archivio Ciro La Rosa. Clicca per ingrandire

 

Ruggero Emerico Acton. Archivio Ciro La Rosa. Clicca per ingrandire

 

Alfredo Acton. Archivio Storico del Senato della Repubblica

 

 

 

ADAMO

Titoli: Baroni Del Monte, Della Grazia e di Santa Maria di Spataro

Dimora: Canicattì, Messina

Di origine Lombarda, si stabilì in Sicilia al seguito di Pietro I° d’Aragona con CHILDEPERTO nel XIV secolo.

ANTONIO fu Consigliere Regio di Re Martino, GIOVANNI barone di Cefalà e Promastro di Giustizia del regno.

GIOVANNI fu giurato in Palermo negli anni 1485/86 89/90.

GIROLAMO barone di Perrana con investitura del 17 luglio 1756. ANTONIO barone di Santa Maria di Spataro il 20 marzo 1737, di Del Monte con l’acquisto dei feudi Della Grazia.

GIANGIACOMO regio castellano di Caltagirone. GIACOMO cavaliere dell’ordine gerosolimitano.

All’abolizione della feudalità GAETANO GIUSEPPE era in possesso del titolo di barone del Monte e Della Grazia per investitura regia del 30 maggio 1810.

Iscritta nell’Elenco ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: spaccato di rosso e d’azzurro con la divisa d’oro, nel primo leone d’argento passante, nel secondo di tre stelle d’argento

ADILARDI

Titoli: patrizio di Tropea

Dimora: Tropea 

Famiglia di origine francese, già nota in Tropea e in Nicotera dal 1567. Iscritta nel Registro delle Piazze Chiuse nel 1804 in persona di GIUSEPPE e NICOLA di CARMINE con il titolo di patrizio e di nobile.

Iscritta nell’elenco Ufficiale Nobiliare italiano del 1922.

Arma: di rosso a tre bande d’oro

ADONNINO

Titoli: conti 

Dimora: Messina, Licata

Famiglia di origine Fiorentina che tramutarono il cognome da Donnino in Adonnino.

ANDREA fu un valente letterato che con privilegio del 1 febbraio 1678, reso esecutivo il 23 settembre 1679, ebbe il titolo di conte. Con l’abolizione della feudalità il titolo era in possesso di GIOVANBATTISTA con investitura del 17 agosto 1765, ANDREA nominato duca di Catena (Casalmonaco) il 17 dicembre 1748, mentre con l’investitura del 20 agosto 1803 il titolo passò ad ANDREA Adonnino e Lancillotti.

Iscritta nella Mastra nobile di Messina. La famiglia ebbe numerosi feudi tra cui Finocchiaro, Caltagirone, e le baronie di Palerie Suttafari. Il ramo di Licata era insignito del titolo di conte.

Arma: d’azzurro al leone coronato d’oro, che tiene con le zampe anteriore un tizzone dello stesso acceso di rosso

ADORNO di Caprarica

Titoli: barone di Caprarica, nobile

Dimora: Genova, Lecce, Messina, Siracusa

Il casato Adorno è una antica famiglia patrizia ducale genovese, Signori della Repubblica di Genova alla quale diedero ben sette dogi; il cognome si fa ascendere alla borgata di Adorno presso Tàggia situata nella Riviera di Ponente; il primo del casato a cui si fa riferimento è di un ADORNO in un atto notarile di Anna Felice vedova di ADORNO (atto notarile del 12 gennaio 1186); il casato ebbe molte linee; un ramo della quale si trasferì nel Regno di Napoli.
Il primo di questa famiglia a trasferirsi nel regno napoletano, fu BARNABA Adorno; il quale arrivato in Napoli, dalla Regia Corte Napoletana ebbe assegnata la terra di Caprarica di Lecce, divenendone barone con privilegio del 5 Dicembre del
1533. In seguito successero nelle baronia, PROSPERO nel 1559; GIROLAMO nel 1577; BARNABA CESARE, alla cui morte nel Febbraio 1635, succede la sorella Maddalena, la quale fu l'ultima della famiglia Adorno, estinguendosi, dando vita al ramo dei Botta Adorno di Milano.

Il primo Botta Adorno a divenirne barone di Caprarica, fu ALESSANDRO BOTTA ADORNO il 6 giugno 1659; poi il 7 ottobre del 1664 a lui succede il figlio NICOLÒ GERONIMO, il quale vendette la baronia di Caprarica con atto rogato dal notaio Vincenzo Staibano a Lecce nel 1675, al casato Giustiniani.
Gli Adorno nel Regno di Napoli, ebbero anche altri feudi: la Contea di San Fili e Rende in Calabria; la baronia di Montalto, Montaguto, Mendicino, Carolei, Guardia degli Oltremontani, la Signoria di Poggiardo. Furono nobili di Lecce, Patrizio Napoletano Onorario dal 1568 (iscritto a titolo personale per i suoi meriti, non ascritto ad alcun Seggio) nella persona di GABRIELE Adorno, il quale fu Ammiraglio di S.M. Cattolica dal 1527, si ritirò nel 1567, generale della Galere del Regno di Napoli. Un ramo della famiglia la si trova a Messina, nella quale città godette nobiltà nei secoli XVI e XVII, con un fra' ANTONIO (Mastra nobile del Mollica, lista XIV, anno 1600). Un ramo si trapiantò in Siracusa, nella quale città figura nel ceto cittadino e vestire la toga senatoria, fra gli altri, nella persona di CARMELO negli anni 1746/7, 1754/5, 1757/8 e nel ceto nobile e vestire la toga senatoria nella persona di GIOVANNI negli anni 1796/7.

N.d.A: si ringrazia il Signor Rosario Adornetto per le notizie relative al casato

Arma: d’oro alla banda scaccata di tre file d’argento e di nero

ADRAGNA

Titoli: barone

Dimora: Trapani 

Famiglia nota in Salemi, Mazzara e Trapani fin dal XV secolo.

FRANCESCO ottenne con privilegio del 23 aprile 1763 l’investitura del titolo di barone della Salina di Altavilla. Tale titolo venne riconosciuto nel 1927 a GIROLAMO di FRANCESCO. NICOLA, figlio del barone FRANCESCO, proveniente dalla Scuola Militare della Nunziatella, 2° capitano dell’ “Officio Topografico” partecipò alla difesa del Regno delle Due Sicilie nella campagna del 1860/61

E’ iscritta nel libro d’Oro della Nobiltà Italiana, ed in quello dell’elenco ufficiale nobiliario italiano del 1922.

Arma: di rosso al castello merlato d’argento, posto nella campagna al naturale, alla porta di guardia un guerriero d’argento, posto tra due cani al naturale.

AFFAITATI

Titoli: Nobili di Barletta e Monopoli, Marchesi

Dimora: Napoli, Monopoli, Barletta, Benevento

Antica famiglia originaria di Cremona già nota nel XII secolo, trapiantata a Napoli con RUGGIERO e LEUCIO al seguito di re Ladislao Angiò Durazzo e della Regina Giovanna II. Nobili in Cremona, Bari, Monopoli, Benevento.

Cavalieri dell’Ordine di Malta nel 1565, PIETRO capo dei Guelfi di Cremona, OTTAVIO, capitano al servizio di Filippo II di Spagna, marchese d Grumello conte di Romanengo. GIOVANNI BATTISTA partecipò alla battaglia di Lepanto contro i “saraceni” il 7 ottobre 1571. Il ramo di Cremona si estinse nel XVII secolo.

Oltre che a Napoli si trasferirono anche a Bari ed a Barletta ove furono iscritti al patriziato di detta città. Marchesi di Canosa con privilegio del 1677. Un ramo si stabilì a Monopoli.

Iscritti al Priorato di Barletta dell’Ordine di Malta. Iscritti nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al grifo d’oro

 

AGNELLO

Titoli: Baroni

Dimora: Cefalù

Nota in Sicilia già dal XV secolo nella città di Lentini. Ebbe un arcivescovo in Messina, il ramo di Lentini si estinse e gli successe il ramo pisano della famiglia in persona di PAOLO nel 1449 che si stabilì in Sicilia. ANTONIO proprietario della tonnara di Rigitano l’11 gennaio 1452, GIACOMO il 26 settembre 1453 ottenne il feudo di Francavilla; NICOLO’ nel 1519 castellano di Castrogiovanni; ANTONINO proconservatore di Cafalù nel 1734; GIUSEPPE barone di Ramata con privilegio del 24 marzo 1777 ebbe il feudo di Lorito; FRANCESCO capitano di giustizia in Cefalù dal 1762 al 63; il feudo di Ogliastro 10 luglio 1766 e quello di Signefari passati al figlio PIETRO il 4 aprile 1789.

Iscritti nell’Elenco Ufficiale Nobiliario Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro ai quattro pali d’oro, passante un agnello d’argento

D’AGOSTINO o AGOSTINO

Titoli: nobile

Dimora: Palermo, Messina, Augusta

Famiglia originaria di Pisa passata in Palermo, Messina ed altre città della Sicilia nel XIII secolo, ed occupando le primarie cariche civiche. Nel 1282 il notar GUGLIELMO inviato quale ambasciatore della città di Nicosia presso la corte di re Pietro d’Aragona, ed insieme ad un GIOVANNI iscritti nel 1283 fra i cavalieri di Nicosia. I fratelli: ANTONIO e GIOVANNI d’Agostino acquistarono dal conte di Collesano il feudo di Flureni; ANTONIO dottore in legge vicecancelliere del Sacro Consiglio; ANDREOTTO pretore di Palermo negli anni 1513/4 e 1520/1, stessa carica nel 1550 PIETRO, che fu anche maestro razionale del Regio Patrimonio e governatore della nobile “Compagnia dei Bianchi” in Palermo negli anni 1541/43 e nel 1557/8; GIOVAN VINCENZO giurato della stessa città nel 1560/1; GIACOMO giudice pretoriano negli anni 1582/3, 1600/1. In Girgenti, (odierna Agrigento) nel 1283 annoverato tra i cavalieri di detta città RINALDO; FRANCESCO occupò la carica di capitano nel 1549 in Mazzara; in Sciacca nel 1722 ANTONIO con la carica di proconservatore.

Ad un ramo cadetto della famiglia appartengono i seguenti militari che diedero lustro all’Esercito del Regno delle Due Sicilie: FRANCESCO maggiore del “3° Reggimento Fanteria di Linea Principe” che morì combattendo alla testa del suo battaglione l’8 maggio del 1849 in Palermo; RAFFAELE (Augusta 1836- Napoli 1883), figlio del precedente, proveniente dalla scuola Militare della Nunziatella, valoroso ufficiale legittimista, tenente d’artiglieria nel 1860 combatté strenuamente per la difesa del Regno dall’invasione garibaldina e poi savoiarda, venne decorato per il suo valore alla difesa di Palermo nel maggio del 1860 della croce di diritto dell’Ordine San Giorgio e nominato 1° tenente per merito, nominato poi aiutante di Campo di S.A.R. Alfonso di Borbone Conte di Caserta, e promosso capitano di II classe, encomiato più volte per il suo coraggio ottenne la croce di Francesco I con la menzione: “ pur non essendo chiamato al combattimento chiese di parteciparvi con grande coraggio e senso dell’onore” . Dopo la capitolazione di Gaeta, avvenuta il 14 febbraio 1861, entrò per motivi economici nell’Esercito Italiano, ma ben presto chiese le dimissioni. Perseguitato e più volte arrestato insieme al fratello ANTONIO, ex capitano dei Cacciatori, per cospirazione anti-italiana.

Arma: d’azzurro, a tre fasce d’oro, accompagnate da sei vasetti dello stesso, situati 3, 2, 1.

AGRAZ

Titoli: duca e barone di Castelluzzo, marchese di Unia

Dimora: Palermo

Originaria della Castiglia, venuta il Italia nel XVII secolo in persona di ALONSO I reggente del Supremo Consiglio d'Italia in Spagna, presidente del Tribunale del Regio Patrimonio, con privilegio del 19 novembre 1648 e del 16 agosto 1649 ottenne il titolo di marchese di Unia; FRANCESCO maestro secreto di Palermo nel 1670; ALONSO II regio secreto della “Secrezia e Dogana” di Palermo, FRANCESCO con privilegio del 7 dicembre 1726 reso esecutivo il 22 marzo 1727 ottenne la concessione del titolo di duca di Castelluzzo; FRANCESCO EMANUELE il 25 giugno 1787 ottenne il titolo di duca e barone di Castelluzzo, marchese di Unia, barone del grano del “tarì” dei baroni e barone del grano sopra i “caricatori” del Regno; con Regio Rescritto del 21 aprile 1839 vennero riconosciuto nella persona di IGNAZIO i titoli di duca e barone di Castelluzzo, marchese di Unia.

Iscritta nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d'oro a due viti, fruttifere d'azzurro.

AIDONE

Titoli: Barone

Dimora: Sciacca

Famiglia di origine aragonese, portata in Sicilia da CORRADO, segretario di Federico II d’Aragona; GUGLIELMO il 3 giugno 1393 ottene il feudo di Azolina; BERNARDO il 23 ottobre 1453 barone del feudo di Montagna di Marzo; GIOVANNI barone del feudo di San Giuliano nel 1513. Nel XVI secolo venne confermato il feudo di Monte di Marzo a GERARDO.

Tutti occuparono primarie cariche pubbliche nella città di Sciacca.

ANTONIO possedette metà del feudo di Lazzarino con privilegio del 15 luglio 1776.

Iscritti nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922

Arma: di rosso alla fascia d’argento, accompagnata nel capo da due stelle e in punta dallo scaglione d’argento

dAIELLO

Titoli: Nobili di Sant’Irene

Dimora: Napoli

Originaria di Napoli, riconosciuta di “antica nobiltà”, dalla Real Commissione per i titoli di nobiltà nelle prove d’ammissione alle Regie Guardie del Corpo dell’Esercito delle Regno Due Sicilie nel 1834.

Per l’ammissibilità a tale Corpo, il quale rappresentava la Guardia personale del Re, elemento fondamentale era il possesso dei quattro quarti di nobiltà e detenere una rendita mensile di 12 ducati (n.d.a.)

NICOLA ottenne, con intestazione del Real Cedolario nell’anno 1801, il feudo di Sant’Irene. I fratelli: GIOVANBATTISTA capitano del “14° Reggimento Cacciatori”, RAFFAELE capitano della “Gendarmeria Reale”, NICOLA capitano del “2° Lancieri”, figli del barone GENNARO, parteciparono alla campagna del 1860/61 per la difesa del Regno delle Due Sicilie presenti dal Volturno a Gaeta capitolando il 14 febbraio 1861.

Agli eredi spetta il predicato di Sant’Irene trasmissibile ai maschi e femmine.

Iscritti nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone tenente un giglio accompagnato nel capo da due stelle il tutto d’oro

AIROLDI

Titoli: duca di Cruyllas, marchese di Santa Colomba, conte di Lecco, signore di Bellagio, col trattamento di Don e Donna.

Dimora: Palermo

Nobile famiglia lombarda, portata in Sicilia nel XVII secolo; GIOVAN BATTISTA acquistò nel 1711 il titolo di marchese di Santa Colomba; ALFONSO giudice del Tribunale della Monarchia di Sicilia, vescovo di Eraclea, cappellano maggiore di Sicilia, deputato del Regno e cavaliere dell’Ordine di San Gennaro; STEFANO maestro razionale del tribunale del Regio Patrimonio e della Gran Corte, presidente del Concistoro, cavaliere di Malta; GIOVAN BATTISTA, per “maritali nomine” di Concetta Gravina, ottenne il titolo di duca di Cruyllas con investitura del 18 giugno 1791, capitano di giustizia in Palermo 1801/2, pretore in data 1808/9. Vennero riconosciuti i titoli su detti in persona di CESARE con D. M. del 18 novembre 1897 e con D. M. del 30 marzo 1901; FRANCESCO vivente nella prima metà del XX secolo.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: troncato: 1° d’oro all’aquila coronata di nero; 2° partito e troncato trinciato e tagliato e tagliato d’azzurro e d’argento.

ALAGNA di Mothia

Titoli: barone di Mothia, patrizio d’Amalfi

Dimora: Marsala, Amalfi,Messina, Napoli

Ebbero possesso dello stato di Sicignano, San Nicandro, San Gregorio Gualdo, San Piero, San Martino, San Andrea, Casalnovo, Grisolia in Calabria, Torre Annunziata, Sarno, Torre del Greco, Romagnano, Palo, Borgenza, Braiano, Nodi, Licodeno, Vignali, Roccarainola, Ischia, Venosa, Caiazzo, Somma, Torre del Penigliano, Borrello, Gioia Tauro, Trocchia, Rosarno, Candidone, Pollena, Bucchianico, San Angelo, Limosano, Civitavecchia, Tortorice, Giarratana, Motya (Mothia).

Si hanno già notizie della casata ai tempi dell’Imperatore del Sacro Romano Impero d’Oriente Basilio (812-886) di cui MAURUS fu Vicario di Antiochia e poi di Amalfi.

Ebbero lo juspatronato della Chiesa di Sant'Andrea degli Scopari in Napoli ed, insieme alla Famiglia Corsaro, della Chiesa di Prajano, a Torre Annunziata del Santuario dell’Annunziata e del convento dei Padri Celestini. E’ del 1324 la notizia attestante l’esistenza di uno dei primi e più antichi presepi, questo era in Amalfi nella Cappella di Casa d’Alagno. La famiglia d’Alagno/a, ha goduto nobiltà non solo in Amalfi, ma nella città di Napoli al Seggio di Nido, in Bari a Messina e Marsala dove ha ottenuto il Patriziato, ed in Taranto. Una delle 27 famiglie nobili amalfitane che portavano l’appellativo di “Comite“ quale titolo d’onoranza e d’illustre origine (conferito dalla venale corte bizantina agli anziani di codesto popolo navigatore), divenuto casato ereditario delle loro prosapie. Si sa che dai tempi degli Angioini, questi nobili casati d’Amalfi, come i Cappasanta, i Capuano, d’Alagno, gli Augustaricci, i Corsari, i Favaro e altre case patrizie, esercitavano la mercatura, accumulando enormi ricchezze tanto da prestare denaro a mutuo al re Carlo I Angiò,  ricevendo in pegno la corona reale ingemmata, come si trova annotato nei registri Angioini (Car. I° an. 1275 lit, B fol. 26 V) Una di queste fu i d’Alagno che già aveva vasti possedimenti, tra cui delle terre in Sant’Anastasia, non lontano dai beni del convento di San Severino e Sossio di Napoli. Il capostipite della casata fu MAURO d’Alagno nel IX secolo, vicario d’Antiochia sotto il S.R. Impero d’Oriente di Basilio (812-886) e poi d’Amalfi, dal 1°settembre 839; PIETRO fu conte della repubblica d’Amalfi nel 900; CESARE o CESAREO (1225-Amalfi 13 agosto1263) nobile patrizio e arcidiacono d’Amalfi e arcivescovo di Salerno per volere di Papa Onorio III, sepolto nel Chiostro Paradiso del Duomo d’Amalfi dove vi era il sarcofago che rappresentava a basso rilievo le “nozze di Peleo e Teti” sulla superficie laterale e “Romolo e Remo allattati dalla lupa” ad uno dei capi, con l’iscrizione “CAESAREUS ALANEO IACET ARCHIDIACONUS ISTE IURIBUS ORNATUS CUI PRESTES COELIVA CRISTE ELECTUS FUERAT SALERNI MORTE QUEVIT PROVIDUS ET LARGUS PER FAMAMSUAM CREVIT MCCLXIII” il suo sigillo è conservato nel Museo Diocesano di Salerno; ANDREA (...-1331) Canonico Amalfitano fu vescovo di Ravello e poi per volere di Celestino V, Arcivescovo d’Amalfi (1294-1329) sepolto nella chiesa ove si legge: “PRAFULIS ANDREA IUFFU FIT CONDITA CRYPTA HIQUA NATALIS DOMINI FUNT DOGMATA PIETA. FACTCIA COSTRINGIT QUI MUNDI ELIMINA CINGIT NOS, AFINUS STANTES, NOSCUNT PUERUM DOMINANTEM UT FOLIS RADIUM NON LAEDENS VITREA TRIUNFIT, SIC DOMINI MATER POST PARTUM VIRGO REMAN REMANDIT. OBTINEAT VENIAM CUM JUSTIS CONFOCIATUS DE ALANEO DICTUS HIC PRESUL COMMEMORATUS. HIC JACET CORPUS ANDREA DE ALANEO ARCHIPISCOPI AMALPHITANI DOMINUS ANDREA DE ALAGNO PRESULE CIVIS AMALPHIA HANC CAPPELLAM CONSTRUI FECIT. ANNO DOMINI MCCCXXXI”; BELTRAIMO o BELTRANDO (….Amalfi 1408) illustre giuriconsulto, Auditore della Sacra Rota, vescovo di Famagosta e poi di Gubbio per volere del Papa Bonifacio IX, Arcivescovo di d’Amalfi (1401-1408) dove rimane fino alla morte, con Epigrafe: “SISTE QUI VIDES MUNDI POMPAM MODO VIATOR, CIVILIS DOCTOR IURIS SACRIQUE PATAVII, AUDITOR CONTRADICTORUM CENSOR ET ALTI PONTIFICIUS VERUS REFERENDARIUS FAMAGUSTEA PRAE SUITO, EUGUBII SIBI PRAE SUE AMALFIA TANDEM QUIEVIT IHC RECUBAT, BERTRANDUS ALANEUS AMPIO ANGUINE ET ANTIQUO GENITUS CORPUS TERRIS, IUNNIO IN MEDIO FUERAT INDICTONE I. SEPULTUS MILLESIMO ADRIGENTESIMO QUIBUS BIS IUNGANTUR OCTO” vescovo di Ravello dal 1401 al 1408. Il casato fu feudatario sotto Carlo I D'Angiò, passata a Napoli nell'anno 1260, nel 1330 sotto re Roberto fu investito, per i meriti verso la Casa Reale, del feudo di San Nicandro e Sicignano con il titolo di Barone, fu iscritto al seggio di Nido con PALAMEDI, valoroso cavaliere, di cui la regina Giovanna I di Napoli si servì in molti eventi. Nel 1345; ROBERTO ebbe in eredità il feudo di Grisolia in Calabria per avere sposato una Fasanella. Da JACOPO Nobile Patrizio d’Amalfi e Napoli e da Caterina Caracciolo Pisquizi figlia di Bartolomeo e di Capece del Gaudio, nasce: GIOVANNETTO e NICOLA (…-† post 1468) Nobili Patrizii d’Amalfi e Napoli, Cavaliere del Seggio di Nido. NICOLA (….-† post 1468) Maestro Ostiario, Maggiordomo Maggiore fu Consigliere di Stato e Ambasciatore di Re Ladislao di Durazzo nel 1404/5 , quando al trono succede nel 1414, la sorella Regina Giovanna II d’Angiò Durazzo nel 1415 lo nomina, capitano di giustizia di Torre del Greco e barone di Torre Annunziata, e il 4 Agosto 1419 ne diventa primo feudatario avendola avuta in burgensatico, anche ampie terre di Casale e Silva Mala; a Torre Annunziata costruisce un maniero e la Chiesa dedicata a Santa Maria dell’Annunciata con attiguo Convento; per conto di Giovanna II, regge Anagni e Cori nel 1414; nel 1428 Papa Martino V lo nomina Senatore Romano e in tale qualità conferma gli statuti dei Merciai con lettera del 26 luglio 1428 “Nicolaus de Alagno de Neapolis Miles Dey Gratia alme Urbis Senator Illustris”. Ambasciatore presso il Re di Tunisi nel 1430; nel 1435 Nobile e Balì della Balia Popolare dell’interregno, è tra i rappresentanti dei Seggi di Napoli per l’omaggio alla Regina Isabella; nel 1442 Re Alfonso il Magnanimo ordina la costruzione del castello di Torre Annunziata e lo nomina Conte di Sarno; al Museo Lateranense, sul muro dello scalone c’è l’epigrafe sotto l’arma: “ARMA MAGNIFICI MILITIS DNI- NICOLAI DE ALANEO DE NEAPOLI SENATORIS- AN DNI MCCCCVIII”, posta lì dopo essere stata tolta dal Palazzo del Quirinale. Sposa Covella Toraldo (…-†post 1458) figlia di Angelo Signore di Toraldo e di Stefania Assante patrizia napoletana. Nel 1448 Alfonso D'Aragona, conquistata Napoli, s’innamora perdutamente di LUCREZIA D'ALAGNO (1430-1476) ultima figlia dei sette di Nicola I, d’anni 18 , al punto di volere divorziare dalla moglie. Lucrezia, dai Napoletani da altri regnanti, è considerata la vera Regina di Napoli, Alfonso la nomina Contessa di Caiazzo e le dona l’isola d’Ischia, lei compra le terre di Somma e fa costruire il castello. Alfonso nel 1452, nomina i suoi fratelli, UGO (….-1498) Nobile Patrizio di Amalfi del Seggio del Nido, succede alla morte del padre nella Signoria di Torre Annunziata nel 1461, dove completa il maniero con la costruzione della Torre di Siena, nominato da Alfonso d’Aragona il 5 Maggio 1455 Gran Cancelliere del Regno, Senatore romano, Conte di Borrello, alla morte del fratello Giovanni gli succede nei titoli di Conte di Gioja Tauro e Rosarno e Candidona, dal 1457 al 1481 Signore di Roccarainola, “Familiare del Re” sposa Francesca Pietramala nipote di Floramonte e riceve come dote: il feudo di Roccarainola – MARIANO (1425-1482) Nobile Patrizio di Amalfi, del seggio del Nido dal 1442 Castellano e Governatore di Monteleone (18 marzo 1455) fortifica il castello di Vibo Marina nel 1442, fu Senatore Romano e il 26 febbraio 1443 Alfonso lo fa Conte di Buchianico, barone di Monteleone, barone di Guardiagrele, di Maino in Abruzzo, marchese della Buccanica e ornato dell'Ordine del Cingolo Militare, sposò Caterinella Orsini il 5 dicembre 1452 (1425-1470) nobile romana figlia di Giovanni, conte di Manopello. Le sepolture sono nella chiesa di San Domenico Maggiore Napoli. Gli Alagna goderono sempre del patriziato d’Amalfi. Il ramo della Sicilia e di Taranto si riannodano a questa di Napoli. Il ramo di Taranto e qundi pugliese, inizia con ANRONELLO, compagno d’arme di Raimondello Orsini principe di Taranto. In Sicilia, prima è stata in Messina con ANDREA (1296 - …), familiare di Re Roberto, nel 1321 nominato Vicerè e Giustiziere d’Abruzzo e Ultra, nel 1343, con il Re parte alla conquista della Sicilia, rimane a Messina dando origine al ramo siciliano, da cui FULCO giurato a Mazara del Vallo dal 1415 al 1416 (Catania 24 ottobre 1415 RC f. 143) e godette nobiltà in quella mastra di Messina. PIETRO (1413 – 1482) figlio di Giovannetto (…. -†post 1426), fratello di Nicola I, e di Antonella Porcelletta, Patrizio di Amalfi e di Napoli, fu Signore di Sicignano, San Gregorio, Romagnano, Polo, Braiano, Rodi e Licodeno, sposa, Maria Capece (….-† post 1494). Con l’accusa di aver partecipato alla congiura dei baroni contro Ferrante, viene espropriato dei beni. I figli, JACOPO (de Lagna) che teneva la Signoria di San Giorgi era in Francia con Re Federico; il fratello RAINERI (….-1556) viene reintegrato nelle Signorie di Romagnano e di Rayano, (1505), sposa Ceccarella Capece; Il figlio ALFONSO (1553-1625) sposa Isabella Lygni che con il consenso regio viene insignita del Marchesato di Romagnano; PIETRO (1611-1676), è dal 1632 marchese di Romagnano, sposa Silvia Mastrilli (1620-1679) figlia di Paolo, Signore di San Paolo patrizio di Nola e di Violante Mastrilli figlia di Marzio signore di Pantocchio e di Nola e d’Ortenzia Mastrilli dei signori di Tortorici e Giarratana. Da Pietro e Silvia nasce PAOLO dei marchesi di Romagnano, (Messina 1657-1719) signore di Tortorice, che sposa a Messina (circa nel 1686) Francesca Maria Ventimiglia di Geraci. Alla fine 1600 precisamente nel 1689 si trasferisce a Marsala come notaio. Da Paolo, discende, NATALE NICOLA Alagna-Ventimiglia, (1691-1755), che fa costruire la cappella della “Madonna della Neve” in Contrada Lasagna Marsala, in celebrazione del Santuario di Torre Annunziata, sposa a Marsala Gemma Clavica dei marchesi di Longano (1696-1764) la cui sepoltura è nella chiesetta della Madonna dell’Alta Oliva, juspatronato della famiglia Clavica; da cui, ROSARIO Alagna Clavica, notaio e giudice criminale in Marsala (1720-1799), sposa Carolina Sansone Milo di Campobianco (1719-1794) Mazara del Vallo, nel 1792 fu insignito della Baronia dell’isola di Mothia, avendola “in feudum, per se e i suoi, libero e immune di gravezza” trasmissibile al primogenito, da Ferdinando IV di Napoli, III di Sicilia e I delle Due Sicilie (I° Volume regie investiture 1129 foglio 63); archeologo per passione, incomincia nel 1793 i primi scavi archeologici a Mozia (Mothia) a seguito incarico dei custodi alle antichità della Sicilia occidentale il principe di Torremuzza e alla morte di questo, da Monsignor Alfonso Airoldi, nominato con biglietto vice regio, del Principe Caramanico il 16 ottobre 1792 di soprintendere alla conservazione dell’antichità del Val di Mazara; portando alla luce diversi reperti archeologici conservati in parte al museo Whitaker. Inseguito è stato nominato vice-sovrintendente alle antichità del territorio di Trapani, fu giudice criminale dal 1794 al 1795, alla sua morte nel 1799, è stato sepolto nella chiesa dell’Annunziata o del Carmine a Marsala, oggi sede dell'archivio storico; Primogenito di Rosario: NATALE Alagna-Sansone-Milo, II barone di Mothia, giureconsulto (1752- 1810) sepolto nella stessa tomba del padre, sposa Matilde Cusa dei baroni delle Sagrestie Regge di Mazara (1755-1801), nel 1798, la deputazione di Marsala, lo incaricò di contattare il comando della flotta francese, ormeggiata di fronte la città di Marsala, da cui la popolazione era spaventata per un presunto sbarco di soldati. Con Natale, altri sei fratelli, di cui uno si è trasferito a Partanna, dando origine al ramo di Partanna dal quale discende ROSARIO Alagna (Partanna 12 giugno1853-Palermo 1924) matematico, docente all’Università di Catania e di Palermo uno dei fondatori del Circolo dei Matematici di Palermo. Figlio di Natale: ROSARIO GIUSEPPE Alagna Cusa (1787-1856) III barone di Mothia. sposa Marianna Canino (1789-1858), figli: barone NATALE Alagna-Canino (1828-1908) dottore in farmacia fondatore del laboratorio farmaceutico “Alagna” sposa Girolama Tumbarello (1830-1897) dama di San Vincenzo; CARLO Alagna Canino dei baroni di Mothia (1834-1914) da cui ha origine il ramo secondogenito, annotato sull’Annuario della Nobiltà Italiana (Vol. I, Parte II, Ediz. XXX, SAGI) e sorelle. Figlio di Natale, barone don GIUSEPPE Alagna-Tumbarello farmacista, (1863-1943) Cavaliere della Corona D’Italia, sposa Marianna Martines dei marchesi di Montemuros (Palermo 1857-Marsala 1918) e sorelle; figlio, barone don NATALE ROSARIO MARIA Alagna-Martines, (1901-1962), sposa Giovanna Paola Bertolini di Monte Planeta (Marsala 1911-2000), e sorella Girolama. Figlio di Natale e attuale rappresentante: GIUSEPPE, Rosario, Jacopo, Maria Alagna-Bertolini, architetto nato nel 1937 sposa nel 1971 Palermo, Loredana Lucido nata a Udine 1950, di Salvatore Grand'Ufficiale, generale d'artiglieria (1914-1988) e di Dina Piacentino Melendez (1920-1984); sorella Marianna, nata nel 1935 farmacista, sposa nel 1962 Tommaso Spadaro Giannitrapani (1933) avvocato, scrittore, saggista storico. Figlio di Giuseppe, MAURO NATALE Alagna-Lucido (Palermo 1971) architetto Magister, seminarista e sorella Vanessa Maria (San Vito lo Capo 1974) architetto Magister.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922, nel registro delle famiglie nobili italiane, nell’Albo Nazionale Famiglie Nobili, nell’ Annuario della nobiltà Italiana, nell’Albo d’Oro delle famiglie Nobili e Notabili Italiane, come ramo secondogenito, nel “ Libro d’Oro della Nobiltà Italiana”.

L’impronto gentilizio della nobilissima stirpe d’Alagno, Alagna, Alaneo è d’argento alla croce d’azzurro caricata da cinque gigli d’oro di Francia.” Casata di molto splendore e di considerevole antichità, così si da causa in un documento del 1323 stipulato sotto Re Roberto d’Angiò”, dell’illustre genealogia di questa Famiglia.

N.d.A.: un ringraziamento particolare all’Arch. Giuseppe Alagna per le utilissime notizie fornitemi per il completamento della storia del casato.

Arma: d’oro sormontata da croce rossa ornata da cinque gigli d’argento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Palazzo Antignano-Alagna secolo XIV, Capua

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Particolare dei blasoni Palazzo Antignano Alagna, Capua. Clicca per ingrandire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Archivio Ciro La Rosa, clicca per ingrandire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ALBAMONTE

Titoli: Baroni

Dimora: Palermo

Secondo il Mugnos la famiglia si affermò all’epoca dei Vespri Siciliani anno 1282 con LEONE governatore di Naro. GIOVANNI, da re Federico III d’Aragona, ottenne, per il suo valore, il feudo di Motta d’Affermo. Riconfermato a GIOVANNI GIACOMO il 15 settembre 1457 con l’aggiunta dei feudi di Spataro. GUGLIELMO, capitano di ventura con Prospero Colonna al servizio del re di Spagna, fu uno dei tredici cavalieri della disfida di Barletta, avvenuta nell’anno 1503, con Ettore Fieramosca che li vide vittoriosi sui francesi.

Monumento della Disfida di Barletta - in Barletta (Archivio Ciro La Rosa)

FRANCESCO, dottore in teologia, sindaco apostolico in Terrasanta dal 1702 al 1709, protonotario e arciprete di Borgettone nel 1702, annotato nella “Bibliotheca Sicula” del Mongitore.

Iscritti nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di rosso al monte d’argento, al sole figurato nascente, alias: inquartato nel primo e di quarto di verde a quattro fasce d’argento, nel secondo e nel terzo di rosso alla stella d’oro

 

 

 

 

ALBAMONTE SICILIANO

Titoli: Conte Palatino, nobile di Capua

Dimora: Napoli, Capua

E’ un ramo della precedente famiglia, si trasferì in Capua nel XVI secolo, dove venne detta “Siciliano” per le sue origini, con GUGLIELMO uno dei tredici cavalieri della disfida di Barletta che si trasferì a Capua, il suo sepolcro e nella chiesa di Santa Caterina, un discendente CRISTOFORO sposò nel 1559 Costanza Fieramosca che gli portò in dote il feudo di Romagnano. SALVATORE, ebbe confermato da Filippo II re di Spagna, in data 20 marzo 1585, il cognome Albamonte Siciliano, l’iscrizione nella nobiltà di Capua e il blasone attuale.

GIUSEPPE nominato conte Palatino il 20 aprile 1709 con trasmissibilità maschile e femminile.

DIONISIO nell’Ordine di Malta nel 1793. Ultimo vivente, anni ‘30 circa del XX secolo, era CARLO, ammiraglio della Regia Marina italiana, al quale vennero riconfermati i titoli nel 1911 ed iscritto nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di azzurro alla fascia d’oro, accompagnata da un’aquila bicipite di nero alla corona e da una stella d’oro

ALBERTI

Titoli: nobili di Sicilia

Dimora: Sicilia

Si crede discendano da un conte bavarese BONIFACIO I Adalberti, suddito dell’imperatore Carlo Magno, che nel IX secolo ebbe assegnato dall’Imperatore il governo di Lucca e della Toscana, con i titoli di conte di Lucca e Marchese-Duca di Toscana nel 812; gli successe BONIFACIO II investito degli stessi titoli del padre il quale nel 823 organizzò una vittoriosa spedizione in Sardegna per cacciare dall’isola gli Arabi, a cui partecipò il fratello conte BERNARDO, per questa impresa fu nominato dall’Imperatore governatore e tutore della Sardegna, ed a lui sono intitolate ad imperitura memoria le “Bocche di Bonifacio”. Nel XIII secolo la famiglia con GUGLIELMO, ottenne in Sardegna il “Giudicato” d’Arborea e Gallura, in quei tempi la Sardegna era divisa in regni indipendenti chiamati “Giudicati” ed i regnanti appellati a loro volta “Giudici”. ADALBERTO I Adalberti, conte di Lucca, marchese duca di Toscana dal 839, in seconde nozze sposa Rottilde sorella del duca di Spoleto Lamberto che fu Imperatore. ADALBERTO II, investito degli stessi titoli dal 889, sposa in seconde nozze Berta, nipote di Carlo Magno e figlia dell’imperatore Lotario, dal primo matrimonio ebbe UGO che divenne re D’Italia. GUIDO che sposa Marozia contessa Teofilatto dei conti di Muscolo, da cui ALBERICO Teofilatto dei conti di Muscolo. SIGFRIDO del Comitato di Lucca, conte di Bologna e di Reggio. ADALBERTO ATTO (da cui la famiglia degli Attoni) conte di Mantova, Pavia, Reggio, Modena e Canossa; TERALDO marchese di Canossa; BONIFACIO III marchese e duca di Toscana, conte di Canossa, sposa Willa dei marchesi di Spoleto, padre della Gran Contessa MATILDE di Canossa. Da TEOBALDO di Canossa il figlio ALBERTO Adalberti da cui discendono gli Alberti conti di Prato, Mangona, Vernio ecc. e quindi un FABRIANO Conte di Catenaja il quale ebbe tre figli da tre mogli diverse, uno di questi il conte ALBERTO detto “Rustico” che passò in Firenze nel 1200, diede origine ai conti Alberti di Firenze e Catenaja, da lui discende NICCOLÒ che durante le guerre tra guelfi e ghibellini , venne in esilio in Sicilia nel 1430, sotto il regno di Alfonso il Magnanimo, e diede origine al ramo siciliano della famiglia: ANTONIO in Palermo fu barone del caricatoio di Girgenti e di Siciliana, Vicario del Regno, nominato dallo zio ARNALDO Albertini Vescovo di Patti, per due volte governatore del Regno di Sicilia. NICCOLÒ in Messina barone di Gurafi di seguito: FRANCESCO barone di Gurafi, GIOVANNI barone di Gurafi, SIMONE barone di Pentadattilo nel 1589, GIUSEPPE barone di Pentadattilo e dal 1619 Marchese di Pentadattilo, il fratello STEFANO D’Albertis barone di Pagliara in Napoli. LORENZO marchese di Pentadattilo, governatore della Arciconfraternita degli Azzurri in Messina. DOMENICO marchese di Pentadattilo e dal 1685 duca di Melito dalla Ville; TEODORA, marchesa di Pentadattilo e duchessa di Melito dalla Ville, sposa Francesco Ruffo di Bagnara, e con lei si estingue il ramo principale del casato. ANTONINO, giudice pretoriano di Palermo negli anni 1729/30, 1739/40 e del Concistoro negli anni 1749/51; GIUSEPPE, anche egli giudice del Concistoro nel 1735. Il casato passò all’ordine di Malta, come quarto di altra famiglia, in persona del nobile AMBROGIO Pietrasanta - Carpani - Reitano ed Alberti, ricevuto nel detto ordine l’anno 1706. Da FRANCESCO discende il ramo attuale che prosegue con ANTONIO, SEBASTIANO, DOMENICO, GIUSEPPE, FRANCESCO, CARMELO, GIUSEPPE SALVATORE, rappresentato nel XXI secolo da GIUSEPPE. La famiglia annovera diversi ambasciatori, priori del governo di Firenze, cardinali tra cui ARDOINO e STEFANO nel 1439, un pontefice INNOCENZO VI (pontificato dal 1352 al 1362) al secolo Stefano d’Alberti (Aubert) nato in Francia. Fa parte della famiglia il celebre pittore, scienziato e architetto LEON BATTISTA (Genova 1404 – Roma 1472), laureato in diritto canonico e membro della Cancelleria Pontificia. Un ramo del casato con TOMMASO, nelle lotte fra guelfi e ghibellini, dovette riparare in Francia e furono governatori di Provenza, duchi di Lunys e di Chevreuse. Appartiene alla famiglia santa ODILIA nata nel VI secolo, sorella del conte D’Alsazia ADALBERTO, figli entrambi di ALDARICO, conte D’Alsazia e dell’alta Lorena, da questi discende Bonifacio I menzionato quale capostipite.

Iscritta nell’Elenco delle Famiglie Nobili della Regione Siciliana.

Arma: d’azzurro alle catene d’oro unite al cuore da un anello dallo stesso al capo uno scudetto d’oro caricato dal giglio di rosso (il giglio emblema di Firenze, che gli Alberti di Sicilia aggiunsero nel loro stemma, per attestare in perpetuo, l’origine fiorentina del casato).

ALBERTINI

Titoli: principi, marchesi, patrizi Napoletani

Dimora: Napoli, Palermo

Originaria di Maiorca , stabilitisi al tempo di Carlo I D’Angiò a Nola, un ramo passò in Sicilia nel XV secolo ed un altro ad Otranto. Aggregati al seggio di Portanova nel 1721 in Napoli ed iscritta nel Libro d’Oro della nobiltà Napoletana, Taranto e Palermo. Fecero parte dell’Ordine di Malta nel XVI secolo. Decorata dell’Ordine di San Gennaro. Tra i vari personaggi illustri GIROLAMO vescovo di Avellino nel 1541; CAMILLO priore di Barletta dell’Ordine di Malta nel 1643; ALBERTINO Governatore di Catanzaro. Principi di Leveranno e San Severino di Camerota nel 1627 e di Cimatile nel 1645; marchese di San Marzano nel 1612.

Con Regio Rescritto del 13 dicembre 1855 i titoli suddetti vennero confermati con l’aggiunta di Patrizi di Napoli.

Iscritti nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro all’aquila spiegata d’argento coronata d’oro, attraversata da una fascia di rosso caricata di cinque gigli d’oro

ALBINO

Titoli: patrizio di Benevento

Dimora: Benevento

Motto: Pernox luna magnifica facere

Famiglia di antica nobiltà, si hanno notizie sin dal XII secolo, la tradizione afferma di un RUGGIERO che abbia partecipato alla battaglia di Benevento; un ramo della famiglia si stabilì a Napoli ed ascritto al seggio di Porta poi estintosi nel XVII secolo.

PAOLO ebbe la concessione del titolo di marchese nel 1634 da Filippo III di Spagna; FILIPPO vescovo di Sant'Agata dei Goti nel 1699; Monsignor NICOLA arcivescovo di Atene e canonico di San Pietro nel 1739. Un ramo della famiglia Della Vipera si estinse negli Albino.

Il casato iscritto nell'Elenco Ufficiale Nobiliare italiano anno 1922.

Arma: d'azzurro all'artiglio alato di nero, accompagnato in capo da un crescente d'argento.

ALDOMORISCO o ALDOMORESCO

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

DALESSANDRO

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

dALESSIO

Titoli: Nobili napoletani

Dimora: Cammarata, Nicosia, Napoli

Provenienti da Roma si stabilirono in Sicilia, secondo il Mugnos, con i fratelli PARTENIO e GUIDONE.

MATTEO ottenne il feudo di Nissuria da parte del re Federico III d’Aragona; ANTONIO, dottore in legge, con privilegio del 4 novembre 1401 ottenne una salina in Marsala; FRANCESCO il feudo di Bugidiano nel 1479; NICCOLO’ tesoriere della città di Catania nel 1511; GIOVANNI capitano di giustizia nel 1535; NICCOLO’ con il matrimonio con Garita di Mulicato incamerò in data 29 ottobre 1502 la baronia di Sisto.

GIOVANNI VINCENZO capitano di giustizia in Nicosia 1798/99; PIETRO BERNARDO ottenne il feudo di Pasquali con privilegio del 19 novembre 1771.

PASQUALE maggiore del “9° Reggimento Puglia” partecipò alla difesa del Regno delle Due Sicilie nel 1860, ferito gravemente a Palermo il 27 maggio contro i garibaldini, viene decorato da re Francesco II della Croce di Diritto di San Giorgio.

Un ramo della famiglia si stabilì in Napoli, discendente dai baroni di Sisto, quali ufficiali dell’esercito. GIANDOMENICO capitano generale di artiglieria; il figlio CARLO per il matrimonio con una nobildonna della famiglia Bonito venne iscritta alla nobiltà di Amalfi nel 1650.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di oro a tre rose di rosso poste due a uno

Stemma D'Alessio. Cortesia Michele Tota. Clicca per ingrandire

 

 

ALFANO

Titoli: nobili di Nola, baroni di Cannice

Dimora: Napoli, Nola 

Originari di Nola ed iscritta in quella nobiltà nel 1554.

CARLO acquisì il titolo di barone di Cannice con il matrimonio con Maria Benedetta De Notaris nel 1763. Riconosciuto il casato in tali titoli nel 1899 con l’aggiunta di nobile di Nola, solo per i maschi, e di Berlem estensibile ai maschi e alle femmine. VITO 1° tenente del “Reggimento Carabinieri Reali” partecipò alla campagna del 1860 per la difesa del Regno delle Due Sicilie, combatté sul Volturno il 1 ottobre, preso prigioniero con il suo reparto a Caserta il giorno successivo.

Iscritta nell’Ordine di Malta anno 1791.

Iscritta nell’elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922. 

Arma : d’azzurro alla fascia d’argento accompagnata da tre stelle ordinate e da un monte di tre vette tutto in oro

ALFARANO CAPECE di Giurdignano

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

ALIFI o GALIFI

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

ALIMENA

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

ALIPRANDI di Nocciano

Titoli:barone, nobile di Penne col predicato di Nocciano

Dimora: Penne

Il casato è un ramo della famiglia originaria di Milano, ebbe anche il titolo di Conte Palatino, si trasferì in Abruzzo con GIOVANNI che, in qualità di maggiordomo e confidente personale di Margherita d'Austria la seguì nel 1575, poiché ad ella venne data in dote, dall'imperate Carlo V il paese di Penne, in provincia di Pescara, nel 1522. Il figlio, ODOARDO, si stabilì in Penne dopo aver ricevuto riconoscimenti e privilegi da parte di Filippo II re di Spagna. Nel 1670 ANTONIO, figlio di Odoardo, ebbe il possesso del feudo di Nocciano. Il casato fu ricevuto per “giustizia” nell'Ordine di Malta nel 1794 in persona di DOMENICO e DIEGO. Vivente nei primi anni del XX secolo il barone DIEGO deputato del Regno d'Italia.

Arma: grambiato di oro e di rosso, con lo scudetto d'oro all'aquila di nero col volo abbassato

alias: grambiato d’argento e di rosso con lo scudetto all’aquila di nero col volo abbassato.

 

ALMIRANTE

Titoli: duca di Cerza Piccola

Dimora: Napoli

Per concessione del 9 settembre 1691 venne decorata del titolo di duca di Cerza Piccola; ultimo intestatario nel 1794 PAOLO e ai suoi discendenti maschi primogeniti.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: partito: nel 1° d’oro ad una lanterna di rosso, 2° di rosso a due ancore d’oro poste in croce di Sant’Andrea.

ALTHAN

Titoli: patrizio Napoletano

Dimora: Austria, Napoli

Nobile famiglia austriaca di antica nobiltà. Si ricorda in Napoli il viceré del periodo austriaco MICHELE FEDERICO (1682-1734) nominato vescovo il 4 gennaio 1728 per la città di Vàc, ambasciatore austriaco presso la Curia Romana, consigliere personale dell'imperatore Carlo VI, fu viceré di Napoli dal 19 maggio 1722 al 31 luglio 1728, durante il suo periodo di vicereame puntò sul riordino della Magistratura, sulla correttezza amministrativa, su di una più equa distribuzione dei carichi fiscali a scapito della feudalità ed in particolare dei baroni che la facevano da padroni; sotto il profilo culturale egli mostrò un notevole interesse verso la cultura Napoletana che incentivò nel migliore dei modi possibili.

Nel 1714 e nel 1723 il conte GIOVAN MICHELE, cavaliere del Toson d’Oro, ottenne l’aggregazione “honoris causa” nel seggio di Montagna in Napoli.

Il casato iscritto in seguito nel Libro d’Oro della Nobiltà Napoletana e per tutti i maschi primogeniti discendenti da Giovan Michele.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di rosso alla fascia caricata da una A maiuscola di nero

 

Blasone Althan. Archivio Ciro La Rosa, clicca per ingrandire

 

 

 

 

ALVAREZ de TOLEDO o TOLEDO

Titoli: principe di Montalbano duca di Ferrandina, duca di Montalto, conte di Adernò, conte di Caltabellotta, conte di Collesano, conte d’Alba, signore di Caltavuturo e delle due Petralie, duca di Bidona, conte di Sclafani , Grande di Spagna di prima classe, patrizio napoletano

Dimora: Napoli, Madrid

Per quanto riguarda l’origine del casato ci sono varie opinioni, alcuni sostengono che sia discendente da don ALFONSO VI re di Toledo, altri da CINTILA cavaliere della tribù dei Goti che cacciando i Romani dalla Spagna nel 524 abbia preso possesso della città di Toledo, o discendente da GARZIA Alvarez gentiluomo di Toledo al tempo di don Alfonso II re d’Aragona.

Il casato iscritto nel Seggio di Montagna in Napoli e nel Libro d’oro della Nobiltà Napoletana, diede ben cinque vicerè al Regno di Napoli, ma il più famoso rimasto impresso nella storia di Napoli fu il vicerè Pedro da Toledo di cui si narra nel corpo della storia della famiglia. Un ramo si stabilì in Lucera nel 1541; insignita del Grandato di Spagna e del prestigioso Ordine del Toson d’Oro.

FERNANDO Gran Maestro dell’Ordine di San Giacomo nel 1359, signore dello stato di Valdecorneja in Spagna; FERNANDO , secondo signore di Valdecorneja, primo maresciallo di Castiglia; FERRANTE capitano generale per conto di re Giovanni II, si battè eroicamente contro i “Mori” che infestavano la Spagna, vincendo molte battaglie e sottraendo al dominio saraceno molte città, per i servigi resi venne nominato conte d’Alba, titolo esteso ai suoi discendenti; GUTIERREZ arcivescovo di Toledo nel 1430; GARZIA conte, duca d’Alba, marchese di Coria, conte di Salvatierra, signore di Valdecorneja, cavaliere del Toson d’oro, tra i Grandi di Spagna che assistettero all’incoronazione di Carlo V, vicerè di Castiglia e di Leon; FEDERICO, stessi titoli del precedente, combattente valoroso nella guerra di “Granada” contro i saraceni in Spagna, capitan generale nella guerra contro la Francia, per i suoi meriti ottenne i titolo di duca d’Huesca, partecipò quale capitano d’arme nelle guerre in Fiandra ed in Italia per l’imperatore Carlo V; FERRANTE, insignito degli stessi titoli, tenace combattente per i re di Spagna in Francia, Germania Fiandre, Ungheria, Africa e la stessa Spagna, nominato vicerè di Napoli (Capitan Generale) nel 1556, contrastò tenacemente il Papato conquistandone le Romagne, nonostante che papa Paolo IV avesse avuto l’aiuto francese con le truppe del duca di Guisa venne sconfitto, dovette firmare la pace nel 14 settembre 1556; ENRICO signore di Mancera, “gentiluomo di camera” dell’imperatore Carlo V; GIOVANNI, cardinale di San Sisto vescovo di Burgos.

PIETRO, (1484-1553) duca d’Alba, secondogenito di Federico, nominato viceré (capitan generale) di Napoli, resta il più famoso viceré la cui memoria è ancora impressa nei Napoletani, commendatore dell’Ordine di San Giacomo, patrizio napoletano, Grande di Spagna, sposò donna Maria Ossorio Pimentel marchese di Villafranca, ed in seconde nozze Vincenza Spinelli, svolse il suo mandato a Napoli, considerato il primo che si interessò fattivamente del governo di Napoli e del Regno, vi fece solenne ingresso il 4 settembre 1532, il mandato durò 21 anni, la sua attività fu varia e complessa: dalle usurpazioni demaniali dei baroni alla sicurezza dei cittadini, alla costruzione di nuovi alloggi, fu sua la nascita dei “Quartieri Spagnoli” (acquartieramenti delle truppe di stanza in Napoli), al richiamo dei giudici al loro dovere e non ai propri interessi, scomparvero dalla scena napoletana le organizzazioni criminali dei “capeadores” e dei “compagnoni”, va a suo merito il senso scrupoloso del dovere con cui esercitò il suo ufficio di supremo amministratore della vita Napoletana. Famosa sua opera è ancor oggi la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, oggi inglobata nel palazzo della sede del Comune di Napoli in piazza Municipio, dietro l’altare maggiore vi è il sepolcro, di Giovanni da Nola, voluto per sé e la prima moglie morta nel 1539, ma al suo interno riposano solo la moglie ed il figlio Luigi, mentre egli è sepolto nel Duomo di Firenze.

Il monumento funebre di Pedro de Toledo e della moglie Maria Ossorio Pimentel. Napoli, San Giacomo degli Spagnoli.

Foto di Ciro La Rosa, clicca sulle immagini per ingrandirle

LUIGI figlio del precedente, nominato viceré (luogotenente generale) del Regno di Napoli dal marzo ai primi di giugno del 1553, la sorella ELEONORA moglie di Cosimo I de’ Medici granduca di Toscana, ed è in Firenze nella Cappella Medicea del Duomo, che è seppellito il padre PIETRO, morto il 22 febbraio 1553 mentre era in visita alla figlia; PIETRO capitan generale del Perù nel 1600, marchese di Mancera; ANTONIO duca d’Alba, conte di Lerin, e di Salvaterra, cavaliere del Toson d’Oro, viceré del regno di Napoli nel 1622; GARZIA (-1578) marchese di Villafranca, viceré (Capitan Generale) della Catalogna, contrastò duramente le incursioni dei pirati e dei saraceni nel Mediterraneo, conquistò la fortezza del Pignone caposaldo in Marocco dei pirati nel 1565, e per questo atto di valore venne premiato con la carica di viceré in Sicilia, con una flotta di 115 galee debellò i Turchi che avevano posto sott’assedio l’’isola di Malta, ma pochi anni dopo dovette intervenire nell’Adriatico per proteggere il litorale pugliese ed in particolare la città di Brindisi, ove con 85 galee pose in fuga i Turchi, venne di nuovo premiato col titolo di principe di Montalbano e duca di Ferrandina, trasmissibili a tutti i suoi eredi primogeniti; BERNARDO stratigoto di Messina nel 1589; FRANCESCO cardinale di Santa Maria Trasportina; PIETRO marchese di Villafranca, duca di Ferrandina, principe di Montalbano, capitan generale della squadra navale del Regno di Napoli, venne nominato nel 1618 governatore dello stato di Milano, combattendo nelle guerre contro il duca di Savoia; FEDERICO FRANCESCO investito dei titolo predetti e di conte di Pegnaramiro, signore di Cabrera, Ribera, Valle Lossada, grande di Spagna, commendatore dell’Ordine di San Giacomo, consigliere di Stato, capitan generale delle Galee di Napoli, nominato vicerè di Napoli nel 1671 nella vacanza di Don Pietro d’Aragona, al suo ritorno passò come viceré in Sicilia, ritornato poi in Spagna venne nominato governatore del Supremo Consiglio d’Italia; ANTONIO duca di Bivona nel 1754.

Viventi nella prima metà del XX secolo: GIUSEPPE, patrizio Napoletano, gentiluomo di camera di re Alfonso XII di Spagna, grande di Spagna, cavaliere di gran Croce dell’Ordine di Carlo III e cavaliere di Calatrava, con decreto ministeriale del 20 maggio 1894 venne riconosciuto dal governo italiano nei titoli di principe di Montalbano, duca di Ferrandina, duca di Montalto, conte di Adernò, conte di Caltabellotta, conte di Collesano, signore di Caltavuturo e delle due Petralie. Il predetto Giuseppe, per cessione avutane dal fratello PIETRO, investito del titolo di duca di Bidona, titolo, che ebbe riconosciuto con Regio Decreto del 29 dicembre 1854 e che con Decreto Ministeriale del 30 maggio 1894 venne riconosciuto al di lui figlio GIUSEPPE Alvarez de Toledo e Acuna, patrizio Napoletano, gran croce dell’Ordine Costantiniano, cavaliere dell’Ordine di San Ferdinando. Il titolo di conte di Sclafani riconosciuto in persona di FEDERICO Alvarez de Toledo, di Ignazio, di Francesco, patrizio napoletano.

Iscritta nel Libro d’oro della Nobiltà Italiana, Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922, iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Napoletana.

Arma: scaccato di quindici pezzi d’argento e d’azzurro.

Pedro de Toledo, viceré di Napoli. Clicca per ingrandire

 

Pedro de Toledo, viceré di Napoli (estratto dal tomo "I Viceré Spagnoli di Napoli" di G. Coniglio, edizioni Fiorentino, anno 1967). Clicca per ingrandire

 

 

 

AMARELLI

Titoli: nobili di Sicilia

Dimora: Messina

Famiglia Calabrese, iscritta nella nobiltà di Messina nell’anno 1656. Riconfermati nel 1835 con GIUSEPPE. Riconosciuti di “antica nobiltà” dalla Regia Commissione dei Titoli di Nobiltà del Regno delle Due Sicilie per l’ammissione nelle Regie Guardie del Corpo nel 1843.

Iscritta nell’elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone d’argento lampassato di rosso

AMARI

Titoli: conte di Sant’Adriano, barone dei Salti dei Mulini

Dimora: Palermo

Originaria di Trapani, le prime memorie certe risalgono a messer LEONARDO, gentiluomo di camera di Filippo III d’Aragona.

FILIPPO ottenne il feudo di Gibilvasili; NICOLO’ cavaliere dell’Ordine di San Giovanni della Spada; ANTONIO ottenne nel 1350 i feudi di Ficuzzi, Casacchio, Sullia; MICHELE maestro razionale di cappa corta del tribunale Regio Patrimoniale nel 1738, venne poi investito del titolo di conte di Sant’Adriano il 7 maggio 1722; GIOACCHINO senatore nel 1746; MICHELE e Bajardi conte di Sant’Adriano, marchese di San Carlo, ministro delle finanze nel 1848, senatore del Regno d’Italia dal 1861, consigliere della Gran Corte dei Conti, commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, pubblicò una “Storia del Vespro” e “Storia dei Mussulmani in Sicilia”.

I titoli nobiliari vennero riconfermati nel 1913 in persona di GABRIELE MARIA; GABRIELE assunse il titolo di barone dei Salti dei Mulini di Piazza il 15 marzo 1928.

Iscritti nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’argento alla sirena al naturale, posta sopra un mare d’azzurro movente alla punta con il capo dello stesso colore, caricato di una stella d’oro.

AMATO

Titoli: patrizi di Amantea e nobili

Dimora: Amantea, Napoli 

Antica famiglia di Amantea, con possedimenti di feudi e cariche civili in detta città.

 Un ramo si stabilì in Sicilia. Baroni di Rocca Guglielmina; iscritta nell’Ordine di Malta sin dal 1551. LUIGI decorato del titolo di barone il 25 marzo 1815, maresciallo del re Gioacchino Murat. FRANCESCO alfiere (sottotenente) del “11 Reggimento fanteria di Linea Palermo” partecipò alla difesa del Regno delle Due Sicilie nel 1860, presente nei combattimenti in Siracusa, capitolò nel settembre a Napoli.

Iscritti nell’elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Con Decreto governativo del 6 agosto 1928 riconosciuti patrizi di Amantea e nobili, titoli trasmissibili in linea maschile e femminile.

Arma: d’azzurro all’ippogrifo d’oro armato e lampassato di rosso, al capo d’azzurro caricato di tre stelle d’oro.

AMATO di Caccamo e AMATO di Sciacca

Titoli: duca di Caccamo, principe di Galati, duca di Santo Stefano, barone della Masseria, di Villanova, Belriparo, Bonfiglio, Cassarà, Galando e Verdura, nobile dei duchi di Caccamo

Dimora: Palermo, Messina

Antichissima famiglia spagnola venuta in Sicilia con Pietro III di Aragona nel 1282. I suoi primi rappresentanti noti sono BERNARDO e PAGANO che per i loro meriti e servigi ottennero dei feudi e la parentela della famiglia Peralta di Caltabellotta. GIOVANNI barone di Zaffuti, TOMMASO barone di Silinda e di altri feudi, e BARTOLOMEO barone della Masseria (1494). La famiglia nei secoli si suddivise in due importanti rami:

Ramo di Palermo: fu illustrato da FILIPPO, che sposò Agata Buglio e Gravina, e fu tre volte senatore dal 1631 al 1641, deputato del Regno nel 1643, capitano di giustizia, e per i suoi meriti creato principe di Galati nel 1644 dal re Filippo IV. Nel 1646 acquistò la baronia di Caccamo che dal re fu elevata in ducato. Fiorirono ancora in questo ramo BERNARDO, cavaliere di San Giacomo Antonio e di Alcàntara, e FILIPPO, governatore della compagnia della Pace. La famiglia possedette anche il ducato di Santo Stefano Superiore, titolo concesso nel 1705 a MARIA AGATA.

Ramo di Sciacca: fu illustrato da TOMMASO e MILIONE e da altri celebri personaggi che tennero la prime cariche di Sciacca fino a noi note nel XIX secolo. I membri di questo ramo ebbero le baronie di Villanova, Belriparo, Bonfiglio, Cassarà, Galando, Verdura etc. La famiglia è tuttora fiorente secolo XXI.

Il casato fu dichiarato nobile anche in Catania, nella Mastra Nobile ed ascritta il 20 settembre 1744 nella persona del dottor ANTONINO, eletto giudice della Gran Corte del Regno.

Armi: Ramo di Palermo:D'azzurro alla banda d'oro ed un leone d'oro passante accompagnata all'angolo destro da una cometa d'oro e nell'angolo destro della punta da una stella dello stesso.

Ramo di Sciacca: D'azzurro con sei stelle d'oro a sei raggi, ordinate 3,2 e 1.

 

D’AMBROSIO

Titoli: nobili, principi di Marzano

Dimora: Napoli

Con privilegio del 14 febbraio 1733 ottenne il titolo di principe, riconfermato con decretazione della Regio Camera della Sommaria il 31 marzo 1762 per il feudo di Marzano. Tra i vari possedimenti: il feudo di Rocca Monfina in Terra di Lavoro.

GAETANO principe di Marzano ed intestatario ne 1781 nel Cedolario di Terra del Lavoro.

VINCENZO maggiore del “6° Reggimento Farnese”, partecipò alla campagna del 1860 per la difesa del Regno delle Due Sicilie, distintosi nella difesa di Palermo il 27 maggio, decorato della Croce di Diritto di San Giorgio da re Francesco II, fatto prigioniero a Caserta il 2 ottobre

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma : d’azzurro ai due mezzi leoni d’oro linguati di rosso affrontanti un fascio di spighe al naturale sormontati da una stella d’oro, bordato d’argento caricata della scritta: “singula Coelo ex alto”.

D’AMELIO

Titoli : patrizi di Bari, Meladugno, e Binetto

Dimora : Bari

Si ritiene sia di origine francese con il cognome “D’Amely” italianizzato in D’Amelio.

Le prime notizie certe si hanno in Bari nel XVI secolo, aggregata al patriziato di questa città anno 1746.

Feudatari di Binetto e Meladugno. Cavalieri di giustizia dell’Ordine Costantiniano nell’anno 1792 ed in quello di Malta nell’anno 1795. Ascritta nel 1805 al registro delle Piazze Chiuse.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma : d’argento a due leoni addossati e coricati sostenenti sul dorso una torre merlata al naturale

AMICARELLI

Motto: Ut Unum Sint.

Notabile famiglia napoletana ma originaria di Agnone nel Contado del Molise, oggi in Provincia di Isernia, anticamente denominata de Amicarello ( in antichi Registri Parrocchiali di Agnone denominata anche d’Amicarello, d’Amicarelli e Micarelli), il cui capostipite fu AMICO de Amicarello vivente in Agnone sotto il tenimento della Parrocchia di Sant'Amico alla fine del XVI secolo.

FRANCESCO, figlio di Amico, trasferì il suo ramo in Monte Sant’Angelo, nella Provincia di Foggia , nel XIX secolo si trasferì in Napoli.

Don AMICO Amicarelli, Arciprete di Roccasale, nella Provincia dell’Aquila, citato in un documento del 2 agosto 1593

Altro personaggio storico di questa Casata fu FRANCESCO che nell’anno 1622 era “Proposto” di Picenza, località sita nel Comune di Barisciano, nella Provincia dell’Aquila, ove la carica di “Proposto” indicava Magistrati od Ufficiali incaricati di una Giurisdizione o preposti al governo di un determinato gruppo di persone.

Altro e fondamentale personaggio storico appartenente a questa famiglia Don ERASMO, parroco della Chiesa di San Pietro Apostolo in Agnone dall’anno 1819 il quale, nell’anno 1853, fece erigere il Palazzo Amicarelli sito alla Via Ippolito Amicarelli in Agnone sul cui portale fa bella mostra lo stemma - del medesimo anno 1853 - di Distinta Civiltà della famiglia.

Sacerdote Don IPPOLITO - nipote del precedente Don Erasmo -il quale istituì, con altri sacerdoti, una importante Scuola Superiore ad Agnone, venne eletto Deputato nella prima Legislatura del Regno d’Italia durante la quale conobbe personalmente ed intrattenne corrispondenza con illustri personaggi politici dell’epoca quali il primo ministro Conte Camillo Benso di Cavour, Giuseppe Garibaldi, lo scrittore Massimo d’Azeglio ed altri e, terminata la carriera politica, divenne Rettore del Regio Collegio Vittorio Emanuele II di Napoli ed è sepolto nel Recinto degli Uomini Illustri del Cimitero Nuovo di Poggioreale in Napoli. L’anno seguente alla sua morte, avvenuta in Napoli il 24 Febbraio 1889, i professorati del Regio Collegio, a futura memoria, fecero murare sulla sinistra dello scalone d’onore della Scuola,a una lapide con la seguente iscrizione:

A tale illustre suo concittadino il Comune di Agnone ha intitolato la strada in cui, si trova l’ottocentesco Palazzo Amicarelli.

VINCENZO, avvocato penalista, figlio del medico MATTEO e della baronessa napoletana Luisa Grassi i quali appartenevano ad uno di quei rami della famiglia che si trasferì dal Agnone (IS) a Monte Sant'Angelo (FG). Egli nacque a Monte Sant'Angelo nell’anno 1843 nel palazzo di famiglia (già Palazzo d’Apolito) che ancora oggi si trova nel paese, alla Via Verdi. Nel 1863, a soli 20 anni, pubblicò il suo primo opuscolo dal titolo “La ragione libera secondo il vero spirito della filosofia ontologica trascendentale” e qualche anno dopo gli fu conferita la Medaglia d’Oro in dal Ministro della Pubblica istruzione. Esercitò, la professione di avvocato penalista in Lucera (FG) affermandosi anche nel campo giuridico per la sua preparazione e per la forza e la chiarezza delle sue argomentazioni. Nell’anno 1887 pubblicò un opera dal titolo “Il problema risoluto” che fu talmente apprezzato in tutta Italia da far dire all’Angelillis che: “Il penalista era diventato scrittore, e l’artista della parola, cosi come nelle aule giudiziarie, era apparso, anche nei libri, l’artista del pensiero”; fu anche un eccellente pianista, si sposò due volte ed ebbe 5 figli, tutti dal primo matrimonio. Candidato diverse volte al parlamento nazionale nel Collegio elettorale di Manfredonia, si spense in Lucera il 3 gennaio 1913, all’età di 70 anni.

Attualmente un ramo della famiglia è rappresentata da SERGIO (di Ugo) avvocato del Foro di Napoli, da cui l'ingegnere CLAUDIA, sposato in seconde nozze con Gisella Martusciello dottoressa in Scienze Politiche.

N.d.A.: si ringrazia l'avvocato Nicola Pesacane per le notizie fornite sul casato.

Arma: Di rosso, all’albero di olivo frondoso e sradicato al naturale accompagnato in capo da una fede vestita di nero. Elmo di Cittadinanza.

D’AMICO

Titoli: nobile di Messina, marchese di Calvello, nobili di Sicilia

Dimora : Messina, Milazzo, Catania

Antica famiglia nota nel XII secolo; RUGGIERO giustiziere di Sicilia e Calabria nel 1239; NICOBERTO cavaliere di Milazzo 1283, GIACOMO tesoriere Generale del regno di Sicilia 1453, ALFONSO ottenne la castellania di Milazzo 1457; ANTONIO con privilegio del 5 marzo 1574 ottenne il titolo di cavaliere; VITO barone del Grano con privilegio del 19 settembre 1651, riconfermato il 20 luglio 1652.

FRANCESCO e FILIPPO Cavalieri dell’Ordine di Malta.

ANTONIO il 7 agosto 1759,per i servigi prestati alla Corona di Spagna, ottenne il titolo di marchese. FRANCESCO CARLO duca di Calvello con privilegio del 21 marzo 1777.

Iscritti nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Con provvedimento governativo del 1926 il casto venne iscritto al titolo di nobile di Sicilia.

Iscritti nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana anno 1933.

Arma : d’oro, alla banda d’azzurro, sostenente uno sparviero al naturale passante sulla medesima

AMMAZZALORSA

Titoli: nobile di Monopoli

Dimora: Bisceglie

Famiglia originaria di Napoli, nell’Ordine di Malta nel 1608 nel Priorato di Barletta; riconosciuta nobile di Monopoli con D. M. del 1920. PASQUALE, nobile, decurione perpetuo della città Monopoli nel 1764; MICHELE e CARLO VITTOERIO, nobili di Monopoli, viventi nella prima metà del XX secolo.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro all’orso rampante al naturale, con le zampe anteriori tenente una mazza nodosa di verde.

AMMONE

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

 

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