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I casati del Sud
di
Ciro La Rosa
La Rosa
RO-RU
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ROCCA
di Rocca
Titoli:
marchese, patrizio di Trani, col predicato di Rocca
Dimora:
Napoli,
Trani
Antica famiglia
ebbe nobiltà in Gaeta, Chieti, Aquila, Trani. Reintegrata nel
patriziato di Trani nel 1725 nel seggio dell’Arcivescovado; decorata
del titolo di marchese con concessione del 3 febbraio 1734 e
riconfermato nel 1753, ebbero i feudi di Rocca di Monte, Sperlonga,
Civitanova. Succeduta al nome ed arma della famiglia Comite
Nascambruno nel 1782. SALVATORE COSTANTINO, nobile di Trani,
commendatore della Corona d’Italia e FEDERICO, marchese, patrizio di
Trani, predicato di Rocca vivente negli anni ‘30 del XX secolo.
Iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
a sei
conchiglie al naturale con bordura d’oro (Rocca);
alias:
inquartato 1° e 4° d’oro all’artiglio alato di nero (Mascambruno) 2°
3° d’argento a due bande d’azzurro (Comite) sul tutto l’arma dei
Rocca. |

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LA ROCCA
Titoli:
barone
di Musebbi, barone di San Germano
Dimora:
Ragusa,
Palermo, Messina
Ritenuta di origine
pisana, o originaria dalla Catalogna come da notizia fondata sul
fatto che nel 1398 si trovava un BARTOLOMEO da Rocca, catalano, con
cittadinanza palermitana. GUGLIELMO priore dell’Ordine di Malta nel
1294 in Messina; APOLLONIO possessore di terre in Scicli con re
Federico II; BARTOLOMEO possedette i feudi di Racarciofoli nel 1398;
GIOVANNI senatore in Catania negli anni 1414/5, 20,21, 43, 44, 48,
49, 54, 55; CARLO senatore in Messina 1469/70; BERNARDINO senatore
in Messina anni 1535/36, 47,48, investito dei feudi di Colla Soprana
e Sottana il 1 marzo 1543, “maritali nomine” per matrimonio con
Cecilia de Pactis investito del titolo di barone di Placabaiana il
22 novembre 1521, ottenne i titolo di nobile e col trattamento di
“don e di regio cavaliere” con privilegio del 8 giugno 1540; ALBERTO
giurato in Salemi anni 1610/11, 31, 32, capitano di giustizia
1632/33,43,44, proconservatore in detta città1655; PIETRO con
privilegio dato in Madrid 25 marzo 1627 esecutoriato in Messina il
15 ottobre stesso anno, ottenne il titolo di marchese di Roccalumera
e la concessione del titolo di principe di Alcontres in data 1
dicembre 1644; FRANCESCO senatore in Messina 1645/6; PIETRO ottenne
il 22 settembre 1679 e 22 dicembre 1690 investitura dei tioli di
marchese di Roccalumera e di principe di Alcontres; FRANCESCO
ottenne il 16 settembre 1789 il titolo di duca di San Lorenzo e
proconservatore in Scicli nel 1803.
Con RR. LL. PP. del
12 giugno 1904 la signora Maria Antonia Rubino moglie di EMANUELE
ottenne regio assenso di trasmissione del titolo di barone di
Musebbi al figlio VINCENZO. PIETRO con RR. LL. PP. del 6 dicembre
1908 ottenne il riconoscimento del titolo di barone di San Germano.
Iscritta nel Libro
d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale
Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
partito
nel 1° d’argento alla croce scorciata e potenziata piantata su di un
monte di tre punte il tutto di rosso, nel 2° d’azzurro al leone
sormontato da una gemella posta in banda il tutto d’oro - alias
d’argento al monte di tre cime di rosso, movente dalla punta,
cimata dalla croce del Calvario dello stesso colore. |

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ROCCO
Titoli:
nobile
Dimora:
Napoli
Originaria di
Napoli, nota dal XV secolo. GIOVANNI patrizio napoletano iscritto al
seggio di Montagna. MARCO giudice della Gran Corte della Vicaria con
re Ferdinando IV di Borbone; GIOVANNI procuratore generale della
Gran Corte dei Conti nel 1864; NICOLA, insigne giureconsulto, nel
1836 fu il primo in Europa a pubblicare un trattato di diritto
pubblico internazionale privato. RAFFAELE 2° tenente del
“Battaglione del Treno” (curavano il trasporto ippotrainato delle
batterie d’artiglieria) ha partecipato a tutta la campagna del
1860/61 per la difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione
piemontese. GENNARO presidente di Corte d’Appello; INNOCENZO
presidente di sezione di Corte d’Appello, commendatore dell’Ordine
della Corona d’Italia, cavaliere dell’Ordine Mauriziano; NICOLA
abate del Real Tesoro di San Gennaro, dottore “ in atroque”;
GIUSEPPE tenente colonnello di cavalleria del Regio Esercito
Italiano, cavaliere ufficiale dell’Ordine della Corona
d’Italia;tutti viventi negli anni ’30 del XX secolo.
Iscritta nel Libro
d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale
Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’azzurro a tre bande d’oro col capo di rosso caricato di tre rocchi
di scacchiera d’argento posti in fascia e sostenuto da una fascia
d’oro. |
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RODINÒ
Titoli:
nobile, barone di Miglione, predicato di D’Acrari
Migilione
Dimora:
Napoli, Polistena, Calabria
Motto:
“ In virtute Robur”
Originaria della Grecia e trasferitasi in Francia,
venuta nel Napoletano con gli Angioini nel 1265 in persona di GIULIO
CESARE. Passò in Calabria dove possedette fin dal 1593 il feudo di
Miglione ed iscritta al Registro delle famiglie feudatarie da oltre
duecento anni con il relativo titolo di barone, nobile in Catanzaro,
Reggio, San Giorgio di Polistena. GIOVAN FRANCESCO occupò cariche
amministrative nella provincia di Reggio Calabria. LUIGI,
barone di Miglione, maggiordomo di re Ferdinando II, “pari” del
Regno nel 1848, gran cordone dell’Ordine di Francesco I,
commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno; GIOVAN FRANCESCO
gentiluomo di camera di S. M. Siciliana, cavaliere Costantiniano,
commendatore dell’Ordine San Gregorio Magno; CARMELO guardia a
cavallo della “Compagnia delle Regie Guardie del Corpo”, figlio del
barone LUIGI, partecipò alla difesa del Regno delle Due Sicilie
quale aggregato al “9° Battaglione Cacciatori” compiendo tutta la
campagna del 1860/61 in prima linea, capitolando con i resti
dell’’Esercito in Gaeta il 14 febbraio 1861; GIOVAN FRANCESCO
cavaliere di giustizia del S. M. O. Costantiniano, commendatore
dell’Ordine del Santo Sepolcro, cameriere secreto di spada e cappa
di Sua Santità; GIULIO (Napoli 1871 – Roma 1946), barone di Miglione,
avvocato, cavaliere di Gran Croce Cordone dei SS. Maurizio e
Lazzaro, Gran Cordone della Corona d’Italia, cavaliere dell’Ordine
di Cristo del Portogallo, deputato al Parlamento, Ministro della
guerra e Ministro di Giustizia e dei Culti, vice presidente della
Camera dei Deputati anni 1919/21, 1924/26, vice presidente del
Consiglio dal dicembre del 1944 al giugno 1945 del Regno del Sud,
alla sua persona è dedicata una piazza in Napoli nel quartiere
Chiaia.
Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano
anno 1922.
Arma:
partito
1° d’oro alla mezza aquila di nero col volo abbassato e coronata di
nero, 2° di verde con al capo tre rose di rosso ed in punta due rami
d’alloro posti in decusse d’oro. |
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ROGADEO
Titoli:
barone di Calvanico e Sergio (Torrequadra), patrizio di Ravello,
nobile di Bitonto
Dimora:
Napoli
Originaria di Ravello, le prime memorie si hanno con FRANCESCO che
nel 944 fondò il più antico convento benedettino; COSTANTINO (1084 –
1150) vescovo di Ravello; SERGIO nel 1130 giudice della Repubblica
di Amalfi; LEONE governatore di Bitonto 1204, che insediò la
famiglia in Bitonto; ricevuta nel S. M. O. di Malta nel 1752 col
cavaliere GIUSEPPE; in convento col cavaliere EUSTACHIO nel 1798.
Riconosciuta di “nobiltà generosa” dalla Regia Camera di Santa
Chiara nel 1766 per l’ammissione a cadetto militare nei “Reggimento
Nazionali” (Grande Archivio di Napoli, commissione Titoli
Nobiliari, volume V, pag. 104/199). I feudi di Calvanico e
Sergio (Torrequadra) posseduti dalla famiglia dal 1495, per eredità
famiglia Bove, e nobili di Bitonto. Con RR. LL. PP. del 27 giugno
1897 i titoli vennero riconfermati patrizio di Ravello con RR. LL.
PP. del 3 giugno 1907. FRANCO, capitano di fregata della Regia
Marina Italiana, con D. P. del 25 giugno 1925 venne autorizzato ad
assumere “maritali nomine” dalla moglie donna Maddalena De
Riseis il titolo di Conte di Savignano.
Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta
nell’Elenco Ufficiale nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’azzurro
a tre fasce d’oro con bordura d’argento e rosso. |
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ROGGIERO o
DE RUGGIERO
Titoli:
duca di Albano, patrizio di Salerno, nobile dei duchi
Dimora:
Napoli, Albano, Salerno
Si ritiene di origine normanna, anche se era già presente nel 954 in
Salerno, in occasione della traslazione del corpo dell’Apostolo San
Matteo dalla distrutta città di Pesto a Salerno, nei Registri delle
Famiglie Notabili del luogo. Feudataria dal secolo XIII, godette
nobiltà in Salerno, essendo così numerosa che ebbe un proprio seggio
detto dei De Ruggiero ed iscritta ai seggi di Campo e di Porta
Ratese. Sempre presente nelle più importanti vicende di Salerno per
lustro e potenza sin dall’epoca normanna, patrizi di detta città nel
seggio di Porta Retese sino all’abolizione dei Sedili, iscritta al
Registro delle Piazze Chiuse, nobili in Bitonto. Il ramo dei baroni
di Laurenzana si estinse con Giulia maritata al nobile Alfonso
Gaetani, patrizio napoletano, a cui andò in eredità il titolo.
Ricevuta nel Priorato dell’Ordine Gerosolimitano dal 1242 in persona
del Balì di Santa Eufemia fra MATTEO, nel 1416 col commendatore
PANTALEONE e nel 1577 col cavaliere OTTAVIO. Decorata del titolo di
duca di Albano in Basilicata il 19 agosto 1698 in persona di
DOMENICO; il casato più volte riconosciuto di “nobiltà generosa” per
l’ammissione nelle “Regie Guardie del Corpo” del Regno delle Due
Sicilie, FRANCESCO guardia del corpo a cavallo delle “Regie Guardie
del Corpo” presente nei ruoli attivi del 1860.
Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’oro a sei crocette di rosso col capo di rosso carico di un labello
a tre pendenti d’oro. |
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ROMALDO
Titoli:
principe di Arianiello, barone di Lapio Croce Rogliano
Dimora:
Napoli
Famiglia riconosciuta con Regio Beneplacito del 9 aprile 1882 e
Decreto Ministeriale del 6 agosto 1882 nel diritto di assumere, per
successione casa Filangieri d’Arianiello che ne ebbe la prima
concessione nel 1724, il titolo di principe di Arianiello e di
barone di Lapio e Croce Rogliano.
Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’oro all’aquila bicipite di nero, coronata con diadema imperiale,
caricata in cuore da uno scudetto d’argento crociato d’azzurro, lo
scudo con la bordatura d’argento e d’azzurro. |
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ROMANAZZI
Titoli:
marchese
Dimora:
Napoli, Putignano, Bari.
Originaria di Putignano, GIUSEPPE MARIA giurista ed economista
sindaco di Putignano e deputato al Parlamento nel 1848, sposò la
vedova di suo fratello Giovan Antonio, Rachele Carducci che con
Regio Rescritto del 14 dicembre 1859 le venne concesso il titolo di
marchese, confermato il 26 agosto 1897 con trasmissione in linea e
per primogenitura maschile; GIOVAN ANTONIO, figlio della predetta,
riconosciuto del titolo di marchese con D. M. 16 giugno 1899;
GIUSEPPE cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia; ORAZIO
cavaliere della Corona d’Italia.
Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
di verde a tre monti accostati d’argento, quello di destra
sostenente un leone al naturale, sormontato da una stella d’argento,
abbracciante un dardo nero e impugnato da una mano di carnagione,
col braccio vestito di rosso, movente dal fianco sinistro dello
scudo. |
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ROMANELLI
Titoli:
patrizio dell’Aquila
Dimora:
L’Aquila
Ascritta dai più antichi tempi alla cittadinanza e nobiltà romana,
ascritta nel 1564 al patriziato della città di Aquila; riconosciuta
di “antica nobiltà” nelle prove di ammissione nelle “Regie
Guardie del Corpo” del Regno delle Due Sicilie in persona di
FRANCESCO guardia del corpo a cavallo nel 1850 (Grande Archivio
di Stato, Napoli, Verbali volume I folio 115).
Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
troncato
con la fascia di verde sulla troncatura, carica di tre conchiglie
d’oro, nel 1° di rosso all’ala di drago d’oro, 2° d’azzurro alla
pignatta d’oro. |
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ROMANO
(1)
Titoli:
patrizio di Tropea
Dimora:
Tropea
Il Candida
ritiene che la famiglia sia originaria di Roma, passata poi in
Amalfi, Sorrento, Napoli e successivamente in Calabria. Aggregata al
patriziato di Tropea il 21 agosto 1572 con GILBERTO; ADEMARO (Scalea
1280 – Scalea 1343) “ cubiculario (maggiordomo di camera del
re) e familiare” di re Roberto d’Angiò e Protontino in
Calabria, dove stabilì la sua famiglia in Tropea e Rossano, valoroso
soldato e vice ammiraglio, capo della spedizione che fu inviata in
aiuto del principe di Taranto fratello di re Roberto, per il suo
grande valore militare creato Grand’Ammiraglio del Regno nel 1327,
sepolto
nella Parrocchia di San Nicola di Platea nella città di Tropea,
nella cappella di Santa Caterina d’Alessandria. L'ammiraglio si
trova qui sepolto in quanto egli, avendo sostenuto le spese per la
costruzione della cappella, prima dedicata a S. Giovanni Battista e
poi a S. Caterina d'Alessandria, ottenne da papa Giovanni XXII il
diritto di “jus patronato” sul sacro edificio, il sarcofago
venne profanato e danneggiato nel corso del saccheggio compiuto dai
Turchi nel 1552, i quali, capeggiati da Dragut Rays, avrebbero
portato via la spada in argento di Ademaro.
Il casato ascritto nel Registro delle Piazze Chiuse come patrizio di
Tropea. Il ramo di Sorrento si estinse nel 1850 con ANDREA morto
senza eredi. Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana,
iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’azzurro
alla banda d’oro accompagnata in capo da un leone coronato dello
stesso, linguato di rosso, in punta da tre stelle d’oro in banda. |
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ROMANO
(2) e
ROMANO AVEZZANA
Titoli:
barone
Dimora:
Napoli, Castelnuovo della Daunia (Fg), Castello di Eboli (Sa).
Discendente della precedente famiglia dal ramo di Sorrento, passata
in Campobasso e trasferitasi in Castelnuovo della Daunia (Fg) con
AGOSTINO verso la fine del XVIII secolo.
Occupò vari alti uffici e decorata con R. D. del 3 maggio 1900 e RR.
LL. PP. 20 settembre stesso anno del titolo di barone in persona
CAMILLO FURIO, ambasciatore del Regno d’Italia negli U.S.A. ed in
Francia, presidente della Conferenza di Porto Rose fra gli Stati
successori dell’ex impero d’Austria e Ungheria, presidente della
Conferenza dell’Aja, segretario generale della Conferenza di Genova,
cavaliere di gran croce dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro,
della Legion d’Onore, cavaliere di gran croce della Corona d’Italia
e di vari Ordini Equestri internazionali, decorato di medaglia di
bronzo al valor militare guerra 1915/18; il predetto Camillo Furio
per estinzione del ramo maschile della famiglia materna, donna
Pierina Avezzana, ne aggiunse il cognome.
Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’azzurro al leone d’oro con un rastrello (labello) di rosso di tre
denti attraversante sulla spalla. |
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ROMANO
(3)
Titoli:
nobile
Dimora:
Napoli
Motto:
“ Flectimur non frangimur undis”
Si crede sia un ramo della famiglia Colonna di Sicilia, che dalla
sua origine si chiamò Colonna Romano o anche solo Romano; la Regia
Commissione dei titoli di nobiltà del Regno delle Due Sicilie con
una deliberazione del 28 settembre 1854 riconobbe la nobiltà della
famiglia Romano.
Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
di rosso
alla colonna d’argento coronata d’oro, accostata di due giunchi di
verde il tutto uscente dal mare d’azzurro. |
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DE
ROSA
Titoli:
marchese di Villarosa
Dimora:
Napoli
Originaria della città dell’Aquila; nobile fuori piazza in Napoli ed
ascritta la Monte Manso nel 1748, decorata del titolo di marchese il
18 gennaio 1700 in persona di CARLO ANTONIO, presidente del Sacro
Regio Consiglio; il titolo di marchese venne concesso sul feudo di
Villarosa, come dall’ultima intestazione del feudo in persona di
TOMMASO il 4 maggio 1768 nel “Cedolario del Principato Ultra”. Il
casato fu ricevuto per “giustizia” nel S. M. O. di Malta nel 1766 ed
ascritta nel Registro dei Cavalieri di Malta (Grande Archivio di
Stato di Napoli, Priorato di Barletta, volume 29).
Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’azzurro
al leone coronato d’oro, con la banda d’argento di tre rose di rosso
attraversante, col capo d’oro carico di un’aquila spiegata di nero e
coronata del campo. |
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LA
ROSA
Titoli:
nobile,
nobile di Sicilia, signore di Canolo d’Aspromonte
Dimora :
Palermo,
Messina, Canolo, Squillace
Motto:
“Omne
Ignotun pro magnifico” – “ Nascendo
senescit”
Si vuole sia
di origine Longobarda o Normanna; residente in Brescia nel secolo
XII. Goderono nobiltà in Palermo, Messina, Mazzara ed
altre città della Sicilia, il casato è iscritto nella Mastra Nobile
di Sicilia; Baroni della Sulla, Signori del feudo di Canolo in
Aspromonte fino all’abolizione della feudalità nel 1806. Per meriti
di militanza in favore dell'Imperatore Federico II di Svevia, un
illustre cavaliere del casato GERARDO Rosa, di Brescia, si
stabilì in Sicilia con altri nobili Lombardi - come testimonia una
lettera dell'Imperatore Federico II data in Capua il 3 maggio 1235,
con la quale si ordinava a Don Pedro Pedilepori, Governatore di
Siracusa, di alloggiare i nobili cavalieri in Messina e Siracusa (Filadelfio
Mugnos – tomo:Teatro Genealogico Famiglie pag. 290),- stanziato
in Siracusa, ebbe l'incarico, nel 1260, di "Custode delle
Marine Orientali" su ordine di Re Manfredi. GOFFREDO,
palermitano, che il 20 novembre 1282 ebbe l'incarico di Castellano
di Castellammare del Golfo, stessa carica l'ottenne MAURIZIO dal
1300 al 1320, ANTONIO castellano del Regio Palazzo di Palermo e
Giurato nel 1345; ANDREA senatore in Palermo nel 1391,
stessa carica GIOVANNI dal 1475 al 1479, senatore ANTONIO dal 1486
all'87, VINCENZO fu giurato in Mazzara nel 1531, GIROLAMO Capitano
di Giustizia in Mazzara nel 1542, ANTONIO senatore in Palermo nel
1574/75, il figlio Don VINCENZO stessa carica in Palermo dal 1584 al
97, il quale fu inviato dal Senato di Palermo, per le sue capacità
diplomatiche con Geronimo di Settimo, quale ambasciatore presso la
corte di Filippo III Re di Spagna nel 1604. Un ramo si stabilì in
Squillace nel XIV secolo (spesso registrati come Rosa o Della Rosa o
De Rosa), una delle più antiche famiglie patrizie della città di
Squillace che conquistò notorietà e fama, diede valenti pittori in
una successione che comincia a Napoli, per quanto a tutt’oggi si
conosca, come discepoli o seguaci di Massimo Stanzione con ANNELLA
di Massimo (DIANNELLA o ANNELLA La Rosa) e PACECCO De Rosa (Giuseppe
Francesco La Rosa) si sviluppò con presenze autonome in varie
regioni del Sud e, infine, concludendosi come collaboratori e
consoci di Mattia Preti in Calabria tra cui GIUSEPPE e TOMMASO
vissuti a cavallo tra il XVII e XVIII secolo con affreschi e quadri
in varie chiese in Catanzaro, Squillace, Bari, Troia, Napoli; alla
scuola di questa famiglia si formò un’altra generazione di artisti,
come Nicola M. dé Leo, i Basile ecc. che caratterizzarono e
animarono il Settecento pittorico calabrese; il ramo di Squillace si
estinse con CLEMENTE sacerdote in detta città nella prima metà del
XIX secolo. Messer GIUSEPPE e messer GERARDO annotati nella mastra
nobile di Sicilia negli anni 1596 - 1606 nelle liste X e XX;
FRANCESCO La Rosa Quaranta con privilegio del 5 luglio 1673 ebbe il
titolo di "Barone della Rosa del Dragone" (Consiglio di
Reggenza Mercedes Reg. 405 foglio 151 Ret); Reverendissimo
dottor GIOVANBATTISTA decano canonico, tesoriere della Cattedrale di
Palermo, autore di "Cronache diverse di Sicilia" nel 1632.
Don ANTONINO, notaio, ascritto nella Mastra Nobile di II classe in
Mazzara il 14 ottobre 1760, Don GIOVANNI ascritto nella Mastra
Nobile Giuratoria di Mazzara dal 1705 al 1738; FRANCESCO ebbe
attestato di nobiltà dal Senato di Palermo (Deliberazioni del
Senato di Palermo anni 1837/48 foglio 56, Ret. 12); Don
MICHELANGELO Procuratore Generale presso la Gran Corte Civile di
Catania nel 1849; Cavaliere SALVATORE Intendente della città di
Messina nel 1857. FERDINANDO Tenente Colonnello del "6° Battaglione
Cacciatori", medaglia d'oro nella campagna di Sicilia del 1848/49
contro i moti siciliani, caduto in combattimento contro i
garibaldini della divisione Thur il 21 settembre 1860 a Caiazzo
quale comandate della 1a Brigata. ANTONIO Capitano del
"1° Reggimento Ussari della Guardia Reale", medaglia d'argento per
la campagna di Siena nel 1801, Cavaliere di Diritto dell'Ordine "S.
Giorgio Della Riunione" D.R. del 7 settembre 1819, medaglia di
bronzo per le campagne di Genova nel 1814, delle Calabrie, Ischia,
Procida dal 1806 al 1809, D.R. del 28 settembre 1816; FRANCESCO
Capitano del "3° Reggimento Fanteria di Linea Principe", medaglia di
distinto nella campagna di Sicilia del 1848/49.
Il casato
riconosciuto di "antica nobiltà " nelle prove di
ammissione nella "Compagnia delle Regie Guardie del Corpo" di S.M.
il Re del Regno delle Due Sicilie, nella persona di FRANCESCO (Archivio
Stato di Napoli, sez. Diplomatica, data
27 agosto 1842).
Iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d'azzurro alla banda d'oro caricata di tre rose rosse;
alias:
d'azzurro allo scaglione d'oro di tre rose rosse ripartite 2 a 1. |


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ROSCIO
Titoli:
patrizio di Benevento
Dimora:
Benevento
Antica famiglia beneventana, si ritiene sia appartenuto ROSCIMANNO
Roscio, vescovo di detta città, che al tempo di Ruggiero il Normanno
fu rimosso dalla carica e dalla dignità episcopale avendo
parteggiato per l’antipapa Anacleto. ANGELO vescovo di Alife prese
parte al Consiglio Provinciale di Bologna del 1565; aggregata al
patriziato di Benevento nel 1626 in persona di GIOVANNI ed in
seguito fino all’abolizione della feudalità. CARLO patrizio di
Benevento negli anni ’30 del XX secolo.
Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare italiano anno 1922
Arma:
d’azzurro
al leone d’oro rampante ad un ramo di rosa fiorito al naturale. |
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ROSSI
(1)
Titoli:
nobile
Dimora:
Napoli, Giffoni
Originaria di Giffoni, conosciuta già dal XVI secolo. Riconosciuta
nobile con D. M. DEL 20 marzo 1902. FILIPPO colonnello di fanteria
del Regio Esercito Italiano, cavaliere dell’Ordine Mauriziano,
cavaliere della Corona d’Italia; ALBERTO tenente colonnello del
Regio Esercito Italiano vivente negli anni ’30 del XX secolo.
Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’azzurro
al leone d’oro fissante una rosa fogliata nel cantone destro al
naturale. |
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ROSSI
(2)
Titoli:
nobile
Dimora:
Aci Catena,Catania
Motto:
“Serenat”
È
una diramazione della famiglia Rossi di Cerami, portata in Sicilia
nel XVI e stanziata ad Aci Catena. PIETRO PAOLO capitano di
giustizia in Acireale 1758/9; SALVATORE patrizio in detta città
1759/60; GIOVANNI stessa carica in Acireale 1812/3; IGNAZIO EMANUELE
commendatore dell’Ordine del Santo Sepolcro, commendatore
dell’Ordine della Corona d’Italia, sindaco di Aci Catena,
consigliere e deputato provinciale di Catania, con D. M. del 22
giugno 1900 ottenne il riconoscimento del titolo di nobile.
Iscritta nel Libro d’oro della Nobiltà Italiana, iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
di rosso
alla cometa d’oro, ondeggiante in palo. |
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ROSSI CARACCIOLO
Titoli:
conte
Dimora:
Napoli
Famiglia napoletana. Con Breve del 1856 di sua Santità Pio IX, reso
esecutivo da S. M. il re Ferdinando II delle Due Sicilie con Regio
Rescritto del 21 marzo 1857, concesse il titolo di conte a GIACOMO;
titolo riconosciuto dal subentrante Regno d’Italia con D. M. 30
aprile 1898.
L’aggiunta del cognome Caracciolo fu autorizzata con R. D. del 10
gennaio 1882 per i cinque figli del conte ACHILLE sposato con
Eleonora Caracciolo dei duchi di San Vito.
Iscritta nel Libro d’oro della Nobiltà Italiana, iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
partito:
1° troncato d’azzurro e di rosso al leone d’argento rivoltato
attraversante; 2° d’azzurro a tre fasce di rosso bordate d’argento. |
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ROSSI del Barbazzale
Titoli:
patrizio napoletano
Dimora:
Napoli
Antica famiglia si crede discenda dai Rossi di Parma, mentre altri
la dicono originaria di Napoli. Ascritta in Napoli da antico tempo
presso i seggi di Capuana e Montagna; possedette i feudi di Centola,
Grisolia, e Castelluccio col titolo di duca. Nell’Ordine di Malta
dal 1539 con il cavaliere fra GUIDONE che morì combattendo contro i
saraceni all’assalto di Algeri nel 1541; e con fra BATTISTA strenuo
difensore di Malta; GUIDO giustiziere in Terra di Bari e Capitanata
nel 1500; FRANCESCO castellano di Crotone nel 1404; LUCA maestro
razionale della Gran Corte nel 1409; FABIO valoroso cavaliere, “sindaco
nel 1566 della piazza di Montagna pel generale Parlamento
celebratosi in Napoli……”. Il casato si divise in due rami con
diverso stemma: Rossi del Barbazzale e Rossi delle Onde.
Con R. D. del 28 aprile 1881 reintegrati nel Libro d’Oro della
Nobiltà Napoletana ed ascritti al Registro dei Feudatari in persona
di CARLO.
Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’azzurro
alla fascia di nero bordata d’oro, accompagnata in capo da un
rastrello di rosso sormontato da tre stelle d’oro in fascia, in
punta da un morso di cavallo al naturale. |
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ROSSI
DEL GIUDICE
Titoli:
marchese di Vinchiaturo
Dimora:
Napoli, Marigliano
Motto: “Sont unis pour jamais”
Intestatario del titolo di marchese di Vinchiaturo nel Cedolario del
Molise per ultimo fu VINCENZO MARIA Longo il 10 luglio 1745, per
successioni varie alla nipote Maria Immacolata Del Giudice, figlia
di Paolo Del Giudice, sposata PAOLO Rossi che “maritali nomine”
con autorizzazione Decreto Capo Governo del 1 maggio 1926 assunse il
titolo di marchese di Vinchiaturo per se ed in linea di
primogenitura maschile:
Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’azzurro
al basamento di pietra fregiato di una ghirlanda fiorita, sostenente
due cuori con fiamme di rosso, accompagnato a destra di un leone
d’oro linguato di rosso, appoggiato al pilastro e rivoltato, a
sinistra uno scudo d’argento dal quale parte un ramo di palma
piegato ad arco al naturale, il tutto su di una campagna al
naturale. |
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Illustre e
storica famiglia che si vuole d’origine Normanna, discende da Ugone
il Rosso (da cui il cognome), conte di Sperlinga nel 1132, figlio di
Guglielmo D’Altavilla di Tancredi D’Altavilla e fratello di Ruggero,
della real casa Normanna di Sicilia, nota fin dal secolo XII.
Godette nobiltà in Messina, Palermo, Catania, Castrogiovanni, Troina,
ecc. ecc. Possedette il principato di Cerami, le contee di Aidone,
Casandola, Collesano, Sclafani, San Secondo; le baronie di Baccarati
e Petralixa, Callura e Lamia, Caltavuturo, Camitrice, Campo,
Cartolaro, Cerami, Conzeria, Corte, Difesa, Foresta di Lignaria o De
Castro, Ganno, Pietrarossa e Fontana del Conte, San Giorgio, Graniti
o Aderniti, Santa Margherita, Mendola, Militello, Miserendino,
Nicchiara, Nixexa, Pardo, Piscopo, Prato, Rataglusu, la
salina di
Fragiovanni in Marsala, Saponara, Schirone, Scordia Sottana,
Settefarine, Sperlinga, Targia, Vigliatore, Vignali, ecc. ecc. ROSSO
barone di Cerami, da notizie attinte dallo studioso Villabianca,
fregio vessillifero di re Pietro I d’Aragona; FEDERICO senatore in
Messina nell’anno 1286; ANDREA e RICCARDO, militi da Messina, sono
annotati nel ruolo dei feudatari sotto re Ludovico; ENRICO conte di
Aidone, Collesano, Sclafani governatore in Messina nel 1355, gran
cancelliere e grande ammiraglio del Regno, governatore di Taormina,
signore delle terre di Castrogiovanni, Mistretta, Nicosia, Asaro,
Castiglione, Francavilla, Avola, ed altre, spadroneggiò su molte
città di Sicilia, si ribellò a re Federico e fu causa della morte
della regina Antonia; BARTOLOMEO, da Siracusa, luogotenente di
maestro razionale della regia Corte nel 1392 possedette la terra e
castello di Palazzo Adriano; DAMIANO, di Catania ottenne l’ 8
gennaio 1409 conferma della baronia di Militello; ORLANDO cavaliere
di Malta nell’anno 1436; ANTONIO conte di Sclafani, il 15 giugno
1446, venne nominato suo sostituto nel viceregnato da Lupo Ximenes,
d’Urrea; PIETRO cavaliere di Malta nel 1457; GIOVANNI senatore in
Palermo negli anni 1539/40, 1443/44; ENRICO senatore in Catania
negli anni 1555/56, 59/60, 62/63, 66/67 e capitano di giustizia in
detta città nel 1564/65; CARLO, barone di Xiruni, giurato di
Caltagirone negli anni 1584/85, 1602/3, 06/7 e patrizio nel 1622/23;
PIETRO e messer GIOVANNI DOMENICO iscritti nella mastra nobile del
Mollica; ANDREA senatore in Catania nel 1593/4; GIUSEPPE stessa
carica in detta città nel 1602/3; FRANCESCO giurato in Caltagirone
nel 1616/17 e patrizio nell’anno 1628/29; un Pietro fu giurato in
detta città nel 1630/31 e senatore negli anni 1639/40,45/46, 54/55,
57/58; VINCENZO proconservatore in Cerami nell’anno 1632; ANTONINO
senatore in Messina nel 1645/4; VINCENZO il 20 settembre 1646
ottenne il titolo di barone di San Gandolfo; FRANCESCO ebbe
concesso, con privilegio dato il primo settembre 1663 esecutoriato
l’ 8 marzo 1664, il titolo di principe di Cerami; IGNAZIO il 19
giugno 1681 barone delle Settefarine, capitano di giustizia in Naro
nell’anno 1686 e, con privilegio dato il 19 ottobre 1694
esecutoriato il 15 febbraio 1695, ottenne il titolo di conte di San
Secondo (Ciccobrighi); DESIDERIO, dottore in leggi, ottenne con
privilegio del 6 ottobre 1702 il titolo di barone di San Giorgio,
giudice in Messina nel 1703/4, giudice della Gran Corte Criminale
nell’anno 1710/11 ed il 28 ottobre 1709 venne aggregato alla mastra
nobile di Catania, commissario generale del Regno nel 1713; ANTONIO
il 28 ottobre 1709 venne aggregato alla mastra nobile di Catania,
senatore in detta città negli anni 1729/30,33/34,41/42, capitano di
giustizia nel 1742/43 e patrizio nel 1746/47; DOMENICO arcivescovo
in Palermo e deputato del Regno negli anni 1738, 1746; ANTONIO
capitano di giustizia in Castrogiovanni nel 1740/41; MARCO ANTONIO
conte di San Secondo capitano di giustizia in Naro nel 1744/45;
FRANCESCO senatore in Caltagirone negli anni 1748/58; ASCANIO,
dottore in leggi, da Messina, con privilegio del 25 agosto 1750
ottenne il titolo di barone del Campo; ANTONIO proconservatore in
Augusta dal 1750; GIOVANNI, principe di Cerami, il 17 febbraio 1753
aggregato alla mastra nobile di Catania e patrizio in detta città
nell’anno 1755/56; barone DOMENICO il 12 ottobre 1753 aggregato alla
mastra nobile di Catania; MICHELE barone di San Giorgio, senatore in
Catania nel 1755/56; SALVATORE patrizio di Aci Reale nel 1759/60;
GIUSEPPE giudice della Gran Corte del Regno, l’ 8 dicembre 1762
venne aggregato alla mastra nobile di Catania;PASQUALE capitano di
giustizia in Troina nel 1772/73; FRANCESCO capitano di giustizia in
Augusta nell’anno 1774/75; DOMENICO principe di Cerami, capitano di
giustizia in Catania nel 1775, patrizio nel 1778 e senatore
nell’anno 1795; barone ENRICO capitano di giustizia in Cerami nel
1786-87; BONAVENTURA , dottore in leggi, giudice pretoriano in
Palermo negli anni 1787-88 e 1792-93, giudice del Concistoro nel
1797-98-99, della Gran Corte nel 1802, 1808, gran camerario e
commissario in Catania, ;CALCEDONIO giurato nobile in Castrogiovanni
nel 1798-99; barone ANTONINO annotato nella mastra nobile di Messina
nel 1798-1807;GIOVANNI, principe di Cerami, patrizio in Catania nel
1801-2; dottor FRANCESCO giudice della Gran Corte del Regno a 26
novembre 1804 venne aggregato alla mastra nobile di Catania;
GIOVANNI tenne la carica di patrizio in Acireale nel 1812-13; VITO
Russo (nato a Vizzini), riconosciuto nobile con privilegio nel 1858,
discendente da VITO Russo Barone di Xirume IGNAZIO EMANUELE
commendatore dell’ordine del San Sepolcro, già sindaco di Aci
Catena, e consigliere e deputato provinciale di Catania, con decreto
ministeriale del 22 giugno 1900, ottenne riconoscimento del titolo
di nobile. GIOVANNI Rosso (di Domenico, di Giovanni) è iscritto
nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobile e titolate
della Regione Siciliana con i titoli di principe di Cerami, barone
della Torre e Mendola, signore di Ganno, Pietrarossa e Fontana,
sposò Rosalba Paternò Castello dei marchesi di San Giuliano e fu
padre di DOMENICO, principe di Cerami, barone di Torre e Mendola,
signore di Ganno, Pietrarossa e Fontana del Conte, titoli
riconosciuti con D. M. dell’8 marzo 1904 , cavaliere dell’ordine di
Malta, marito di Isabella Alvarez Calderon dama di palazzo di S.M.
la regina Margherita, e di ANTONINO, cavaliere dell’ordine di Malta,
console generale del Perù in Catania, riconosciuto con decreto
ministeriale del 30 marzo 1901 nel titolo di nobile dei principi di
Cerami.
Il casato
iscritto nel Libro d’oro della Nobiltà Italiana, iscritto
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
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DE ROSSI delle Onde
Titoli:
marchese di Castelpetroso, nobili dei marchesi
Dimora:
Napoli
Ramo dei Rossi del Barbazale, ricevuta nel S. M. O. di Malta in
Priorato nel 1785 con il cavaliere FRANCESCO MARIA, dei baroni di
Castelpetroso, avendone fatta la “prova” da ANTONIO primo stipite
dal 1551. Decorata del titolo di marchese di Castelpetroso
(Basilicata) in data 23 agosto 1791 al su citato FRANCESCO MARIA,
ascritta al Registro delle famiglie dei cavalieri di Malta per
“giustizia”.
Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta
nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
inquartata: 1° e 4° d’azzurro al leone d’argento, 2° e 3° fasciato,
ondato d’argento e d’azzurro;
alias:
d’azzurro al leone d’argento. |

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Arma:
troncato: d’azzurro e di rosso, con sei rose d’oro, poste tre nel
primo e tre nel secondo. |
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ROVEGNO
Titoli:
principe di San Giovanni di Palagoria, marchese di Umbriatico.
Dimora:
Trani, Calabria
Di origine genovese, antica famiglia feudataria, ascritta al
patriziato della città di Trani dal 1695, ed iscritta nel registro
delle Piazze Chiuse. Decorata con concessione del 10 maggio 1696 del
titolo di principe di San Giovanni di Palagoria, e per concessione
del 17 settembre 1682 del titolo di marchese di Umbriatico
(Calabria); riconosciuta ammissibile nelle Regie Guardie del Corpo a
cavallo nel 1856. (Archivio di Stato di Napoli, Verbale della
Regia Commissione dei Titoli, volume X pag. 137).
Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
d’oro a
sei fasce di rosso attraversate da un capriolo d’oro caricato da
cinque piccoli alberi di verde, con un albero più grande di verde
piantato su di un monte di tre cime di verde. |
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RUGGI D’ARAGONA
Titoli:
patrizio di Salerno, patrizio di Trani
Dimora:
Salerno, Trani, Napoli.
Di origine normanna si crede un ramo dei Guiscardi. Un ramo si
trasferì in Francia e cambiò il cognome in Rouge. Ascritta al
patriziato di Salerno, e al patriziato di Trani il 10 luglio 1747
sino all’abolizione dei Sedili. Ricevuta nel S. M. O. di Malta in
Priorato nel 1598 in persona del cavaliere MATTEO, in base alla
prova di FRANCESCO nobile di Salerno; in convento nel 1776 col
cavaliere GERARDO il quale morì combattendo contro i Saraceni;
NICOLA abate di Montecassino nel 1480; BENEDETTO ambasciatore di re
Ferrante d’Aragona presso la Repubblica Veneta. Re Gioacchino Murat
con decreto del 9 luglio 1813 concesse a PIETRO, salernitano, il
titolo di barone, capitano della legione provinciale di Terra di
Lavoro, il quale sposò la nobile donna Rosa Gianfrotta il 23 agosto
1811 in Capua, Colonnello comandante del Real Reggimento dei Véliti
dell'Esercito del Regno di Napoli (titolo e grado riconosciutigli
dal
Trattato di Casalanza nel 1815).
Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
di rosso alla banda d’argento caricata di un gatto di nero passante;
alias:
di rosso alla banda d’argento caricata di un leone al naturale
accompagnata da due rose d’oro. |

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RUSSO
Titoli:
patrizio di Pozzuoli
Dimora:
Pozzuoli
Famiglia patrizia di Pozzuoli, nota dal XVI secolo; dichiarata con
R. D. del 24 novembre 1858 nell’iscrizione ad uno speciale Registro
delle Piazze Chiuse.
Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma:
troncato di rosso e d’oro del leone dell’uno e dell’altro;
alias:
troncato
d’azzurro e rosso. |

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