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CEDRONIO

Titoli: marchese di Rocca d’Evandro, nobile dei marchesi

Dimora: Napoli, Rocca d’Evandro

Originaria di Roma, si stabilì nel Regno di Napoli con PROSPERO, siniscalco della regina Giovanna I d’Angiò, creato conte di Castelnuovo e Palombara; ALESSANDRO “familiare” di re Ladislao d’Angiò Durazzo; LUIGI castellano di Castel Nuovo di Napoli nel 1429; il casato nobile in Napoli fuori seggio, ricevuto per “giustizia” nell’Ordine di Malta dal 1712, decorata del titolo di marchese sul feudo di Rocca d’Evandro dal 1677. FRANCESCO marchese, GUGLIELMO nobile dei marchesi, viventi nella prima metà del XX secolo.

Arma: d’argento al cedro di verde sradicato e fruttato di tre pezzi d’oro.

CELENTANO

Titoli: marchese

Dimora: Foggia

Iscritta al patriziato di Terra di Lavoro dal XVI secolo; il 7 luglio 1797 ottenne il titolo di marchese da re Ferdinando IV di Borbone in persona di GIUSEPPE LIBORIO, concessione poi passata al fratello FRANCESCO PAOLO e registrata il 27 settembre 1797 al Cedolario di Terra di Lavoro al foglio 2934; MICHELANGELO alfiere (sottotenente) del “4° Reggimento Fanteria di linea Principessa” ha partecipato alla campagna del 1860 per la difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese nelle formazioni di guerriglia ad Itri, capitolando col suo reparto a Capua nel novembre del 1860.

Iscritto nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano 1922

Arma: d’azzurro alla fascia rossa orlata d’oro caricata di tre gigli del medesimo, in capo un lambello di rosso.

CELESIA

Titoli: nobile dei marchesi

Dimora: Palermo

Antica e nobile famiglia genovese, passata in Sicilia nella seconda metà del XVII secolo con LORENZO, tesoriere della Crociata,maestro marammiere del Senato di Palermo, acquistò l’ufficio di nobile mastro notaro per se e la sua discendenza; LORENZO con privilegio del 26 maggio 1733 ottenne il titolo di marchese; GAETANO investito dello stesso titolo con privilegio del 11 luglio 1744, NICCOLÒ abate di San Martino delle Scale col nome di Michelangelo; LORENZO, marchese, governatore magazziniere dell’olio del Senato di Palermo, deputato all’illuminazione della città; GAETANO sesto marchese, vivente nel 1900; PIETRO GEREMIA monaco Cassinese, col nome di Michelangelo, abate di Montecassino, procuratore generale dell’Ordine Cassinese in Roma, vescovo di Patti, arcivescovo di Palermo, cardinale col titolo di San Marco; GAETANO, nobile dei marchesi, capitano della milizia territoriale del Regio Esercito, cameriere segreto di cappa e spada dei pontefici Leone XIII e Pio X, commendatore dell’Ordine Gerosolimitano del Santo Sepolcro.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al ciliegio sradicato al naturale, sinistrato da un leone d’oro, coronato dello stesso, accompagnato da cinque stelle d’argento.

CELESTE o CELESTRI

Titoli: marchese di Santa Croce, signore di Santa Croce

Dimora: Noto, Palermo, Licata

Si crede sia di origine francese, venuta in Sicilia con PIETRO, milite regio, con re Martino; PIETRO barone di Santa Croce nel 1450, castellano di Noto, stratigoto (giudice criminale) di Messina nel 1458; GIOVAN BATTISTA maestro razionale del tribunale del Regio Patrimonio nel 1594, protonotaro del Regno, vicario generale di Val di Noto, reggente del Consiglio d’Italia, presidente del tribunale del Regio Patrimonio con privilegio del 21 marzo 1600 ottenne la concessione del titolo di marchese di Santa Croce; PIETRO barone di Alia nel 1600, cavaliere dell’Ordine di San Giacomo, deputato del Regno, conservatore del Regio Patrimonio e pretore di Palermo nel 1611/2; BIAGIO con privilegio del 30 dicembre 1570 ottenne il titolo di “regio cavaliere”; CAMILLO di Cameni e Caminello nel 1636; ANTONINO capitano di giustizia in Licata 1695/6; TOMMASO marchese di Santa Croce e barone di Alia per investitura del 1 agosto 1775, capitano di giustizia in Palermo 1780/2, pretore 1784/5; GIOVAN BATTISTA ultimo investito del titolo di marchese di Santa Croce e barone di Alia con investitura del 12 novembre 1798; GIOVAN BATTISTA capitano di giustizia di Licata 1792/3; CALOGERO senatore detta città 1812/3. Riconosciuta nobile dalla Regia Commissione per i Titoli di Nobiltà con deliberazione del 1 marzo 1850.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla mezzaluna d’oro.

CENTOMANI

Titoli: marchese di Macchiagodena

Dimora: Napoli

NICOLA ottenne la concessione del titolo di marchese sulla terra di Macchiagodena l’8 settembre 1780; l’intestazione venne poi ripetuta il 27 settembre 1781 per essersi ottenuto su Macchiagodena il titolo di marchese.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro seminato da mani di rosso.

DE CESARE

Titoli: nobile

Dimora: Napoli

Di origine calabrese della città di Squillace, passati a Napoli nel XVI secolo. Titolati di nobiltà con Privilegio Sovrano del 11 marzo 1536 e del 10 marzo 1545, in persona di OTTAVIANO regio consigliere, e dei suoi discendenti.

Riconosciuta di “nobiltà generosa” nel 1857 per l’ammissibilità nelle Regie Guardie del Corpo dell’Esercito delle Due Sicilie in persona di FEDERICO tramite la Regia Commissione per i titoli di Nobiltà; RAFFAELE 1° Tenente del “10° Reggimento Fanteria di Linea Abruzzo” ha preso parte alla campagna del 1860/61 per la difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone rampante e al pino il tutto d’oro.

CESAREO

Titoli: nobile

Dimora: Tropea

Originaria di Verona portata in Sicilia al seguito dei cavalieri di Enrico VI di Svevia.

Nobile in Messina dal XIII secolo. NICCOLO’ conte di Montalbano, barone di Tripi e di Naso, stratico di Messina nel 1278; NICCOLO’ , milite, conte di Montalbano, governatore di Messina nel 1356, tesoriere del regno di Sicilia nel 1357; FEDERICO pretore di Palermo anni 1371/72, 1386/92. ANTONINO il 28 marzo 1751 ottenne il “Privilegio di Nobiltà” dalla consulta araldica del Regno. Il casato si trasferì a Tropea nel XVIII secolo. GIUSEPPE nominato console dei siciliani nel 1737; NICCOLO’, cavaliere della Corona d’Italia (ordine del Regno d’Italia), cavaliere dell’Ordine di Malta nella prima metà del XX secolo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

CESAREO

Titoli: nobile, conte di Montalbano

Dimora: Tropea, Nicotera, Roma

Diramazione della precedente famiglia.

BARTOLOMEO vescovo di Nicotera venne catturato dai Saraceni e martirizzato nel 1284 per non aver abiurato la propria fede ( era in atto il processo di beatificazione negli anni ’30 del XX secolo); NICCOLO’ conte di Montalbano, legato reale (ambasciatore) presso la Repubblica di Firenze nel 1366; DAMIANO capostipite del ramo di Nicotera; GERONIMO vescovo di Nicotera dal 1645 al 1456 e vicario capitolare, insieme al fratello GIOVANNI TOMMASO sedarono i tumulti avvenuti in Nicotera nel 1648; GIUSEPPE capostipite del ramo in Tropea, console dei Siciliani in Tropea nel 1737; IGNAZIO console e senatore in Messina nel 1722, fu fondatore dell’Accademia Peloritana che aveva il compito di Consulta Culturale presso il senato; GIUSEPPE guardia d’onore dal 1844 del re delle Due Sicilie Ferdinando II, poi 2° tenente della “Gendarmeria Reale a piedi” ha partecipato alla campagna del 1860/61 per la difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro all’aquila d’oro caricata in petto di uno scudetto d’azzurro a due bande d’oro.

CEVA GRIMALDI

Titoli: marchese, patrizio genovese

Dimora: Napoli

Famiglia originaria del Piemonte, nel 1390 GERARDO, secondogenito del marchese di Ceva, si stabilì in Genova; FRANCESCO nel 1520 venne aggregato “all’Albergo Grimaldi”; da allora i Ceva aggiunsero il cognome Grimaldi. CRISTOFORO si trasferì in Napoli nel 1545 ed ottenne i feudi di Telese, Pietracatella, Solopaca, Magliano: GIOVAN FRANCESCO primo marchese di Pietracatella nel 1606;il fratello GIOVANANTONIO ottenne il titolo di duca di Telese nel 1609 e da allora i Ceva Grimaldi si divisero nei rami di Telese e Pietracatella MARCELLO maestro di campo nel 1690, creato marchese dal re Carlo II di Spagna; GIUSEPPE primo sovrintendente generale degli archivi del Regno delle Due Sicilie, nel 1840 nominato presidente interino del Consiglio dei Ministri. Il ramo primogenito si estinse con la morte di MARCELLO sesto ed ultimo duca di Telese il casato venne insignito del titolo di duca delle Pesche nel 1793 per successione materna della famiglia Pisanelli; per successione materna della famiglia Mastrogiudice nel titolo di marchese di Montorio nel 1743, passati poi alla famiglia Petra Grimaldi con decreto del 1900 e 1908 per estinzione del ramo primogenito; nobile in Genova, Benevento e Napoli fuori piazza, insignita del Grandato di Spagna e dell’Ordine del Toson d’Oro, ricevuta nell’Ordine di Malta dal 1347; riconosciuta con D.R. del 24 marzo 1901 del titolo di marchese, patrizio genovese; FRANCESCO (+1937) marchese e patrizio genovese, padre di MARCELLO, rappresentante della linea secondogenita ottenne i titoli di marchese (mpr), patrizio genovese (pm), nobile dei marchesi di Pietracatella e di Montorio, nobile dei duchi delle Pesche con i predicati di Macchia, Venifro e Gambatesa (pm/f) con decreto del 24 marzo 1901, a sua volta padre dell’odierno rappresentate del ramo secondogenito ALERAMO Leopoldo Maria nel secolo XXI.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: inquartato: 1° e 4° fasciato d’oro e nero (Ceva), 2° e 3° fusato d’argento e di rosso (Grimaldi).

CHIARAMONTE o CHIAROMONTE

Titoli: conte di Chiaramonte, nobile

Dimora: Sicilia

 Si crede d’origine normanna venuta in Sicilia al seguito di Ruggero il Normanno; UGO, milite, assistette all’incoronazione di re Ruggero; NICOLO’ fu creato, da Papa Onorio III, vescovo di Tusculo e cardinale di S. R. C.;GIACOMO, governatore di Nicosia ed ebbe il privilegio di “coniare e spender moneta di rame con l’impronta della sua effige” e con lo stemma della sua famiglia, moneta che fu detta “Giacobina”. FEDERICO, fratello di ANASTASIO patriarca di Alessandria nel 1219, col matrimonio con Marchisia Praefolia, generò MANFREDI, primo conte di Modica; GIOVANNI conte di Chiaramonte, FEDERICO II signore di Racalmuto e Siculiana. MANFREDI sposò Isabella Mosca, figlia di Federico conte di Modica, contea che per la ribellione del Mosca venne da re Federico II d’Aragona concessa ai Chiaramonte .MANFREDI siniscalco del Regno, signore di Caccamo, ambasciatore del senato di Palermo presso il pontefice Bonifacio VIII e ambasciatore del re all’imperatore Enrico VII di Lussemburgo. MANFREDI II (figlio di GIOVANNI conte di Chiaramonte, gran siniscalco del regno e capitano giustiziere di Palermo nel 1321/2) fu capitano giustiziere di Palermo nel 1340/1, 1348/9, gran siniscalco del Regno e “vero signore ed arbitro” di Palermo; FEDERICO, suo fratello, pretore di Palermo nel 1355/6 e maestro giustiziere di Sicilia 1357; ENRICO, altro fratello, fu maestro razionale del regno. MANFREDI III (che si vuole bastardo di Giovanni iuniore, figlio di Manfredi I), governatore di Siracusa, ammiraglio di Sicilia, vice reggente di Sicilia e del ducato di Calabria, sotto gli Angioini, riunì in suo potere il patrimonio della casa, conte di Chiaramonte, di Modica e di Caccamo, signore di Naro, Delia, Sutera, Mussomeli, Manfreda, Bivona, Gibellina, Favara, Muxaro, Guastanella, Misilmeri, e di altri feudi, riconquistò, con le armi, l’isola delle Gerbe, della quale otteneva da Urbano VI l’investitura, dava la propria figlia COSTANZA in moglie a Ladislao d’Angiò Durazzo re di Napoli, lasciò al figlio ANDREA la sterminata potenza, e l’ufficio di Vice reggente insieme agli altri tre Vicari del Regno. A Castronovo, il 10 luglio 1391, ANDREA e gli altri vicari, insieme con i principali magnati, giuravano di opporsi alla minacciata occupazione straniera ma non all’avvento al trono di Sicilia di Maria, figlia del re Federico il semplice; ma molti dei convenuti rinnegarono il giuramento l’indomani ad Andrea “sdegnoso, disdetta la sua partecipazione ai patti, apparecchiavasi, solitario Capaneo, alla resistenza”. scatenando la vendetta di re Martino che, contro il giuramento e la garanzia dei salvacondotti, lo faceva arrestare mentre era suo ospite, sottoposto ad una parvenza di processo veniva il 1° giugno 1392 pubblicata la sentenza di morte dal gran giustiziere Bernardo Cabrera, sentenza che si vuole sia stata eseguita dinanzi allo Steri cronista del tempo. Con la morte di Andrea non si estinse la famiglia Chiaramonte: ENRICO, il quale portò pure i titoli di conte di Modica e di Chiaramonte, signore di Ragusa e di Naro, ammiraglio del regno di Sicilia, diede filo da torcere a re Martino. PIETRO, milite, castellano di Catania, che ottenne tutti i diritti competenti alla regia Corte sopra i feudi di Callari e Buraxi nel 1492. GIORLANDO ottenne la carica di capitano di giustizia in Caltagirone nel 1575/6 e, con privilegio dato il 20 maggio esecutoriato il 2 agosto 1576, ottenne la concessione del titolo di nobile col don; ANTONIO, dottore in leggi, fu giudice pretoriano di Palermo nel 1592/3, e, con privilegio dato a 26 giugno esecutoriato il 30 agosto 1622, venne nominato giudice del tribunale del Concistoro; CARLO capitano di giustizia della città di Caltagirone negli anni 1679/81 e proconservatore in detta città 1680, 1694.

Arma: troncato: nel 1° di rosso, al monte a cinque vette d’argento; nel 2° d’argento.

CHIARAMONTE BORDONARO

Titoli: barone

Dimora: Palermo, Roma

ALESSANDRO acquistò il feudo di Gebbiarossa del quale ottenne investitura il 10 luglio 1803; con D. M. del 12 settembre 1899 il titolo venne riconfermato in persona di GIUSEPPE; GABRIELE con R. D. del 1926 ottenne la concessione del titolo di barone.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922

Arma: d’azzurro inquartato da un filetto di nero; 1à a tre stelle d’argento; 2° a tre monti di verde ordinate in banda, al 3° al leone d’argento coronato d’oro, al 4° all’elmo d’argento.

CHIARANDÀ

Titoli: barone di Friddani, Signore di Magasinazzo

Dimora: Catagirone, Sicilia

Nobile della città di Caltagirone, ANTONINO capitano di giustizia nel 1559/60; PIETRO PAOLO stessa nomina nel 1593/4; VINCENZO patrizio di Caltagirone 1603/4; GIUSEPPE capitano di giustizia nel 1698/1700, l'8 giungo 1725 ebbe l'investitura del feudo di Friddani; VINCENZO l'11 aprile 1776 ottenne il “marcato” di Magasinazzo; GIUSEPPE barone di Friddani il 12 giugno 1794, patrizio di Caltagirone 1797/8; MICHELE barone di Friddani con investitura del 10 novembre 1810.

Barone di Friddani FRANCESCO ed il figlio CORRADO viventi nella prima metà del XX secolo, i discendenti di VINCENZO signori di Magasinazzo

Il casato iscritto nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana e nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1933.

Arma: d'azzurro alla fascia d'oro sostenente un uccello d'argento.

CHIURLÌA o DI BARI

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

CIAFAGLIONE o CIAFFAGLIONE

Titoli: duca di Villabona

Dimora: Sicilia

Famiglia nota già dal XVI secolo; ANTONINO giudice pretoriano di Palermo nel 1649/50, del tribunale della Gran Corte nel 1657/9, del tribunale del Concistoro 1688, avvocato fiscale della Gran Corte nel 1676, presidente del tribunale del Regio Patrimonio nel 1678, con privilegio del 22 settembre, reso esecutivo il 13 novembre 1682, ottenne il titolo di duca di Villabona trasmissibile ai suoi eredi. Ultimo titolato, all'abolizione della feudalità, fu GIUSEPPE VITTORIO per investitura del 18 ottobre 1789.

Il casato iscritto nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d'azzurro all'albero di ciafaglione al naturale, sormontato da un'aquila di nero coronata d'oro.

CIANCIO

Titoli: barone di Martina, barone della Poira

Dimora: Sicilia

Famiglia di antica nobiltà nota dal XV secolo.

MARTINO giudice pretoriano di Palermo 1771/2, del Tribunale del Concistoro dal 1783/5 e della Gran Corte Civile nel 1790; EMANUELE barone di Martina con investitura del 30 gennaio 1778, proconsole della città di Adernò dal 1779 al 1797; ANTONINO investito del titolo di barone di Poira il 7 agosto 1797.

Iscritta nell’Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro a una torre d’oro finestrata di nero nella campagna dello stesso ad una scala d’oro appoggiata alla torre trattenuta alla sommità da un braccio armato d’argento, a tre stelle d’oro.

CIANCIULLI

Titolo: Marchesi (mpr.)

Dimora: Montella, Napoli

Cianciulli è un cognome italiano di origine longobarda, deriva da Zaczul latinizzato in Zaczullis e poi Cianciulli nel 1200. L'origine della famiglia è dell’alta Irpinia e di Montella, nel Principato Ultra, dove risulta in alto stato sin dal XVIII secolo. La casata, che possedeva i feudi di Starze e Starzetelle fra Serino e S. Stefano, dette nei secoli illustri giuristi, militari e uomini di Stato, tra cui:

MICHELANGELO (Montella, 1 agosto 1734 – Napoli, 16 maggio 1819), marchese, avvocato, giudice della Gran Corte della Vicaria Civile, reggente del Regno di Napoli nel 1806 in seguito alla partenza di Ferdinando IV per Palermo e affidò la corona del regno a Giuseppe

Bonaparte dopo aver trattato per un’occupazione pacifica della capitale, essendosi ritirate a sud anche le truppe del Principe Ereditario, ministro di Giustizia, nel 1806 compose la legge che aboliva i privilegi feudali, decorato il 18 marzo 1813 con la Collana dell’Ordine delle Due Sicilie e il 1° novembre 1814 con la Medaglia d’Onore dell’Ordine delle Due Sicilie, morì in Napoli la domenica del 16 maggio 1819. Degnissimi rappresentanti della famiglia furono i suoi figlioli:

FILIPPO, avvocato generale di Cassazione; ALESSANDRO, magistrato, assessore dei Reali Presidi di Toscana, possedimenti del Regno di Napoli donati da Filippo V al figlio Carlo III, e successivamente Governatore di Aversa; PIETRO, cappellano del Tesoro di S. Gennaro; CARLO, “Pari del Regno” e Prefetto di Napoli; LUIGI, colonnello dell’Esercito del Regno delle Due Sicilie e “Pari del Regno”.

N.d.A.: un vivissimo ringraziamento al dottor Federico La Longa Mancini per le notizie relative al casato

Arma: d’oro all’uomo nudo, sulla pianura erbosa, affrontato ad un leone di rosso con la coda controrivoltata,

CIANI PASSERI o CIANI PASSARI

Titoli: nobile, barone della Statera di Molfetta, patrizio di Molfetta, Giovinazzo e Ruvo

Antichissima è la famiglia Passeri di Molfetta, detta di “nobiltà di rango”.

Al nobile ANGELO Passaro, rappresentante di questo casato, la Regina Giovanna II d’Angiò Durazzo nel 1423 concesse in feudo un ufficio nella dogana di Molfetta detto “Jus Staterae”. In seguito la concessione fu confermata dal re Ferdinando d’Aragona con diploma del 1465 ai suoi discendenti legittimi “in perpetuo”, ed a GIACOMO Passari (Passeri) per servigi resi alla corona fu dal medesimo re confermato “domestico e familiare”. Si tramandò questo feudo in linea diretta fino al barone ALESSANDRO Passeri (ultimo maschio del casato). Passò nel 1695 al nipote GIAN DONATO CIANI PASSERI nato dal matrimonio tra BEATRICE Passeri (sorella del barone Alessandro) e CLETO Ciani, discendente da nobile famiglia di origine veneta. Al detto figlio GIAN DONATO Ciani Passeri furono riconosciuti i titoli e il cognome materno.

Arma: Spaccato: nella prima metà: inquartato, nel 1° di rosso; nel 2° d’argento a tre gigli d’oro posti due sopra e uno sotto, Nel 3° d’argento a tre gigli d’oro posti due sopra e uno sotto, Nel 4° di rosso (Ciani); nella seconda metà partito nel 1° d’azzurro al sole splendente d’oro; nel 2° d’oro al monticello sormontato da una piantina tutto al naturale

Arma: inquartato, nel 1° e 4° partito d'azzurro e di verde, ad una faccia bifronte d'argento, muliebre a destra e maschile a sinistra, attraversante sulla partizione (Ciani); nel 2° e nel 3° d'azzurro, allo scaglione cucito di rosso, accompagnato da 3 passeri d'oro, 2 in capo e 1 in punta (Passari).

 

 

 

 

 

CICCARELLI

Titoli: marchese di Cesavolpe

Dimora: Napoli

Famiglia nota nel XVI secolo e nel XVIII secolo. Con il Regno di Napoli di Gioacchino Murat il casato venne decorato del titolo di barone il 10 aprile 1815 per i servigi resi; FRANCESCO con Regio Decreto del 5 luglio 1857 venne insignito del titolo di marchese di Cesavolpe da re Ferdinando II di Borbone, passato in eredità al figlio FRANCESCO; GIUSEPPE maggiore del “1° Reggimento Fanteria di Linea Re” ha preso parte alla difesa del Regno delle Due Sicilie contro i piemontesi, presente il 20 ottobre del 1860 alla battaglia di Macerone combattendo valorosamente contro di loro ritardandone l’avanzata.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano 1922.

Arma: d’argento a due orsi affrontanti e sostenenti una bomba.

CIGALA

Titoli: principe di Tiriolo, duca di Gimigliano, conte del S.R.I. (Sacro Romano Impero), nobile di Roccafelluca, nobile dei principi

Dimora: Napoli, Arienzo, Triolo

Originaria di Genova, dal cognome Cicala, dove fu annoverata nel 1528 tra le 28 famiglie che tennero “Albergo” (seggio di famiglie nobili). Si diramò in Lentini, Palermo, Messina, Aquila, Lecce, Cosenza. Un ramo della famiglia imparentato con i Buoncompagni venne aggregato alla nobiltà romana; decorata del titolo di principe di Tiriolo nel 1630; duca di Gimigliano dal 1713, conte del S. R. I. per concessione del 1597 reso esecutivo nel Regno dal 1703, principe di Marsicovetere per successione della famiglia Caracciolo dal 1629; ricevuta per “giustizia” nell’Ordine di Malta dal 1706, dichiarata ammissibile nella “Compagnia delle Regie Guardie del Corpo” nel 1844.

Iscritta nell’Elenco ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di rosso all’aquila spiegata d’argento con la bordura d’azzurro caricata da sette cicale d’oro.

DE CILLIS

Dimora: Napoli, Roma

Titoli: ramo primogenito patrizio beneventano; ramo secondogenito conte, marchese di San Giovanni di Celsito, patrizio beneventano.

Si ritiene originaria di Cordova in Spagna, venuta nel Regno di Napoli con il capitano Consalvo. Stabilitasi in Benevento ed iscritta al suo patriziato, decorata del titolo di conte palatino per concessioni pontificie del 1690 e del 1721. Decorata nuovamente del titolo di conte per concessione del Re d’Italia in data 1 maggio1902 in persona di FRANCESCO SAVERIO ed in persona del figlio LUIGI in data 13 febbraio 1927 e per successione della famiglia Blanco del titolo di marchese di San Giovanni di Celsito trasmissibile ai maschi primogeniti.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Nobiliare Italiano anno1922.

Arma: d’azzurro al cane levriere d’argento, coronato d’oro rampante ad un monte di verde alla destra dello scudo, col capo cucito d’azzurro caricato da tre gigli d’oro.

CIMAGLIA GONZAGA

Titoli: marchese

Dimora: Napoli, Foggia, Vieste, Messina

Si ritiene che la famiglia sia di origine normanna, come asserisce lo studioso Bolvito, discendente dai dell’Aquila conti di Fondi. Il De Raho fa discendere la famiglia da un ramo dei Cicinelli, era detta prima dei Cimulia ( da un documento del 1628 in Foggia “Ligorius Cimaglia qui dicebatur Cimulia”). Il casato si stabilì in Foggia nel 1550 con i fratelli MICHELE e FLAVIO da cui un ramo si stabilì in Vieste per parentela acquisita con i Fazzini, un altro ramo della famiglia si stabilì in Messina alla fine del XV secolo.

LORETO cameriere della regina Giovanna II nel 1432, capitano della difesa del passo del Garigliano; EZIO “secreto” della Basilicata nel 1480, chiamato da re Ferrante “fideli dilecto militi Etio Cimulii”. PROSPERO maestro portolano della Puglia nel 1442, ottenne da re Alfonso l’esenzione dei pagamenti fiscali, nel 1450 divenne cancelliere del duca di Milano; GIACOMO maestro di campo degli Italiani al servizio di Carlo V, detto “Jacobo de Cimulia militi de Neapoli”; LIGUORIO capitano al servizio della Spagna, morì combattendo nelle Fiandre; NICOLA vescovo di Vieste; ORAZIO “avvocato dei poveri” ministro del Tribunale di Foggia, uomo di grande umanità morì di peste nell’aiutare gli appestati di Foggia; VINCENZO tenente colonnello della Marina, cavaliere dell’Ordine di Cristo del Portogallo; ORAZIO priore dei Celestini di Sulmona; NATALE giudice della Gran Corte della Vicaria nel 1798, commissario generale per la Campagna di Terra di Lavoro; ORAZIO marchese, barone di Trilingue, presidente del Tribunale Criminale di Terra di Bari durante il regno di Gioacchino Murat nel 1808; DOMENICO ANTONIO vescovo di Molfetta nel 1818.

Arma: d’azzurro all’aquila spiegata di nero coronata d’oro, poggiata sopra tre monti di verde, accompagnata nel capo da una stella d’argento.

CIMINO

Titoli: marchese di Casolla Valenzano

Dimora: Napoli

originaria di Napoli, trasferitasi in Taranto con URBANO consigliere della regina Giovanna II d’Angiò Durazzo; la famiglia ritornò poi a Napoli nella seconda metà del XVI secolo; PLACIDO capitano nell’Esercito del re di Spagna si distinse nelle guerre contro i Portoghesi ottenendo il riconoscimento di nobiltà in data 18 settembre 1585.

GIOVANNI ANDREA comandante “delle armi” della provincia di Otranto e Bari; VINCENZO con real Diploma del 1788 ottenne il titolo di marchese di Casolla Valenzano da re Ferdinando IV di Borbone.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro all’albero di cimino sostenuto da due leoni rampanti al naturale.

CINI

Titoli: barone di Portocannone

Dimora: Molise

Famiglia molisana dalla nobiltà togata nota dal XVI secolo.

Nel 1736 CARLO ottenne la terra di Portocannone in Capitanata (oggi Molise), rimasta della famiglia fino all’abolizione della feudalità in persona di CARLO DIEGO. Con RR. LL. PP. (Regie Lettere Patenti) del 21 settembre 1901 venne riconosciuto al casato il titolo di barone di Portocannone.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al cigno al naturale su di un mare d’argento.

CIRINO

Titoli: barone di Montegrosso

Dimora: Palermo, Nicosia

Nobili in Messina nel XIV secolo. ANTONELLO ottenne il feudo di Favara nel 1373; BERGO il feudo di Lando e San Basilio nel 1394: PAOLO barone di San Basilio, maestro “secreto” (gran segretario) del Regno; ANGELO giudice straticoziale di Messina nel 1443; RICCARDO giudice del tribunale del concistoro nel 1625; MARCELLO governatore della tavola pecuniaria (banca) di Messina. Un ramo si stabilì in Nicosia con GRAZIANO giudice d’appello 1800/1; GIOVANNI vescovo di Derbi e Cianuro, della Cappella Palatina di Palermo; FRANCESCO MARIA generale ordinario dell’ordine religioso dei Teatini. GRAZIANO con Regio decreto del 9 febbraio e dell’8 luglio 1887 ebbe il riconoscimento del titolo di barone di Montegrosso.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro alla fascia d’azzurro caricata di cinque losanghe d’oro.

CITO o ZITO

Titoli: principie di Rocca d'Aspro e di Mesagna, duca di Perdifumo, marchese di Torrecuso, Torrepalazzo, Cegli e Chirico, conte di Castello

Dimora: Campania, Sicilia

Motto: “Tutus ab uno”

Si crede originaria dalla Croazia. Ha goduto nobiltà in Capua, Napoli, Palermo, Messina. Decorata dei seguenti titoli: Principi di Rocca d'Aspro e di Mesagna dal 1610, duchi di Perdifumo dal 1626, marchesi di Torrecuso, Torrepalazzo, Cegli e Chirico dal 1560, conti di Castello dal 1549. ANTONIO regio portolano in Salerno nella seconda metà del XIII secolo; GIOVANNI, signore di Matina, gran giustiziere in Calabria nel 1303; FRANCESCO cancelliere di re Ladislao Durazzo; BALDASSARRE presidente del Sacro Regio Concistoro e consigliere di Stato; In Palermo FRANCESCO giudice del Tribunale del Concistoro nel 1781/3.

La famiglia era iscritta nell’Elenco delle famiglie Nobili di Sicilia nel XIX secolo. Ascritta al Libro d'Oro della nobiltà Napoletana ed aggregata al Patriziato napoletano del Seggio di Portanova.

Arma: d’argento, a due mani al naturale, vestite di verde, moventi dai fianchi dello scudo, trattenenti due ramoscelli di verde, accompagnati da tre rose di rosso, situate una in capo e due in punta.

Alias: troncato di rosso e di verde, al leone rampante contro una colonna, sormontata da un giglio, il tutto d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

CLEMENTE (di San Luca)

Titoli: Marchese di San Luca

Dimora: Napoli

Famiglia nota in Napoli fin dal XII secolo. Proprietaria del feudo di San Luca in Calabria già dal XV secolo, terra sulla quale fu concessa il titolo di marchese nel 1693, ultimo intestatario del feudo, iscritto nel Cedolario della “Calabria Ultra” nell’anno 1792, fu ALESSANDRO; PLACIDO cavaliere e priore di Capua dell’Ordine di Malta nel 1796.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano nell’anno 1922.

Arma: d’oro al pellicano nero in atto di nutrire i suoi 3 piccoli con il proprio sangue, al monte di 3 cime di verde.

COCOZZA

Titoli: nobile di Nola, marchese di Montanara

Dimora: Napoli, Nola

Originaria di Nola aggregata a quella nobiltà dal XVI secolo. Dichiarata ammissibile nelle Regie Guardie del Corpo dell’Esercito delle Due Sicilie in persona dei fratelli FELICE e FILIPPO, Guardie del Corpo a cavallo, che presero parte con la “Compagnia delle Regie Guardie del Corpo a Cavallo” insieme al cugino MICHELE, alfiere (sottotenente) del “Reggimento Reali Carabinieri a Cavallo”, alla campagna del 1860/61 per la difesa del Regno dall’invasione piemontese.

Decorata nel 1906 del titolo di marchese di Montanara per successione della famiglia D’Amico, e di nobili di Nola.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla fascia d’oro al capo di una zucca al naturale, sormontata da una stella d’oro,nella punta a tre bande d’oro.

COGLITORE

Titoli: nobile dei baroni di Sant’Agostino

Dimora: Palermo

Antica famiglia palermitana che possedette il feudo di Salice nel XV secolo. GIUSEPPE con privilegio del 5 marzo 1761 ottenne il titolo di barone di San Vincenzo; PIETRO il 7 giugno 1793 ebbe il titolo di barone di Sant’Agostino in Palermo. Con Regie Lettere Patenti il 7 settembre 1901 CARLO ottenne per eredità materna il titolo di barone di Pampinello, non trasmissibile.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare anno 1922.

Arma: d’azzurro alla campana sormontata da una stella accompagnata da un drappeggio con due pendenti, il tutto d’oro.

COLETTI

Titoli: barone, nobile dei baroni

Dimora: Roma, Potenza

Famiglia originaria degli Abruzzi; feudatari della Val dè Varri con privilegio del 28 febbraio 1749 dato da re Carlo III di Borbone, e Real Beneplacido, di re Ferdinando IV di Borbone, del 9 luglio 1788 sull'acquisto di detto feudo e sul marchesato di Tufo e Pietrasecca; GAETANO secondo tenente del “15° Battaglione Cacciatori” partecipò alla difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese, venendo encomiato per l’azione in Sant’Angelo del 1° ottobre 1860; la famiglia decorata del titolo di barone con concessione sulla primogenitura maschile con R. D. del 4 marzo 1926 in persona di ALFONSO e di seguito al figlio LUIGI.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana e nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1933.

Arma: troncato di verde e di rosso da una fascia d’oro abbassata, sostenente una gazza di nero tenente col becco un cuore di rosso, sormontata da due stelle frammezzate da una cometa ondeggiante in fascia, il tutto d’oro.

 

COLICCHIA

Titoli: nobile

Nobile Famiglia siciliana originaria di Castroreale nella provincia di Messina, nella quale, nella metà del XVIII secolo, viveva il nobile dottor don ERASMO Colicchia, di anni 52 nell’anno 1756, nato nel 1704) appellato “Nobile” sia negli “Squittini” di Castroreale dell’anno 1755 che in quelli degli anni 1756-1757, nominato giudice capitaniale per il biennio 1756-1757 e che, più volte, ricoprì anche le cariche di giurato e di giudice civile (notizie tratte da Spadaro di Passanitello F., “Le Mastre Nobili”, pagg. 337-362, Roma, 1938). Il detto Erasmo, inoltre, aveva il diritto di “sentir dire messa”, per sè e per i suoi, nel giorno di domenica presso l’altare del SS. Crocifisso sito nella Chiesa Sacramentale del SS. Salvatore di Castroreale, nella quale, unitamente alla Chiesa Madre di Castroreale, era Cappellano Don FRANCESCO Colicchia, appartenente alla medesima Casata.

(notizie tratte da Comune di Castroreale (ME), e da: “Giuliana delle Chiese di Castroreale e sue Borgate”, Relazione compilata nell’anno 1731 dall’Arciprete Giovanni Cutrupia - Introduzione, Trascrizione e Note di Biliardo A.”, Collana Quaderni del Museo Civico di Castroreale (ME), Edizioni Spadafora (ME), 1997, Vol. II, pagg. 42-48).

N.d.A.: si ringrazia l’avvocato Nicola Pesacane per le notizie reperite sul casato.

 

COLICCHIO

Famiglia Notabile di Venafro, originaria di Cerro al Volturno, nel Contado del Molise, oggi in Provincia di Isernia, anticamente denominata “de Colicchio”, il cui capostipite fu CRESCENZO vivente nella metà del XVII secolo, in casa propria, nel Villaggio di Cupone di Cerro sotto il tenimento della Parrocchia di San Pietro Apostolo della quale, nel medesimo periodo, fu Arciprete don GIOVANNI BATTISTA Colicchio, esponente di maggior rilievo della Famiglia in Cerro.

LEONARDO, figlio di Crescenzo, che ricopriva la carica di notaio trasferì la Famiglia in Venafro, nell’allora Provincia di Terra di Lavoro, ed anch’esso oggi in Provincia di Isernia, alla fine del XVII secolo, ove si stabilì in una casa di 16 stanze nel tenimento della Parrocchia di San Simeone (Cfr. Catasto Antico del Comune di Venafro dell’anno 1713).

Tra i figli del Notaio Leonardo, anche CARLO e CARMINE esercitarono l’Ufficio di Notaio ma mentre Carlo, nell’anno 1721, si trasferì in Napoli dando origine al ramo napoletano della Famiglia, Carmine rimase in Venafro ove, oltre ad esercitare il detto Ufficio, assunse importanti cariche nel governo della Città.

FILIPPO, invece, divenne Sacerdote con la carica ecclesiastica di Canonico.

Nel Catasto Onciario del Comune di Venafro dell’anno 1750 si deduce che il predetto Magnifico notaio Don Carmine, qualificato “Nobilis Vir”, era proprietario di ben due case di 16 stanze ciascuna, una nel tenimento della parrocchia di San Giovanni de Grecis, ove abitava con la sua famiglia e che ereditò dal nonno materno Nicola Marino e l’altra di 15 stanze ereditata dal padre Notaio Leonardo, oltre ad alcuni fondi e che “viveva nobilmente”, ossia apparteneva al 1° Ceto dei Nobili e dei Notabili della Città.

Nel Catasto Onciario del 1775, invece, il “magnifico Notar Nobilis Vir” Don Carmine che, nel frattempo aveva mutato il Cognome in Colicchi - oltre a continuare a vivere nobilmente e ad appartenere sempre al 1° Ceto dei Nobili e dei Notabili della Città, era divenuto, addirittura, Sindaco del citato 1° Ceto ed in tale veste partecipò alla redazione del detto Catasto.

Il fratello Canonico Filippo risultava, invece, proprietario dei beni della Famiglia rimasti in Cerro ed, in particolare, della casa del nonno paterno Crescenzo sita nel Villaggio di Cupone, come detto luogo di origine della Famiglia, e di ben 15 fondi siti in quel Comune.

STEFANO Colicchi, figlio del Notaio don Carmine, fu avvocato e si trasferì anch’esso, come lo zio Carlo, in Napoli ma non perse mai il rapporto con la Sua Città di origine tanto che nell’anno 1779 sulla base di quella che era stata la casa del padre Notaio Carmine sita nella Strada del Plebiscito al n°52 (oggi non più esistente in quanto inglobata nel Palazzo Nola-Macchia) nel Borgo antico di Venafro, egli fece costruire il bel Palazzo Colicchio (alias Colicchi) - di cui parla, con dovizia di particolari l’Architetto Franco Valente, anche autore del progetto di restauro del detto Palazzo poi, effettivamente, eseguito, nella sua opera “Venafro-Origine e crescita di una Città”- ancora oggi esistente, detto Palazzo, ed appartenente ai discendenti diretti di Stefano ai quali appartiene, anche, la Cappella Gentilizia della Famiglia sita nella parte antica del Cimitero di Venafro. La facciata principale del palazzo presenta un bel Portale con arco a tutto sesto ed elementi a bugnato e da questo Portale esterno si accede al cortile interno ove vi è un secondo Portale interno, anch’esso ad arco a tutto sesto, al di sopra del quale vi è una epigrafe fatta apporre all’epoca della costruzione d che recita testualmente:”STEPHANUS COLICCHI ADVOCATUS IN CIVITATE NEAPOLIS PRO SE SUISQUE FECIT. A.D. 1779, cioè: “Stefano Colicchi, Avvocato nella Città di Napoli, fece costruire per sé e per i suoi nell’Anno del Signore 1779”.

Ritornando al ramo del Notaio Carlo, figlio del Notaio Leonardo e trasferitosi nell’anno 1721 nella Città di Napoli, costui si stanziò dapprima nel tenimento della Parrocchia di Santa Maria della Catena in Santa Lucia e, poi, in quello della Parrocchia di San Marco di Palazzo, nella zona di Monte di Dio.

Tra i figli del Notaio Carlo, GIUSEPPE medico e LEONARDO (nato in Venafro) fu anch’esso notaio dimorante in Napoli.

Un figlio di Leonardo, CARLO, fu notaio in Napoli con ultimo studio alla Strada di Chiaia n° 179 (il Palazzo è ancora esistente), fu attivo tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo ed i cui atti sono conservati nell’Archivio Notarile di Napoli.

Tra gli attuali rappresentanti della Famiglia in Napoli risultano vari avvocati, oltre che medici, sociologi, commercialisti, antiquari ed Orafi.

Attualmente un ramo discendente dal Notaio Carlo Colicchio, trasferitosi nella Città di Napoli da Venafro nell’anno 1721, è rappresentato da: GUSTAVO, sposato con Angelina Tammaro, da cui ANNAMARIA Medico; SILVANA, biologa, sposata con Rosario Valentini, biologo analista, da cui CHIARA e MARTA; MARINA avvocato del Foro di Napoli; ROBERTO Sociologo sposato con Valentina Bartone da cui SIMONE e GABRIELE.

 N.d.A.:Si ringrazia l’avvocato MARINA Colicchio per le notizie fornite sul casato

Arma: non reperita

Cappella gentilizia Colicchi(o), Venafro. Foto Ciro La Rosa, clicca per ingrandire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Palazzo Colicchio in Venafro. Foto Ciro La Rosa, clicca per ingrandire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Portale chiesa San Pietro Apostolo, Villaggio di Cupone in Cerro. Foto Ciro La Rosa, clicca per ingrandire

COLLETTA

Titoli: barone, nobile

Dimora: Napoli

Originaria del napoletano, appartiene a questa famiglia lo storico PIETRO (1773-1831), scrisse la “Storia del reame di Napoli dal 1734 al 1825”, cadetto d’artiglieria nel 1796, Direttore Generale dei ponti e strade nel 1812, maresciallo di campo nel 1813, consigliere di Stato nel 1814, fu tra gli alti ufficiali dell’Esercito Borbonico presenti nel 1815 alla stipula del trattato di Casalanza del 20 Maggio, nei possedimenti dei baroni Lanza presso Capua, che chiuse il decennio napoleonico del Regno di Napoli ai danni di Gioacchino Murat riportando sul trono di Napoli casa Borbone; venne decorato del titolo di barone con la trasmissibilità agli eredi; DONATO presidente di Corte d’Appello, in favore del quale con RR. LL. PP. del 22 maggio 1904 venne riconfermato il titolo di barone.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro a tre monti con un pino sulla vetta di quella di mezzo, un gallo attraversante lo stesso monte, il pino sormontato da tre quadrifogli d’argento in fascia.

COLLUCCIO o COLLUZZIO

Titoli: Signore di Celsareale

Dimora: Sicilia

Originaria della Spagna; ANTONINO precettore del Val di Mazzara 1684; GIUSEPPE precettore del Val Demone 1767; ANTONINO il 20 luglio 1807 ottenne l’investitura del feudo di Celsareale.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al castello di tre torri d’oro con la porta guardata da due cani d’argento, accostato ai lati da due alberi al naturale, con la bordura di rosso carica di otto conchiglie d’oro;

alias: d’azzurro al castello torricellato di un pezzo d’oro, aperto e finestrato del campo, e due cani d’argento passanti, posti ai fianchi del castello.

COMITE o COMITO e COMITE MASCAMBRUNO

Titoli: nobile

Dimora: Napoli, Amalfi, Sorrento, Bari, Messina

Si crede di origine longobarda diede ben tre conti (dogi) alla Repubblica di Amalfi da cui il cognome Comite; PIETRO doge di Amalfi nel 829, MAIONE nel 884, SERGIO, da cui ebbe origine la famiglia, nel 952. Il casato iscritto nel seggio Capuana in Napoli, in Salerno nel seggio Portanova.

RODOLFO strenuo difensore di Benevento nel 1078, quando la città venne posta sotto assedio dai soldati di Roberto il Guiscardo; LEONE arcivescovo si Napoli nel 1082; ALFERIO gran siniscalco del Regno nel 1140; MATTEO barone di Acquara nel XIII secolo; UGOLINO arcivescovo di Benevento nel 1238; ARRIGO tesoriere di Carlo I d’Angiò e senatore di Messina nel 1266; UO e RICCARDO straticò di Salerno nel XIII secolo; RICCARDO maestro razionale e consigliere di re Roberto d’Angiò; PIETRO governatore di Gaeta, maestro razionale, consigliere di Roberto d’Angiò; TOMASO maestro portolano delle Puglie, luogotenente del giustiziere della provincia di Bari e cubiculario di Roberto d’Angiò; FRANCESCO governatore di San Germano, “ostiario e familiare” di Roberto d’Angiò; FILIPPO camerlengo e familiare della regina Giovanna I; GIACOMO segreto delle Calabrie e medico personale della regina Giovanna I; FRANCESCO e LUCA consiglieri e segretari della regina Giovanna II; MATTEO e PETRILLO consiglieri di re Ferrante I d’Aragona, CESARE maestro giurato di Bari nel 1563. Il casato nell’Ordine di Malta dal 1556; PIETRO giudice della Vicaria nel 1673; il ramo di Salerno si estinse nel 1682 in persona del conte NICOLA il quale prese come suo rappresentate la famiglia Mascambruno con l’obbligo di anteporre al proprio il cognome Comite. ANTONIO Comite Mascambruno (1832-1863) proveniente dalle "Guardie del Corpo", 2° tenente del "1° Granatieri della Guardia Reale" si comportò con onore durante la campagna del 1860/61 nel contrastare l'invasione piemontese del Regno delle Due Sicilie.

Esistono tutt’ora monumenti edificati dalla famiglia nelle seguenti chiese di Napoli: di San Severino, ed in quella di San Giovanni Maggiore; in Salerno nella chiesa di Santa Maria della Porta, e di San Matteo,

Arma: d’argento, alla fascia d’azzurro, caricata da tre stelle d’oro, e due bande ondate d’azzurro attraversanti;

alias: bordata di rosso al centro d’argento a due bande di azzurro.

Archivio Ciro La Rosa. Clicca per ingrandire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COMO

Titoli: barone di Santo Stefano, patrizio di Trani

Dimora: Napoli, Trani

Si crede che il capostipite della famiglia sia RICCARDO, signore di Alvignano in Terra di Lavoro. Ma le prime notizie certe risalgono a GIOVANNI di Girolamo, vissuto a Napoli ai principi del XV secolo. Suo figlio ANGELO iniziò la costruzione del palazzo oggi sede del Museo Filangieri in Via Duomo in Napoli:

“L’edificio, molto imponente, conosciuto anche come Palazzo Cuomo, si rifà per quanto riguarda la struttura architettonica a forte bugnato e finestre crociate, ai modelli fiorentini, su disegno di Giuliano da Maiano. Tuttavia è stata avanzata anche una tesi secondo la quale, il progetto fu degli architetti Rubino di Cioffo ed Evaristo da San Severo .Le strutture interne furono rivestite di piperno e marmo. Nel XVII fu trasformato in un convento dalla attigua chiesa di San Severo al Pendino. Nel XIX secolo in parte divenne sede di una fabbrica di birra gestita da Antonio Mennel e in parte sede dell’archivio delRegno, successivamente fu affidato ad altri ordini monastici che però ne furono presto espulsi. Si discusse molto sulla possibilità di demolire l’edificio a causa del taglio di Via Duomo, in esecuzione del piano del Risanamento della città, e proprio a causa di questo, venne arretrato di una ventina di metri. In seguito a quest’ultimo intervento, venne realizzata una ristrutturazione degli interni che conferì all’intera struttura un aspetto più eclettico. Il palazzo in principio era un tipico esempio di architettura rinascimentale. Ancora tipicamente rinascimentale è invece il cortile, dal quale si accede alle sale del museo. Dal 1888 è la sede del “Museo Civico Gaetano Filangieri”. Il principe donò la sua magnifica raccolta d’arte al Comune di Napoli in quarto parte di un progetto di un Museo Artistico industriale ispirato ai più famosi della Francia, dell’Inghilterra e anche a quello italiano di Torino. L’eterogeneità delle collezioni, che annoverano oltre 2.000 prodotti artistici, più di 10.000 medaglie e monete, libri, pergamene e documenti d’archivio, è stata menomata dal bombardamento del 1943, durante il quale buona parte dei pezzi è andata distrutta.- testo di Amanda de Simone.” Attualmente, secolo XXI, il Museo è chiuso, da circa un decennio, per infiniti lavori d’inventario o di ristrutturazione voluti dalla Civica Amministrazione.

Il casato legato agli Aragonesi, il suddetto ANGELO ospitò il duca di Calabria, poi re Alfonso, il 17 agosto 1488, in occasione della festa del figlio LEONARDO. Il quale fu procuratore del duca di Calabria, “regio consigliere” e conservatore del real patrimonio dal 1487 al 1494., ottenne da re Alfonso, il 20 gennaio 1495, il feudo del passo di Canne sull’Ofanto; inquisito alla caduta degli Aragonesi, venne in seguito prosciolto, ed ottenne il possesso di Pietra Vairana nel 1512; feudo che cedette ad Elvira duchessa di Sessa, figlia del vicerè Consalvo di Cordova, ricevendone in cambio la baronia di Carife. Il nipote GIOVANNANGELO,figlio di FRANCESCO, perpetuò la famiglia, ebbe il feudo di Carife e di Casalnuovo. Il feudo di Carife passò ai Capobianco, mentre quello di Casalnuovo rimase al casato ottenendone nel 1710 il titolo di duca. Un ramo della famiglia si stabilì in Trani, all’inizio del XVIII secolo, ed iscritto al seggio di Portanova. La linea di Casalnuovo si estinse con LAURA,nel 1875, moglie di Federico Berlingieri di Valle Perrotta. Nella prima metà del XX secolo era ancora fiorente il ramo di Trani con ARTURO (1867) barone di Santo Stefano e patrizio di Trani ed i fratelli GENNARO e AUGUSTO.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922, iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana.

Arma: d’azzurro ad un crescente d’argento accompagnato da tre stelle d’oro, due in capo ed una in punta.

Palazzo Como, stampa inizio XX secolo. Archivio Ciro La Rosa, clicca per ingrandire

 

Palazzo Como 1894, prima della ricollocazione. Archivio Ciro La Rosa. Clicca per ingrandire

 

Blasone famiglia Como, Museo Filangieri Napoli. Foto Ciro La Rosa. Clicca per ingrandire

 

Palazzo Como, studio del 1979 su conservazione  e restauro. Archivio Storico Municipale di Napoli, clicca sulle immagini per ingrandirle

 

COMPAGNA

Titoli: Principe di Marsico Novo, nobile di Messina, col trattamento di Don, barone

Dimora: Napoli, Roma

Famiglia originaria di Corigliano Calabro. LUIGI venne autorizzato ad usare il titolo di principe di Marsico Novo (R.D. del 17 maggio 1925 e RR. LL.PP. del 4 marzo 1926) per successione primogeniale anticipata alla madre donna Maria Bianca Gallone dei principi di Tricase e principessa di Marsico Novo,vedova di FRANCESCO, senatore del Regno d’Italia, gentiluomo di Corte di Sua Maestà la regina Margherita di Savoia. Ai fratelli ed allo zio ALFONSO venne riconosciuto il titolo di nobile di Messina per maschi e femmine, con D.P.del13 settembre 1927. FRANCESCO, di Luigi, decorato del titolo di barone con R.D. del 18 marzo 1929 con successione maschile primogeniale. LUIGI, di Francesco, gentiluomo di Palazzo di sua Maestà la regina Elena di Savoia; ANTONIA dama di Palazzo della regina Elena; GIUSEPPE barone

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1933.

Arma: troncato di oro e di nero, al leone dell’uno e dell’altro.

CONFALONE

Titoli: duca e patrizio di Ravello

dimora: Napoli, Ravello

Originaria della costiera amalfitana, le prime memorie certe risalgono al XII secolo nella città di Scala, si trasferirono a Ravello nel 1384 con i fratelli MARCO e ANIELLO iscritti nel patriziato di detta città nel XIV secolo vi restarono, come casato, sino all’abolizione dei sedili; CARLO, cavaliere gerosolimitano, decorato del titolo di marchese di Petina il 31 agosto 1659 da re Filippo III di Spagna; GIOVANNI BATTISTA giureconsulto, presidente della regia Camera della Sommaria.

Il casato venne riconosciuto del titolo di duca e patrizio di Ravello con Regio Decreto nel 1915.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone d’oro tenente un gonfalone rosso caricato di una croce bianca

CONTARINI

Titoli: duca di Castrofilippo, nobile dei duchi, marchese

Dimora: Girgenti, Agrigento

Nobile famiglia veneziana, trasferitasi in Sicilia nel XIV secolo. LUIGI nel 1395 ottenne la conferma dei feudi di San Giacomo Belmineo e Solarino, senatore in Siracusa anni 1413/4 e 1419/20; IGNAZIO capitano di giustizia in Naro 1694/5; GIUSEPPE proconservatore in Girgenti 1719; GIUSEPPE ufficiale maggiore della Tesoreria politica (amministrativa) di Palermo; GAETANO nel 1812 ottenne la carica di segretario referendario del Regno in Sicilia; GIUSEPPE con esecutoria del 3 settembre 1799 ottenne il titolo di marchese; LUIGI, marchese, tesoriere di Girgenti 1801/2; LUIGI FILIPPO riconosciuto in tale titolo con D. M. del 14 aprile 1900, deputato al Regio Parlamento e senatore del Regno che con R. D. del 15 maggio 1902 e RR. LL. PP. del 29 settembre dello stesso anno ottenne il titolo di duca di Castrofilippo.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: partito: 1° d’oro a tre bande d’azzurro (Contarini), 2° inquartato: 1° e 4° d’argento al castello di nero, 2° e 3° alla croce di rosso accantonata da quattro crocette di rosso (Correale);

alias troncato 1° d’argento all’aquila di nero col volo abbassato coronata di nero, 2° di rosso al leone d’oro coronato dello stesso colore.

 

 

CONTESTABILE

Titoli: patrizio di Cosenza

Dimora: Cosenza

Antica famiglia del patriziato della città di Cosenza; si dice che sia originaria di Bari, trasferita in Cosenza per controversie con i della Marra i quali, invece, si trasferirono a Napoli. Il primo a trasferirsi a Cosenza fu PIETRO, durante il regno di re Ladislao d’Angiò Durazzo. Riconosciuta di “nobiltà generosa” nel 1834 nelle prove di ammissione nella Compagnia delle Regie Guardie del Corpo in persona di GIUSEPPE (Archivio di Stato di Napoli,verbali della Regia Commissione dei Titoli, volume I, foglio 4).

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone d’oro.

CONTESTABILE CIACCIO

Titoli: patrizio di Cosenza

Dimora: Cosenza

Antica famiglia nobile di Cosenza, originaria di Bari, trasferitasi in Cosenza per controversie con la famiglia Marra; il primo a stabilirsi in Cosenza fu PIETRO al tempo di re Ladislao.

Riconosciuta di “nobiltà generosa” nelle prove di ammissione nelle Regie Guardie del Corpo del re delle Due Sicilie in persona di GIUSEPPE (Archivio di Stato di Napoli, Verbali della Regia Commissione dei Titoli di Nobiltà, volume I, foglio 4)

Iscritta nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d'azzurro al leone d'oro.

COPPOLA (1)

Titoli: patrizio napoletano, duca di Canzano, principe di Montefalcone

Dimora: Napoli

Originaria di Napoli, antica famiglia che h lasciato memorie indelebili nella storia del Meridione d’Italia, si hanno notizie certe sin dal tempo dell’imperatore romano d’occidente Alessio Angelo Comneno in persona di GIOVANNI che donò alcuni beni al monastero di San Pietro. Nel 1275 TOMMASO, della città di Scala, prestò mille once d’oro al re Carlo d’Angiò, ricevendo in pegno la corona reale. GUGLIELMO nominato “collettore” (raccoglitore e depositario) nel seggio di Portanova per la raccolta della dote di Isabella figlia di re Carlo; LUIGI maestro portolano nel 1454 nel seggio di Portanova; FRANCESCO, conte di Sarno e Cariati, grand’ammiraglio dei re d’Aragona, fu uno degli artefici della “Congiura dei Baroni contro gli stessi Aragonesi per reinserire sul trono gli Angioni, la congiura fallì con l’arresto dei baroni ribelli il 13 agosto 1486 nella sala del “Tinello” di Castel Nuovo (Maschio Angioino) in Napoli, che da allora fu chiamata “Sala dei Baroni”. Non essendo il luogo adatto per narrare gli avvenimenti che seguirono, a conclusione dei fatti, egli venne giustiziato insieme agli altri baroni l’11 maggio 1487. Il ramo di Sarno si estinse nel XVII secolo; altro ramo, tuttora vivente, è quello di Canzano, originato da DONATO, duca di Canzano, principe di Montefalcone, cavaliere d’Alcantara e segretario del Regno nel 1640, “Grande di Spagna”; il secondogenito si trasferì in Calabria dando origine ad un altro ramo della famiglia; altro ramo in Salerno nel XIV secolo. Ricevuta nell’Ordine di Malta dal 1470; DOMENICO 1° tenente del “14 Reggimento Fanteria di Linea Sannio” dell’Esercito delle Due Sicilie partecipò alla campagna del 1860 sul Volturno e sul Garigliano per la difesa del Regno dall’invasione piemontese.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922

Arma: d’azzurro alla coppa d’oro accompagnata da 5 gigli dello stesso

COPPOLA (2)

Titoli: conte, patrizio di Scala

Dimora: Napoli, Castellammare di Stabia

Di origine amalfitana, è un ramo dei Coppola di Napoli discendenti da TOMMASO della città di Scala. Nel 1567 questo ramo era annoverato tra i patrizi di Tropea, decorata del titolo di conte nel 1731 e nel 1734 in persona di RODOLFO, ricevuta nel Sovrano Militare Ordine di Malta nel 1799 col cavaliere di giustizia FILIPPO. Riconosciuta di “nobiltà generosa” dalla regia Commissione dei Titoli di Nobiltà per l’ammissione nelle Regie Guardie del Corpo nel 1843 del Regio Esercito del Regno delle Due Sicilie; FILIPPO, guardia a cavallo della “Compagnia delle Reali Guardie del Corpo” partecipò alla campagna del 1860/61 per la difesa del Regno dall’invasione piemontese.

Con Decreto Presidenziale del 9 ottobre 1927 in persona di VINCENZO venne riconfermato il titolo di conte e patrizio di Scala.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana anno 1933, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla coppa d’oro, modificata, accompagnata da 5 gigli dello stesso

COPPOLA (3)

Titoli: nobile di Sicilia

Dimora: Palermo, Monte San Giuliano

Originaria di Amalfi, non è certa la discendenza con le precedenti famiglie, passata da Napoli in Sicilia diramandosi in varie città dell’isola.

BERNARDO senatore in Messina dal 1286 al ’94; GIACOMO giurato in Monte San Giuliano nel 1488; GIOVANNI ANTONIO capitano di Giustizia in San Giuliano nel 1556; ASCANIO giudice razionale del Tribunale regio del Patrimonio in San Giuliano anno 1592; SCIPIONE giudice della Corte Pretoriana in Palermo dal 1683 all’86, del Concistoro dal 1688 al ’96, della corte civile dal 1690 al ’93; VINCENZO capitano di Giustizia in San Giuliano dal 1695 al ’96; FRANCESCO stessa carica dal 1697 al ’98; ALBERTO dal 1742 al ’43; GABRIELE tesoriere in San Giuliano dal 1799 al 1800; SCIPIONE barone di Gattaino e Forestavecchia nel 1742; GIUSEPPE capitano di Giustizia dal 1802 al ’03 e senatore dal 1812 al 1813 in San Giuliano.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla coppa d’oro seminata di 7 gigli dello stesso.

DE CORDOVA o CORDOVA

Titoli: nobile dei Marchesi della Giostra

Dimora: Palermo

Portata dalla Spagna in Palermo da FRANCISCO CORDOBA nella prima metà del XVI secolo. PAOLO cavaliere dell’Ordine di San Giacomo della Spada; FRANCESCO acquistò nel 1622 l’ufficio di maestro notaro per il Tribunale del Concistoro, della Regia Monarchia, delle Cause Delegate, con privilegio del 7 marzo 1627 e con privilegio del 14 marzo 1628 ottenne la concessione del titolo di “Don”; GIUSEPPE senatore in Palermo anno 1677/8; FILIPPO senatore anno 1712/31 e governatore del Monte di Pietà di Palermo; PIETRO tenente colonnello di Cavalleria dell’Esercito del Regno di Napoli e Sicilia nel 1778; FILIPPO abate di San Martino delle Scale e procuratore generale della Congregazione Cassinese in Roma nell’anno 1778; FRANCESCO, per acquisizione matrimoniale con Laura Nicosia, ottenne il titolo di marchese della Giostra con investitura dell’8 marzo 1748, senatore dal 1777al 78 in Palermo, rettore dell’Ospedale di San Bartolomeo dal 1760 al 1785; FILIPPO marchese della Giostra con investitura del 23 settembre 1782, governatore del Monte di Pietà anno 182, rettore dell’Ospedale di San Bartolomeo dal 1800 al 1810.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922

Arma: d’oro a 3 fasce di rosso e un re moro vestito di verde,al manto di porpora, incatenato per il collo.

 

 

 

 

 

CORIGLIANO

Titoli: marchese di Rignano, patrizio di Lucera, predicato dei marchesi di Rignano

Dimora: Napoli, Lucera

Antica famiglia patrizia di Lucera, ricevuta nel S. M. O. di Malta dal 1599 (Gran Magistero Roma 204, Priorato di Napoli) nel 1795 con DOMENICO ANTONIO e SALVATORE (Archivio di Napoli, volume XLIII, Priorato di Barletta e Gran Magistero di Roma 279, Priorato di Napoli), nel 1801 ascritta al Registro delle famiglie dei cavalieri di Malta, per “giustizia”. Possedette il feudo di Rignano sul quale venne decorata del titolo di marchese nel 1798; riconosciuta di “nobiltà generosa” nel 1843 e nel 1851 e 1855 nelle prove di ammissione nella Compagnia delle Regie Guardie del Corpo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla banda accompagnata in capo da un leone linguato di rosso e coronato, il tutto d’oro.

CORREALE

Titoli: barone, patrizio di Sorrento, conte di Terranova

Dimora: Napoli, Sorrento, Salerno

Originaria di Amalfi,il cui cognome primitivo era Curriale trasformato poi in Correale, le prime memorie certe si hanno dal XIII secolo quali nobili in Napoli nel seggio di Porto, in Salerno nel seggio di Portaretese ed in Sorrento.

Il ramo di Salerno si trasferì in San Severino nel 1381. GABRIELE, ramo di Sorrento, “paggio e cavallerizzo” di corte di re Alfonso d’Aragona che gli donò il feudo di Vico, Massa, Castellammare di Stabia, marchese di Gerace, morto giovanissimo all’età di vent’anni, seppellito nella chiesa di Monteoliveto (Sant’Anna dei Lombardi) in Napoli; MARINO, fratello del precedente, “cameriere maggiore” e consigliere dello stesso re nel 1458, insignito del titolo di conte di Terranova in Calabria, Gran Capitano delle Armi. Il casato ricevuto nell’Ordine di Malta nel 1583, nel 1588 e nel 1773 in persona del cavaliere NICOLA VINCENZO; MATTEO capitano di vascello, ramo di Salerno, decorato del titolo di barone da re Gioacchino Murat il 7 settembre 1814; il cugino GIUSEPPE, anch’egli capitano di vascello, nominato barone da re Gioacchino Murat il 1° gennaio 1811; FRANCESCO capitano del “1° Reggimento Granatieri della Guardia Reale” ottenne la croce di diritto dell’Ordine di San Giorgio da re Francesco II per la difesa del Regno delle Due Sicilie nella battaglia del 1 ottobre 1860 contro i piemontesi che invasero il Regno.

Un grande dono che il casato ha dato al patrimonio culturale dell’Italia è il Museo “Correale” di Sorrento ricco di opere d’arte, nato, agli inizi del XX secolo, da una fondazione privata voluta dai fratelli ALFREDO e POMPEO, Conti di Terranova, ultimi discendenti dell’antico casato. Nei loro testamenti essi disposero che le loro collezioni d'arte, ordinate nella villa Correale, costituissero un Museo intitolato a loro nome, le collezioni sono ordinate su tre piani, per un totale di ventiquattro sale più il sottotetto recuperato come spazio espositivo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’argento alla croce di Sant’Andrea di 4 rose rosse (ramo di Sorrento); d’azzurro alla banda dentata d’oro (ramo di Salerno)

Museo di Correale. Archivio Ciro La Rosa, clicca per ingrandire

 

 

 

 

 

 

 

 

CORSI (di Turri e Moggio)

Titoli: barone di Turri, nobile col predicato di Turri e Moggio

Dimora: Napoli

Originaria di Finizzano in Toscana, passata nel XVIII secolo in Abruzzo nella città di Capestrano.

GIANDOMENICO signore di Capestrano e di Amatrice luogotenente generale del cardinale De Medici; LEOPOLDO con R.D. del 28 giugno 1849 ottenne il titolo di Barone di Turri e Moggio, cavaliere di Gran Croce, segretario particolare di re Ferdinando II di Borbone del regno delle Due Sicilie. LEOPOLDO con D. M. del 21 agosto 1901 ottenne il titolo di nobile di Turri e Moggio

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone d’oro attraversato da una sbarra di rosso caricata di 3 stelle d’oro, al sole radioso del medesimo.

CORSO

Titoli: ascritta al patriziato cittadino di Palermo, famiglia notabile
Dimora: Palermo, Paceco

Originaria di Genova, venuta in Sicilia con un NICCOLÒ Corso nel 1494.

In Palermo, notiamo MARIO, il quale indossò la toga senatoria nel1599/1600 e 1602/03.

Un ramo venne da Palermo in Paceco con GIROLAMO. GIUSEPPE, nella prima metà del 1900, fu proprietario del Mulino di Paceco e di altre aziende agricole.

Il casato iscritto nel Nobiliario di Sicilia del 1912.

Si ringrazia il signor Pietro Voltaggio per le notizie relative al casato

Arma: d’azzurro al cane corso rampante di grigio.

Giuseppe Corso (al centro) in una riunione a Palermo Archivio Ciro La Rosa, clicca per ingrandire

CORVAJA

Titoli: nobile

Dimora: Enna

Originaria di Pisa, nobile in Messina, Palermo, Catania; BERTO giudice della corte straticoziale (corte criminale) di Messina nel 1456/7; GIROLAMO senatore di Messina 1511/2 e 1534/5; PANCRAZIO, come marito di Bianca Barrile, nominato marchese di Kaggi e Margiuffi nel 1686; FILIPPO duca di Montagna Reale nel 1720; MICHELE, dottore in legge, aggregato alla Mastra Nobile di Catania il 24 settembre 1732, giudice della Gran Corte del Regno; DOMENICO maestro notaro nobile del Senato di Catania 1798/9; con D. M. del 22 aprile 1929 venne riconosciuto in persona di PIETRO e per i suoi discendenti di ambo i sessi, il titolo di nobile.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1933.

Arma: d’azzurro al gonfalone in palo di rosso, carico di una cornacchia al naturale, sormontata da tre stelle d’oro;

alias: d’argento allo stendardo di rosso, posto in banda.

 

CORVI

Titoli : Barone di Fontecchio, nobile di Sulmona

Dimora: Sulmona

Di antica nobiltà nota già dal XV secolo, ascritta al primo ordine civico di Sulmona. Ricevuta nell’Ordine di Malta nel 1597. Proprietari dei feudi di Pietrabbondante, Fontecchio ed altri. Con Regie Lettere Patenti del 21 agosto 1901 riconosciuti in persona di VINCENZO il titolo di barone di Fontecchio e nobile di Sulmona.

Iscritti nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritti nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro al corvo nero fermo sulla maggiore delle tre vette di verde;

Alias: d’oro al corvo nero fermo sulla maggiore delle tre vette di verde sormontato da un giglio di rosso.

CORVINO

Titoli: principe di Mezzoiuso, di Villanova, duca di Altavilla, barone di San Pietro sopra Patti, signore della Terra di Mezzoiuso

Dimora: Palermo, Mezzoiuso

Nobili in Palermo, BLASCO senatore in Palermo nel 1595/6, barone di Mezzoiuso, con privilegio del 9 agosto 1638 ratificato il 7 dicembre 1639 ottenne il titolo di principe di Mezzoiuso; MARIANO senatore di Palermo 1606/7; FRANCESCO senatore 1662/3; BLASCO, principe di Mezzoiuso, capitano di giustizia in Palermo anni 1661/2, pretore anni 1671/2; GIUSEPPE, principe di Mezzoiuso, cavaliere dell’Ordine di San Giacomo della Spada, capitano di giustizia e pretore di Palermo dal 1682 al 1689; GIROLAMO, duca di Altavilla con investitura del 3 ottobre 1783, principe di Mezzoiuso, di Villanova, barone di San Pietro sopra Patti con investitura del 20 maggio 1783, nominato maestro razionale sopranumerario di cappa corta del Tribunale del Regio Patrimonio con provvedimento del 28 febbraio 1801 esecutivo il 3 marzo stesso anno. Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: Trinciato il primo d’oro, il secondo d’azzurro al bue d’oro uscente dal mare d’argento.

COSCIA

Titoli: duca di Paduli

Dimora: Napoli, Torino

Lo storico Scipione Ammirato fa risalire la famiglia dall’isola d’Ischia, e che derivasse dai Cosso di Roma. In Napoli furono signori di Procida, come testimoniato dal Regio Assenso di re Roberto in data 21 marzo 1340 con il quale MARINO acquistò l’isola da Adinolfo da Procida; tale signoria la tennero per cento anni fino a MICHELE VIII, ultimo signore di Procida, al figlio GIOVAN VINCENZO venne tolta la signoria di Procida il 4 maggio 1529 per aver seguito i francesi con la venuta di Lautrech, i suoi discendenti ebbero la signoria di Vairano.

BALDASSARRE (1370-1419), cardinale di S.R.C., eletto papa col nome di GIOVANNI XXIII a Bologna il 17 maggio 1410, consacrato papa il 25 maggio dello stesso anno. Al Concilio di Costanza, tenutosi tra il 1414 ed il 1418, egli venne accusato di molti comportamenti delittuosi, costretto a fuggire, catturato venne imprigionato nell'isola di San Marco presso la città di Costanza e obbligato ad abdicare il 2 marzo 1415, morì in Firenze e riposa nel Battistero con un monumento a lui dedicato eseguito da Donatello.

La famiglia possedette i feudi di Sant’Agata dei Goti nel 1585 col titolo di duca, ed il feudo di San Giorgio La Molara. Il casato ricevuto nell’Ordine di Malta per “giustizia” nel 1576 con LUCIO (Archivio Ordine di Malta 4278) e con MARIO stesso anno (Archivio Ordine di Malta 4219), iscritta al patriziato Napoletano nei Seggi di Capuana e di Nido. Il ramo di Benevento, duchi di Paduli, aggregato al patriziato di detta città in persona di CESARE nel 1695 e per i suoi discendenti. NICOLÒ cardinale nel 1725;il casato acquisì la terra di Paduli con privilegio del 22 dicembre 1734 di re Carlo III di Borbone; su questa terra ottennero il titolo di duca il 18 ottobre 1727. BALDASSARRE duca di Paduli ed in seguito al figlio RAFFAELE; CESARE duca di Paduli , vivente nella prima metà del XX secolo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: troncato: il 1° di rosso alla coscia d’oro con la bordura dentata del medesimo; 2° argento con tre sbarre di verde;

alias troncato 1° di rosso alla gamba d’oro recisa a mezza coscia; 2° sbarrato d’argento e di verde, il tutto con la filiera dentata d’oro.

Napoli Chiesa di San Domenico Soriano. Foto Ciro La Rosa, clicca per ingrandire

 

Blasone Coscia-Gallo, Napoli Chiesa di San Domenico Soriano. Foto Ciro La Rosa, clicca per ingrandire

 

 

COSENTINO (1)

Titoli: nobile dei marchesi di Aieta

Dimora: Sorrento

Originaria di Sorrento, le prime memorie certe risalgono al XV secolo.

Decorata del titolo di marchese di Aieta nel 1642.

GIUSEPPE, marchese di Aieta, cavaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta con nomina del 23 settembre 1725; casato di antica feudalità ed iscritto nel Registro dei Feudatari per il possesso di feudi da più di duecento anni; RAIMONDO, guardia reale della “Compagnia delle Reali Guardie del Corpo a Cavallo” dell’Esercito delle Due Sicilie ha partecipato alla difesa del Regno nella campagna del 1860/61 contro l’invasione piemontese.

Il ramo principale dei marchesi di Aieta si estinse nel XIX secolo. Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro all’albero di verde sopra un monte di tre cime dello stesso, di un leone d’oro contro rampante al tronco.

COSENTINO (2)

Titoli: barone di Rondè

Dimora: Catania

Noti dal XV secolo in Trapani. GIACOMO tenne la carica di senatore in Trapani dal 1436 al 1448; SALVATORE ottenne il titolo di barone di Rondè il 30 luglio 1786; riconosciuto poi con D.M. del 6 febbraio 1899 in persona di GIUSEPPE; PASQUALE alfiere del “3° Reggimento Fanteria di Linea Principe” dell’Esercito delle Due Sicilie ha preso parte alla campagna del 1860/61 per la difesa del Regno dall’invasione piemontese.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922

Arma: di rosso alla banda accompagnata da tre stelle, da un cane passante su di una pianura il tutto d’argento, tenente in bocca un ramoscello di verde.

COSTA (1)

Titoli: Marchese di Arielli, conte Palatino

Dimora: Napoli

Di origine piacentina, un ramo si trasferì in Napoli nel XVI secolo con OTTAVIO capitano dell’Armata Reale distintosi nella battaglia di San Quintino; PIERMARIA maestro di campo del re Carlo V, riconosciuto di “nobiltà generosa” e da questi ebbe la concessione di aggiungere allo stemma l’aquila imperiale. Il ramo di Piacenza ottenne il titolo di conte Palatino nel 1660, il ramo napoletano venne iscritto nei seggi fuori piazza con privilegio del 7 luglio 1704 dal Sacro Regio Consiglio; decorato del titolo di marchese da re Carlo di Borbone nel 1747 in persona di IGNAZIO; OTTAVIO ebbe riconfermato il titolo nel 1755 ed il 12 luglio 1773 il feudo di Arielli in Abruzzo che rimase in possesso del casato fino all’abolizione della feudalità nel 1806; RAFFAELE 1° tenente, proveniente dalla Scuola Militare della Nunziatella, del “Real Corpo del Genio” ha preso parte alla difesa del Regno delle Due Sicilie nella campagna del 1860/61 capitolando il 14 febbraio 1861 a Gaeta.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano 1922.

Arma: d’argento al braccio di carnagione tenente in mano una costola sormontata da una stella d’oro, al capo d’oro caricato dell’aquila bicipite di nero coronata d’oro.

COSTA (2)

Titoli: nobile

Dimora: Napoli

Motto: “Magna parens refero costarum stemmata mundi”

Originaria di Pavia, passata in Spagna, ritornata in Italia e precisamente a Napoli nel XVII secolo.

GAETANO ottenne il titolo di barone nel 1815 da re Gioacchino Murat e partecipò alle guerre napoleoniche, maresciallo di campo del duca di Calabria, vicario generale del Regno delle Due Sicilie; LUIGI alfiere del “5° Reggimento Fanteria di Linea Borbone” ha partecipato alla difesa del Regno delle Due Sicilie capitolando nel marzo del 1861 a Messina; GABRIELE riconosciuto con D. R. del 26 maggio 1927 nobile, con R. D. “motu proprio” del 11 febbraio 1929 e RR. LL. PP. (regie lettere patenti) del 16 agosto 1929 riconosciutogli il titolo di barone “ad personam”.

Iscritto nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana 1933; iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di rosso alla costa al naturale attorcigliata dal nastro carico del motto “Costa mihi cognomen odest” col capo d’oro carico dell’aquila di nero.

COSTANTINO o COSTANTINI

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

 

DI COSTANZO

Titoli: duca di Barrano e Paganica

Dimora: Napoli, Pozzuoli

Di antica nobiltà napoletana conosciuta dal XII secolo. Si ritiene di origine germanica provenienti dalla città di Costanza, passata in Italia nel XI secolo. Stabilitasi a Pozzuoli ed indicata come “de Puteoli”. Iscritta nel seggio di Capuana e Portanova in Napoli. GIACOMO milite di Pozzuoli, sepolto nell’Arcivescovado di Napoli nel 1344; ENRICO chiamato “Spata” comprò il feudo di Brusciano e Ciminola nel 1303; ALESSANDRO possedette Teverola, giustiziere della provincia di Capitanata, capitano generale di casa d’Angiò; CRISTOFORO cavaliere del prestigioso Ordine del Nodo, Gran Siniscalco, barone di Misiano e Rosarno, possedette la terra di Somma;TOMMASO signore di Somma, di Cisterna, San Vitagliano, capitano e Vicerè del Principato. Un ramo si stabilì in Messina: MUTIO almirante (ammiraglio) e Vicerè nel 1479; TOMMASO governatore di Ravenna e Treviso nel 1529; FULVIO reggente della cancelleria di Napoli. Iscritta nell’Ordine di Malta nel 1590, 1609 e 1764. Un ramo è tutt’ora vivente in Torino. FULVIO il 7 marzo del 1625 ottenne il titolo di principe di Colle D’Anghise in Molise,titolo che si estinse nel XVIII secolo; il ramo esistente ottenne da re Carlo III il 14 luglio 1753 il titolo di duca dei feudi di Barrano e Paganica in persona di IGNAZIO.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro a sei costole d’argento, col capo d’azzurro al leone d’oro, sostenuto di rosso.

Palazzo Di Costanzo, soffitto dell'androne affresco raffigurante i Sedili di Napoli. Clicca per ingrandire.

N.d.A.: il palazzo dei Di Costanzo venne edificato nei primi anni del XVI secolo, venne ereditato da Giambattista Della Porta, il quale vi trascorse la sua vita, infatti l'immobile è più conosciuto come Palazzo Della Porta, la cui figlia Cinzia sposò COSTANZO di Costanzo passando così in eredità al casato maritale, nell'androne del palazzo vi è uno stupendo affresco, ora in rovina, che rappresenta i Sedili della città di Napoli. FRANCESCO MARIA, duca di Camposano, donò l'immobile alla "Deputazione del Tesoro di San Gennaro".

GIOVAN BATTISTA DELLA PORTA nacque a Vico Equense nel 1735 e morì a Napoli nel 1615, figlio di uno dei più facoltosi armatori della costiera Sorrentina. Personaggio di grande cultura, versatile dalle scienze all'alchimia, filosofo e commediografo. Inventò la camera oscura, con la quale pose le basi per la fotografia. Venne accusato di eresia e perseguitato dalla Chiesa Cattolica; membro dell'Accademia della Crusca, fondò "L'Accademia dei Segreti" alla quale si poteva accedere solo se si dimostrava di aver dato luogo ad una scoperta scientifica.

 

 

 

 

COTRONEI

Vedi rubrica "Le Famiglie Greco-Albanesi del Sud Italia"

 

COTTRAU

Titoli:barone

Dimora: Napoli

Motto: “Labor hominem honorat”

Famiglia napoletana di origine francese, (il cui cognome da leggersi Cottrò) venuta a Napoli al seguito de re Giuseppe Bonaparte nel 1806 in persona di GIUSEPPE GUGLIELMO (Strasburgo 1757 – Napoli 1825) il quale nel 1792 in Francia era primo Segretario generale del Ministero della Marina e delle Colonie, nel Regno di Napoli ottenne la carica di capo divisione del Ministero dell’Interno, nel 1809 diresse la 3a divisione del Lavori Pubblici ed è grazie a lui che si deve la magnifica realizzazione della strada di Capodimonte (attuale Corso Amedeo di Savoia) ed il Ponte della Sanità che collega, ancora tuttora, le colline di Santa Teresa e di Capodimonte in Napoli, nel 1810 nominato Maresciallo di Campo, presidente dell’Accademia delle Belle Arti, membro della Società Reale di Napoli, dell’Istituto di Incoraggiamento, della Reale Accademia Militare e della Giunta dei Teatri, per questi meriti scientifici, al ritorno dei Borbone sul trono di Napoli nel 1815, gli venne concessa con D.R. del 29 settembre dello stesso anno la cittadinanza napoletana; il figlio GUGLIELMO (1797-1847), sposò Giovanna Cirillo (nipote di Domenico Cirillo), insigne cultore della canzone napoletana, fondò la rivista “Passatempi Musicali” nel 1820 con la quale salvò dall’oblio decine di canzoni napoletane, amico dei più grandi musicisti dell’epoca; ebbe otto figli i più famosi furono TEODORO (1827-1879) autore delle musiche della celeberrima canzone “Santa Lucia” scritta da Enrico Cossovich; PAOLO (1838-1896), ufficiale di marina, nel 1853 era alfiere di vascello dell’Armata di Mare del Regno delle Due Sicilie, passò a servire con la Regia Marina Italiana nel 1860, meritandosi una medaglia d’argento al valor militare e terminando la carriera col grado di Vice Ammiraglio; ALFREDO (1839-1899) valente ingegnere industriale che fondò e diresse le “Imprese Industriali Meccaniche”, uno dei maggiori progettisti di strutture in ferro per le stazioni e ponti ferroviari a traliccio, nonché di opere di alta ingegneria in ferro; costruì in Italia grandi opere come il ponte sul Po a Mezzanacorti a trave doppia per ferrovia e strada costruito a tempo di record tra il 1865 e il 1867, la struttura era lunga 824 metri ed era composta di 10 campate su piloni costruiti con una tecnica molto innovativa. A soli trent'anni aveva già acquisito un grande credito al punto che gli venne conferito il titolo di Ingegnere ispettore delle costruzioni metalliche. Nel 1866 il Ministro dei Lavori Pubblici Jacini lo incaricò di studiare un progetto di Ponte sullo Stretto tra Calabria e Sicilia; costruì il ponte girevole di Taranto e nel 1868, per conto della “Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali”, il viadotto di Castellaneta sulla linea ferroviaria Bari - Taranto, opera insolita per l'Italia perché costituito da una travata continua di 230 metri sostenuta da pile metalliche a traliccio alte fino a 70 metri; nel 1870 fondò ed assunse la conduzione “dell'Impresa Industriale Italiana di Costruzioni Metalliche” di Castellammare di Stabia producendo fino al 1887 oltre 4000 lavori; nel contempo ottenne la libera docenza presso la “Regia Scuola di applicazione degli Ingegneri ed Architetti di Napoli”; nel 1881 venne decorato di Medaglia d'oro al merito industriale.

Strade Ferrate Meridionali. Archivio Ciro La Rosa.

Il casato venne decorato con R. D. del 20 maggio 1902 del titolo trasmissibile di barone in persona di ALFREDO, figlio di Alfredo. Recentemente è stato pubblicato un libro biografico che narra delle opere di quest'ultimo, edito dalla casa editrice Electa dal titolo "Alfredo Cottrau 1839-1898. L'architettura del ferro nell'Italia delle grandi trasformazioni" di Ugo Carughi.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare italiano anno 1922.

Arma: di rosso al palo d’oro carico di un cuore di rosso sostenente la cifra 4 di nero.

COTTONE

Titoli: principe di Villarmosa, signore di Santa Caterina

Dimora: Messina, Palermo

Motto: Potentior”

Originaria della Francia dal cognome Cottoner trasferitasi in Sicilia nel XII secolo.

MICHELE consigliere razionale di re Roberto e cavaliere dell’Ordine del Cingolo Militare; MAINITTO giudice in Messina nel 1346; STEFANO primo conte di Bavuso, confratello dell’ospedale di Messina e governatore della Compagnia Azzurra in Messina nel XIV secolo; GIUSEPPE, conte di Bavuso, cavaliere dell’Ordine Militare della Stella in Messina, governatore della Compagnia dei Bianchi in Palermo nel 1602 e degli Azzurri in Messina anno 1614; CARLO, principe di Castelnuovo, principe dell’Ordine Militare della Stella anno 1665; SCIPIONE principe dell’Ordine Militare della Stella anni 1657-63, marchese di Altamira, cavaliere dell’Ordine di San Giacomo della Spada, maestro razionale del Tribunale del regio Patrimonio in Palermo, presidente della Confraternita della “Redenzione dei Cattivi” (Riscatto dei Prigionieri) nel 1632; RAFFAELE nel 1660 e NICCOLO’ nel 1663 furono Gran Maestri dell’Ordine di Malta; GAETANO, principe di Castelnuovo, senatore in Palermo 1779/80, Vicario Generale in Girgenti (Agrigento) nel 1784; CARLO, principe di Castelnuovo e di Villarmosa con privilegio del 20 ottobre 1803, senatore in Palermo dal 1792 al 1795, lasciò il suo patrimonio per la fondazione di un Istituto Agrario, ancora esistente nella prima metà del XX secolo, intitolato “Regio Istituto Agrario Principe di Castelnuovo” nella città di Palermo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone coronato d’oro tenente un ramo di cotone al naturale, fiorito d’argento.

COTTÙ

Titoli: marchese di Roccaforte, barone di Nadore, barone di Godrano

Dimora: Palermo

GIOVANNI acquistò nel 1749 la baronia di Nadore, che acquistò il titolo di barone di Jannò che commutò con Lettere Patrimoniali del 16 marzo 1750 in quello di marchese di Roccaforte; ultimo investito dei titoli GIOVANNI in data 18 dicembre 1789

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare anno 1922.

Arma: di rosso alal fede di carnagione vestita d’argento, in punta un monte di tre cime dello stesso, carico di una biscia di nero ondeggiante, nel capo d’azzurro a tre stelle d’oro.

 

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